Saitta contro i sindaci dissidenti: “Il Pd scelga, o loro o me”
Pubblicato Sabato 09 Luglio 2011, ore 17,24
In un’assemblea regionale deserta duro affondo del presidente della Provincia di Torino, che mette in imbarazzo l’area popolare del partito guidata dal segretario Morgando e da Lepri
PUGNO DI FERRO Antonio Saitta
Anticipata dalla segreteria provinciale di ieri (si è discusso soprattutto su Moncalieri e Nichelino, due amministrazioni che danno qualche grattacapo), si è svolta oggi l’assemblea regionale del Partito democratico. Scarsissima la partecipazione, tanto che al termine della riunione erano presenti poco più di una trentina di militanti, troppo pochi anche per avere il numero legale e approvare alcuni ordini del giorno. Il tema caldo è stato come prevedibile quello della Tav, con il presidente della Provincia Antonio Saitta che si è scagliato contro quegli amministratori del partito che, soprattutto in Val di Susa, continuano a sfilare contro un’opera giudicata “strategica” da tutti i dirigenti democratici, da Roma a Torino.«Gli amministratori comunali della Val di Susa di fatto sono già fuori dal Pd, non solo per la loro posizione contro la Tav, in contrapposizione con la linea del partito, ma, soprattutto, perché non hanno espresso parole chiare di condanna per la violenza dei black bloc e, contemporaneamente, solidarietà alle forze dell’ordine, che hanno difeso la legalità» ha detto Saitta prima di sferrare l’attacco finale, che suona come un aut aut verso i vertici del partito: «Non può esserci spazio per loro nel nostro partito, nel quale altrimenti io mi sentirei in grande imbarazzo». In forte imbarazzo l’area dei popolari interna al Pd, quella che può contare sul più ampio numero di amministratori in Valsusa, primi fra tutti Sandro Plano, a capo della Comunità Montana, e Fabrizio Zandonatti, presidente dell’Acsel - società per la raccolta rifiuti della Valle – legato sentimentalmente a uno dei legali del Legal Team.
Preferisce andare coi piedi di piombo invece il segretario regionale Gianfranco Morgando, il quale dopo aver esaurito un breve passaggio sulla Fiat perché «rispetti gli impegni presi su Fabbrica Italia», ha affrontato la questione, cercando un'improbabile sintesi. «Nessuno mette in discussione il loro diritto di esprimere il dissenso rispetto alla realizzazione dell'opera – ha detto il segretario, riferendosi agli amministratori democratici - Lo facciano anche a voce alta, ma rompendo qualunque legame con chi accetta e teorizza la violenza. E si impegnino a tornare nel percorso decisionale per esaminare nel merito i progetti e migliorarli nell'interesse delle popolazioni». Altrimenti, conclude Morgando «il Pd non potrà che prendere atto dell’esaurimento politico della coalizione costruita all’indomani delle elezioni amministrative e considerare conclusa l'esperienza della Comunità Montana».
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