lunedì 13 febbraio 2012

Inceneritore del Gerbido

Rilancio qui un appello di chi abita vicino al Gerbido, con l'invito di riflettere sulla possibilità di immaginare un altro modo di gestire i rifiuti.

SIAMO DEI CITTADINI MOLTO PREOCCUPATI....
Vicino alla tangenziale Sud di Torino, al Gerbido, stanno costruendo uno dei piu’ grandi impianti d’Europa per bruciare i rifiuti.
Quando entrera’ in funzione l'inceneritore bruciando i rifiuti emettera' nell'aria sostanze nocive che i filtri non riusciranno a trattenere. Si tratta di metalli pesanti, nanoparticelle, ossidi di azoto e zolfo, ecc,
Noi e i nostri figli respireremo queste sostanze cancerogene emesse da questo inceneritore tutti i giorni e tutte le notti, di continuo, per i prossimi 30 anni.
Nei luoghi in cui e’ presente un inceneritore la gente si ammala di piu’ di tumore, come e' emerso da moltissimi studi medici.
E’ per questo che in tutta Europa si sta cercando di evitare di costruire nuovi inceneritori, cercando di riutilizzare i rifiuti anziche’ bruciarli.

DOVE LI METTIAMO I RIFIUTI DI TORINO SE NON LI BRUCIAMO?
L’alternativa all’inceneritore esiste ed e’ molto semplice:
1. Investendo molti meno soldi di quelli che si stanno spendendo per l’inceneritore, Torino deve organizzarsi per migliorare la raccolta differenziata, come prevede la legge europea, e deve far pagare meno tasse ai cittadini che differenziano di piu’, cosi' come si fa in tutti i paesi civili del resto dell' Europa
2. L’inceneritore deve essere trasformato in un impianto a freddo (TMB), senza bruciare, recuperando ulteriormente materie prime. Gli impianti per il Trattamento Meccanico Biologico a freddo dei rifiuti sono gia’ presenti in molte altre citta’.

DACCI UNA MANO ANCHE TU …
La Stampa di Torino, il TG3, il giornale Luna Nuova, l’Eco del Chisone, TeleSubalpina, Videogruppo, e altri canali di informazioni stanno gia’ parlando di noi.
L’assessore all’ambiente Enzo Lavolta ha aperto un tavolo di discussione per analizzare civilmente con noi cittadini queste alternative che proponiamo in concreto.
Se vuoi aiutarci:
1. Firma la petizione. Sono oltre 20 i comuni di Torino e provincia nei quali stiamo raccogliendo le firme per dire NO all’inceneritore e SI alla nostra proposta alternativa
2. Inoltra questa email a tutti i tuoi amici per informare tutti i cittadini di Torino e Provincia.

… ANCORA UN PICCOLO APPUNTO
Ma se l’inceneritore provochera’ tutti questi problemi, perche’ hanno deciso di costruirlo lo stesso ?
E’ stata una decisione dettata solamente da puri interessi economici, guardando unicamente ai soldi che entreranno nelle casse del comune per ogni tonnellata di immondizia bruciata, senza considerare la salute dei cittadini, come capita spesso nelle scelte dei nostri politici.
La vita nostra e dei nostri figli NON HA PREZZO !
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Se vuoi firmare:
- puoi stampare la petizione da qui (http://www.noinctorino.org/?page_id=2629) e inviarci poi un'email per consegnarci i fogli firmati all'indirizzo rifiutizerotorino@gmail.com
- oppure puoi andare in uno dei nostri negozi amici e firmare direttamente in negozio. L'elenco dei negozio lo trovi qui:
https://docs.google.com/spreadsheet/ccc?key=0AndohuA1BFrXdGZNS1hTaWhUQlk3cFM5eWtIcm5aN3c&hl=en_US#gid=21
Se vuoi ricevere le nostre email sull'inceneritore da inoltrare ai tuoi amici mandaci un email con "AGGIUNGI" all'indirizzo rifiutizerotorino@gmail.com
In allegato un opuscolo informativo.Se vuoi approfondire l'argomento inceneritore puoi farlo qui: www.rifiutizerotorino.org

Mi raccomando, per dare un futuro migliore ai nostri figli e aiutarci a bloccare la costruzione dell'inceneritore:
- FIRMA LA PETIZIONE

venerdì 10 febbraio 2012

Bufala all'italiana......

...ecco il testo dell'articolo 1 dell'accordo Italia-Francia siglato a Roma il 30 gennaio 2012, sbandierato da tutti gli organi di stampa come IL VIA AL TAV TORINO - LIONE.....

....si tratta dell'ennesima BUFALA....
in questo paese non esiste una libera informazione né tantomeno la verità dei fatti...

mercoledì 8 febbraio 2012

La grande colazione

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/la-grande-colazione/189708/




di Marco Travaglio


La grande colazione

Un testimone racconta che nel 1997, in piena Bicamerale, il presidente della medesima Massimo D’Alema incontrò a Venezia l’allora sindaco Massimo Cacciari. Al governo c’era Prodi e B. era reduce dalle rovinose elezioni del ‘ 96, politicamente defunto, tant’è che i suoi alleati cercavano un modo carino per dirgli che era finita e gli cercavano sottobanco un successore (Di Pietro o Fazio o Monti).

Cacciari domandò: “Scusa, Max, ma sei sicuro di questo accordo con Berlusconi? Non è che poi quello, come sempre, alla fine te lo mette in quel posto?”. Il conte Max lo guardò dall’alto in basso pur essendo meno alto, sorrise a lungo in silenzio, congiunse il pollice e l’indice della mano destra rivolti verso il basso e li fece ciondolare con lieve moto ondulatorio. Poi sibilò: “Tranquillo, Massimo, lo tengo per le palle”.

Naturalmente finì che B., promosso al rango di padre ricostituente, dopo aver portato a spasso la Volpe del Tavoliere (e con lui tutto il centrosinistra) per quasi tre anni, fece saltare il tavolo della Bicamerale. E, da morto che era, rinacque a nuova vita più fresco che pria: nel 2001 era di nuovo a Palazzo Chigi.

La scena si ripeté dieci anni dopo, nell’autunno 2007, con Veltroni al posto di Max. Anche allora governava Prodi e B. era dato per defunto, tant’è che cercava disperatamente di comprare senatori dell’Unione. Ma Uòlter, neosegretario del Pd, incurante delle sfighe precedenti, aprì un bel “tavolo” per “le riforme insieme”. Legge elettorale, Costituzione e tutto il resto. Il cadaverino risorse un’altra volta: sei mesi dopo, complice Mastella, era di nuovo premier; intanto Uòlter, che in tutta la campagna elettorale non l’aveva neppure nominato (“il principale esponente dello schieramento avverso”), perse tutte le elezioni nazionali e locali e dovette dimettersi.

Ora, non c’è il due senza il tre, tocca a Bersani. Tre mesi fa aveva le elezioni in tasca, persino se si candidava lui. Poi sostenne il governo Monti con B., ma giurò che non era una maggioranza politica. In realtà lo era, ma si riuniva nelle catacombe. Ora è uscita allo scoperto, ha fatto outing: incontri alla luce del sole, comunicati congiunti. Mancano solo le pubblicazioni, ma i rapporti prematrimoniali sono tutt’altro che vietati. L’inciucio parte dalla legge elettorale, poi si vedrà. Ci sono tante pratiche da archiviare tipo i magistrati, che danno noia a destra e a sinistra. Tanto, dicono gli strateghi del Pd, B. è morto.

Lui manda avanti Al Fano (ma è solo un trompe l’oeil, neppure fra i più riusciti). E, siccome è Carnevale, estrae dalla naftalina il travestimento da statista, col fazzoletto da piccolo partigiano al collo, inaugurato tre anni fa a Onna con un certo successo. Punta al Quirinale e pur di arrivarci è pronto a tutto, anche a proseguire l’inciucio nella prossima legislatura con un bel governissimo Pdl-Pd-Terzo polo, magari guidato da Passera (sennò la gente si disabitua al conflitto d’interessi).

Il paraninfo di Pier Luigi e Silvio promessi sposi è Violante, che già vegliava sulla Bicamerale da presidente della Camera. Nel 1994 tuonava: “Il nucleo di interessi che si aggruma intorno a Forza Italia è in profonda continuità col sistema di potere che ha causato tanti lutti e danni all’Italia… Forza Italia è un manipolo di piduisti e del peggio del vecchio regime. Berlusconi, con la chiamata alle armi contro il comunismo, ripete la parola d’ordine del fascismo e del nazismo quando morivano nei lager comunisti, socialisti ed ebrei. E con questa parola d’ordine la mafia uccideva i sindacalisti. È una chiamata alla mafia quella di Berlusconi”.

Nel 2002 Violante diceva che “le proposte di Berlusconi rispondono alle richieste dei grandi mafiosi”. Nel 2004 parlava di “interessi penali e criminali” del centrodestra. E nel 2006 denunciò “un giro di mafia intorno a Berlusconi”. Oggi si batte come un leone per maritare Bersani con quel bel soggetto, rinviato a giudizio proprio ieri perché passò al suo Giornale la bobina rubata della telefonata segreta tra Fassino e Consorte. Che gli fai a uno così? Te lo sposi.

Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2012

mercoledì 1 febbraio 2012

TAV torino-lione : bocciata anche da Confindustria!!!


http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-31/promossa-solo-milanoroma-064241.shtml?uuid=AaI0IskE

Promossa solo la Milano-Roma

In questo articolo


A poco più di sei anni dall'inaugurazione della prima tratta ferroviaria ad alta velocità – la Roma-Napoli – arriva un primo tentativo di valutazione economica a posteriori del complesso di investimenti degli ultimi 20 anni sulle linee Av. Lo studio di Paolo Beria e Raffaele Grimaldi, del Politecnico di Milano («An early evaluation of italian high-speed projects») dà una prima valutazione ex post dei progetti realizzati, sottolineandone «i successi e le potenzialità ancora inespresse – dicono gli autori – ma anche le significative criticità». Un tentativo importante visto che «l'investimento nella rete Av, interamente a carico dello Stato, è stato affrontato sulla base di valutazioni estremamente deboli e senza stime pubbliche e dettagliate della domanda attesa».
Lo studio analizza in primo luogo offerta e domanda dei servizi Av: la prima è rappresentata dai servizi di Trenitalia (le varie Frecce); la domanda viene stimata sui dati disponibili forniti dalla stessa Trenitalia (su base aggregata), applicando poi a questi un modello "gravitazionale" (basato principalmente sulle popolazioni dei centri toccati) per ripartirli fra le varie tratte. Per un'analisi costi/benefici vengono poi esaminati i costi di costruzione e di gestione, meno il valore finale atteso dell'infrastruttura; i guadagni sono dati dai minori tempi di collegamento e dal risparmio sui costi operativi delle linee tradizionali. Tra i benefici indiretti (non considerati nella valutazione costi/benefici) gli autori citano il possibile spostamento di utenza da altri mezzi di trasporto al treno e la maggiore disponibilità di tracce per altri tipi di servizi sulle vecchie linee, anche se per questo ultimo aspetto «i maggiori problemi di capacità sono nei nodi urbani, e le linee Av non li hanno risolti».
Vediamo i saldi stimati tra costi e benefici: nel caso migliore – quello della Milano-Bologna – la domanda necessaria a giustificare l'investimento sarebbe di 8,9 milioni di passeggeri l'anno, contro una stima degli autori della domanda 2010 tra 5,9 e 7,2 milioni; nel caso peggiore, quello della Milano-Torino, per pareggiare i conti servirebbero 14,2 milioni di passeggeri a fronte degli 1,2-1,5 stimati per il 2010.
La conclusione degli autori è che «i risparmi di costo e di tempi di trasporto non giustificano l'investimento per nessuna delle tratte considerate (Torino-Milano, Milano-Bologna, Bologna-Firenze e Roma-Napoli) tranne, nel caso più ottimistico, la Milano-Bologna». Questa tratta e la Bologna-Firenze, secondo gli autori, «potrebbero raggiungere un saldo positivo considerando i benefici economici indiretti». Di conseguenza – e tenendo conto anche della tratta preesistente Firenze-Roma – non è complessivamente negativo il giudizio sull'intera tratta Milano-Roma. Il saldo sembra invece «negativo» per la Roma-Napoli e «molto negativo» per la Milano-Torino.
Per quanto riguarda quest'ultima linea, gli autori ipotizzano che (costi di costruzione a parte) la linea avrebbe potuto essere più sfruttata se costruita con standard non-Av, ovvero quelli simili alla "vecchia" direttissima Roma-Firenze, permettendo anche un utilizzo per servizi intermedi fra le due città. Tra Roma e Napoli invece pesa secondo Beria e Grimaldi l'estensione delle due metropoli, che per le relazioni tra due punti qualsiasi delle due aree urbane vanifica in parte i guadagni di tempo ottenuti con l'Av. Il debutto dell'operatore privato Ntv, previsto per quest'anno, aumenterà l'offerta e potrebbe avere un effetto positivo anche sulla domanda.
Lo studio si conclude con una valutazione – con la stessa metodologia – delle future estensioni della rete Av. Gli autori ricordano che il programma delle infrastrutture strategiche «non fa alcun riferimento alla domanda attuale o prevista e manca di considerazioni costi/benefici».
Le linee considerate sono Treviglio-Padova (parte della Milano-Venezia), tunnel del Brennero, Torino-Lione, Terzo valico dei Giovi, Napoli-Bari e Venezia-Trieste. «Per tutte le linee – scrivono Beria e Grimaldi – sono previsti pesanti incrementi della domanda, spesso pari al raddoppio del traffico passeggeri e il quintuplicamento del traffico merci. Presi non loro complesso, questi trend appaiono molto ottimistici e in contrasto con la stabilità degli andamenti pre-crisi».
La linea Napoli-Bari appare debole da ogni punto di vista: pochi passeggeri, poche merci, risparmi di tempo limitati; gli autori suggeriscono che un raddoppio e modernizzazione della linea attuale sia più appropriato.
Il tunnel Torino-Lione è quello per cui le previsioni sono più ottimistiche: «Difficile da giustificare, dato il calo continuo dei traffici negli ultimi 10 anni». «Se il nostro vicino fosse stata la Gran Bretagna e non la Francia – dice Beria – il nuovo tunnel non verrebbe mai fatto» poiché gli inglesi sono molto più attenti all'analisi dei costi e benefici dei progetti. La domanda attesa è «realisticamente elevata» per la Milano-Venezia, ma attenzione, ricordano gli autori: «Traendo lezione dagli errori commessi per la Milano-Torino, la Milano-Venezia dovrebbe essere costruita con maggiore attenzione ai collegamenti a medio raggio, con un modello tedesco o svizzero, senza necessariamente puntare alla massima velocità».

lunedì 30 gennaio 2012

I veleni dell’Alta Velocità

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/veleni-dellalta-velocita/187648/

di Massimo Zucchetti
30 gennaio 2012


I veleni dell’Alta Velocità 

Leggere il bel pezzo di Paolo Ferrero sul blog del Fatto.it mi ha fatto capire come fosse il momento di gettare la maschera. Ebbene sì, lo scrivente è un pericoloso attivista NoTav. Da tempo sono consulente gratuito della Comunità Montana Valle di Susa e Valsangone per i problemi ambientali legati al progetto di Ferrovia Alta Velocità / Alta Capacità fra Torino e Lione. In tempi poco sospetti, anni fa, ultimai il mio Rapporto che riguardava in particolare il problema della presenza di Uranio nelle mineralizzazioni attraversate dal tunnel proposto dal Progetto. Ritorneremo sulle questioni dell’Alta Velocità molte volte, temo, e ne esploreremo i dettagli e i risvolti sin nelle sue pieghe più profonde e ripugnanti. Dovremo smontare una ad una tutte le varie approssimazioni sulle quali si regge l’opinione, magari legittimamente disinformata, di molti italiani in buna fede, positivamente prevenuti nei confronti delle facce assolutamente rispettabili e bipartisan che dichiarano la Tav obiettivo strategico nazionale. Va da sé che molti di loro erano anche degli irriducibili innamorati del Ponte sullo Stretto di Messina, ora velocemente passato da Opera Strategica Irrinunciabile ad anticaglia e curiosità dello stupidario storico italiano.

Sono però un supposto esperto in energetica, e allora inizierei ad occuparmi proprio di questo. Una delle principali giustificazioni “ecologiste” dell’Alta Velocità , sarebbe la scelta di trasferire merci e passeggeri dalla strada alla rotaia, con una riduzione di emissioni climalteranti e inquinanti associata al risparmio energetico ottenibile dal mezzo ferroviario rispetto a quello su gomma azionato da motore termico.

Ce ne siamo occupati in un Congresso al Politecnico di Torino, il 6 ottobre 2011, i cui atti – disponibili in rete – verranno fra breve pubblicati in un numero speciale di MD, la Rivista scientifica dell’Associazione Medicina Democratica. I dati che citerò sono tutti inclusi nelle relazioni di quel giorno, in particolare in quelle di Luca Mercalli ed Angelo Tartaglia.

La supposta virtuosità del treno non è sempre vera, e dipende fortemente dall’investimento di energia utilizzata per la costruzione dell’infrastruttura, comprensiva di quella inglobata nei materiali e di quella necessaria alla gestione e manutenzione. Nel caso di un progetto pervaso da ingiustificato gigantismo infrastrutturale come la linea Torino-Lione, si rischia che la cura sia peggiore del male, e si richiede comunque un’accurata analisi del ciclo di vita dell’opera.

Il trasporto ferroviario, pur meno versatile di quello stradale, inquina meno. Ma ciò è vero solo se si utilizza e/o si migliora una rete esistente. Se invece si progetta un’opera colossale, con oltre 70 chilometri di gallerie, dieci anni di cantiere, decine di migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, migliaia di tonnellate di ferro e calcestruzzo, oltre all’energia necessaria per farla poi funzionare, si scopre che il consumo di materie prime ed energia, nonché relative emissioni, è così elevato da vanificare l’ipotetico guadagno del parziale trasferimento merci da gomma a rotaia. I calcoli sono stati fatti dall’Università di Siena e dall’Università della California.

Per quanto riguarda il trasporto passeggeri, possiamo valutare l’energia globale spesa per trasportare un passeggero per un chilometro, espressa in unità MegaJoule (MJ/p-km). L’Autobus ha il minor impatto ambientale in assoluto, con 0.33 MJ/p-km. L’auto con una persona a bordo è invece la peggiore soluzione, con 1.87 MJ/p-km. Mentre il treno classico mostra rispetto all’auto un consumo di energia globale pari alla metà (fra 0.62 e 0.77 MJ/p-km, a seconda dell’utilizzo), la Tav mostra consumi doppi rispetto al treno e paragonabili alle auto (fra 1.02 e 1.44 MJ/p-km). Questo significa che se un Tav dovesse trasportare meno di 300 persone, diventerebbe più energivoro di un’auto con 2 persone a bordo.

Per il trasporto merci, la miglior soluzione dal punto di vista energetico e quindi anche di emissioni inquinanti globali è rappresentata dai Camion (1.25 MJ/p-km). Il treno mostra consumi che possono variare a seconda se viaggi a pieno carico o semi vuoto (1.79-2.5 MJ/p-km); Il Tav mostra consumi che vanno invece dal doppio al triplo dei Camion (2.17 – 3.09 MJ/p-km).

So che questi discorsi di energetica possono risultare ostici, aggiungo allora un dato più concreto: sull’autostrada del Frejus transitano circa 3000 Tir al giorno. Il cantiere Tav aggiungerebbe oltre 2300 passaggi al giorno di camion, a fronte di un beneficio futuro che abbiamo visto difficile da valutare e non conveniente.

Molti dicono – e lo dicono da 20 anni – che senza il Tav saremo tagliati fuori dall’Europa. A parte che ultimamente non mi pare che dall’Europa ci giunga molto di buono, un risultato concreto il Tav lo otterrebbe subito: allontanarci ulteriormente dal Protocollo di Kyoto.

sabato 28 gennaio 2012

L’Italia è avvisata: Cosentino libero e i No-Tav in galera

http://www.libreidee.org/2012/01/litalia-e-avvisata-cosentino-libero-e-i-no-tav-in-galera/

L’Italia è avvisata: Cosentino libero e i No-Tav in galera

Scritto il 27/1/12

Hanno di nuovo toppato, e malamente: si sono fatti l’ennesimo autogol. Era da metà dicembre che aspettavamo questi arresti. Non pensavamo fossero così maldestri. Questa gente ha pensato, ancora una volta, di giocare la carta dei buoni e dei cattivi, sperando di dividere un movimento che invece è molto unito. E hanno creduto di spaventarci con la galera. Non hanno capito che, quando abbiamo cominciato questa lotta, l’unica cosa che abbiamo sempre messo in conto era di andare in galera. Forse questi magistrati non hanno capito cosa vuol dire disobbedienza civile. Gliel’abbiamo spiegato nel 2005 e poi nel 2010 davanti alle trivelle, glielo rispieghiamo oggi: disobbedienza civile vuol dire che i cittadini sono consapevoli dei rischi che corrono a infrangere le leggi ingiuste che lorsignori hanno fatto. Cosentino è libero e i No-Tav sono in galera.
Abbiamo fatto decine di denunce per diffamazione contro molti giornalisti, ma le hanno sempre lasciate dormire nei cassetti. Eppure, quando Virano ha Alberto Perinofatto una denuncia contro Mercalli, pochi giorni dopo era partito l’avviso di garanzia nei suoi confronti. La legge è uguale per tutti? Questa operazione poliziesca di stampo fascista, anche se porta la firma di Caselli, è stata fatta non tanto per il movimento No-Tav, ma per l’Italia: per tutti quelli che che in questo momento alzano la testa, per i camionisti, per i taxisti, per i pescatori, per i sardi, per tutte le persone che hanno qualcosa da dire al signor Monti e alla sua squadra di banchieri che si credono i padroni del mondo. Non a caso, questi signori hanno messo in piedi questa operazione solo oggi, tanti mesi dopo i fatti contestati, perché proprio ieri davanti a Montecitorio hanno di nuovo sprangato e manganellato le persone che rivendicavano il diritto ad un lavoro decente.
Queste cose sono successe contro il movimento No Tav, ma spalmate su tutta l’Italia. Certo, Bertolaso non va in galera: nonostante tutte le sue accuse, non lo arrestano. Noi sì: noi siamo pericolosi. Arrestano Guido Fissore, che ha fatto dieci giorni di digiuno per difendere il diritto alla legalità in un posto, la Maddalena di Chiomonte, dove la legalità non si sa neanche dove stia di casa: prima il prefetto dichiara che la strada nei vigneti è l’unica via d’accesso, e poco dopo compaiono cartelli sull’autostrada per segnalare l’accesso al cantiere – cantiere che poi nemmeno esiste, dato che non c’è neppure un progetto esecutivo: non potrebbero esserci neppure le Perino a Chiomonte di fronte a un reparto antisommossarecinzioni. Ma su questo, la magistratura non muove un dito: abbiamo fatto già molti esposti, ma fanno finta di niente.
Ci sono indagini in corso sui lacrimogeni lanciati ad altezza d’uomo che hanno provocato feriti gravi tra i manifestanti? C’è un’indagine in corso sulle conseguenze per la salute provocate dall’uso massiccio dei gas lacrimogeni vietati dalla Convenzione di Ginevra? E come mai nessuno ha cominciato le indagini contro quei poliziotti che il 3 luglio hanno sprangato delle persone a terra, inermi? Strano, solo 3 gli arresti in valle di Susa: tentano di far credere la nostra sia ormai solo una lotta di frange oltranziste. E’ la loro teoria che portano avanti da sempre, regolarmente smentita da tutte le nostre manifestazioni. In questi giorni decideremo una grande manifestazione da fare in tempi brevi in valle di Susa, in cui chiamaremo tutta l’Italia. Visto che vogliono farci diventare il parafulmine e il simbolo di tutti, allora chiediamo a tutte le resistenze di venire in valle di Susa, alle nostre condizioni e coi nostri metodi di lotta popolare, quella di sempre.
(Alberto Perino, sintesi della conferenza stampa del 26 gennaio 2012 a poche ore dall’operazione di polizia che ha colpito con provvedimenti restrittivi, tra cui 26 arresti, oltre 40 militanti No Tav in tutta Italia. Video sul sito notav.info).