...forse perchè quello che li accomuna è il tentativo di difendere il territorio?
Il primo sciopero della fame è quello contro i neocotinoidi (riporto l'articolo del Gruppo Consiliare Regionale Movimento 5 Stelle Piemonte):
Marisa Valente e Renato Bologna sono allo stremo.
Avevano iniziato lo sciopero della fame il 4 luglio 2011, esattamente 3 mesi fa, restando con un camper sotto l'Assessorato all'Agricoltura, in Corso Stati Uniti, 21. Ieri l'altro, Renato è stato ricoverato d'urgenza in ospedale e le sue condizioni fisiche non gli permettono di andare avanti con il digiuno, se non a grave rischio per la sua sopravvivenza.
Marisa e Renato, del comitato Basta Veleni, rischiano di morire nell'indifferenza generale della politica, di una parte delle Associazioni dei coltivatori, dei consumatori, dei cittadini torinesi e piemontesi. Da anni lottano per il nostro futuro, per la salute di tutti, chiedendo la messa al bando di tutte le sostanze contenenti gli insetticidi neonicotinoidi.
L'utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti in agricoltura è un'aberrazione quando si supera il fragile equilibrio tra benefici (cioè aumento della resa agricola a cosidetta "rivoluzione verde" e difesa dall'attacco degli insetti e delle fitopatologie) e costi, (consistenti nella loro spiccata nocività e tossicità per la salute animale e umana). Oggigiorno siamo ben oltre quell'equilibrio, ne è prova la sempre maggior desertificazione planetaria di cui esempio paradigmatico è la pianura padana, e la s empre maggior resistenza dei fitopatogeni ai pesticidi, per cui si stanno studiando nuovi sementi ogm, ovviamente sotto lucroso brevetto delle multinazionali.
Nello specifico della storia che stiamo raccontando, di cui avevamo già parlato: i famigerati "neonicotinoidi", essendo sostanze sistemiche che agiscono su tutta la pianta, attaccano l'apparato neurovegetativo di tutti gli insetti con cui vengono in contatto, tra cui anche insetti utili come le api, portando alle morie di cui si sente parlare sempre più frequentemente.
Il loro utilizzo indiscriminato ha portato alla sparizione delle api in intere provincie cinesi, come nello Xi Cuan, dove la vastissima coltura delle pere viene mantenuta tramite l'impollinazione artificiale manuale da parte dei contadini, come potete vedere nel video.
Residui di sostanze neonicotinoidi, già riscontrate nei prodotti ad utilizzo farmaceutico come le larve e la pappa reale, sono state trovate anche nel miele e negli ortaggi e nella frutta trattata, il che significa che incidono sull'alimentazione e quindi sulla salute umana con effetti ancora da appurarsi. I prodotti autorizzati alla vendita contenenti neonicotinoidi sono una cinquantina, ma i più utilizzati, soprattutto nelle coltivazioni del mais e del girasole, sono quattro: clotianidina, imidaclopride, fipronil e thiametoxam. I due più utilizzati sono del colosso della Bayer, già sotto accusa in Germania.
Il Comitato "Basta Veleni" chiede che vengano messi al bando tali insetticidi non solo nella concia del mais, il cui divieto, rinnovato periodicamente, scadrà il 31 ottobre 2011, ma anche nell'utilizzo, molto diffuso in Piemonte, contro la flavescenza dorata della vite. E' possibile farne a meno senza compromettere le colture secondo il parere dei tecnici che ci hanno relazionato in Commissione congiunta Ambiente-Sanità-Agricoltura, utilizzando sostanze naturale come ad esempio il "piretro".
Per questo è di vitale importanza che non si parli solo di filiera corta (cioè pochi passaggi dal produttore al consumatore), di chilometri zero (cioè di prodotti nel raggio di qualche decina di chilometri), ma prima di tutto di coltivazioni naturali (cioè col minimo ricorso a sostanze di sintesi), non intensive, ed eventualmente con certificazione biologica, che può essere una garanzia in più anche se il modello di certificazione andrebbe forse rivisto.
Dopo il silenzio imbarazzante dell'Assessorato all'Agricoltura, la politica regionale crediamo debba prendersi carico di questa problematica da cui nessuno è immune, anche se comprendiamo che purtroppo è più "comodo" e forse "redditizio" ascoltare la campana delle multinazionali che detengono il mercato mondiale della chimica di sintesi come Bayer e Syngenta, entrambe finite sotto indagine da parte del Procuratore Guariniello, che ha contestato loro il reato di "Diffusione di malattie degli animali (o delle piante) pericolose per il patrimonio zootecnico e per l'economia nazionale", punibile con una pena da 1 a 5 anni.
Da domani per continuare la protesta nonviolenta di Marisa e Renato verrà lanciata una staffetta dello sciopero della fame giornaliero, a cui prenderanno parte anche i consiglieri regionali del moVimento 5 stelle, per provare a far interessare la giunta regionale e i media. Invitiamo tutti quelli che in tutta Italia si vorranno unire, a comunicarlo a Marisa e Renato a fattoria@atlink.it e a noi staffgruppoconsiliare@piemonte5stelle.it.
Sabato 15 invece è stata indetta la giornata internazionale della lotta ai neonicotinoidi da parte degli apicoltori francesi, per cui speriamo si organizzi, dopo il successo della manifestazione nazionale contro la caccia (in cui eravamo presenti con lo striscione "To bee or not to bee"), anche quella per la salvaguardia delle api e per un cibo sano, che si terrà a Torino.
Invitiamo sin d'ora tutte i consumatori consapevoli, gli agricoltori naturali, le persone che difendono gli animali e l'ambiente. Tramite Marisa e Renato vi terremo informati.
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Il secondo è quello di Fabrizio (che non solo non assume cibo, ma nemmeno farmaci) contro il TAV.
associazioni di idee e proposte - PEACE: Politica e idee; Editoria e persone; Ambiente ed economia; Cultura e Società; Energia e consumi
lunedì 10 ottobre 2011
Alcuni scioperi della fame caduti nell'indifferenza più totale
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che il sistema dei controlli sui cibi biologici vada rivisto a fondo è un eufemismo per nascondere grandissime fregature che ci stanno dietro. Idealizzazione del biologico e autocontrollo in Italia non funzionano se non entro piccolissime aree. Non è una novità che i mercati generali siano in mano alla onorata società ( e sui quali ci sarebbero da formulare dubbi anche a persone che influenzano molto l'amministrazione, a vedere il caso di Chiusa ormai in sonno e scoperto solo da danesi e non certo da italiani.
RispondiEliminaVanno poi dette alcune cose: i controlli faranno crescere le differenze di prezzo tra chi sceglie il biologico e chi deve per bassi redditi scegliere il normale. Lo stesso risultato produrrà il ritorno del piretro a causa della sua minor efficacia immediata. So poi di controllori che alla sera giungono a casa carichi di ogni ben di Dio, e ciò vorrà pur dir qualcosa. Inoltre il consumatore, anche quello sensibilizzato al fascino del biologico, aumenta la preferenza per il grosso, il bello, il dolce e il ribrezzo per ogni forma di reazione del vegetali alle malattie . In altri termini saranno pure le multinazionali a far casini, ma l'intelligenza del consumatore li favorisce.
E di cose ce ne sarebbero da dire...
Sulla flavescenza dorata della vite si vedrà, sapendo che ormai le pestilenze si infittiscono a non dire, per cause sconosciute ma probabilmente legate agli interscambi globali di ogni tipo, compresi viaggi per il globo per tutti e ovunque e la aggirabilità delle precauzioni e dei divieti. Oggi stanno per spiantare uno degli ultimi vigneti aviglianesi legati alla flavescenza, mentre da noi le api sono scomparse da tempo e difficilmente a causa del neocotinoidi ( che si erano dati per abbandonati ). Per chi non lo sapesse poi molti allevatori e contadini detengono due armadi delle medicine e dei fitofarmaci, in nero e ufficiali.
Tutto questo non per scoraggiare iniziative di lotta o di impegno, ma per evidenziare che le realtà sono sempre più difficili da affrontare se non avviene un aumento di conoscenza, di spirito critico e anche di adattamento.
Che ne dite della frutta importata dall'emisfero sud, meravigliosa, grande, a maturazione programmata: credete dall'avvero che ci siano controlli idonei nel sud del mondo?
che il sistema dei controlli sui cibi biologici vada rivisto a fondo è un eufemismo per nascondere grandissime fregature che ci stanno dietro. Idealizzazione del biologico e autocontrollo in Italia non funzionano se non entro piccolissime aree. Non è una novità che i mercati generali siano in mano alla onorata società ( e sui quali ci sarebbero da formulare dubbi anche a persone che influenzano molto l'amministrazione, a vedere il caso di Chiusa ormai in sonno e scoperto solo da danesi e non certo da italiani.
RispondiEliminaVanno poi dette alcune cose: i controlli faranno crescere le differenze di prezzo tra chi sceglie il biologico e chi deve per bassi redditi scegliere il normale. Lo stesso risultato produrrà il ritorno del piretro a causa della sua minor efficacia immediata. So poi di controllori che alla sera giungono a casa carichi di ogni ben di Dio, e ciò vorrà pur dir qualcosa. Inoltre il consumatore, anche quello sensibilizzato al fascino del biologico, aumenta la preferenza per il grosso, il bello, il dolce e il ribrezzo per ogni forma di reazione del vegetali alle malattie . In altri termini saranno pure le multinazionali a far casini, ma l'intelligenza del consumatore li favorisce.
E di cose ce ne sarebbero da dire...
Sulla flavescenza dorata della vite si vedrà, sapendo che ormai le pestilenze si infittiscono a non dire, per cause sconosciute ma probabilmente legate agli interscambi globali di ogni tipo, compresi viaggi per il globo per tutti e ovunque e la aggirabilità delle precauzioni e dei divieti. Oggi stanno per spiantare uno degli ultimi vigneti aviglianesi legati alla flavescenza, mentre da noi le api sono scomparse da tempo e difficilmente a causa del neocotinoidi ( che si erano dati per abbandonati ). Per chi non lo sapesse poi molti allevatori e contadini detengono due armadi delle medicine e dei fitofarmaci, in nero e ufficiali.
Tutto questo non per scoraggiare iniziative di lotta o di impegno, ma per evidenziare che le realtà sono sempre più difficili da affrontare se non avviene un aumento di conoscenza, di spirito critico e anche di adattamento.
Che ne dite della frutta importata dall'emisfero sud, meravigliosa, grande, a maturazione programmata: credete dall'avvero che ci siano controlli idonei nel sud del mondo?
devo dire che conoscendo veramente poco degli argomenti legati ai fitofarmaci, forse è abbastanza facile farsi prendere subito dalla voglia di dare sostegno a chi porta avanti una lotta rischiando anche la propria salute per farsi sentire...In effetti, non sarebbe male fare un po' più di informazione anche su questi temi...
RispondiEliminaIl discorso sul controllo/certificazione dei cibi biologici mi ricordo che era stato in parte affrontato in un incontro in cui venivano promossi i GAS, ed in cui, diversi coltivatori diretti avevano detto la loro posizione rispetto alla questione della certificazione...poi io non ne ho mai più sentito parlare, ma non saprei nemmeno dire se qualcuno si è mosso per fare informazione su questi temi...
ma cosa c'entra l'agricoltura biologica con il post di Fiore? e con i neonicotinoidi?
RispondiEliminala "pisciatina" secondo me è fuori luogo.
il primo sciopero della fame di cui si parlava nel post, è contro i neocotinoidi e gli insetticidi che li contengono...pur parlando da profana, credo proprio che i prodotti insetticidi usati in agricoltura biologica non contengano i neocotinoidi, e dovrebbero quindi garantire sia la sopravvivenza delle api che la sopravvivenza umana...il problema è solo capire se poi, dietro all'etichetta di biologico, ci sia davvero quest'attenzione oppure sia solo l'ennesima truffa a scapito dei consumatori...
RispondiEliminaio al biologico ho creduto molto ed ho provato molti dei suoi prodotti, che in genere sono costituiti da antichi interventi che si praticavano quando non vi erano altri fitofarmaci ad eccezione dello zolfo, verdarame, piretro e nicotina e qualche altro.
RispondiEliminaLa mia impressione è che con essi si abbiano forti perdite di produzione, che inevitabilmente darebbero luogo ad un doppio mercato alimentare che dovrebbe avere forti differenze di prezzo. Se a ciò si aggiungono le mode che condizionano il consumatore in termini di dimensioni, tracce di attacchi parassitari ecc. il mercato si divarica più ancora.
Col doppio mercato poi l'interesse alle irregolarità aumenta esponenzialmente.
Il biologico poi sui prodotti trasformati (gelati, carni di allevamento ecc. è doppiamente difficile perchè richiede una serie di comportamenti virtuosi amplissimi
Io naturalmente non escludo la utilità di avere attenzione al biologico, a condizioni che lo si leghi a un lavoro genetico e a una scelta di sementi e ad una produzione per benestanti o per l'autoconsumo che richiedono moltissimi cambiamenti.
Di certo sul piano mondiale con la crescita demografica la lotta alla fame richiede di non escludere forme intermedie tra il biologico e il chimico che rischiamo, pur mediate, di sembrare utopiche
io nel campo dell'agricoltura biologica ci ho lavorato, mani nella terra. ho seguito tra le atre cose il corso triennale di formazione universitaria in produzione vegetale con indirizzo difesa delle colture, e ho inoltre seguito un corso di formazione per certificatore da agricoltura biologica. cioè so (grosso modo) come si fa l'agricoltura biologica e come (grosso modo) la si certifica.
RispondiEliminae posso dire che la cosa più sbagliata che si possa dire dell'a.b. è che sia "un ritorno al passato". è invece tutto il contrario.
in quanto a tecnologia infatti, la produzione in regime di a.b. professionale (non parlo certo dell'orticello sotto casa) rappresenta il campo di massimo sviluppo. al pari della ricerca nel campo degli OGM, ma con la differenza che nel caso degli OGM c'è un'enorme tecnologia a monte della produzione (ma poi in fase di coltivazione le cose sono banali), mentre per l'a.b. il possesso di capacità tecniche all'avanguardia deve essere presente in tutta la fase del processo, a partire da chi sviluppa la tecnologia per finire a chi la mette in pratica in campo.
tutta questa tecnologia determina un eventuale uso di prodotti consentiti (mai di sisntesi chimica, sempre in qualche modo di origine naturale) se e solo se tutte gli altri mezzi di produzione sono stati affrontati correttamente. in altre parole: se voglio produrre un pollo biologico, devo farlo nell'ambiente corretto, nel clima corretto, nei tempi corretti, con la specie corretta, ecc... e poi se (e solo se) devo correggere qualche errore in fase di produzione, posso ricorrere a tecniche di difesa altamente tecnologiche (spesso anche nella composizione del principio attivo, e sempre nei modi/tempi/luoghi/mezzi di somministrazione).
parlare di doppio mercato, di doppio magazzino dei fitofarmaci, è come sparare sulla croce rossa.
Insomma, il campo dell'a.b. è quello che mi ha aperto gli occhi sul concetto di sostenibile. l'a.b. è sostenibile (produce senza ipersfruttare, concede la possibilità di rinnovare le risorse), quella convenzionale no. noi occidentali che possiamo permettercelo dobbiamo coltivare e acquistare biologico certificato. nei miei sogni utopici c'è un mondo occidentale in cui non si parli neanche più di a.b., perché tutta sarà tale, ed il motivo per cui lo sarà è perché a zappare la terra saranno dei super tecnici professoroni, dei fisici-chimici-scienziati, ed in più degli artisti. tutti in grado di fare a meno di veleni e coadiuvanti sintetici, che serviranno solo più per concimare i gerani sui balconi.
per concludere, sappiate che nel modno anglosassone l'a.b. si definisce "organic" e tutto apparirà più chiaro
doppio mercato significa che un Kg. di prodotto biologico costando il x% in più del prodotto normale deve essere venduto a parte, con rigorosi controlli che non si spacci per biologico quel che è stato prodotto con tecniche normali generando una superendita per la furbata di appellare la merce con un nome mentre è un'altra cosa.
RispondiEliminaSul piano più generale il doppio mercato richiede due agricolture diverse e separate che stiano in equilibrio tra loro ed entrambe sane.Non sarà mai possibile soddisfare la domanda di alimentari producendo con tecniche biologiche, che quindi costituiscono un specie di primizia di pregio e che non deve essere truffaldina, nè deve evitare i controlli, già molto scarsi,sui prodotti ottenuti con tecniche normali.
So che per il biologico i controlli ci sono e spero che vadano bene, ma tendo a crederci poco se non si conosce il produttore e non si vede come lavora. Niente quindi contro il biologico, ma solo inviti a fare attenzione alle ingenuità o alla illusione di potersi trovare nicchie facilmente di cibi più sani. Grande felicità poi a trovare produttori che producano biologico non a scopo dimostrativo per poi vendere altro, ma in proporzione alla superficie necessaria al prodotto coltivato. Sono daccordo che occorrano tecniche particolari, ma credo anche che esse in gran misura si basino su vecchie acquisizioni agricole tese alla crescita e al mantenimento della fertilità, oggi non più praticate per seguire scorciatoie produttive che non è detto resistano nei lunghissimi periodi. In ogni caso poi con la globalizzazione abbiamo esportato tecniche di rapina dei terreni che gradatamente stanno sostituendo tecniche più rispettose,m che se anche non seguono tutte le regole del biologico in una certa misura gli si avvicinano.
i prodotti da a.b. sono (devono essere) ben identificati e tenuti separati dal prodotto da a.convenz. tanto che il prodotto da a.b. sfuso deve essere venduto solo in esercizi che trattano esclusivamente prodotti da a.b.
RispondiEliminanel caso in cui l'esercizio tratti anche prodotti da a.convenz. quelli da a.b. devono essere in confezioni integre e separate (uno dei paradossi dell'a.b. sul mercato è che spesso si presenta in packagin che hanno ben poco di ecologico).
non è un doppio mercato, sono due prodotti diversi venduti sullo stesso mercato. come vendere un foulard made in china e difianco un foulard fatto a mano da carla bruni. magari quello cinese è fatto meglio, ma quello di carlà ha un altro prezzo.
non solo sul banco del mercato, ma anche in campo l'a.b. è mantenuta separata dalla convenz. sia spazialmente (non possono coesistere su una stessa unità produttiva entrambi le tecniche produtive) sia temporalmente (un prodotto da a.b. ha alle spalle almeno 3 anni di produzione in cui questo è stato prodotto a norma di a.b. ma non può essere venduto come tale. è il cosiddetto periodo di conversione, in cui di fatto si produce biologico ma si vende convenzionale / alias non certificato bio)
per quanto riguarda la domanda di generei alimentari, faccio notare che in europa a partire almeno dal 1980 le varie PAC (politiche agricole comunitarie) succedutesi hanno sempre introdotto nuovi regolamenti praticvamente tutti tesi al sostegno del reddito da agricoltura tramite la riduzione della produzione (si pensi a set aside e quote latte per citare i casi forse più conoscuti), con le conseguenze per cui nel mondo occidentale parte della produzione finisce letteralmente a mare, sottoterra (quanti sono i raccolti che vengono arati nel terreno invece di, appunto, essere raccolti), nei tombini, per le strade (come nel carnevale di ivrea), o sui poliziotti (a no, quello non era latte, ma refluo zootecnico).
quindi, a parte forse per alcuni prodotti della zootecnia per cui la produzione biologica è oggettivamente molto ostica, l'a.b. per una grande parte di generi alimentari sarebbe in grado di soddisfare la domanda. ovviamente a prezzi diversi da quelli che vengono imposti di norma ai produttori, ma cosa lo dico a fare...
a me fanno ridere quelli che "ah, il miele come lo faceva mio nonno" e "ah, la verdura del contadino sulla statale"... inconsapevolmente confondono "a la moda veija" con "a fa propri bin". spesso non coincidono (si pensi al vino che si beveva fino a 20 anni fa)
insomma: io la mela non la sbuccio solo se me la coltivo io, o se c'è stampato sopra un bel bollino giallo e blu, o se che la ha coltivata ha studiato tanto e bene (e se neanche lui se la sbuccia)