martedì 31 maggio 2011

Anno Zero

"Il cuore del mondo ha cominciato a battere altrove, la sobrietà e l’ambientalismo a sussurrare nuove parole d’ordine": Gramellini - Anno Zero - LASTAMPA.it

no alla violenza (2)

dal sito di libre

http://www.libreidee.org/2011/05/per-favore-non-massacrateci-no-tav-appello-ad-amnesty/

Per favore, non massacrateci: No-Tav, appello ad Amnesty



«Scriviamo per attirare la vostra attenzione sul clima di minaccia ed annunciate violenze che i politici e gli imprenditori torinesi stanno creando contro il sacrosanto diritto di noi cittadini di protestare in modo pacifico, per contrastare la costruzione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione». Così l’appello che i No-Tav “sotto assedio” a Chiomonte in valle di Susa indirizzano ad Amnesty International, dopo l’accorata lettera aperta rivolta ai «cittadini in uniforme», gli agenti delle forze dell’ordine: «Non siamo noi i violenti, riflettete: quello che vi chiedono è di usare la forza per consentire la rapina dell’Italia, attraverso il colossale sperpero della Torino-Lione». E mentre la Cisl – senza Bonanni – “sbarca” a Susa per schierarsi coi cantieri, Fiom e Cobas restano accanto alla valle di Susa, che mobilita i suoi sindaci come nel 2005 per fermare l’assalto delle ruspe.
L’appello ad Amnesty è diretto a Christine Weise, presidente della sezione italiana dell’associazione umanitaria, dopo le minacce esplicite del sindaco Christine Weise, presidente di Amnesty International Italiauscente di Torino, Sergio Chiamparino, giunto a raccomandare al ministro Maroni l’uso della forza per sgomberare i No-Tav dal sito di Chiomonte dove si tenta di aprire il primo cantiere Tav: un drammatico ultimatum, quello del 31 maggio, per non perdere la prima trance europea di finanziamenti, il primo lotto di una torta faraonica, 20 miliardi di euro, che Beppe Grillo considera «un crimine contro l’umanità di domani», dal momento che figli e nipoti – in quest’Italia in crisi nera – saranno «costretti a pagare all’infinito un debito mostruoso, per un’opera devastante, di cui i proponenti non si sono mai curati di dimostrare l’utilità».
Purtroppo è vero: la Torino-Lione, la più grande opera della storia italiana (quattro volte tanto il Ponte sullo Stretto, cinque miliardi più del Tunnel sotto la Manica) nasce senza un rapporto costi-benefici: può sembrare incredibile, proprio mentre Bruxelles annuncia tagli “lacrime e sangue” sulla spesa pubblica. Anche la stessa Corte dei Conti avverte che l’Italia dovrà prepararsi a tagliare dal proprio bilancio pubblico qualcosa come 46 miliardi all’anno (sotto la scure cadranno pensioni, scuola, sanità, sicurezza sociale), per la Torino-Lione la legge del rigore non vale: in modo clamorosamente bypartisan, destra e sinistra insistono nel volere la grande opera a tutti i costi. La musica non cambia dopo le elezioni torinesi: il nuovo sindaco, Piero Fassino, prende subito le distanze dai No-Tav accusando i militanti di Chiomonte di aver allontanato con una sassaiola gli agenti che il militanti No-Tav a Chiomonte23 maggio avevano tentato di scortare sul posto i tecnici per impiantare il cantiere.
Sui No-Tav sono arrivati anche gli strali di Raffaele Bonanni, leader della Cisl, che ha spedito a Susa il suo sindacato degli edili, la Filca, per «sostenere i lavoratori che saranno impegnati nei cantieri della Torino-Lione». Secondo la Cisl, è «una manifestazione per il diritto al lavoro». Non la pensano così gli operai della Fincantieri di Genova, saliti in valle di Susa per sostenere la resistenza civile dei No-Tav. Quello della Cisl «è un gesto sconsiderato», per le liste civiche della valle di Susa, visto che in questo momento «la tensione è altissima». Diritto al lavoro? «Certo: innanzitutto è a rischio il futuro dei 3.000 agricoltori, i cui terreni sarebbero devastati dai cantieri». Se la Coldiretti si schiera con la “valle che resiste”, si conta anche sull’appoggio della Fiom, da sempre in prima linea – col leader piemontese Giorgio Airaudo – contro la Torino-Lione: «Non possiamo più accettare il ricatto del lavoro ad ogni Giorgio Airaudocosto: non c’è contropartita possibile per la perdita dell’ambiente, la Tav è figlia di un modello di sviluppo che appartiene al passato».
Forte anche la mobilitazione dei Cobas: «E’ da più di vent’anni che la popolazione della valle di Susa è impegnata in una strenua resistenza a difesa del proprio territorio, contro chi mira a devastarlo, trasformandolo in un corridoio ad uso e consumo della speculazione finanziaria, delle mafie delle grandi opere e dei comitati trasversali degli affari», scrive la confederazione torinese del sindacato autonomo. «Una lotta che in tutto questo tempo non solo si è rafforzata, ma ha prodotto una crescita collettiva culturale e politica in ogni fascia della popolazione: con la determinata consapevolezza del rifiuto a delegare il proprio futuro e quello delle future generazioni a quelle istituzioni e a quelle cosiddette “forze sociali” che si sono alleate scandalosamente per cercare di imporre la sottomissione del territorio e dei suoi abitanti alle “esigenze” dei poteri forti».
Ci hanno provato in tutti i modi, a far piegare a testa ai valsusini: promesse di incentivi, compensazioni, “osservatori” istituzionali, pressioni e tentativi di compravendita di amministratori locali. «Nessuno ha ceduto e la faccia del potere si è smascherata con assalti notturni e distruzione dei presidi, cariche e botte fino alla occupazione militare del territorio», proseguono i Cobas torinesi. «Risultato: quello di rafforzare la determinazione del popolo della valle, che ben sa che il Tav non serve alla gente, non serve al territorio, Anche i Cobas si schierano contro la Tavnon serve al lavoro ma mira unicamente a destinare ingenti somme di denaro pubblico in progetti gestiti dalle mafie politiche ed economiche».
Oggi siamo alla frutta: il “comitato trasversale degli affari”, costituito da «potentati economici, partiti di centrodestra e centrosinistra» invoca una nuova occupazione militare del territorio, «altre botte e violenze contro il popolo valsusino», promuovendo sui media una «vergognosa campagna di disinformazione e denigrazione». Luigi Casel, coordinatore delle liste civiche valsusine, non risparmia critiche a chi ha sdoganato l’uso della forza per aprire il cantiere e lo considera fin d’ora «moralmente responsabile di qualunque atto di violenza si possa verificare in queste ore». A difesa della valle di Susa si schiera anche l’Anpi, l’associazione dei partigiani, che valuta “fascista” il ricorso alla forza contro la popolazione. Secondo l’ex sindaco torinese Diego Novelli è «impensabile e antidemocratico risolvere con la forza e impedire con atti di violenza qualsiasi soluzione: certe dichiarazioni Diego Novellidi esponenti istituzionali e sindacali sono inaccettabili».
Se Novelli spera che «attraverso il confronto si possa raggiungere una soluzione condivisibile» e intanto appoggia i sindaci valsusini e il presidente della Comunità Montana, Sandro Plano, che ora ricorrono al Tar per contestare le modalità tecniche con cui verrebbe aperto il cantiere a Chiomonte, i No-Tav chiedono aiuto anche ad Amnesty International. «Da anni, con documentazioni scientifiche e tecniche – scrivono alla presidente Christine Weise – facciamo informazione corretta su un progetto totalmente inutile, dannoso per la salute dei cittadini che abitano la valle di Susa e deleterio per l’economia già precaria del nostro Paese». Da anni, continuano i No-Tav, «chiediamo che il denaro pubblico destinato al Tav possa essere usato per piccole opere che siano veramente utili alla cittadinanza (scuole, ospedali ed altri servizi al cittadino)».
Purtroppo, secondo i valsusini, «la lobby economico-politica che supporta questo progetto ha un unico obiettivo: intascare i fondi europei destinati all’opera e nessun interesse per il bene dei cittadini». Nonostante ciò, aggiungono i No-Tav, «siamo abituati a lottare: nel 2005 a Venaus siamo stati aggrediti brutalmente dalle forze di polizia. Cittadini inermi, che dormivano e giocavano a carte al “presidio”, vennero massacrati a manganellate». In quella occasione, la sezione italiana di Amnesty International prese posizione contro la violenza dello sgombero. «Ora, dopo sei anni, i politici che utilizzano una democrazia di facciata, lungi dall’aver tentato di comprendere il nostro impegno, delegano le forze di polizia a No Tav presidio“risolvere” la questione, minacciando a gran voce i cittadini che si oppongono al Tav, chiedendo l’uso della forza e, di fatto, istigando alla violenza».
Il mondo politico e imprenditoriale sfodera infatti bellicose dichiarazioni auspicando una «soluzione militare da parte delle forze dell’ordine» per liberare entro il 31 maggio l’area della Maddalena di Chiomonte, per non perdere il finanziamento europeo che darebbe il via al fiume di denaro pubblico necessario alla costruzione della linea. «Ancora una volta l’aggressione brutale sarà portata avanti da cittadini in divisa contro cittadini inermi, mentre coloro che sono incapaci di governare democraticamente si nasconderanno dietro vuote dichiarazioni», concludono i No-Tav nel loro appello ad Amnesty: «Vi preghiamo di aiutarci, per quanto in vostro potere. Almeno per tentare di risvegliare le coscienze di tutte quelle persone che hanno il diritto di sapere la verità su quello che sta per accadere in val di Susa», la terra assediata dove la festa democratica e multicolore esplosa il 30 maggio a Milano e Napoli sembra una fiaba lontanissima.

Vicini al punto di non ritorno

a cosa vale la pena sentirsi vicini? alle migliaia di persone che hanno perso il lavoro in questi anni di crisi (e a coloro che lo perderanno ancora nei prossimi tempi)? agli studenti che fanno lezione in classi fatiscenti e strutture pericolanti? a coloro che hanno bisogno di cure urgenti e non trovano più un pronto soccorso vicino perchè hanno chiuso l'ospedale? oppure ci dobbiamo sentire vicini alle cricche di affaristi e politici che mandano i poliziotti a manganellare i manifestanti? ai sindacalisti venduti che se ne fregano per anni di quelli che han perso il posto di lavoro (ed anche la vita nei cantieri) e scoprono improvvisamente che ci sono lavoratori (di ditte che non pagherebbero nemmeno gli stipendi) che vengono messi contro ad altri che sostengono che il consumo di territorio porterà via non solo i loro posti di lavoro, ma anche il terreno su cui coltivare per un'agricoltura a Km 0?
La corte dei conti dice che sono richiesti tagli per 46 miliardi l'anno per aggiustare il rapporto debito/PIL...Forse i 200 manifestanti di questa mattina a Susa (quanti di loro venuti in modo "spintaneo" da altre regioni?), potrebbero pensare anche a questo quando dicono che bisogna vigilare assieme "affinché negli appalti e nei subappalti ci siano solo imprese serie" e chiedere direttamente a Stefano Esposito che tipo di relazioni intrattiene (se le intrattiene) con la famiglia dei Lazzaro...

no alla violenza

COMUNICATO STAMPA del COORDINAMENTO AMMINISTRATORI LISTE CIVICHE VALSUSA

Il Coordinamento delle Liste Civiche Valsusa, alla luce delle scandalose dichiarazioni di questi ultimi giorni, da parte del mondo politico, imprenditoriale e sindacale, locale, torinese e nazionale, in cui si auspica l'intervento della forza pubblica “ad ogni costo” e “senza regole di ingaggio” in Valsusa, per consentire l'installazione del cantiere per il cunicolo esplorativo della Maddalena a Chiomonte propedeutico al Tav,

condannano fermamente tali affermazioni sia sul piano politico sia sul piano democratico.

Le Liste Civiche Valsusa considerano fin d'ora politicamente e moralmente responsabili di qualunque atto di violenza si potesse verificare in queste ore nei territori della Valsusa,  coloro i quali hanno rilasciato tali dichiarazioni sui mezzi di comunicazioni, ritenendoli i mandanti di un clima di tensione e di giustificazione della violenza non accettabile in una nazione democratica.

Invitiamo tutti i rappresentanti del mondo politico, imprenditoriale, sindacale e tutti coloro che rappresentano pezzi della società civile, intellettuale e associazionistica, a dissociarsi pubblicamente dalle dichiarazioni che auspicano il ricorso alla violenza e alla militarizzazione del territorio della  Valsusa.

Crediamo che l'installazione di un cantiere di un'opera di tali dimensioni non possa avvenire “ad ogni costo” e “senza regole di ingaggio”, ma solo attraverso la dimostrazione della validità e dell'utilità di quell'opera, circostanza questa mai avvenuta.

Se ad “ogni costo” significasse anche a costo di violenza su un popolo in lotta, questo sarebbe un atto gravissimo e ingiustificabile e a questo ogni persona, ogni individuo onesto, si deve ribellare.

Le Liste Civiche Valsusa chiedono di farlo pubblicamente  e chiedono a coloro che hanno auspicato pubblicamente la violenza su chi si oppone alla Torino-Lione di ritrattare le loro dichiarazioni pubbliche che li rendono responsabili di qualunque incidente possa verificarsi nelle prossime ore.

La violenza non è mai la soluzione per dirimere controversie, in particolare per una lotta sociale, pacifica e consapevole che da 22 anni, il popolo della Valsusa, porta avanti con coerenza, caparbietà e correttezza.

Le liste civiche Valsusa esecrano altresì l’organizzazione del presidio di Edili organizzato per il 30.Maggio.2011 a Susa da parte della CISL.
Si tratta evidentemente di un gesto sconsiderato, estremistico e fatto in un momento in cui la tensione sociale in Valle di Susa è altissima. La difesa del posto di lavoro e la dignità dei lavoratori sono al primo punto dell’attenzione delle Liste civiche Valsusa. Di tutti i lavoratori però, compresi i circa 3.000 addetti in campo agricoltura che vedranno svanire il proprio posto di lavoro con l’installazione dei cantieri. Non così pare per il segretario nazionale della CISL che, dopo aver dimenticato la dignità dei lavoratori di Mirafiori ora sta dimenticando anche la dignità dei lavoratori agricoli della Valle e utilizza i bisogni dei lavoratori per porli gli uni contro gli altri.

Le liste civiche Valsusa invitano le lavoratrici e i lavoratori a non prestarsi a queste bieche strumentalizzazioni e a pensare insieme a un presente e a un futuro sicuri e non funzionali all’arricchimento di pochi a scapito della vita sia degli agricoltori che degli edili.

Invitiamo tutti gli uomini e le donne di buon senso a far la loro parte per evitare atti e azioni dalle conseguenze incalcolabili.

Chiomonte Lì 30.Maggio.2011

                                          IL COORDINATORE LISTE CIVICHE VALSUSA
                                                                  (CASEL   Luigi)
                      

lunedì 30 maggio 2011

metastasi nucleari

ecco due articoli de IlFattoQuotidiano che danno spazio all'informazione sulle questioni nucleari che interessano la valsusa direttamente...



http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/29/le-scorie-nucleari-di-trino-e-saluggia-viaggiano-verso-la-francia-ma-la-popolazione-non-e-informata-dei-rischi/114545/

di Andrea Giambartolomei
29 maggio 2011

Le scorie nucleari viaggiano verso la Francia. Ma la popolazione non è informata dei rischi
Un documento della Prefettura prevede tre livelli di pericolo legati allo spostamento dei materiali da Trino e Saluggia. Ma l'obbligo di informare i cittadini scatta solo in caso di allarme "molto grave". "Sarebbe troppo tardi", protestano i sindaci, che insieme ad associazioni e al Movimento 5 Stelle fanno ricorso al Tar: "Bisogna informare sul comportamento da adottare"

Da Vercelli verso la Francia, all’insaputa dei cittadini. Mentre il governo blocca il referendum sull’energia atomica e i progetti per le nuove centrali, le scorie nucleari accumulate dall’Italia prima del 1987, continuano a viaggiare, sui treni, dirette all’estero. Viaggi necessari per “liberare” i centri piemontesi delle scorie, ma – visto il materiale trattato – rischiosi. Tanto che le prefetture delle province piemontesi hanno preparato dei piani di emergenza, prevedendo fino a tre livelli di rischio, così che – in caso di incidenti – gli interventi siano rapidi.

La popolazione, però, è tenuta all’oscuro di tutto: i cittadini non sanno quando i convogli passeranno e non sanno come tutelarsi. Sebbene una norma europea obblighi le amministrazioni ad avvisare la cittadinanza, un decreto del governo del 2006, ripreso da una delibera regionale e dal piano d’emergenza della Prefettura di Torino, sancisce che le misure di sicurezza vengano rese note solo dopo un eventuale incidente. Gli amministratori locali e i comitati di cittadini protestano: “È giusto che la gente sia informata”, afferma Emilio Chiaberto, sindaco di Villar Fioccardo, comune che insieme al Movimento 5 Stelle e alla federazione nazionale Pro Natura ha fatto un ricorso al tribunale amministrativo del Piemonte: “È un contributo alla trasparenza su un pericolo serio”, aggiunge. Secondo i ricorrenti al Tar, la direttiva europea deve prevalere sulla norma del governo e quindi cittadini devono essere informati in anticipo. Tuttavia, il 14 maggio scorso i giudici hanno stabilito che la competenza spetta al Tar del Lazio. In attesa della decisione, i convogli continueranno a passare.

I piani prefettizi sono stati predisposti per i trasporti di scorie delle vecchie centrali nucleari italiane conservate nel vercellese, nel deposito “Avogadro” di Saluggia e nell’ex centrale “Enrico Fermi” di Trino, verso l’impianto Areva a La Hague per il “riprocessamento”, un’operazione che permette di recuperare materiale utile dagli scarti. Sono dieci i viaggi da compiere entro la fine del 2012, e solo due sono già stati effettuati. Alla base dei piani ci sono le raccomandazioni dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra): i cask, cilindri d’acciaio che contengono il materiale radioattivo, viaggiano su treni speciali e prima della loro partenza viene “fatto divieto di incrocio con altri convogli recanti sostanze pericolose”, si legge nel piano d’emergenza del 2011 della Prefettura di Torino (clicca qui per vedere il documento). Al seguito del convoglio devono viaggiare i vigili del fuoco, con una squadra antincendio e una squadra radiometrica (che esegue le rilevazioni e delimita le eventuali aree contaminate), le forze dell’ordine, i tecnici della squadra del trasportatore e la squadra di intervento della Sogin, tutti pronti nel caso in cui qualcosa andasse storto. Tre sono i gradi di rischio previsti: lieve, grave (se il cask si stacca spostandosi fuori dal veicolo), fino a “molto grave”, in caso di incendio dopo lo scontro tra il treno e un’autocisterna con liquido infiammabile. Solo in quest’ultimo caso, quello in cui si passa dallo stato d’attenzione allo stato d’allarme, il piano prevede che la popolazione sia “immediatamente informata dalle autorità locali, d’intesa con la Prefettura, sui fatti relativi all’emergenza, sul comportamento da adottare, sui provvedimenti di protezione sanitaria”. Ma, secondo chi protesta, a quel punto sarebbe troppo tardi.

Come rileva il ricorso preparato dall’avvocato Daniela Bauduin per il Movimento 5 Stelle, Pro Natura e il Comune di Villar Focchiardo, la direttiva della Comunità europea dell’energia atomica sui trasporti nucleari, la 618 del 1989 (ripresa dal decreto legislativo 230 del 1995 e dalla legge regionale n° 5 del 18 febbraio 2010) prevede che gli Stati vigilino “affinché la popolazione che rischia di essere interessata dall’emergenza radioattiva sia informata sulle misure di protezione sanitaria ad essa applicabili, nonché sul comportamento che deve adottare in caso di emergenza radioattiva”. Però il decreto della presidenza del consiglio dei ministri n.44 del 2006, la delibera regionale 25-1404 del 19 gennaio 2011 della giunta di Roberto Cota e i piani prefettizi non prevedono queste azioni: “Abbiamo chiesto che senza un’adeguata informazione i treni non transitino – dichiara Davide Bono, consigliere regionale del movimento fondato da Beppe Grillo, che tiene a precisare un punto -. I viaggi devono avvenire, ma i cittadini devono essere avvisati”.

Ai tre ricorrenti si aggiungeranno anche altri Comuni interessati dal passaggio dei treni, come quello di San Didero: “Abbiamo deliberato di procedere con un ricorso ‘ad adiuvandum’, per sostenere quello già fatto”, annuncia il sindaco Loredana Bellone. Lei, come altri, non è stata avvisata al momento del transito: “Ho ricevuto il piano due o tre giorni prima del primo passaggio, tra il 6 e il 7 febbraio scorso, di cui né io né altri colleghi eravamo stati informati”. Lamenta anche la mancanza di un calendario dei passaggi: “Hanno detto che lo stavano predisponendo, ma non è stato ricevuto nulla”. Neanche per il secondo transito, tra l’8 e il 9 maggio, c’è stata un’informazione precisa: “Il 6 maggio, due giorni prima del secondo passaggio, abbiamo ricevuto una mail con delle considerazioni generiche, ma non si sa quando passeranno questi treni”, ricorda Chiaberto. Bellone aggiunge anche che, nelle riunioni in prefettura, “hanno detto che avrebbero fatto un seminario per insegnarci cosa dire alla popolazione”. E invece ancora non sanno cosa fare nel caso in cui ci fosse un’emergenza e in più, dice: “Non abbiamo i mezzi per affrontarla”. La stessa risposta la fornisce il sindaco di Sant’Ambrogio, Dario Fracchia, che ha un dubbio: “In caso di incidente ci direbbero che non avremmo fatto nulla, ma se facessimo delle prove saremmo accusati di procurato allarme. Manca un’indicazione precisa del prefetto. Ci dica cosa fare”.

Nel frattempo, il 17 maggio scorso, ovvero tre giorni dopo la decisione del Tar Piemonte, la giunta Cota, su impulso dell’assessore all’Ambiente Roberto Ravello, ha cercato di porre un rimedio istituzionalizzando il tavolo di “confronto e partecipazione nucleare” con prefetture, enti locali, gestori degli impianti, associazioni ambientaliste, di industriali, artigiani o agricoltori, e sindacati. Un tavolo già stato previsto dalla precedente giunta Bresso, che però – almeno per ora – non prevede aspetti operativi relativamente alle operazioni di trasferimento delle scorie. Operazioni, appunto, che sono già in corso.


ed ecco il secondo......


http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/30/incubo-cancro-a-fukushima-si-calcolano-420mila-casi-nei-prossimi-50-anni/114617/di Andrea Bertaglio
30 maggio 2011
Incubo cancro a Fukushima, si calcolano
420mila casi nei prossimi 50 anni

A riportare queste inquietanti cifre è uno studio di Chris Busby, segretario scientifico dell’Eccr.


Un manifestante durante una protesta anti-nucleare a Tokyo
Una strage a orologeria, innescata dalle emissioni letali: la radioattività rilasciata dai reattori di Fukushima potrebbe causare quasi 420mila casi di cancro nei prossimi 50 anni. A riportare queste inquietanti cifre è uno studio di Chris Busby, segretario scientifico dell’Eccr, il comitato europeo sul rischio radioattivo, nato da un gruppo di scienziati desiderosi di analizzare in modo indipendente i pericoli legati alle contaminazioni nucleari. Secondo gli studiosi britannici, la metà dei casi di cancro potrebbe verificarsi nel raggio di 200 km dalla centrale giapponese già nei prossimi dieci anni. Per ora si tratta solo di stime, ma il professor Busby e la sua équipe, oltre che dell’attendibilità del loro lavoro, sono convinti di una cosa: i fattori di rischio dovuti alla radioattività continuano ad essere sottovalutati.

Le stime sono state eseguite usando i dati forniti dall’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, e da fonti ufficiali giapponesi. Due i metodi utilizzati. Il primo prende in considerazione la crescita dei casi di tumore in Svezia verificatasi dopo l’incidente di Chernobyl: un aumento osservato nella parte settentrionale del Paese nell’arco di un decennio dal dottor Martin Tondel, e quantificato nell’11% per ogni 100 kBq/m² di contaminazione radioattiva. Sulla base di questi dati, e focalizzandosi dapprima sulle zone situate fino a 100 km dai reattori, in cui l’Aiea ha calcolato una media di 600 kBq al metro quadro, il professor Busby ha stimato un valore di contaminazione che porterebbe ad un aumento dei casi di cancro del 66%: vale a dire che, tra il 2012 e il 2021, potrebbero verificarsi ben 103.329 cancri in più a causa dell’esposizione alle radiazioni di Fukushima.

Applicando invece il “metodo Tondel” all’area tra 100 km e 200 km dalla centrale, una zona con 7.8 milioni di abitanti e con concentrazioni di radiazioni più basse, i casi di cancro da qui al 2021 sono stimati in 120.894 unità. Per un agghiacciante totale di 224.223 tumori in più nei prossimi dieci anni. Lo stesso European Committe on Radiation Risk, di cui Busby fa parte, prevede una situazione simile: 191.986 cancri addizionali entro 100 km dalla centrale nucleare e 224.623 nel cerchio più esterno, per un totale di 416.609. La metà dei quali, secondo l’Eccr, riscontrabile nei prossimi dieci anni. Ci sarebbero poi da aggiungere i 6158 casi predetti per i prossimi 50 anni dalla Icrp, la Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica. Che, aggiungendosi ai due milioni e mezzo normalmente verificabili nell’arco di mezzo secolo nella popolazione giapponese di quelle regioni, è considerabile come “negabile”. Anzi, addirittura “invisibile”.

L’Eccr da tempo cerca di mettere in guardia su quanto i rischi derivanti dall’esposizione alla radioattività siano sottostimati. Anche lo scorso anno, con il lungo rapporto “2010 Recommendations of the European Committee on Radiation Risk”, lo scopo era quello di portare i governi a prendere più sul serio la questione, in modo da allertare la popolazione in caso di necessità. Del resto, gli scienziati che hanno fondato l’Eccr lo descrivono proprio come una “una creazione spontanea della società civile che affronta l’evidenza chiara ed allarmante del fallimento delle sue Istituzioni democratiche nel proteggerla dagli effetti dell’inquinamento radioattivo”.

...come i Tedeschi

Facciamo anche noi come i Tedeschi!
Ma purtroppo in Italia per fare delle cose buone occorre che i cittadini si organizzino e trovino la soluzione.
Il Governo tedesco ha deciso di smantellare l'energia atomica, noi dovremo farlo col referendum del 12 e 13 giugno....
sarà una campagna di civiltà e democrazia, ma sarà difficilissima perchè stanno boicottando il referendum...ci si dovrà organizzare col passaparola, col porta a porta, con gli amici e conoscenti, direttamente, senza delegare nessuno....

dal sito de IlFattoquotidiano online di oggi

Nucleare, la Germania chiuderà
tutti i reattori entro il 2012
Mentre in Italia la partita atomica è stata solo posticipata dal governo per timore del referendum, la Germania fermerà il suo ultimo reattore nucleare nel 2022, diventando così la prima potenza industriale a rinunciare a questo tipo di energia. Lo ha annunciato oggi il ministero dell’Ambiente tedesco.

I leader dei partiti si sono riuniti nell’ufficio del cancelliere Angela Merkel a Berlino per mettere a punto l’accordo sulla chiusura degli impianti e l’intesa è arrivata al termine di una sessione fiume durata 12 ore che ha visto la partecipazione dei leader dei partiti della coalizione – Cdu, Csu e Fdp – ma in cui sono stati coinvolti anche quelli dei Socialdemocratici e dei Verdi. Oggi verrà divulgato il contenuto del rapporto consegnato sabato dalla commissione etica al governo, in cui si raccomanda la chiusura degli impianti entro dieci anni, con la sospensione immediata del funzionamento di otto impianti e progressiva degli altri nove.

In questo modo i tre reattori più moderni delPaese si fermeranno al più tardi a fine 2022, ha dichiarato il ministro Norbert Rottgen (Cdu) dopo una riunione tra i leader della coalizione e la cancelliera Angela Merkel. Otto dei 17 reattori tedeschi già tagliati, dopo la catastrofe di Fukushima, dalla produzione di energia elettrica non saranno più riattivati, ha aggiunto Rottgen, definendo la decisione “irrevocabile”.  Attualmente l’energia nucleare garantisce attualmente il 22% del fabbisogno di elettricitaà del Paese.

videonotizie

un video per conoscere e sapere...

domenica 29 maggio 2011

le responsabilità di ognuno

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/28/passa-il-giro-in-val-di-susa-distesa-di-bandiere-no-tav/114443/

Passa il Giro in Val di Susa. Le bandiere
No Tav promettono battaglia contro i cantieri
Il Movimento contrario alla linea ferroviaria veloce si prepara a difendere il presidio davanti al tunnel della Maddalena. Il 31 maggio scadono i termini per l'erogazione dei finanziamenti europei, ma i valsusini vogliono bloccare la partenza dei lavori
Una distesa di bandiere No Tav ha accolto oggi il passaggio del Giro d’Italia in Val di Susa. Una specie di monito ai distratti: questa è una valle in lotta, capace di far festa ma anche di difendere con le unghie il territorio. Come lunedì scorso, quando i valsusini hanno fermato l’apertura dei cantieri per il tunnel geognostico della Maddalena, bloccando gli accessi con barricate di tronchi e massi.

Ora sono tutti lì, a ridosso dell’ipotetico tunnel, pronti a respingere nuovi ‘attacchi’. Le entrate sono presidiate e si fanno i turni di notte per evitare sorprese. Al centro la costruzione in muratura più volte sigillata dalle autorità per “abusivismo” e puntualmente violata dai presidianti, ultimo Beppe Grillo che ha riaperto i sigilli nel dicembre scorso. A pochi passi la piattaforma in legno di dieci metri a mo’ di vedetta, per controllare meglio il territorio.

Il momento è cruciale, poiché entro il 31 maggio scadono ufficialmente i termini per l’erogazione dei soldi europei e nelle ultime ore si è mobilitato il gotha del potere politico ed economico per ribadire la necessità dell’opera e la legittimità dell’uso della forza, se necessario. La politica locale e nazionale non sembra sfiorate da dubbi su un’infrastruttura che appare ormai una questione di principio, oltre qualunque ragionevole analisi del rapporto costi-benefici.

Il più appassionato sembra il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, a pochi giorni dalla scadenza del mandato, seguito a ruota dal successore Piero Fassino, dalla Confindustria e dalla Camera di Commercio locali e naturalmente dai vertici della provincia di Torino e dalle regione Piemonte. E per non cedere di fronte a quella che viene definita “una minoranza” – composta però dalla grande maggioranza dei sindaci e dei valsusini interessati dalla linea – si va parlando da qualche giorno di militarizzazione del territorio. Ma non sarà una passeggiata respingere un movimento così compatto, in una zona impervia e assai poco praticabile.

La tensione è palpabile e tutti sanno che un’incursione delle forze dell’ordine è solo questione di ore. Voci ricorrenti parlano della notte tra domenica a lunedì, vista la forte affluenza di militanti nel fine settimana, che dovrebbe cominciare a defluire nel pomeriggio di domani. “Il mandato dell’assemblea di giovedì scorso è quello di non reagire in caso di attacco – dice Alberto Perino, tra i portavoce del Movimento – e ad esso ci atterremo. Con questa convinzione resisteremo per mantenere il presidio alla Maddalena”. Un comunicato del Movimento No Tav arrivato in serata si appella direttamente alle forze dell’ordine, invitandole a “riflettere bene ancora una volta sulle reali motivazioni di chi vi chiede di intervenire per sgomberare con durezza cittadini impegnati legittimamente da 22 anni a difendere non solo casa propria ma l’intero Paese dalle distruzione ambientale ed economica”.

Al presidio intanto si alternano i militanti, temporaneamente dirottati sul Giro d’Italia. Nessun blocco delle gara, come avevano promesso in caso di apertura dei cantieri, ma solo bandiere e striscioni. Sono tanti e politicamente trasversali, non etichettabili con le tradizionali categorie ideologiche. “Noi siamo i cattivi, quelli che ostacolano il progresso”, dice scherzando Maria, mentre prepara le bandiere per il passaggio dei ciclisti, facendo il verso ad alcuni articoli apparsi recentemente sulla stampa. Mostra un volantino firmato dal “Gruppo Pace” e dai “Cattolici per la vita della valle”, gli stessi che a pochi metri dal presidio hanno costruito un pilone votivo in muratura dedicato, tra gli altri, alla Madonna del Rocciamelone, simbolica montagna che sovrasta la valle con i suoi 3.500 metri.

Poi ci sono le famiglie, che preparano il passaggio di testimone di una lotta che procede da una generazione con inalterata indignazione. “Ricordo quando mettevo i volantini nelle caselle della posta con mio figlio in fasce”, racconta Barbara, insegnante di religione, di fronte al figlio diciottenne, anch’egli No Tav convinto. Difficile trovare esperienze analoghe nel nostro Paese, dove l’indignazione dura molto meno e si “arrende alla domenica”, come cantava Giorgio Gaber.

di Roberto Cuda

sabato 28 maggio 2011

forze dell'ordine

riceviamo e pubblichiamo questo comunicato stampa


Movimento NO TAV

Comunicato Stampa
dalle Valli No TAV
28.5.2011

LETTERA  APERTA DEL
MOVIMENTO NO TAV
ALLE FORZE DELL'ORDINE
Il Movimento No Tav lancia un appello ai
cittadini in divisa che dovrebbero mettere in pratica quanto richiesto dalla politica



Il mondo politico e imprenditoriale auspica con bellicose dichiarazioni una soluzione "militare da parte delle Forze dell'Ordine" per liberare entro il 31 maggio l’area de La Maddalena per non perdere il finanziamento europeo alla nuova, inutile e devastante linea ferroviaria Torino Lione.
Il  Movimento No Tav lancia un appello ai cittadini in divisa che dovrebbero mettere in pratica quanto richiesto dalla politica.
Invitiamo tutti gli appartenenti alle Forze dell'Ordine di qualsiasi corpo e grado a riflettere profondamente sulla situazione e sulle cause che l'hanno originata.
Voi siete chiamati a facilitare con la forza l'avviamento di un progetto voluto dalle lobbies politico/imprenditoriali/mafiose al solo scopo di poter mettere le mani su centinaia di milioni di euro di denaro pubblico. Nessuno di quelli che vi chiedono di intervenire è mai venuto a spiegarvi a cosa serve il TAV, avrete solo sentito dire che è indispensabile per il futuro dell’Italia anche perché è l'unica giustificazione che hanno, dopo che il Movimento No TAV ha smontato scientificamente una dopo l'altra tutte le false motivazioni che avevano presentato.
Noi siamo un movimento di cittadini determinati ma pacifici: non abbiamo mai distrutto vetrine o incendiato auto, abbiamo sempre e solo difeso il nostro territorio e il futuro della nazione e dei suoi cittadini, voi siete chiamati a difendere per un piccolo stipendio gli interessi di affaristi che - nel nome del progresso ! - si nascondono dietro il paravento dei ruoli che occupano nello Stato e nell'imprenditoria.
In uno Stato normale il Ministro dell'Interno non dovrebbe essere un pregiudicato condannato in via definitiva a 4 mesi e 20 giorni proprio per "Resistenza ed Oltraggio a Pubblico Ufficiale", il Presidente del Consiglio non dovrebbe essere inquisito per avere  tra l'altro - favorito la prostituzione minorile, i Sottosegretari non dovrebbero essere collusi con la camorra, l'Organismo Lotta Anti Frode dell'Unione Europea non dovrebbe aprire inchieste sul TAV, e potremmo continuare.
In uno Stato normale le Forze dell'Ordine dovrebbero essere messe in condizione di lavorare al meglio nel contrasto alla criminalità, le scorte ed i relativi mezzi dovrebbero essere impegnati e per proteggere chi ne ha veramente bisogno e non per sollazzare attori ed escort, il carburante dovrebbe essere utilizzato per le malandate auto di servizio e non per i viaggi aerei per andare a vedere le partite di calcio.
In uno Stato normale le Forze dell'Ordine non dovrebbero essere impegnate ormai a tempo pieno per reprimere le proteste dei lavoratori che hanno visto delocalizzare le fabbriche, degli studenti e degli insegnanti che difendono la scuola pubblica, le manifestazioni delle popolazioni che sono soffocate dalle discariche, le giuste proteste di chi non vuole morire a casa propria a causa delle scorie nucleari e, per finire, chi da ventidue anni difende il proprio territorio da un'opera inutile, insostenibile economicamente e ambientalmente devastante.
Noi stiamo lottando per tutti gli italiani e anche per gli altri cittadini dell'UE, vogliamo impedire che la devastazione economica originata dal TAV distrugga le finanze statali e gravi sulle generazioni future, compresi i vostri figli.
Noi non arretreremo di un centimetro dalle nostre posizioni, la Maddalena ormai è diventato un simbolo tra chi difende la propria dignità e il proprio territorio e chi vuole rapinare l'Italia, e proprio per questo ci siamo presi la responsabilità di presidiare l'area de La Maddalena e di difenderla con tutti i mezzi disponibili.
Concludiamo invitandovi a riflettere bene ancora una volta sulle reali motivazioni di chi vi chiede di intervenire per sgomberare con durezza cittadini impegnati legittimamente da 22 anni a difendere non solo casa propria ma l'intero Paese dalla distruzione ambientale ed economica.

"né qui né altrove"

violenti e facinorosi (2)

 qualche altro personaggino si aggiunge al nostro elenco dei potenti "silenziosi" (è davvero una delle battute più esilaranti questa) che spargono violenza a piene mani...

forse i filmati provenienti dalla Spagna, dove macho-poliziotti manganellano e feriscono una popolazione inerme che occupa pacificamente la plaza del sol, li ha particolarmente galvanizzati, e non vedono l'ora che anche in valsusa succeda qualcosa di simile.....

sono nervosi, di un nervosismo avido, bramoso e bavoso....sanno che perderanno, perchè non sono stati in grado di capire che il loro "furto" e il loro "saccheggio" NON SARA' ACCETTATO MAI!

sanno anche con la violenza, il Tav Torino-Lione non si farà mai! ... lo sanno, e sanno che lo sanno tutti, anche in Europa, e per questo auspicano e richiedono violenza!

questo succede in tutte le circostanze in cui i potenti (!?) che vogliono realizzare i propri interessi economici con le risorse economiche e territoriali di altri, usano gli eserciti e le guerre per ottenerle ad ogni costo....si sentono onnipotenti, ma in realtà la loro è solo cupidigia e violenza...

non smetteremo mai di denuciare il CLIMA DI VIOLENZA che questi personaggi stanno creando, continuamente ormai da anni, clima che con l'approssimarsi di scadenze diventa intollerante e davvero intollerante...

facciamo appello sin d'ora alle persone oneste di questo paese perchè prendano le distanze da questi linguaggi ma soprattutto da questi personaggi...perchè ne denuncino la gravità e la violenza inaudita dei gesti e delle parole...

e soprattutto tengano conto sin d'ora delle loro personali responsabilità nei confronti di ciò che potranno causare....la violenza e l'odio sono elementi pericolosissimi, e il solo pensiero di auspicarli sono frutto di menti IRRESPONSABILI... eccoli nell'articolo che segue...

 

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/404451/

L'appello di politici e industriali.
Carbonato scrive a Maroni:
se serve, usare la forza

maurizio tropeano
torino
«Basta parole. Basta progetti di lungo periodo come andare nelle scuole. Abbiamo ancora cinque giorni di tempo per far partire i lavori e allora dobbiamo chiedere a Maroni di mettere in campo tutte le azioni che possano garantire la legalità nel rispetto delle regole». A pochi giorni dalla fine del suo mandato, Sergio Chiamparino sprona il «gotha» del mondo politico ed economico di Torino e del Piemonte, riunito all’Unione Industriale per riaffermare «che la Tav è strategica», a cercare di fare qualcosa di più. E così Gianfranco Carbonato, capo degli industriali di Torino, annuncia l’invio di una lettera al ministro dell’Interno. Il contenuto? Si può riassumere così: c’è la stragrande maggioranza delle forze politiche economiche e sociali che vogliono la Torino-Lione. Il cantiere si deve aprire. Ad ogni costo. Anche usando la forza.


Barbara Bonino, assessore regionale alle Infrastrutture, declina il concetto: «Il problema non è definire come devono comportarsi le forze dell’ordine ma quale sarà l’atteggiamento dei manifestanti. Per quanto riguarda la Regione non esistono limiti di ingaggio nel difendere la legalità». Anche il presidente della Provincia, Antonio Saitta, è d’accordo: «Usare la forza? Certo, se necessario».


Dagli interventi dei partecipanti al «tavolo illustre», come lo ha definito il vicepresidente vicario Api, Massimo Guerrini, si può costruire quello che potrebbe essere definito il manifesto ideologico dei Sì av. Il punto di partenza condiviso da tutti è che si tratta di un’opera strategica e prioritaria per Torino e il Piemonte. Il motivo? «Non possiamo gettare a mare le aspettative di lavoro create», spiega Maria Luisa Coppa, presidente dell’Ascom. Concetti simili ripete Daniele Vaccarino, capo degli artigiani del Cna. Anche la Confesercenti - se invitata all’appuntamento - avrebbe ribadito il concetto: «Tav = lavoro».


In quella sede anche la politica parla con una sola voce. Lo fanno la Bonino e il sottosegretario alle Infrastrutture, Mino Giachino, per il centrodestra. E appunto il nuovo sindaco di Torino, Piero Fassino, e il presidente Saitta. Agire subito e con determinazione per evitare che prendano corpo e forma progetti alternativi come quello che passa da Genova oppure sopra le Alpi, da Ginevra. In questo caso il punto di riferimento sarebbe Milano. «Per la nostra economia sarebbe impensabile perdere la Torino-Lione», denuncia Alessandro Barberis, presidente della Camera di Commercio. «E noi - spiega Luigi Rossi di Montelera, presidente di Transpadana - non possiamo accettare che quest’opera venga abbandonata per colpa di una minoranza. È un problema di democrazia».


Che fare allora? Forse, non è un caso che Carbonato si spenda per «ringraziare le forze dell’ordine per quanto hanno fatto e che spero non dovranno fare». Mariella Enoc, presidente di Confindustria Piemonte, racconta della sua azione di lobbying sul presidente regionale della Coldiretti che ha firmato un appello pro-Tav e che deve capire «perché in piazza c’erano i trattori con le bandiere dell’associazione». E poi racconta di una lettera scritta al vescovo di Torino, monsignor Nosiglia, da recapitare al Vescovo di Susa e ai parroci perché «evitino di diventare una forza No Tav. E infine l’invito alla società civile valsusina «perché trovi la forza di ribellarsi a chi impone con un clima di intimidazione mafiosa la volontà di una minoranza rispetto a quella di una maggioranza silenziosa».


Parole che i consiglieri regionali e comunali grillini che hanno regalato a Piero Fassino 1200 banconote da 10 euro con il marchio No Tav - «Tanto costa un centimetro di quell’opera inutile e dannosa» - interpretano come «una dichiarazione di guerra al popolo No Tav». E i sindaci valsusini contrari all’opera resistono e lo fanno presentando un ricorso al Tar del Lazio contro la procedura per l’apertura dei cantieri per il tunnel geognostico della Maddalena. Spiega Sandro Plano, presidente della comunità montana: «Ci sono quattro punti che secondo i nostri avvocati presentano vizi di legittimità: per questo motivo abbiamo chiesto ai giudici la sospensione immediata dell’esecutività della delibera Cipe».

venerdì 27 maggio 2011

ecco cosa vogliono

andate a vedere in questo video che cosa si stanno auspicando che accada anche in valsusa i vari "buffoni di corte" Si Tav....

aggiornamenti di cantiere

nervosismi

...il clima maggiolino provoca in alcuni soggetti nervosismi, corto circuiti e isterismi.....
soprattutto in coloro che, considerati le menti pensanti (non si capisce se perchè ragionino o mentano pensando) di un gruppo, si riducono invece a fornire sintesi e traduzioni di situazioni politiche, o di concetti e scritti altrui, totalmente falsi e assolutamente lontani da ogni verità, che peraltro solo loro vedono o intravedono!
...non vorremmo poi che questi "Giuliano Ferrara de noiantri", vista la parabola politica intrapresa, nonchè la verve dialettico-espositiva e retorico-demagogica del tutto simili a quella dell'inarrivabile maestro oversize (anche nella nausea che provoca a lungo andare), pur di creare confusione, disinformazione, boutade e polemica, per il solo gusto esibizionista e autocelebrativo, arrivassero a rocambolesche quanto penose "alleanze" con soggetti politici locali, quantomeno discutibili (non solo i soggetti, ma soprattutto le alleanze).
Non sarebbe bello scoprire che pur di mettere in difficoltà i "propri compagni di viaggio" (magari un po' scomodi perchè autonomi e indipendenti politicamente) diano consigli e spunti ai soggetti discutibili di cui sopra, magari anche in diretta telefonica, durante i consigli comunali.
Crediamo sarebbe quantomeno imbarazzante, per i Ferrara stessi intendiamo, perchè un conto è fare politica direttamente e apertamente, mettendoci la faccia in prima persona con tutti i pro e i contro, un conto è fare i "sabotatori" e i "guastatori", sempre defilati, sempre nelle retrovie, mandando sempre avanti gli altri.
Non sarebbe bello dover scoprire "alleanze di fatto", indicibili pubblicamente ai propri "compagni di viaggio", molto simili a quelle vagheggiate ad altri livelli, con il solo scopo di sparigliare le carte, creare confusione, depistare dai veri obiettivi, ma sempre con il tentativo di addossare ad altri le responsabilità e le colpe.
Noi siamo abituati a dire e fare cose alla luce del sole, direttamente, esplicitamente, duramente magari, ma senza "tradimenti ideologici".
La fuffa e il polverone, infarciti di iperboli, esagerazioni e strepiti, non fanno per noi.
Squallidi tentativi di addossare i propri fallimenti, prima politici e poi di correttezza, su altri soggetti (compagni di viaggi o meno) li rimandiamo al mittente. Chi lavora sottobanco, sempre in retrovia, per demonizzare e delegittimare chi non accetta le proprie logiche, le proprie famelicità, con qualunque mezzo vero o soprattutto falso che sia, non potrà mai avere alcun tipo di considerazione.
Noi crediamo che lealtà, rispetto e dignità, politiche e personali, siano la base per qualunque tipo di considerazione e attenzione; fattucchieri, saltimbanco e narcisisti della polemica e della contrapposizione a prescindere, non fanno per noi!
Non avremo mai nulla a che fare con fascisti, razzisti e berluscones....
Passino il loro tempo con chi ne ha altrettanto da perdere e condividere, oppura vadano in televisione, ma come sempre anche in quel caso , l'originale è meglio della copia!

giovedì 26 maggio 2011

mercoledì 25 maggio 2011

via i militari dalla valsusa

comunicato stampa dall'europarlamento sulla militarizzazione della valsusa

violenti e facinorosi

Intanto esprimiamo la nostra più totale e completa solidarietà a tutte le persone, della valsusa e non, che in questo momento e in questi giorni e nei prossimi, sono e saranno presenti al presidio Clarea della Maddalena a Chiomonte, solidarietà contro le aggressioni di ogni tipo che ci sono state, ci sono e ci saranno.
A tal proposito riportiamo di seguito l'elenco dei violenti e facinorosi (dai quali manca solo Virano, che ha già ricevuto risposta dal Sindaco di Sant'Ambrogio) che avranno  la RESPONSABILITA' DI QUALUNQUE ATTO VIOLENTO dovesse accadere in valsusa nei prossimi giorni....questi personaggi sono i VERI FAUTORI e gli UNICI RESPONSABILI di ogni atto violento, di ogni possibile ferito...se non peggio, nei prossimi giorni a Chiomonte e dintorni..
continuiamo a denunciare le ENORMI RESPONSABILITA' che questi personaggi hanno e avranno rispetto a quanto accadrà.....
nessuno accusi il popolo della valsusa..la responsabilità oggettiva e soggettiva delle dichiarazioni di lor signori, è chiara, inequivocabile e se ne assumeranno la responsabilità !!

L’assessore Bonino:
la maggioranza silenziosa
vuole la Tav

ALESSANDRO MONDO (La Stampa)
TORINO
Attendismo per alcuni, estremo tentativo di mediazione per altri. Una cosa è certa: se di strategia si è trattato, quella utilizzata dalle forze dell’ordine a Chiomonte verso i No Tav l’hanno compresa in pochi, a destra come a sinistra.

Men che meno la Regione, tanto che ieri pomeriggio si è reso necessario un chiarimento telefonico tra il questore Faraoni, il presidente Cota e l’assessore ai Trasporti Bonino: gli ultimi due prima irritati e poi perplessi da un approccio considerato troppo «morbido» anche da un buon numero di consiglieri regionali («e occupare il sito preventivamente?», era la domanda ricorrente in Aula), mentre tra i ranghi del Carroccio c’era chi ventilava di chiamare in causa Maroni.


Irritazione e perplessità: sentimenti affioranti dai comunicati che a metà giornata hanno riassunto la posizione di piazza Castello. Il più esplicito è quello della Bonino. «Le istituzioni hanno il dovere di garantire l’apertura del cantiere: non possiamo tradire la maggioranza silenziosa a favore della Torino-Lione - esordisce l’assessore, che ieri mattina si è presentata in Consiglio scura in volto -. D’ora in avanti contano solo i fatti: o siamo in grado di mantenere l’agibilità dei cantieri o la maggioranza silenziosa degli abitanti, fatta di gente perbene che rispetta le regole e vuole il progresso, si sentirà tradita». Della serie: niente tentennamenti.


Più sfumato il commento del Governatore: solidale con gli operai e le forze dell’ordine, pronto a invitare tutti alla calma ma al tempo stesso netto nel ribadire «la necessità dell’opera e il rispetto del lavoro delle persone che la stanno realizzando». «Non è più tempo dell’indulgenza», tuona Osvaldo Napoli. Posizioni sottoscritte dal Pdl (Pedrale) e dalla Lega (Allasia, Angeleri, Marinello) al termine della seduta consiliare prima vivacizzata dal «Movimento 5 Stelle», contrario «alla militarizzazione della Valle Susa», e poi conclusa a seguito di un black-out elettrico. Se è per questo, anche Della Seta, Pd, auspica «un passo indietro di opposti estremismi» attirandosi gli strali di Ghiglia.


I dubbi sulla strategia perseguita dalle forze dell’ordine non risparmiano il centrosinistra, dove i deputati Merlo ed Esposito rilanciano al Viminale e alla Prefettura la vecchia proposta di creare «un sito nazionale strategico o sito militare» per far decollare il cantiere senza scossoni. Morgando e Bragantini lodano la posizione dei circoli Pd della valle e condannano la «paraguerriglia rurale». Antonio Saitta, a scanso di equivoci, chiede a Roma «di sostenere con determinazione l'avvio del Tav». Piero Fassino «condanna fermamente le violenze dei facinorosi». Idem Teresio Delfino, Udc. Partita aperta. 

Fin  d'ora chiediamo e chiederemo conto ad ognuno di costoro, delle proprie azioni e affermazioni, non smetteremo mai di accusarli per ciò che possono determinare, in termini di violenza, di sopruso, di non democrazia...in valsusa come altrove...
Ne chiederemo conto soprattutto a quei gruppetti di partito locali che, pur di cinguettare, squittire e scodinzolare con chiunque e con qualunque schieramento politico, senza nessuna remora, né alcuna etica, né alcuna responsabilità politica, si accodano al gregge, cercando di belare più forte degli altri!
E' ovvio che un tale atteggiamento ha come unico scopo quello di provocare rotture e punti di non ritorno....ed è bene che tutti se ne ricordino e ne prendano atto.....sin d'ora

Buona Notte Valsusa

Buona notte Popolo in lotta 

E' terminata la prima giornata della Libera Repubblica della Maddalena. Le 
luci blu tacciono e quelle gialle riposano nei loro rifugi. I boscaioli hanno 
potuto far raffredare le lame. Il popolo ha passeggiato per i boschi respirando 
aria pulita. Al calare del sole sono bastate poche parole per spazzare le 
dicerie sui girini. Posizione esplicita riassunta in un comunicato che viaggia 
nell'etere. I presidianti si sono spostati in montagna e crescono in numero e 
determinazione, se continua così va a finire che diventano la banda più forte. 
Per ora si è iniziato ed è già bello che dopo ventiquattro ore si abbia la 
possibilità e la voglia di continuare. Le fasce tricolori balbettano linguaggi 
obbligatoriamente astrusi ma danno segni di vita e tutti ne sono contenti. 
Fuori la giornata è trascorsa sotto una pioggia di banalità e paura. Pietre 
rotolanti sono piombate su auto in transito su una strada chiusa e su 
lampeggianti blu che erano parcheggiati dentro una galleria. Altre pietre 
volanti sono state scaglaite a distanze iperboliche da frombolieri allevati in 
cattività nella cantina del diabolico pizzetto condovese. Capitan Criceto ha 
scovato fasce tricolori incendiarie e altre cretinate simili ed irripetibili. I 
capi dei lampeggianti blu hanno scelto una mano pesante senza ricordare che 
sono un paio di lustri che il popolo in lotta becca mani pesanti. Il merlo 
fringuello e la sua degna compagna cornacchia esposita hanno estratto il 
coniglio dal cilindro: regalare un soggiorno gratuito alle giubbe verdi. Ai due 
la Maddalena è sembrato un posto ideale per rinfrancare quei poveretti in 
divisa dalle fatiche della guerra che  merlo fringuello e cornacchia esposita 
hanno dichiarato. In serata è circolata voce che il cavalier Silvius, per non 
essere da meno, abbia chiesto alla fascia tricolore del posto la disponibilità 
ad ospitare alla Maddalena un contingente di talebani. Dopo l'assassinio del 
padre hanno bisogno di riprendersi anche loro e l'orfanotrofio non li può 
contenere tutti. La contessa Barbarella Boninia ha versato denari non suoi per 
iscriversi all'illustre club di transpadania. Il conte Saetta è stato colto da 
improvviso buonismo e ha chiesto al cavalier Silvius di non far del male al 
popolo, solo fino a Domenica però. Da lunedì Il conte Saetta si augura che la 
forza sia usata in tutta la sua efficacia. Pare che il Conte non sopporti di 
vedere il sangue nei giorni di precetto. 
Insomma Fuori il solito confusionario e triste modo di vivere e di dire 
stupidaggini impunite. 
Dentro invece il solito buon umore e ottimismo e il solito meraviglioso modo 
di stare insieme e lottare per la propria libertà. 
Le cose capitate Fuori (sembra impossibile) sono tutte vere. Meno una. Chi la 
indovina vincerà un soggiorno gratuito per tutto il tempo che vorrà nei boschi 
della Libera Repubblica della Maddalena. 
E a dimostrazione della generosità del popolo in lotta, la vincitrice o il 
vincitore potrà portare quante persone vuole. 
A domani gente e grazie davvero
Luigi