martedì 5 luglio 2011

No Tav, Si Val di Susa

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No Tav, Si Val di Susa

pubblicata da Luigi de Magistris il giorno lunedì 4 luglio 2011 alle ore 18.14
 
Prima di tutto urge qualche precisazione. Al ministro Maroni, che chiama in causa l'ipotesi di reato del tentato omicidio in relazione a quanto accaduto in Val di Susa, vorrei ricordare il suo ruolo di responsabile degli Interni. Consiglio a Maroni, dunque, di delegare il sacrosanto e opportuno accertamento dei fatti a chi per diritto è chiamato a questo compito: la magistratura, la quale stabilirà la tipologia di reato da contestare. Del resto conosciamo bene come Maroni sia abile a trasformare ogni questione politico-sociale in questione di ordine pubblico, a cui rispondere semplicemente con il “manu militari” ormai noto. Lo confermano le sue dichiarazioni di qualche giorno fa, prima che la protesta in Val di Susa si radicalizzasse e vedesse la degenerazione di queste ore, quando con tono minaccioso affermava un “andremo avanti” senza se e senza ma, paventando che chi si sarebbe opposto non sarebbe comunque riuscito a fermare la costruzione della Tav. Seconda precisazione: personalmente, come uomo delle istituzioni e come amministratore di una grande città quale appunto è Napoli, condanno nettamente ogni degenerazione violenta, di qualsiasi natura e di qualsiasi provenienza. Ed esprimo piena solidarietà a quei cittadini che pacificamente dissentono e quegli esponenti delle forze dell'ordine che gestiscono con umanità la sicurezza. Chiarisco questo punto importante per evitare polemiche maliziose e artatamente costruite, purtroppo sempre in agguato quando si sceglie di prendere posizione rispetto a situazioni difficili. Situazioni difficili che, però, richiedono il coraggio del posizionamento stesso, soprattutto da parte di chi governa localmente ed è chiamato a relazionarsi con le aspirazioni e i bisogni del proprio territorio. Terza precisazione: non è giusto, ma anzi appare strumentale e pericoloso, criminalizzare tutto un movimento di protesta e di dissenso, come quello esercitato pacificamente e democraticamente dagli abitanti della Val di Susa, sindaci compresi. Gli stessi abitanti e gli stessi sindaci che oggi vedono screditata la propria giusta battaglia a causa del comportamento violento di frange estremistiche, su cui si deve concentrare l'attenzione dell'autorità giudiziaria ma anche della politica, chiamata a rispondere alla sfida critica che proviene dal basso e dai territorio. Detto questo, vorrei entrare nel merito della questione. La Tav in Val di Susa è un'opera inutile e dannosa. Inutile per l'obiettivo che a detta dei suoi sostenitori dovrebbe garantire, dannosa per i cittadini e le cittadine del territorio. Un imponente cantiere devasterà la Valle, mutilandola dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, alterando ed esponendo al rischio la salute dei suoi abitanti. Tutto questo senza produrre alcun vantaggio in termini di utilità, escluso quello delle ditte chiamate alla realizzazione del tunnel da 53 km. Nessun vantaggio perchè altre dovrebbero essere le priorità su cui investire dal punto di vista del trasporto e del collegamento nell'area, senza considerare il progetto europeo del cosiddetto Corridoio V come un altare su cui sacrificare i bisogni primari del luogo. Molti dubbi, inoltre, aleggiano sul senso dell'opera: sul traffico sovrastimato che passerebbe da questo collegamento, sui prezzi sottostimati dei finanziamenti indispensabili per realizzarlo, sui tempi prospettati per completarlo (4 anni, solo per la galleria di studio preliminare ai lavori effettivi). Altrettanti interrogativi critici aleggiano sulle modalità politiche messe in campo rispetto alle comunità territoriali: nelle consultazioni del 2009 e nel tavolo istituzionale del 2011, cittadini e movimenti sono stati tenuti alla larga, le loro ragioni di contrarietà sottovalutate e soprattutto dimenticate, nella speranza che le ragioni del più forte avessero alla fine la meglio. A questo punto e dopo quanto successo, credo che la responsabilità politica e il buon senso amministrativo debbano spingere il Governo e i soggetti coinvolti ad un passo indietro per ripartire nel dialogo, con la coscienza che non c'è decisione di così forte impatto ambientale e umano che possa passare sulla tesa di chi per primo la subisce e, perciò, deve avere l'ultima parola.

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