tutti i sogni di gloria del popolo leghista si sono ridotti così;
la vignetta di Stefano Disegni, su Il Fatto Quotidiano di ieri, illustra fin troppo bene il fallimento dei politici leghisti, non le giuste idee e le attese di chi li ha votati e seguiti finora, ma il fallimento dei vertici e dei politici di quel partito, che si sono appiattiti (e spesso inginocchiati) ai dictat di Berlusconi, cosa ormai evidente a tutti.
associazioni di idee e proposte - PEACE: Politica e idee; Editoria e persone; Ambiente ed economia; Cultura e Società; Energia e consumi
lunedì 28 febbraio 2011
..sono ridotti così
venerdì 25 febbraio 2011
Quale futuro per la cava di Montanaro?
Questa sera, Venerdi' 25 febbraio, ore 21 a Montanaro, salone di Ca' Mescarlin, la Sezione Provinciale di Torino della LIPU organizza un incontro pubblico sul tema:
LO SMARINO DEL FREJUS IN CAVE RONCHI: E LA NOSTRA SALUTE?
L'intento e' quello di sensibilizzare la popolazione non solo riguardo agli uccelli presenti nella cava ma soprattutto per la scelta del sito come smaltimento degli inerti dello scavo della galleria di servizio del traforo del Frejus e successivamente del TAV.
Il sito verra' distrutto dal punto di vista naturalistico e gli inerti smaltiti
determineranno gravi problematiche, relative alla presenza di amianto.
Comunicato a cura del Comitato di difesa ambientale di Montanaro.
E-Mail: lipu@arpnet.it
WEB: http://www.arpnet.it/lipu
LO SMARINO DEL FREJUS IN CAVE RONCHI: E LA NOSTRA SALUTE?
L'intento e' quello di sensibilizzare la popolazione non solo riguardo agli uccelli presenti nella cava ma soprattutto per la scelta del sito come smaltimento degli inerti dello scavo della galleria di servizio del traforo del Frejus e successivamente del TAV.
Il sito verra' distrutto dal punto di vista naturalistico e gli inerti smaltiti
determineranno gravi problematiche, relative alla presenza di amianto.
Comunicato a cura del Comitato di difesa ambientale di Montanaro.
E-Mail: lipu@arpnet.it
WEB: http://www.arpnet.it/lipu
giovedì 24 febbraio 2011
mercoledì 23 febbraio 2011
lunedì 21 febbraio 2011
se non ora quando?
Che l'Italia non abbia ancora condannato le violenze in Libia è scandaloso.
Agli occhi del mondo (e spero anche degli Italiani) siamo accomunati ad un dittatore, molto ben visto e foraggiato da tutto l'occidente per la verità, ma che adesso deve essere fermato.
Berlusconi ben si guarda dal farlo e come fanno i suoi sodali ad accettare questo ennesimo scempio del buonsenso e della democrazia?
Possibile che nessuno si senta a disagio nell'aver ricevuto con tutti gli onori e le puttane Gheddafi e adesso silenzio e connivenza assoluti?
Classe dirigente omertosa, collusa e incapace!
Ancora una volta però l'opposizione non esprime quella posizione netta e ferma, nei confronti soprattutto del silenzio di Berlusconi.
Ancora una volta gli Italiani o fanno da soli oppure si allontaneranno dalla politica...poi ci si chiede (a mio avviso retoricamente) da parte dei partiti: come mai i non votanti (in ogni loro forma) sono ormai al 45%.
Perchè non dovrebbero?
Chi si preoccupa di rappresentare politicamente le loro istanze, su argomenti grandi e su argomenti più quotidiani.
Allora le uniche forme che hanno funzionato e che stanno funzionando, sono quelle di iniziativa personale.
In valle di Susa lo abbiamo compreso da anni e lo stiamo attuando, in questi frangenti drammatici l'iniziativa dei cittadini, della gente comune è quella che ha dato il via a tutte le "rivoluzioni" in atto.
A quando anche in Italia l'iniziativa dei singoli risolverà il problema di tutti?
Potremmo usare uno slogan di recente successo "se non ora quando?".
Agli occhi del mondo (e spero anche degli Italiani) siamo accomunati ad un dittatore, molto ben visto e foraggiato da tutto l'occidente per la verità, ma che adesso deve essere fermato.
Berlusconi ben si guarda dal farlo e come fanno i suoi sodali ad accettare questo ennesimo scempio del buonsenso e della democrazia?
Possibile che nessuno si senta a disagio nell'aver ricevuto con tutti gli onori e le puttane Gheddafi e adesso silenzio e connivenza assoluti?
Classe dirigente omertosa, collusa e incapace!
Ancora una volta però l'opposizione non esprime quella posizione netta e ferma, nei confronti soprattutto del silenzio di Berlusconi.
Ancora una volta gli Italiani o fanno da soli oppure si allontaneranno dalla politica...poi ci si chiede (a mio avviso retoricamente) da parte dei partiti: come mai i non votanti (in ogni loro forma) sono ormai al 45%.
Perchè non dovrebbero?
Chi si preoccupa di rappresentare politicamente le loro istanze, su argomenti grandi e su argomenti più quotidiani.
Allora le uniche forme che hanno funzionato e che stanno funzionando, sono quelle di iniziativa personale.
In valle di Susa lo abbiamo compreso da anni e lo stiamo attuando, in questi frangenti drammatici l'iniziativa dei cittadini, della gente comune è quella che ha dato il via a tutte le "rivoluzioni" in atto.
A quando anche in Italia l'iniziativa dei singoli risolverà il problema di tutti?
Potremmo usare uno slogan di recente successo "se non ora quando?".
il Tav in Europa
Martedì 22 febbraio 2011, ore 18.00 - 20.00
Sala Consiliare del Comune di Avigliana - Piazza Conte Rosso, 7
Torino - Lione: quale futuro per una grande opera la cui opposizione dura da 22 anni ?
Il Presidente della Commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento Europeo Luigi de Magistris incontra la popolazione, il Movimento No TAV e gli Amministratori della Valle Susa.
E’ un’iniziativa realizzata in collaborazione tra il Movimento No TAV e il Comune di Avigliana
La nuova linea ferroviaria Lione-Torino è una grande opera che fin dalla sua ideazione - nell’ormai lontano 1989 - è stata giudicata inutile e devastante da tutti coloro che hanno avuto la pazienza di esaminarla da vicino e la libertà e il coraggio di contrastarla.
L’incontro, attraverso gli interrogativi e i suggerimenti del pubblico, con il fondamentale concorso del punto di vista europeo di Luigi de Magistris, contribuirà a costruire una risposta alla domanda “Quale futuro per una grande opera la cui opposizione dura da 22 anni ?”
Interverranno:
- il Sindaco di Avigliana Carla Mattioli
- il Vice Presidente della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone Rino Marceca
- i cittadini presenti
Sono invitati:
- i cittadini e le cittadine
- gli eletti nei Consigli Comunali e di Comunità Montana
- gli Amministratori pubblici
L’incontro sarà in diretta streaming tv: http://justin.tv/torinolibera
La Commissione della quale Luigi de Magistris è Presidente, è competente per:
1. il controllo dell'esecuzione del bilancio dell'Unione europea e del Fondo europeo di sviluppo nonché le decisioni di discarico che devono essere adottate dal Parlamento, compresa la procedura interna di discarico e tutte le altre misure di accompagnamento o di applicazione di tali decisioni,
2. la chiusura, il rendimento e la verifica dei conti e dei bilanci finanziari dell'Unione europea, delle sue istituzioni e di ogni organismo da essa finanziato, ivi compresa la determinazione degli stanziamenti da riportare e dei saldi,
3. il controllo delle attività finanziarie della Banca europea per gli investimenti,
4. la valutazione del rapporto costo-efficacia delle varie forme di finanziamento comunitario in sede di attuazione delle politiche dell'Unione europea,
5. l'esame delle frodi e delle irregolarità commesse in sede di esecuzione del bilancio dell'Unione europea, le misure volte a prevenire e perseguire tali casi e in generale la tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea,
6. le relazioni con la Corte dei conti, la nomina dei suoi membri e l'esame delle sue relazioni,
7. il regolamento finanziario per quanto riguarda l'esecuzione, la gestione e il controllo del bilancio.
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Plano e Sitaf
COMUNICATO LISTE CIVICHE VALSUSA
Apprendiamo che l’ing. Sandro PLANO, a fronte di pressioni riguardanti una sua presunta incompatibilità con le politiche della SITAF in merito alla prossima apertura del cantiere relativo alla galleria geognostica della Maddalena (opera propedeutica alla realizzazione della linea ad alta capacità Torino-Lione), ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di direttore di esercizio dell’Autostrada A32 Torino-Bardonecchia.
E' fin troppo evidente che tali pressioni sono invece di natura politica e direttamente correlate al fatto che egli sia stato democraticamente eletto a Presidente della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone e che con tale ruolo guidi una maggioranza che sostiene con forza posizioni contrarie alla realizzazione della linea TAV/TAC in Valle di Susa.
Siamo di fronte ad un atto di inaccettabile gravità che avviene a pochi giorni dalla condanna in primo grado dei vertici SITAF ed LTF e nel momento in cui si devono chiudere decennali controversie tra SITAF e le amministrazioni della Valle di Susa risalenti ai tempi della costruzione della A32.
La storia politica e lavorativa del'ing. PLANO dimostra come i suoi vari incarichi istituzionali non abbiano mai pregiudicato il suo lavoro di dirigente SITAF, avendo mantenuto sempre ben distinti i ruoli professionale e politico, caratteristica più unica che rara in un panorama di continua commistione tra interessi privati e politica che sta distruggendo l'economia e la credibilità stessa dell'intera classe dirigente italiana.
E tutto questo è ancora più grave dal momento che SITAFè una società a maggioranza pubblica (ANAS, Comune di Torino e Provincia detengono più del 50% delle azioni) e gestisce una infrastruttura realizzata totalmente con soldi pubblici (dei cittadini).
La risposta della Valle di Susa non può che rivendicare la correttezza e la legittimità dei comportamenti lavorativi, politici ed istituzionali dell'ing. PLANO e di tutti gli altri lavoratori SITAF, abitanti ed amministratori della Valle.
Quali rappresentanti istituzionali del territorio attraversato dall’Autostrada A32, riteniamo necessario andare oltre la pura denuncia di questo ennesimo episodio di prevaricazione e di porre quindi le seguenti istanze politico-istituzionali :
· Sia rispettato dalla SITAF l’articolo 21 della Costituzione che prevede la libertà di pensiero indipendentemente dall’attività lavorativa svolta: le opinioni personali e politiche e a maggior ragione gli impegni istituzionali elettivi delle singole persone sono tutelati dalla Costituzione ed eventuali valutazioni aziendali possono essere basate esclusivamente sulle reali prestazioni lavorative delle persone.
· Siano resi pubblici i progetti SITAF nell’ambito del progetto Alta velocità. Questa trasparenza è dovuta al territorio perché esso possa valutare la reale consistenza (o inconsistenza) dei progetti di inter-modalità tanto sbandierati dal Presidente dell’Osservatorio e dal Governo.
· Siano chiarite le eventuali intenzioni di utilizzare come canna di esercizio la costruenda seconda canna di sicurezza del traforo autostradale del Frejus.
· Siano verificati dai soci pubblici gli amministratori e le connessioni tra SITAF e società controllate, verificando davvero se in questo caso non ci siano incompatibilità.
· La Valle di Susa ha il diritto di vedere protetta la propria immagine. Tenuto conto che la SITAF è la maggiore azienda di Valle e anche quella con più visibilità esterna, si chiedono le dimissioni di tutti i vertici condannati per delitti contro la pubblica amministrazione e la nomina di un consiglio di amministrazione composto da persone non coinvolte in procedimenti giudiziari e che preveda la presenza di rappresentati del territorio Valsusino.
· Siano immediatamente reintegrati nel proprio ruolo lavorativo tutti i dipendenti SITAF che nel corso degli anni siano stati eventualmente oggetto di prevaricazione e di ricatto lavorativo.
Ancora una volta la Valle di Susa rivendica il diritto di gestire il rapporto con le infrastrutture che sopporta ed il conseguente compito di controllo ed indirizzo nell'interesse delle popolazioni coinvolte da tali infrastrutture.
Per Il coordinamento delle liste civiche Valsusa
Il coordinatore (Luigi CASEL)
venerdì 18 febbraio 2011
cara Nicole Minetti
Purtroppo non ho idea di chi abbia ideato questa mail (che ho ricevuto con consiglio di inoltrarla a roberto_formigoni@regione.lombardia.it e politico@ansa.it)
Come donna mi spiace che sia stata fatta verso una donna (credo che ci siano molti uomini, a partire dal "trota", per citare il più recente e conosciuto caso di "familismo", che prendono altrettanto a nostre spese, grazie a "conoscenze" d'altra natura, ma non per questo meno schifose...). In ogni caso, la pubblico anche qui perchè credo che ben descriva la condizione di tutte quelle che, da "normali donne", si vedono quotidianamente negare diritti e devono vivere arrabattandosi alla meno peggio.
Cara Nicole Minetti,
12 mila euro al mese pagati dai cittadini, questo è il costo collettivo delle tue prestazioni private a favore del presidente Berlusconi.
Un’attività solerte, abbiamo letto dalle tue stesse parole, che ti occupa a tempo pieno sottraendo questo tempo ai compiti pubblici per cui vieni pagata. Per non parlare del costo dello staff di persone impiegate a far fronte alle tue incompetenze. Perché non ti fai venire un rigurgito di coscienza e non ti dimetti? Perché non provi pudore e vergogna come la stiamo provando noi nei confronti del mondo?
Una donna della tua età, con laurea breve in igiene dentale, nella società attuale, così come è stata costruita e incoraggiata dal “Governo del Fare” ha un contratto a tempo determinato al massimo di 800 euro al mese, apre la porta del dentista, toglie il tartaro dai denti, regge l’aspiratore, e prende appuntamenti dei clienti. Del dentista si intende. Se poi è incinta, viene licenziata, e si occuperà a tempo pieno dei suoi figli rinunciando al lavoro, poiché, nella società attuale, non ci sono asili, né aiuti alla maternità. Anche se la politica del “fare”, quella che ti ha messo lì dove ti trovi, fonda potere e guadagno straparlando di maternità e famiglia.
E perciò una Minetti qualsiasi non si potrebbe fare manco un po’ di botulino, extention, o comprare borse cafone, perché nella società attuale, un solo stipendio del marito basta appena. E se per caso i due vorranno divorziare, il marito diventerà poverissimo. E quindi converrà che magari odiandosi e infelici restino assieme, tradendosi, come suggerisce il presidente del consiglio e schiaffando i figli davanti alla tv, a guardare tante future Nicole Minetti. Oppure, una Minetti vera, decide di non avere una famiglia e di non fare figli. Oppure di emigrare. A una donna come Nicole Minetti, oggi, potrebbe capitare che il suo datore di lavoro le metta le mani addosso, legittimato com’è dall’ipocrisia conclamata da ore di programmazione Mediaset e Rai in cui si susseguono culi, idiozie e donne disponibili.
Un business di putrefazione culturale che ha espresso l’attuale classe politica alla quale appartieni (grazie anche alla sinistra), che parla, pensa, fa sesso, compra, gode e si esaurisce in un unico osceno programma televisivo organizzato per vendere merce. Una colonizzazione del pensiero collettivo in cui si alternano personaggi come il Principe Cacca, pubblicità di gente he corre dietro un rotolo di carta igienica, palle di polvere che devono essere pulite da donne, tronisti e corteggiatrici, pianti e urla, donne declinate in – ine, vivaio di carne chirurgicamente modificata fonte di guadagno per la rete, e utile per la creazione di cervelli ubbidienti di elettori, felici di vedere uno solo che tocca mentre loro applaudono. E tutto, sempre a favore della ricchezza della famiglia Berlusconi. Compresa la signora Lario, che è miliardaria grazie al “ciarpame senza pudore” con cui viene inondata la nazione da anni, e non solo il suo letto.
Può capitare anche, a una donna come te, che se si sottrae alle avances del datore di lavoro, venga licenziata. E le può anche succedere che dopo una lunga e penosa gavetta, una donna raccomandata e disponibile ti rubi il posto. Perché il lavoro delle donne avviene sempre di più attraverso la concessione del corpo, come suggerisce e conferma l’attuale classe politica, che ne crea tutte le condizioni e che tu stessa esprimi. Un dato che ovviamente riguarda il lavoro degli uomini, che pure vengono discriminati dall’ invincibile scambio: uomo in posizione di potere e sesso in cambio di lavoro. Alcuni uomini sono ottusamente contenti che si affermi il principio come se non andasse a loro immenso svantaggio.
E se una Minetti, trovasse che la sua condizione fa schifo, quando torna a casa e accende la tv, in alternativa ai culi, potrà vedere il Ministro Brunetta che dice che lei è in quella condizione perché è una fannullona; il ministro Sacconi che le ricorda che si devono fare studi difficili, e per questo si trova in quella condizione; la Ministra Gelmini che massacra la scuola, ultima insufficiente isola di protezione contro il massacro televisivo, insulta le insegnanti, leva aiuti ai disabili, dicendo che valorizza il merito. In nome del cristianesimo, si intende, o del negoziato con la Chiesa, alla quale si girano altri soldi pubblici per le scuole private. Una come Nicole Minetti, potrà poi sentire la ministra Carfagna, che amministra la res pubblica, e si occupa della questione femminile, essendo passata da un casting di un Lele Mora di turno e che dice che Berlusconi è un gran seduttore. E poi la ministra in giarrettiera e mutande Brambilla che spende altro denaro pubblico, oltre quello impiegato per lei e il suo apparato,“per rifare l’immagine dell’Italia” dopo che Berlusconi l’ha massacrata.
Una come Nicole Minetti, se fosse credente potrà poi sentire un coro di farneticazioni su un cristianesimo sfigurato e piegato ai vantaggi personali di una classe politica rapace, che insulta, bestemmia e arraffa in nome di Cristo.
Questo subisce una donna come Nicole Minetti se non è Nicole Minetti.
Come donna mi spiace che sia stata fatta verso una donna (credo che ci siano molti uomini, a partire dal "trota", per citare il più recente e conosciuto caso di "familismo", che prendono altrettanto a nostre spese, grazie a "conoscenze" d'altra natura, ma non per questo meno schifose...). In ogni caso, la pubblico anche qui perchè credo che ben descriva la condizione di tutte quelle che, da "normali donne", si vedono quotidianamente negare diritti e devono vivere arrabattandosi alla meno peggio.
Cara Nicole Minetti,
12 mila euro al mese pagati dai cittadini, questo è il costo collettivo delle tue prestazioni private a favore del presidente Berlusconi.
Un’attività solerte, abbiamo letto dalle tue stesse parole, che ti occupa a tempo pieno sottraendo questo tempo ai compiti pubblici per cui vieni pagata. Per non parlare del costo dello staff di persone impiegate a far fronte alle tue incompetenze. Perché non ti fai venire un rigurgito di coscienza e non ti dimetti? Perché non provi pudore e vergogna come la stiamo provando noi nei confronti del mondo?
Una donna della tua età, con laurea breve in igiene dentale, nella società attuale, così come è stata costruita e incoraggiata dal “Governo del Fare” ha un contratto a tempo determinato al massimo di 800 euro al mese, apre la porta del dentista, toglie il tartaro dai denti, regge l’aspiratore, e prende appuntamenti dei clienti. Del dentista si intende. Se poi è incinta, viene licenziata, e si occuperà a tempo pieno dei suoi figli rinunciando al lavoro, poiché, nella società attuale, non ci sono asili, né aiuti alla maternità. Anche se la politica del “fare”, quella che ti ha messo lì dove ti trovi, fonda potere e guadagno straparlando di maternità e famiglia.
E perciò una Minetti qualsiasi non si potrebbe fare manco un po’ di botulino, extention, o comprare borse cafone, perché nella società attuale, un solo stipendio del marito basta appena. E se per caso i due vorranno divorziare, il marito diventerà poverissimo. E quindi converrà che magari odiandosi e infelici restino assieme, tradendosi, come suggerisce il presidente del consiglio e schiaffando i figli davanti alla tv, a guardare tante future Nicole Minetti. Oppure, una Minetti vera, decide di non avere una famiglia e di non fare figli. Oppure di emigrare. A una donna come Nicole Minetti, oggi, potrebbe capitare che il suo datore di lavoro le metta le mani addosso, legittimato com’è dall’ipocrisia conclamata da ore di programmazione Mediaset e Rai in cui si susseguono culi, idiozie e donne disponibili.
Un business di putrefazione culturale che ha espresso l’attuale classe politica alla quale appartieni (grazie anche alla sinistra), che parla, pensa, fa sesso, compra, gode e si esaurisce in un unico osceno programma televisivo organizzato per vendere merce. Una colonizzazione del pensiero collettivo in cui si alternano personaggi come il Principe Cacca, pubblicità di gente he corre dietro un rotolo di carta igienica, palle di polvere che devono essere pulite da donne, tronisti e corteggiatrici, pianti e urla, donne declinate in – ine, vivaio di carne chirurgicamente modificata fonte di guadagno per la rete, e utile per la creazione di cervelli ubbidienti di elettori, felici di vedere uno solo che tocca mentre loro applaudono. E tutto, sempre a favore della ricchezza della famiglia Berlusconi. Compresa la signora Lario, che è miliardaria grazie al “ciarpame senza pudore” con cui viene inondata la nazione da anni, e non solo il suo letto.
Può capitare anche, a una donna come te, che se si sottrae alle avances del datore di lavoro, venga licenziata. E le può anche succedere che dopo una lunga e penosa gavetta, una donna raccomandata e disponibile ti rubi il posto. Perché il lavoro delle donne avviene sempre di più attraverso la concessione del corpo, come suggerisce e conferma l’attuale classe politica, che ne crea tutte le condizioni e che tu stessa esprimi. Un dato che ovviamente riguarda il lavoro degli uomini, che pure vengono discriminati dall’ invincibile scambio: uomo in posizione di potere e sesso in cambio di lavoro. Alcuni uomini sono ottusamente contenti che si affermi il principio come se non andasse a loro immenso svantaggio.
E se una Minetti, trovasse che la sua condizione fa schifo, quando torna a casa e accende la tv, in alternativa ai culi, potrà vedere il Ministro Brunetta che dice che lei è in quella condizione perché è una fannullona; il ministro Sacconi che le ricorda che si devono fare studi difficili, e per questo si trova in quella condizione; la Ministra Gelmini che massacra la scuola, ultima insufficiente isola di protezione contro il massacro televisivo, insulta le insegnanti, leva aiuti ai disabili, dicendo che valorizza il merito. In nome del cristianesimo, si intende, o del negoziato con la Chiesa, alla quale si girano altri soldi pubblici per le scuole private. Una come Nicole Minetti, potrà poi sentire la ministra Carfagna, che amministra la res pubblica, e si occupa della questione femminile, essendo passata da un casting di un Lele Mora di turno e che dice che Berlusconi è un gran seduttore. E poi la ministra in giarrettiera e mutande Brambilla che spende altro denaro pubblico, oltre quello impiegato per lei e il suo apparato,“per rifare l’immagine dell’Italia” dopo che Berlusconi l’ha massacrata.
Una come Nicole Minetti, se fosse credente potrà poi sentire un coro di farneticazioni su un cristianesimo sfigurato e piegato ai vantaggi personali di una classe politica rapace, che insulta, bestemmia e arraffa in nome di Cristo.
Questo subisce una donna come Nicole Minetti se non è Nicole Minetti.
qualcuno sarà contento!? (2)
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se non si aprisse la pagina fb provate con questo indirizzo
http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150096006938691&id=1737595547
e se ancora non funziona..leggete qui
A Sandro Plano dobbiamo molta gratitudine.
Nel degradato panorama politico NAZIONALE la sua coerenza e il suo rigore rischiano di essere - suo malgrado - dirompenti. Per quel poco che lo conosco penso infatti che tutto vorrebbe tranne che attorno a un comportamento (che mi immagino lui consideri del tutto normale) si costruisca un caso. Ma io temo che il nostro movimento abbia l'obbligo etico e morale di evidenziare l'anomalia profonda che ancora una volta caratterizza il territorio della Valle di Susa e i giochi che politica degenerata tenta di svolgervi sopra trovando qui (e si direbbe solo qui) quell’accordo bypartisan inutilmente agognato da Sondrio a Caltanisetta. L’accordo di ferro (e cemento) che tiene assieme i paladini del primo puttaniere d’italia con i palafrenieri della sinistra post-comunista può essere letto come volontà comune di garantire il rilancio della nostra economia agonizzante solo dai giornalisti che svolgono la funzione di addetto stampa dei notabili dalle scrivanie di quelli che dovrebbero essere i “cani da guardia dei portenti”: i giornali di proprietà di Fiat, Eni e degli altri contraenti generali o impresari edili e stradali beneficiari della “truffa del secolo”. E’ invece chiaro a chiunque non sia del tutto in mala fede (o colpevolmente disinformato) che l’accanimento terapeutico verso la realizzazione di una grandeopera nata morta è la diretta conseguenza del costo di una politica che ormai occupa ogni spazio (anche il più piccolo) da cui si possa ricavare una rendita di posizione a spese della collettività. Quello che molti di noi hanno sentito descrivere così bene ieri sera ad Avigliana da Marco Bersani, vale a dire l’appropriazione indebita di ogni bene comune, fino all’acqua è a maggior ragione avvenuto – con l’alibi della privatizzazione – con altri patrimoni collettivi del cui scippo non ci si è neanche resi conto proprio perché, come ha ben spiegato Bersani, la loro gestione era già degenerata in origine: sto parlando delle autostrade. Belle o brutte, intasate o semivuote l’intera rete autostradale del nostro paese è stato realizzata con soldi pubblici, e le società che hanno concorso alla loro realizzazione erano ieri (come oggi quelle delle acque potabili) a capitale quasi interamente pubblico. Ma sono state letteralmente regalate alla meglio imprenditoria del bel paese (Benetton & Gavio) attraverso valutazioni compiacenti del valore azionario! Ma in questo panorama la Sitaf rappresenta – se possibile – una perversa eccezione: perché la maggioranza relativa delle azioni è rimasta in mano pubblica anche dopo la privatizzazione di quasi tutte le altre società concessionarie perché il pesantissimo indebitamento contratto per la realizzazione dell’autostrada avrebbe costretto gli amministratori a portare i libri in tribunale nonostante la gallina dalle uova d’oro rappresentata dal traforo Frejus. (Che è una galleria a canna unica in cui si paga una tariffa degna delle gabelle medioevali, altro che europa unita e che non ha altra giustificazione se non quella di spremere i cittadini che se ne devono servire per la loro attività o per turismo, anche grazie alla chiusura voluta di itinerari alternativi!). Ma ciononostante la Società è da anni amministrata da una coppia espressione dell’azionariato privato facente capo alle famiglie dei due cari estinti Gavio & Mattioda, nelle persone di Cerutti e Luciani. Due persone che pochi giorni fa sono state condannate per turbativa d’asta da un Tribunale della Repubblica per le tristemente note vicende degli appalti olimpici (proprio quelli che hanno reso i torinesi i cittadini più indebitati d’italia) e del mancato cantiere TAV di Venaus! Ebbene questi due imputati si sono erti a giudici di un loro dirigente nei cui confronti non potevano in nessun modo esprimere censura ma che potevano solo rendere vittima di un processo alle intenzioni!!!
Vorrei prendere a prestito un efficace (e aziendalistico) slogan di qualche anno fa da Luciano Frigieri – il penultimo presidente della Comunità Montana in versione ristretta, quella che è stata (inutilmente) allargata nel tentativo di annacquare l’opposizione al Tav (arrivando fino a tentare la prima maggioranza PD con la L & PD senza L in nome del business Torino Lione!) . Ebbene Frigieri (a cui Sandro Plano ha spesso sostenuto di volersi ispirare) disse a muso duro all’allora sindaco di Torino Valerio Zanone che non si poteva decidere di avviare un’opera dell’impatto del TAV senza neanche aver interpellato “l’azionista di riferimento” quale lui riteneva essere il detentore del bene (comune) territorio, vale a dire la Valle di Susa, i suoi cittadini e i propri Amministratori democraticamente eletti. Io credo sia venuto il tempo di spiegare ai due tenutari del potere privato in una impresa pubblica che anche l’autostrada ha lo stesso azionista di riferimento. Affermo senza tema di smentita che il territorio ha sin qui pagato un tributo molto pesante in termini di stravolgimento dell’equilibrio idrogeologico e che i cittadini hanno subito guasti rilevanti alla salute per la compromissione della qualità dell’aria (l’altro bene comune che nel caso nostro è già un po’ privatizzato perché l’ossigeno che alimenta le camere di combustione dei veicoli che pagano il pedaggio ci viene “restituito” sotto forma di CO2, ma senza che nulla del ricavato ci venga neanche proposto in compensazione). E non credo che ci si possa comportare alla Marchionne senza godere delle stesse condizioni privilegiate: poter piazzare le proprie carrette su questo o quel mercato, usufruire di contributi a fondo perso o di manodopera sfruttabile in questo o quel continente. La Sitaf non sta nel mercato globale se non come localissimo segmento. La Sitaf non ha portato occupazione stabile in Valle neanche in proporzione alla sua modesta forza lavoro diretta e indotta. Ma soprattutto la Sitaf non vende bulloni che – se oggi non arrivano i ferramenta possono essere piazzati in quantità doppia domani. La Sitaf vende transiti che hanno diverse alternative autostradali e non. E quelli che non dovesse riuscire a vendere oggi non sono recuperabIli (se non in modestissima misura) domani. La Sitaf è nata e prosperata in un territorio in cui i cittadini parevano rassegnati da sempre a subire la colonizzazione cantieristica: da quella dei grandi forti militari per difendere le (sempre) altrui frontiere a quelle stradali, idroelettriche ferroviarie. Ma oggi non è più così e il fatto che abbia potuto inaugurare “tranquillamente” i cantieri di una galleria vincolata a una funzione di sicurezza non significa che l’avanzamento lavori non sarà seguito con la dovuta attenzione. Soprattutto non significa affatto che possa destinarla a un altro uso checché ne dica il Viceministrogiachino che (per motivi anagrafici) potrebbe essere serenamente morto quando dovesse essere tentata quella variazione di destinazione d’uso che lui auspica: aprirla al traffico come “seconda canna”.
Capisco che il tono di questo mio sfogo possa sembrare una dichiarazione di guerra. Ma la mia unica preoccupazione è che non sembri una difesa (non richiesta) di un ottimo tecnico (uno dei pochi della valle) che è stato “invitato a dimettersi” da due condannati che si sono travestiti da giudici un po’ come in certe tragedie macabre dei tempi della monarchia assoluta i pervertiti indossavano le severe vesti degli inquisitori. Lui non solo non ha chiesto ma non ha nessun bisogno di essere difeso. Così come la dichiarazione di guerra non è alla Sitaf ma della Sitaf a questa terra che ha violato impunemente, che ha vincolato ai propri interessi e in cui uno svincolo che dovrebbe essere un servizio dovuto diventa una compensazione a fronte di altri inaccettabili sacrifici. Le dimissioni “spintanee” dell’ingegner Sandro Plano che non ha accettato lo scambio tra dignità e moneta e che resta il Presidente della Comunità Montana anche dopo questo ulti mo fallimentare tentativo di ribaltone per interposti amministratori privati ricattabili dalla politica partitica sono solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso colmo per la protervia dell’amministratore-padrone Franco Frojo, per lo spadroneggiare per anni dei suoi bravi col diploma da geometra tra espropri e apertura di cave abusive, per i primi intrallazzi sul Tav coltivati da un certo Santonastaso (chi era costui) e un tal Pacini Battaglia. Per le promesse non mantenibili e non mantenute di un Virano destinato a tornare a svolgerne altre ancor meno credibili /se possibile). Per arrivare ai reduci del partito socialdemocratico dell’era del prototangentista Nicolazzi e ai nipoti dei papi che non per questo possiamo credere odore di santità. Francamente la misura è colma o (per dirla con un francesismo) se ne ha la palle piene di questa gente. E se pensano di poter continuare a portar profitti a coloro che li hanno nominati e ai politici di riferimento senza essere disturbati è venuto il momento di fargli capire che non è così.
Claudio Giorno
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e se ancora non funziona..leggete qui
LA SITAF HA DICHIARATO GUERRA ALLA VALLE DI SUSA?
pubblicata da Claudio Giorno il giorno venerdì 18 febbraio 2011 alle ore 1.34
Nel degradato panorama politico NAZIONALE la sua coerenza e il suo rigore rischiano di essere - suo malgrado - dirompenti. Per quel poco che lo conosco penso infatti che tutto vorrebbe tranne che attorno a un comportamento (che mi immagino lui consideri del tutto normale) si costruisca un caso. Ma io temo che il nostro movimento abbia l'obbligo etico e morale di evidenziare l'anomalia profonda che ancora una volta caratterizza il territorio della Valle di Susa e i giochi che politica degenerata tenta di svolgervi sopra trovando qui (e si direbbe solo qui) quell’accordo bypartisan inutilmente agognato da Sondrio a Caltanisetta. L’accordo di ferro (e cemento) che tiene assieme i paladini del primo puttaniere d’italia con i palafrenieri della sinistra post-comunista può essere letto come volontà comune di garantire il rilancio della nostra economia agonizzante solo dai giornalisti che svolgono la funzione di addetto stampa dei notabili dalle scrivanie di quelli che dovrebbero essere i “cani da guardia dei portenti”: i giornali di proprietà di Fiat, Eni e degli altri contraenti generali o impresari edili e stradali beneficiari della “truffa del secolo”. E’ invece chiaro a chiunque non sia del tutto in mala fede (o colpevolmente disinformato) che l’accanimento terapeutico verso la realizzazione di una grandeopera nata morta è la diretta conseguenza del costo di una politica che ormai occupa ogni spazio (anche il più piccolo) da cui si possa ricavare una rendita di posizione a spese della collettività. Quello che molti di noi hanno sentito descrivere così bene ieri sera ad Avigliana da Marco Bersani, vale a dire l’appropriazione indebita di ogni bene comune, fino all’acqua è a maggior ragione avvenuto – con l’alibi della privatizzazione – con altri patrimoni collettivi del cui scippo non ci si è neanche resi conto proprio perché, come ha ben spiegato Bersani, la loro gestione era già degenerata in origine: sto parlando delle autostrade. Belle o brutte, intasate o semivuote l’intera rete autostradale del nostro paese è stato realizzata con soldi pubblici, e le società che hanno concorso alla loro realizzazione erano ieri (come oggi quelle delle acque potabili) a capitale quasi interamente pubblico. Ma sono state letteralmente regalate alla meglio imprenditoria del bel paese (Benetton & Gavio) attraverso valutazioni compiacenti del valore azionario! Ma in questo panorama la Sitaf rappresenta – se possibile – una perversa eccezione: perché la maggioranza relativa delle azioni è rimasta in mano pubblica anche dopo la privatizzazione di quasi tutte le altre società concessionarie perché il pesantissimo indebitamento contratto per la realizzazione dell’autostrada avrebbe costretto gli amministratori a portare i libri in tribunale nonostante la gallina dalle uova d’oro rappresentata dal traforo Frejus. (Che è una galleria a canna unica in cui si paga una tariffa degna delle gabelle medioevali, altro che europa unita e che non ha altra giustificazione se non quella di spremere i cittadini che se ne devono servire per la loro attività o per turismo, anche grazie alla chiusura voluta di itinerari alternativi!). Ma ciononostante la Società è da anni amministrata da una coppia espressione dell’azionariato privato facente capo alle famiglie dei due cari estinti Gavio & Mattioda, nelle persone di Cerutti e Luciani. Due persone che pochi giorni fa sono state condannate per turbativa d’asta da un Tribunale della Repubblica per le tristemente note vicende degli appalti olimpici (proprio quelli che hanno reso i torinesi i cittadini più indebitati d’italia) e del mancato cantiere TAV di Venaus! Ebbene questi due imputati si sono erti a giudici di un loro dirigente nei cui confronti non potevano in nessun modo esprimere censura ma che potevano solo rendere vittima di un processo alle intenzioni!!!
Vorrei prendere a prestito un efficace (e aziendalistico) slogan di qualche anno fa da Luciano Frigieri – il penultimo presidente della Comunità Montana in versione ristretta, quella che è stata (inutilmente) allargata nel tentativo di annacquare l’opposizione al Tav (arrivando fino a tentare la prima maggioranza PD con la L & PD senza L in nome del business Torino Lione!) . Ebbene Frigieri (a cui Sandro Plano ha spesso sostenuto di volersi ispirare) disse a muso duro all’allora sindaco di Torino Valerio Zanone che non si poteva decidere di avviare un’opera dell’impatto del TAV senza neanche aver interpellato “l’azionista di riferimento” quale lui riteneva essere il detentore del bene (comune) territorio, vale a dire la Valle di Susa, i suoi cittadini e i propri Amministratori democraticamente eletti. Io credo sia venuto il tempo di spiegare ai due tenutari del potere privato in una impresa pubblica che anche l’autostrada ha lo stesso azionista di riferimento. Affermo senza tema di smentita che il territorio ha sin qui pagato un tributo molto pesante in termini di stravolgimento dell’equilibrio idrogeologico e che i cittadini hanno subito guasti rilevanti alla salute per la compromissione della qualità dell’aria (l’altro bene comune che nel caso nostro è già un po’ privatizzato perché l’ossigeno che alimenta le camere di combustione dei veicoli che pagano il pedaggio ci viene “restituito” sotto forma di CO2, ma senza che nulla del ricavato ci venga neanche proposto in compensazione). E non credo che ci si possa comportare alla Marchionne senza godere delle stesse condizioni privilegiate: poter piazzare le proprie carrette su questo o quel mercato, usufruire di contributi a fondo perso o di manodopera sfruttabile in questo o quel continente. La Sitaf non sta nel mercato globale se non come localissimo segmento. La Sitaf non ha portato occupazione stabile in Valle neanche in proporzione alla sua modesta forza lavoro diretta e indotta. Ma soprattutto la Sitaf non vende bulloni che – se oggi non arrivano i ferramenta possono essere piazzati in quantità doppia domani. La Sitaf vende transiti che hanno diverse alternative autostradali e non. E quelli che non dovesse riuscire a vendere oggi non sono recuperabIli (se non in modestissima misura) domani. La Sitaf è nata e prosperata in un territorio in cui i cittadini parevano rassegnati da sempre a subire la colonizzazione cantieristica: da quella dei grandi forti militari per difendere le (sempre) altrui frontiere a quelle stradali, idroelettriche ferroviarie. Ma oggi non è più così e il fatto che abbia potuto inaugurare “tranquillamente” i cantieri di una galleria vincolata a una funzione di sicurezza non significa che l’avanzamento lavori non sarà seguito con la dovuta attenzione. Soprattutto non significa affatto che possa destinarla a un altro uso checché ne dica il Viceministrogiachino che (per motivi anagrafici) potrebbe essere serenamente morto quando dovesse essere tentata quella variazione di destinazione d’uso che lui auspica: aprirla al traffico come “seconda canna”.
Capisco che il tono di questo mio sfogo possa sembrare una dichiarazione di guerra. Ma la mia unica preoccupazione è che non sembri una difesa (non richiesta) di un ottimo tecnico (uno dei pochi della valle) che è stato “invitato a dimettersi” da due condannati che si sono travestiti da giudici un po’ come in certe tragedie macabre dei tempi della monarchia assoluta i pervertiti indossavano le severe vesti degli inquisitori. Lui non solo non ha chiesto ma non ha nessun bisogno di essere difeso. Così come la dichiarazione di guerra non è alla Sitaf ma della Sitaf a questa terra che ha violato impunemente, che ha vincolato ai propri interessi e in cui uno svincolo che dovrebbe essere un servizio dovuto diventa una compensazione a fronte di altri inaccettabili sacrifici. Le dimissioni “spintanee” dell’ingegner Sandro Plano che non ha accettato lo scambio tra dignità e moneta e che resta il Presidente della Comunità Montana anche dopo questo ulti mo fallimentare tentativo di ribaltone per interposti amministratori privati ricattabili dalla politica partitica sono solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso colmo per la protervia dell’amministratore-padrone Franco Frojo, per lo spadroneggiare per anni dei suoi bravi col diploma da geometra tra espropri e apertura di cave abusive, per i primi intrallazzi sul Tav coltivati da un certo Santonastaso (chi era costui) e un tal Pacini Battaglia. Per le promesse non mantenibili e non mantenute di un Virano destinato a tornare a svolgerne altre ancor meno credibili /se possibile). Per arrivare ai reduci del partito socialdemocratico dell’era del prototangentista Nicolazzi e ai nipoti dei papi che non per questo possiamo credere odore di santità. Francamente la misura è colma o (per dirla con un francesismo) se ne ha la palle piene di questa gente. E se pensano di poter continuare a portar profitti a coloro che li hanno nominati e ai politici di riferimento senza essere disturbati è venuto il momento di fargli capire che non è così.
Claudio Giorno
giovedì 17 febbraio 2011
qualcuno sarà contento!?
da LA STAMPA di oggi
SITAF, PLANO SI E' DIMESSO
SUSA -- Da ieri, mercoledi 16, Sandro Plano
non è più direttore di
esercizio dell'autostrada A32 Torino -
Bardonecchia. Ufficialmente, la
scelta di lasciare l'incarico è stata
del direttore intreressato che ha
comunicato ai vertici della SITAF
l'intenzione di dimettersi. Secondo
voci insistenti, però, da qualche
tempo Plano, che è anche presidente
della Comunità Montana Valli di
Susa e Sangone oltre che assessore del
comune di Venaus, non sarebbe
più gradito ai piani alti della Società
che gestisce autostrada e
traforo del Frejus.
L'opposizione alla Torino - Lione, le posizioni
assunte all'inizio
dell'anno scorso in occasione della campagna dei
sondaggi che hanno
anche interessato l'area dell'Autoporto di Susa e
l'avvicinarsi
dell'apertura del cantiere del cunicolo esplorativo di
Chiomonte (che
prevede anche, come compensazione, la realizzazione di
un nuovo svincolo
autostradale) avrebbero suggerito ai vertici SITAF
di accelerare i
tempi. Di qui le dimissioni, partite ieri e
prontamente accettate dalla
SITAF che, non a caso, considera la scelta
di Plano "ragionevole e di
buon senso"
adesso sarebbe, anzi sarà, opportuno che detrattori, fuffatori, tuttologi, mentitori e mestatori, ritirino o almeno (se in grado) ripensino ai giudizi sommari su tutta la vicenda.
Credo che anche costoro prima o poi si rendano conto delle fesserie profuse e magari il momento sarebbe opportuno per rinsavire, rivedere, ridiscutere.....ma ci credo poco...il buon senso non è farina di tuttologo
SITAF, PLANO SI E' DIMESSO
SUSA -- Da ieri, mercoledi 16, Sandro Plano
non è più direttore di
esercizio dell'autostrada A32 Torino -
Bardonecchia. Ufficialmente, la
scelta di lasciare l'incarico è stata
del direttore intreressato che ha
comunicato ai vertici della SITAF
l'intenzione di dimettersi. Secondo
voci insistenti, però, da qualche
tempo Plano, che è anche presidente
della Comunità Montana Valli di
Susa e Sangone oltre che assessore del
comune di Venaus, non sarebbe
più gradito ai piani alti della Società
che gestisce autostrada e
traforo del Frejus.
L'opposizione alla Torino - Lione, le posizioni
assunte all'inizio
dell'anno scorso in occasione della campagna dei
sondaggi che hanno
anche interessato l'area dell'Autoporto di Susa e
l'avvicinarsi
dell'apertura del cantiere del cunicolo esplorativo di
Chiomonte (che
prevede anche, come compensazione, la realizzazione di
un nuovo svincolo
autostradale) avrebbero suggerito ai vertici SITAF
di accelerare i
tempi. Di qui le dimissioni, partite ieri e
prontamente accettate dalla
SITAF che, non a caso, considera la scelta
di Plano "ragionevole e di
buon senso"
adesso sarebbe, anzi sarà, opportuno che detrattori, fuffatori, tuttologi, mentitori e mestatori, ritirino o almeno (se in grado) ripensino ai giudizi sommari su tutta la vicenda.
Credo che anche costoro prima o poi si rendano conto delle fesserie profuse e magari il momento sarebbe opportuno per rinsavire, rivedere, ridiscutere.....ma ci credo poco...il buon senso non è farina di tuttologo
pubblicità....non occulta
un po' di pubblicità, per niente occulta.....
lunedì 14 febbraio 2011
domenica 13 febbraio 2011
..che silenzio c'è stasera!
se non lo sapessimo già ci chiederemmo: perchè tutte le condanne affibbiate ai "furbettini del Tavvino" sono assolutamente e totalmente spariti dai giornali e telegiornali locali? perchè Gianfranco Bianco con la sua "linguettina" biforcuta non ne ha parlato almeno per una settimana consecutiva, e perchè il fantasmagorico Massimo Numa se ne è totalmente scordato?....meditate gente..meditate...
una firma..se vi va
è partita la raccolta firme on-line per l'accorpamento delle date del voto per il referendum e le amministrative.
Cerchiamo di far girare questa informazione , coinvolgendo il maggior numero di persone e facendogli leggere il nostro appello; questo infatti è un importante strumento di pressione che abbiamo per far sentire la nostra voce e comunicare i nostri contenuti.
Per firmare potete andare sulla home-page del sito wwwacquabenecomune.org o al seguente link: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=171
grazie da Lamanca
Cerchiamo di far girare questa informazione , coinvolgendo il maggior numero di persone e facendogli leggere il nostro appello; questo infatti è un importante strumento di pressione che abbiamo per far sentire la nostra voce e comunicare i nostri contenuti.
Per firmare potete andare sulla home-page del sito wwwacquabenecomune.org o al seguente link: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=171
grazie da Lamanca
sabato 12 febbraio 2011
anche EsposiTav si arrende
anche l'ultimo della casta torinese Si Tav si arrende all'evidenza dei fatti, tecnici, economici, sociali e politici..il Tav in Valsusa non si farà...
leggete bene, ta le righe e non solo, l'ultima parte dell'articolo di Tropeano su La Stampa
anche l'EsposiTav nostrano dovrà dedicarsi ad altro...magari insieme all'amico ChiampaTav....
leggete bene, ta le righe e non solo, l'ultima parte dell'articolo di Tropeano su La Stampa
anche l'EsposiTav nostrano dovrà dedicarsi ad altro...magari insieme all'amico ChiampaTav....
giovedì 10 febbraio 2011
non c'è traffico...ma...
Sappiamo che purtroppo anche l'evidenza dei fatti, dei dati scientifici, dei numeri non bastano perchè la verità sia conosciuta e condivisa.
Quindi ci limitiamo a pubblicare senza ulteriori commenti l'articolo che segue
Quindi ci limitiamo a pubblicare senza ulteriori commenti l'articolo che segue
![]() |
| se illeggibile clicca il link sul testo |
Se non ora quando
domenica prossima (13 febbraio) in tutte le città d'Italia ci saranno manifestazioni indette da varie associazioni di donne per protestare contro la situazione di degrado rispetto alla dignità delle donne, che è esemplificata dalle ultime vicende giudiziarie del nostro premier.
Anche se la manifestazione è promossa da varie associazioni di donne, l’intera società civile è ovviamente chiamata a reagire, per cui saranno benvenuti alla manifestazione anche tutti gli uomini che non si riconoscono nel modello di relazioni fra uomini e donne rappresentato da una delle nostre massime cariche istituzionali e che ha ridicolizzato l’Italia intera nel mondo.
Per aderire semplicemente alla petizione, potete collegarvi a questo indirizzo
Coloro che desiderano partecipare alla manifestazione di Torino (nella speranza che siano tante/i), si ricordino di seguire queste indicazioni:
Chiediamo a tutte e a tutti di arrivare all'appuntamento portando:
- un ombrello
- un gomitolo di lana colorata
Fra le varie proposte abbiamo convenuto queste.
- L'ombrello "per riparare i nostri corpi dal fango che ci piove addosso"
- Il gomitolo di lana per tessere una rete colorata fra tutte e tutti noi.
In piazza e durante tutto il corteo saranno organizzati momenti creativi per esempio: un minuto di silenzio seguito da un grande urlo collettivo di rabbia (il primo è previsto per le ore 15)
Inoltre verranno date le indicazione per l'apertura simultanea degli ombrelli.
Nel rispetto rigoroso dell'autonomia e della trasversalità, ricordiamo a tutte e tutti che:
NON CI DEVONO ESSERE SIMBOLI PARTITICI O SINDACALI O DI ASSOCIAZIONI.
Nel caso qualcuna/o venisse in piazza comunque con tali simboli sarà pregata/o di riporli.
Ribadiamo che non ci saranno né palchi né interventi. E che
· la manifestazione non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive. I cartelli e gli striscioni non dovranno generare equivoci su questo fatto.
· la manifestazione è fatta per esprimere la forza e la indignazione delle donne
· la manifestazione è promossa dalle donne, la partecipazione di uomini amici è richiesta e benvenuta.
Al di là di queste indicazioni collettive, ciascuna e ciascuno esprima tutta la propria creatività!
Percorso della manifestazione di Torino:
da piazza San Carlo, via Roma, piazza Castello, via Po, via Rossini, via Verdi (dove, davanti alla Rai, sarà letto l'appello "Se non ora, quando?"), via Montebello, via Po, piazza Vittorio.
Arrivederci a domenica!
Anche se la manifestazione è promossa da varie associazioni di donne, l’intera società civile è ovviamente chiamata a reagire, per cui saranno benvenuti alla manifestazione anche tutti gli uomini che non si riconoscono nel modello di relazioni fra uomini e donne rappresentato da una delle nostre massime cariche istituzionali e che ha ridicolizzato l’Italia intera nel mondo.
Per aderire semplicemente alla petizione, potete collegarvi a questo indirizzo
Coloro che desiderano partecipare alla manifestazione di Torino (nella speranza che siano tante/i), si ricordino di seguire queste indicazioni:
Chiediamo a tutte e a tutti di arrivare all'appuntamento portando:
- un ombrello
- un gomitolo di lana colorata
Fra le varie proposte abbiamo convenuto queste.
- L'ombrello "per riparare i nostri corpi dal fango che ci piove addosso"
- Il gomitolo di lana per tessere una rete colorata fra tutte e tutti noi.
In piazza e durante tutto il corteo saranno organizzati momenti creativi per esempio: un minuto di silenzio seguito da un grande urlo collettivo di rabbia (il primo è previsto per le ore 15)
Inoltre verranno date le indicazione per l'apertura simultanea degli ombrelli.
Nel rispetto rigoroso dell'autonomia e della trasversalità, ricordiamo a tutte e tutti che:
NON CI DEVONO ESSERE SIMBOLI PARTITICI O SINDACALI O DI ASSOCIAZIONI.
Nel caso qualcuna/o venisse in piazza comunque con tali simboli sarà pregata/o di riporli.
Ribadiamo che non ci saranno né palchi né interventi. E che
· la manifestazione non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive. I cartelli e gli striscioni non dovranno generare equivoci su questo fatto.
· la manifestazione è fatta per esprimere la forza e la indignazione delle donne
· la manifestazione è promossa dalle donne, la partecipazione di uomini amici è richiesta e benvenuta.
Al di là di queste indicazioni collettive, ciascuna e ciascuno esprima tutta la propria creatività!
Percorso della manifestazione di Torino:
da piazza San Carlo, via Roma, piazza Castello, via Po, via Rossini, via Verdi (dove, davanti alla Rai, sarà letto l'appello "Se non ora, quando?"), via Montebello, via Po, piazza Vittorio.
Arrivederci a domenica!
mercoledì 9 febbraio 2011
proprio come a Mirafiori!
Qualcuno diceva che il referendum sul contratto a Mirafiori doveva essere votato (non ricordo più chi e quanti fossero), ma vorrei si vergognassero un po' leggendo cosa succede rispetto al mondo del lavoro in Germania...
altro che tappeti rossi a Marchionne
altro che tappeti rossi a Marchionne
nuovo sito
E' nato il nuovo sito del Comitato Acqua Pubblica Avigliana.
Ci troverete tutte le informazioni e le iniziative in vista del referendum sui due quesiti che sono stati accolti.
Lamanca aderisce e invita a diffondere le informazioni a tutti i vostri contatti.
Ci troverete tutte le informazioni e le iniziative in vista del referendum sui due quesiti che sono stati accolti.
Lamanca aderisce e invita a diffondere le informazioni a tutti i vostri contatti.
lunedì 7 febbraio 2011
Valsusa radioattiva...
Un treno carico di scorie radiottive doveva transitare questa notte in Valle di Susa, in mezzo ai nostri paesi, tra le nostre case.
Qualcuno ne sapeva qualcosa?
Avete sentito parlare di questo ennesimo trasporto nucleare e radioattivo?
Leggetevi il resoconto della nottata a Chiusa San Michele da parte del consigliere regionale Biolè, e poi qualcuno mi dica se possiamo fidarci di governanti che non attuano le disposizioni di legge neanche per carichi radioattivi come questi.
Facciamo attenzione perchè il passaggio di un treno di scorie radioattive, che nella più totale disinformazione, avrebbe dovuto transitare in valle, proveniente da Vercelli e diretto in Francia potrebbe ricapitare nelle prossime notti.
Qualcuno ne sapeva qualcosa?
Avete sentito parlare di questo ennesimo trasporto nucleare e radioattivo?
Leggetevi il resoconto della nottata a Chiusa San Michele da parte del consigliere regionale Biolè, e poi qualcuno mi dica se possiamo fidarci di governanti che non attuano le disposizioni di legge neanche per carichi radioattivi come questi.
Facciamo attenzione perchè il passaggio di un treno di scorie radioattive, che nella più totale disinformazione, avrebbe dovuto transitare in valle, proveniente da Vercelli e diretto in Francia potrebbe ricapitare nelle prossime notti.
domenica 6 febbraio 2011
Grazie Avigliana
Quelle che seguono sono alcune considerazioni ad "alta voce" sul futuro dell'area Riva.
Si parte dal fatto che, di per sé, l'indicazione di “Parco Urbano” potrebbe suonare un po' (troppo) generica, dando forse ad alcune persone , l'impressione di “un po' poco per una gestazione di quasi 20 anni!”.
Allora è opportuno “legare” la trasformazione dell'Area Riva alle motivazioni di carattere politico che caratterizzano tutte le Amministrazioni che hanno ottenuto questo grande risultato.
Detto ciò, il ragionamento conseguente è che il parco potrebbe essere per esempio un PARCO URBANO ETICO E SOLIDALE.
Cosa significa?.
L'idea è che considerato che il modello di centro città che abbiamo in mente, di incontro e partecipazione tra i cittadini, di relazioni sociali e di approccio all'uso della città, non coincide, per esempio, con l'equazione CENTRO CITTA'=CENTRO COMMERCIALE, allora si deve esplicitare in maniera chiara e coerente cosa si vuole che diventi l'Area Riva.
Una prima possibile definizione abbiamo detto è PARCO URBANO ETICO E SOLIDALE. Una tale definizione riassume l'azione politica delle Amministrazioni che nel tempo si sono succedute e che hanno consegnato agli Aviglianesi l'Area Riva.
L'Area Riva dovrà essere “dedicata” a questo modo di intendere la vita e la politica, attraverso cioè attività mirate a coinvolgere attivamente la popolazione e i cittadini nella vita del proprio paese, della propria comunità, attraverso azioni e pratiche che siano mirate al rispetto dell'ambiente e delle regole del vivere insieme, senza diventare regole bacchettone, ma puntando al rispetto reciproco delle persone e delle risorse.
Chi si avvicina di più a queste modalità di interpretazione della vita e del vivere?
A mio avviso il volontariato, l'associazionismo, le persone che si organizzano, che partecipano, che vivono giorno per giorno il proprio territorio, in prima persona e non necessariamente in forme organizzate, blindate da formalismi e regole ferree, etc etc.
Quindi l'idea è quella di “dedicare” l'Area Riva a quel modello di approccio al vivere comune e quotidiano....trattandosi di un'operazione che non potrà e non dovrà essere banale, e che volendo rappresentare UN ALTRO MODO DI FARE COMUNITA' E DI VIVERE LA CITTA' (diversa dal centro commerciale) potrebbe farlo, coinvolgendo e comprendendo nel progetto quel tipo di mondo e di ambienti.
La sfida è quella di favorire e sviluppare il volontariato, laicamente, coinvolgendo quanta più gente possibile.
Per permettere tutto questo occorre che siano possibili attività connesse all'uso “ortodosso” del PARCO URBANO ETICO E SOLIDALE e che potrebbero ricomprendere per esempio “LA CASA DELLE BUONE PRATICHE” o qualcosa di simile, dove poter rendere esplicite agli Aviglianesi tutte quelle forme e quelle attività ritenute imprescindibili: risparmio energetico, commercio equo e solidale, Gas, finanza etica, volontariato sociale, buone pratiche, rispetto e tutela del territorio e dell'ambiente, orti urbani, democrazia partecipata, e via dicendo.
Si dovrà davvero consentire agli Aviglianesi di appropriarsi giorno per giorno del loro centro urbano, in modo coerente con le politiche poste in essere dalla ultime Amministrazioni di Avigliana.
Spero in un contributo di Claudiuccius!!! Su come si è arrivati a tutto questo.
Etichette:
area Riva,
avigliana,
urbanistica
sabato 5 febbraio 2011
l'acqua è nostra!
Lamanca ha aderito al Comitato acqua pubblica Avigliana!
Ora le cose si complicano!
Ognuno dei 1.400.000 firmatari per l'ottenimento del Referendum sull'acqua pubblica, dovrà riuscire a portare a votare almeno altre 20 persone!
Non è una cosa facile.
Ma questo è un momento storico dove si è ben capito che se non ci si impegna in prima persona nelle cose in cui si crede, non c'è nessuno che lo farà per noi.
Lamanca ci sarà on line, ma soprattutto per le piazze, le strade, i posti di lavoro, di incontro, di convivialità, nei posti pubblici e privati.
Quelle 20 persone a testa ci sono..occorre solo farglielo sapere.
Buon lavoro.
ps Nella pagina "referendum acqua pubblica" ci saranno continui aggiornamenti
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| http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/ |
Ora le cose si complicano!
Ognuno dei 1.400.000 firmatari per l'ottenimento del Referendum sull'acqua pubblica, dovrà riuscire a portare a votare almeno altre 20 persone!
Non è una cosa facile.
Ma questo è un momento storico dove si è ben capito che se non ci si impegna in prima persona nelle cose in cui si crede, non c'è nessuno che lo farà per noi.
Lamanca ci sarà on line, ma soprattutto per le piazze, le strade, i posti di lavoro, di incontro, di convivialità, nei posti pubblici e privati.
Quelle 20 persone a testa ci sono..occorre solo farglielo sapere.
Buon lavoro.
ps Nella pagina "referendum acqua pubblica" ci saranno continui aggiornamenti
venerdì 4 febbraio 2011
cemento ecologico
Si tratta ovviamente di un ossimoro.......
il titolo di questo post è suggerito da questo articolo pubblicato su tecnici.it che affronta il tema urbanistico della densificazione.
Detto che non se ne condividono in assoluto tutti i passaggi, nè tantomeno l'enfasi metropolitanocentrica, si tratta però di un argomento interessante.
Va detto subito che "concentrare è bello e inquina meno" non è vero in assoluto.
Portando all'eccesso questo ragionamento, si sarebbe tutti raggruppati e compressi, in tante isole separate tra loro, messe in comunicazione tra una landa disabitata e l'altra, neanche nei migliori film di fantascienza. Ma soprattutto i costi energetici e ambientali per raggiungere questa situazione, devono essere messi in conto quando si fanno studi e bilanci di convenienza energetico-ambientale.
Come va anche detto che tutta la questione sulla riduzione di sovrappopolazione, non avendo elementi per confutarla, non viene neanche presa in considerazione.
Il concetto interessante che si coglie è quello del diverso modello urbanistico che ipotizza, forse sulla scorta dei disastri americani, dove si percepisce la necessità di evitare lo "sparpagliamento" sul territorio.
Per riportare l'argomento ad ambiti più vicini, il concetto di addensamento o densificazione, insomma del concentrare il più possibile le attività antropiche, è uno degli spunti offerti dall'articolo.
C'è del vero, aldilà dell'enfasi retorica, in questo ragionamento, ponendo però alcune questioni.
Intanto occorrerebbe capire come siano stati effettuati gli studi per affermare che gli abitanti di New York "consumino" meno di altri loro concittadini meno concentrati (p.es. prima o dopo aver cementificato e asfaltato tutta la baia di fronte a Manhattan?).
Poi affermare che non sembra auspicabile la deportazione di tutti coloro che non sono "concentrati" in megalopoli superaffollate.
Quindi nello specifico, in centri di piccolissime dimensioni, tradurre fattivamente questo concetto.
Un'ipotesi è quella di evitare il modello "alveare o formicaio", ma soprattutto, a condizione che la densificazione urbanistica, avvenga solo ed esclusivamente DOPO la realizzazione di sistemi di tasposto pubblico integrati, in termini di orari e di diversi sistemi di trasporto.
Per enfatizzare il concetto, la densificazione urbanistica nei piccolissimi centri, dovrebbe avvenire in cambio delle realizzazione di quartieri (se non di città) "senz'auto"!!
Sia chiaro è una estremizzazione del ragionamento.
Ma se si desse solamente il via all'addensamento antropico in alcune zone della città, senza che prima si sia risolto il sistema di viabilità complessivo (interno ed esterno alla città), l'effetto sarebbe devastante.
Si congestionerebbero gli spazi sia interni sia esterni alle zone in trasformazione, oppure si creerebbe la necessità di enormi spazi o infrastrutture di attestamento, costosissimi in termini ambientali ed economici.
E' aperto il ragionamento.
il titolo di questo post è suggerito da questo articolo pubblicato su tecnici.it che affronta il tema urbanistico della densificazione.
Detto che non se ne condividono in assoluto tutti i passaggi, nè tantomeno l'enfasi metropolitanocentrica, si tratta però di un argomento interessante.
Va detto subito che "concentrare è bello e inquina meno" non è vero in assoluto.
Portando all'eccesso questo ragionamento, si sarebbe tutti raggruppati e compressi, in tante isole separate tra loro, messe in comunicazione tra una landa disabitata e l'altra, neanche nei migliori film di fantascienza. Ma soprattutto i costi energetici e ambientali per raggiungere questa situazione, devono essere messi in conto quando si fanno studi e bilanci di convenienza energetico-ambientale.
Come va anche detto che tutta la questione sulla riduzione di sovrappopolazione, non avendo elementi per confutarla, non viene neanche presa in considerazione.
Il concetto interessante che si coglie è quello del diverso modello urbanistico che ipotizza, forse sulla scorta dei disastri americani, dove si percepisce la necessità di evitare lo "sparpagliamento" sul territorio.
Per riportare l'argomento ad ambiti più vicini, il concetto di addensamento o densificazione, insomma del concentrare il più possibile le attività antropiche, è uno degli spunti offerti dall'articolo.
C'è del vero, aldilà dell'enfasi retorica, in questo ragionamento, ponendo però alcune questioni.
Intanto occorrerebbe capire come siano stati effettuati gli studi per affermare che gli abitanti di New York "consumino" meno di altri loro concittadini meno concentrati (p.es. prima o dopo aver cementificato e asfaltato tutta la baia di fronte a Manhattan?).
Poi affermare che non sembra auspicabile la deportazione di tutti coloro che non sono "concentrati" in megalopoli superaffollate.
Quindi nello specifico, in centri di piccolissime dimensioni, tradurre fattivamente questo concetto.
Un'ipotesi è quella di evitare il modello "alveare o formicaio", ma soprattutto, a condizione che la densificazione urbanistica, avvenga solo ed esclusivamente DOPO la realizzazione di sistemi di tasposto pubblico integrati, in termini di orari e di diversi sistemi di trasporto.
Per enfatizzare il concetto, la densificazione urbanistica nei piccolissimi centri, dovrebbe avvenire in cambio delle realizzazione di quartieri (se non di città) "senz'auto"!!
Sia chiaro è una estremizzazione del ragionamento.
Ma se si desse solamente il via all'addensamento antropico in alcune zone della città, senza che prima si sia risolto il sistema di viabilità complessivo (interno ed esterno alla città), l'effetto sarebbe devastante.
Si congestionerebbero gli spazi sia interni sia esterni alle zone in trasformazione, oppure si creerebbe la necessità di enormi spazi o infrastrutture di attestamento, costosissimi in termini ambientali ed economici.
E' aperto il ragionamento.
martedì 1 febbraio 2011
le balle del tg3 Piemonte
Nell'edizione di ieri sera del TG3 Piemonte, servizione di apertura con tanto di Porchietto e Sacconi tutti sorridenti per i 120 milioni di euro di cassa integrazione in deroga!!!
tutte balle! la verità era questa
il secondo servizione era sul Tav, con altrettanta enfasi...i cantieri partiranno in primavera!
tutte balle anche queste!!!!!!
ma ormai il TG3 lo conosciamo...e lo evitiamo...
tutte balle! la verità era questa
il secondo servizione era sul Tav, con altrettanta enfasi...i cantieri partiranno in primavera!
tutte balle anche queste!!!!!!
ma ormai il TG3 lo conosciamo...e lo evitiamo...
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