giovedì 30 giugno 2011

Tav di ladri

da libreidee
http://www.libreidee.org/2011/06/travaglio-fermeremo-questa-tav-di-ladri-e-cialtroni/

Travaglio: fermeremo questa Tav di ladri e cialtroni

Si è arrivati ai manganelli, al lancio di oggetti tra una popolazione esasperata da una minaccia così catastrofica come quella di un cantiere di 15/20 anni che avvelenerà chiunque abiti nei dintorni e i poliziotti che sono stati purtroppo mandati a presidiare ditte private che hanno vinto appalti tutt’altro che in maniera trasparente, affinché possano iniziare i lavori in tempo per non perdere i preziosi finanziamenti europei, come se i finanziamenti europei li dovessimo prendere per forza, se l’Europa un giorno decidesse di finanziare una fabbrica che spara merda sulla gente noi cosa facciamo, soltanto per prendere i finanziamenti europei spariamo merda sulla gente?
Che senso ha questo totem dei finanziamenti europei? Bisognerebbe andare a vedere i finanziamenti per cosa, se ci servono, se lo scopo ci interessa o Marco Travaglionon ci interessa, gli abitanti hanno deciso che non vogliono quell’opera. Gli italiani, se chiamati a un referendum e debitamente informati, non vorrebbero quell’opera, ormai è chiaro qual è l’orientamento degli italiani a proposito di questo modello di sviluppo che risale agli anni 70/80 fatto di opere elefantiache, fatto di cemento, di asfalto, di progetti faraonici che non hanno più alcun senso nel terzo millennio, eppure questo governo di morti e questa finta opposizione di morti, continuano a far combattere le loro guerre dagli altri, continuano come diceva Ricucci “a fare i froci con il culo degli altri”, con quello dei poliziotti costretti a atteggiarsi in assetto antisommossa e dall’altra parte la popolazione è costretta a scontrarsi con questi poliziotti; sono entrambi vittime di una guerra che nessuno che abbia un minimo di cervello vuole, tranne coloro che hanno interessi a prendere quei soldi e forse a spartirseli.
Spesso capita che si dia per scontato che si fa una certa opera pubblica e come avviene nel 90% dei casi in Italia quando parte un’opera pubblica ci sono le tangenti, se poi quell’opera pubblica per qualche intoppo si blocca, chi ha preso le tangenti è beh, o la restituisce oppure deve garantire che quell’opera riparta, non vorrei che in futuro si scoprisse che anche per il Tav, come in tanti altri casi è accaduto questo, da un certo punto di vista me lo auguro che sia accaduto questo, perché almeno avremmo una spiegazione logica sul perché, a proposito di un’opera così assurda, così impopolare tutti i partiti si accaniscono al costo di militarizzare una valle per anni, a sostenere una cosa che tanto varrebbe lasciar perdere, che interesse c’è a Chiomonte, lacrimogeni contro i valsusinitrasformare la Maddalena, la Valle di Susa, le zone del Tav in un campo di battaglia permanente?
Che interesse possono avere i partiti a far menare la gente che protesta, a farla sgomberare, non ora, tante altre volte in passato e chissà quante altre volte in futuro? Che altro interesse possono avere? O sono stupidi oppure c’è qualcosa che non ci dicono, l’idea che siano innamorati del progetto del Tav è un’offesa troppo sanguinosa all’intelligenza media delle persone perché ci possono credere, sia come sia a rappresentare nei tavoli istituzionali le ragioni del Tav c’è tra gli altri un certo Paolo Comastri che non è mica un passante, è il direttore generale della società che vuole costruire il tunnel dentro la montagna, la società si chiama Ltf (Lyon Turin Ferroviaire); questo Paolo Comastri un mese fa è stato condannato a 8 mesi di reclusione in Tribunale in primo grado a Torino per turbativa d’asta per avere cercato di pilotare l’appalto per la costruzione della discenderia di Venaus che è una delle cose propedeutiche alla costruzione del tunnel; questo Comastri per conto della Ltf ha dato delega ai suoi legali per chiedere i danni in sede civile a alcune persone che si oppongono da anni alla costruzione di quel mostro, pare che abbia chiesto loro 228 mila euro.

Bene, uno che viene condannato per turbativa d’asta, dovrebbe scomparire dai tavoli istituzionali; nessun politico, nessun sindaco, nessun rappresentante del governo, della Regione, della Provincia, del comitato di quartiere dovrebbe più sederglisi accanto, perché? Perché non è stato mica condannato per furto di bestiame, è stato condannato in primo grado per il momento, sulla base di intercettazioni telefoniche che se andate a cercare il pezzo di Barbacetto sul sito di “Società civile” sono molto eloquenti, riguarda proprio l’appalto per il Tav – truccato – e quindi come possono i politici e gli amministratori pubblici discutere di queste cose con uno che ha fatto queste cose? Vedete che c’è qualcosa che non ci viene spiegato ma che ragionando e mettendo insieme qualche collegamento, qualche nesso, sgombero 1collegando i puntini, il disegno viene fuori e molto spesso è un disegno a forma di mazzetta, o almeno di turbativa d’asta.
Naturalmente bisognerebbe sempre mantenere i nervi saldi, bisognerebbe che tutte le migliaia di persone che manifestano tenessero le mani a posto; non è facile, devo dire, per chi vive in quei posti e per chi vede minacciata la vita propria e dei propri figli e dei propri nipoti restare tranquilli, noi dobbiamo sempre raccomandare a tutti di stare tranquilli per non dare pretesti e per non far male a nessuno, ma un giorno o l’altro a qualcuno potrebbe anche venire il dubbio che lanciare qualche oggetto faccia meno male che provocare tumori o dissesti polmonari con un cantiere che disperderà non si sa ancora quali sostanze minerali scavando 50 chilometri dentro una montagna e altri 20 chilometri dentro altre montagne in uno spazio molto ristretto di poche decine di chilometri. Quindi non bisogna lanciare i sassi, ma bisogna fare di tutto perché quel tunnel non si faccia, io credo che quel tunnel non si farà mai e credo anche che questa sia la migliore dimostrazione che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca, come diceva un politico infame ma molto navigato.

Perché lo sanno anche i politici che difendono a spada tratta il Tav, che quel Tav non si farà mai, a meno che non pensino che lo Stato italiano possa militarizzare la Maddalena, la valle di Susa e tutte le località coinvolte nel tracciato per i 15/20 anni del cantiere, cosa assolutamente impossibile: anche le missioni di guerra in Iraq e in Afghanistan (una è già finita in Iraq, l’altra finirà l’anno prossimo in Afghanistan) non reggono per più di 10 anni: potete immaginare che noi avremmo l’esercito, i cacciabombardieri, gli elicotteri che volteggiano, i carri armati per proteggere le ruspe a dispetto della popolazione locale? Mi auguro, dato che siamo dei democratici, che la gente si ricordi i nomi e i cognomi e le sigle di partito di quelli che hanno plaudito alla militarizzazione della valle, costringendo i poliziotti e i cittadini Chiomonte, poliziotti in azionea farsi del male in una guerra che non è la loro, combattuta da altri sulla loro pelle.
Che si ricordino il Pdl, che si ricordino il Pd, che si ricordino l’Udc e il Polo di centro e che si ricordino la Lega, quella “padroni a casa nostra”, quella “il popolo sovrano” quella “il federalismo”: bene, questi cialtroni stanno sputando sul popolo sovrano, sulle piccole patrie, sulle comunità locali imponendo da Roma, se non da Bruxelles, una cosa che si dovrebbe fare solo e esclusivamente con il consenso delle popolazioni. Prima si trova il consenso delle popolazioni, poi si fa l’opera esattamente come hanno fatto i francesi dall’altra parte delle Alpi: prima hanno convinto le popolazioni, hanno ascoltato le popolazioni, hanno dato alle popolazioni ciò che si poteva dare loro e con il loro consenso hanno iniziato a costruire.
Senza il consenso delle popolazioni queste opere non si possono fare, non c’è niente da fare!
Non è la sindrome Nimby, non è il non in casa nostra, perché se c’è bisogno per la nostra vita di un qualcosa che pure ci dà fastidio è giusto che si faccia anche in casa nostra, per questa opera non c’è alcun bisogno, o almeno nessuno ne ha sentito il bisogno, salvo alcuni burocrati e temo alcuni tangentisti, l’unica cosa che si può fare è stare con gli occhi aperti e possibilmente essere vicini alle popolazioni che protestano, magari dato che sono pure bei posti, organizzando dei bei weekend, dei bei viaggi, andare a portare la solidarietà per uno, per due, per tre giorni a chi sta lì a presidiare anche per conto nostro, su gente ci sarà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, più è improbabile che questo governo di morti e questa opposizione di morti abbiano il coraggio di continuare con i manganelli e le ruspe.
(Marco Travaglio, estratti da “Tav in val Susa, né ora né mai: lo Stato contro i cittadini”, dal blog di Beppe Grillo e da Il Fatto Quotidiano del 28 giugno 2011).

ciao ciao compensazioni

dal sito de La Stampa
http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/409176/
Cronache
29/06/2011 - IL CASO

Lo scoglio delle compensazioni Potrebbero saltare 400 milioni

Il sindaco di Torino, Piero Fassino

La minaccia, denuncia il Pd,
è che cambi il valore dei lavori

MAURIZIO TROPEANO
TORINO
«Io resto contrario alla Tav e dunque non mi interessa parlare di compensazioni ma le istituzioni che vogliono farla e che sperano che i sindaci valsusini cambino idea allora devono sapere che servono soldi, soldi veri». Le parole di Sandro Plano presidente della Comunità Montana Valsusa-Valsangone sono la migliore spiegazione del pressing del sindaco di Torino, Piero Fassino: «Adesso il governo mantenete le promesse».

Già, perché «i soldi veri» sono quelli delle compensazioni previste per la realizzazione delle grandi opere. Tanti soldi, almeno 600 milioni ma «rischiamo di perderne almeno 400 milioni, forse di più», denuncia il parlamentare del Pd, Stefano Esposito che a nome di tutto il partito ha presentato un’interrogazione urgente che sarà discussa domani a Montecitorio.

Che cosa sta succedendo? Il primo problema nasce dalla decisione del governo di modificare il codice degli appalti riducendo dal 5 al 2% del valore complessivo dell’opera il tetto massimo per le opere di compensazione territoriale. Il secondo problema è legato alla volontà del governo di portare avanti il progetto di Tav low cost con un risparmio previsto di 4 miliardi.

La somma di questi due problemi dà un risultato preoccupante per i ProTav. Se realizzare la nuova linea costa meno, si riduce anche la somma destinata alle compensazioni e se il tetto massimo scende dal 5 al 2% allora i fondi a disposizione diventano poco più di 100 a fronte dei 600 previsti e conteggiati nel piano strategico della provincia.

E senza le risorse statali, o con un loro ridimensionamento, rischia di saltare il piano strategico di sviluppo coordinato dalla provincia di Torino, visto che rappresentano quasi la metà del piano finanziario complessivo (gli enti locali avrebbero partecipato con altri 405 milioni e i privati con 344). Un piano che punta sulla realizzazione della nuova linea ferroviaria come fulcro per lo sviluppo dei territori interessati dai lavori per il supertreno dal confine di Stato di Bardonecchia fino a Chivasso, in tutto 71 comuni per una popolazione complessiva di quasi un milione e mezzo di abitanti. Un piano che prevede investimenti complessivi per 1,3 miliardi da realizzarsi in una dozzina di anni per progetti di sviluppo del territorio montano (91 milioni) e di pianura (396); per la mobilità sostenibile (331), riqualificazione ambientale (362) e messa in sicurezza del territorio (205). «Regione e provincia - spiega il presidente della Provincia, Antonio Saitta - sono d’accordo nel sostenere, e lo abbiamo anche comunicato al ministro Matteoli, che la riduzione del tetto delle opere compensative non si applica alla Tav». E aggiunge: «In tutti i tavoli istituzionali non è stata messa in discussione questa percentuale».

Non la pensa così Esposito e non la pensano così nemmeno gli industriali. Paolo Balistreri, segretario di Confindustria Piemonte, aveva lanciato un appello ai parlamentari per «blindare le compensazioni». Il motivo? In tempi di crisi ci potrebbero essere lobby territoriali più forti di quelle piemontese che potrebbero iniziare una guerra interpretativa sulle modifiche del codice degli appalti. Ecco perché Esposito e il Pd chiederanno al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e a quello delle Infrastrutture, Altero Matteoli, di «predisporre un atto formale per indicare che il nuovo progetto Tav è una variante di quello approvato dal Cipe nel 2005». Secondo Mario Virano, commissario straordinario della Torino-Lione «il nuovo progetto è riconosciuto a livello nazionale e internazionale come una variante, seppur radicale, di quello del 2005». Se questa premessa è vera allora è «necessario aprire una trattativa politica perché la questione delle compensazioni si gioca su complessi elementi procedurali».

mercoledì 29 giugno 2011

cronache da magdala



....l'ultimo giorno....prima della riconquista....

nonne di valsusa

http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=2093128443596289778

di Pietro De Angelis
29 giugno 2011


La Tav e le nonne
della Val di Susa
C’è un video, pubblicato sul blog di Beppe Grillo, in cui alcuni sindaci della Val di Susa fanno il punto dopo il blitz delle forze dell’ordine contro i manifestanti No Tav, lo scorso lunedì 27 giugno, per sgomberare l’area della Maddalena e cominciare i lavori di apertura dei cantieri.

Sui motivi pro e contro la Tav ormai se ne sono dette e sentite di tutti i colori, ognuno ha gli strumenti per farsi la sua opinione. Lo stesso dicasi delle posizioni della politica sull’utilizzo delle forze dell’ordine contro i cittadini quando è in gioco un superiore interesse per il Paese. Quella che è difficile ascoltare, invece, come sempre, è la voce diretta dei partecipanti. Sono le ragioni dei cittadini o anche la semplice ricostruzione dei fatti. Insomma, la versione dei testimoni. Per cui, è proprio a un testimone, uno di quei sindaci di cui parlavo sopra, che lascio la parola, trascrivendo una parte del suo intervento:

“Quando le forze dell’ordine sono arrivate su, secondo me la partita era finita, nel senso che noi ci stavamo ritirando. Ma hanno pensato bene di riempire il piazzale della Maddalena di lacrimogeni. E queste signore [partecipanti dei comitati No Tav, ndr] hanno cominciato a sentirsi male. Sono persone di sessanta, settanta anni che di solito gestivano la cucina, che è il cuore pulsante del presidio, e loro sono anche il cuore pulsante del movimento. Perché sono le nonne, che si portano poi dietro le figlie, e i nipoti. Sono quelle che hanno la memoria storica di questa valle e sono state loro forse le prime a insegnarci a difenderla, questa valle, proprio perché la ricordano e la vogliono ricordare così com’era. E pertanto vedere queste signore, che cadevano a terra, con gli occhi gonfi, con i conati di vomito, che stavano soffocando, è stata una scena tremenda, che probabilmente non verrà presa in considerazione dalla controparte, che ci dirà che il blitz è andato benissimo e non ci sono stati feriti. Quando abbiamo pensato di andare nei boschi, non è che è finita lì. Ci hanno inseguito nei boschi. Hanno tirato i lacrimogeni nei boschi, durante una marcia di due ore che abbiamo dovuto fare…per un sentiero impervio, con quattrocento persone in fila indiana, che hanno dovuto scalare la montagna. E con appunto queste signore, che quando sono arrivate su, dopo due ore e mezza di marcia, erano sdraiate per terra e noi mettevamo loro l’acqua sulla bocca e in fronte per farle riprendere. Questo è stato quello che è successo.”

Domenica 3 luglio  è prevista una fiaccolata di protesta in Val di Susa. Un’ennesima battaglia nella guerra contro un’opera che, al di là di tutti i giudizi di merito, si porta addosso una condanna di metodo. Nessun Paese che voglia definirsi democratico può imporre ai cittadini una qualsiasi decisione che riguarda il bene pubblico attraverso l’utilizzo della forza. Lo Stato è dei cittadini, non dei politici (e tantomeno dell’Europa e dei suoi finanziamenti). Ma qualcosa mi dice che le nonne della Val di Susa saranno in testa alla fiaccolata, mano nella mano con figli e nipoti, e che la forza paziente e inflessibile della saggezza avrà la meglio sull’arroganza dei ministrucci, dei partitucoli e delle misere consorterie di destra e di sinistra.

Per maggiori informazioni, l’indirizzo a uno dei siti No Tav: Comitato No Tav Torino.
dal sito
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/botte-ad-alta-velocita/131217/
29 giugno 2011 di Furio Colombo
 
Botte ad alta velocità
In Val di Susa picchiano di santa ragione (mai modo di dire è stato più sbagliato) per aprire la strada alla nuova velocissima ferrovia. Dubito che sia il percorso giusto verso il futuro. Se questo fosse un dibattito, dovremmo vedere prima i fatti dalla parte della Tav e poi il punto di vista di chi non vuole in casa (in casa sua) la nuova ferrovia. Mi sono tradito? Si è già capito che vedo la convenienza dei trasporti veloci, ma sono del parere che le innovazioni non si impongono a botte? Cercherò di trattenere il giudizio e di vedere quella che in apparenza è una doppia ragione.

Tav vuol dire collegare Est-Ovest, un quarto del mondo, passando per il Piemonte e Torino. Ci viene presentato come molto conveniente, soprattutto per le merci, sottratte all’immenso e pericoloso traffico delle autostrade europee. Tutto vero, ma gli abitanti della zona, da anni, con tenacia e argomenti mai veramente dimostrati infondati, non vogliono gli immensi lavori della nuova ferrovia che spaccano la montagna, durano decenni e cambiano vita e paesaggio. Da torinese posso dire che non ricordo un vero, completo, autorevole confronto in cui tutte le obiezioni siano state ascoltate e valutate con la necessaria attenzione. Ricordo un pronto schierarsi del progresso (destra e sinistra) dalla parte della velocità; e un vasto aggregarsi di tutta la zona interessata, senza eccezioni (mi sbaglio?) contro il progetto. Senza eccezioni vuol dire che, se la democrazia ha un senso, manca del tutto la volontà popolare di lasciar scavare la valle (la Valle di Susa) fino a piegare ogni dato della natura alle esigenze del nuovo treno.

Direte che è la storia del progresso. Ma anche l’espressione e il rispetto della volontà popolare fa parte della storia del progresso. Non credo che un pesante intervento di Polizia e Carabinieri sia un percorso democratico. Non è utile, anzi non è lecito, passare con la forza sul no delle popolazioni che abitano accanto ai cantieri. Il tempo per preparare una soluzione finora è stato sprecato. Qualcuno crede davvero che le botte faranno il miracolo di eliminare il problema di un così appassionato e legittimo dissenso? Si parla di modernità che non si può e non si deve fermare. Ma si può essere più antichi di coloro che credono nelle botte come modo per risolvere il problema?

Il Fatto Quotidiano,  29 giugno 2011

amministratori e comitati

ancora da Susa

dal sito del fatto quotidiano 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/no-tav-riconquisteremo-il-presidiodella-maddalena/131223/

guarda il video



No Tav: riconquisteremo il presidio
della Maddalena
Altissima partecipazione alla manifestazione a Susa dei cittadini che si oppongono all'alta velocità. Domenica un nuovo corteo. Perino: "Venite con gli scarponi per una passeggiata nel bosco, magari portate anche la maschera antigas. Ci riprenderemo quello che ci hanno tolto"
Forse nemmeno gli organizzatori si aspettavano così tanta gente alla fiaccolata No Tav di ieri sera, all’indomani dell’incursione delle forze dell’ordine al presidio della Maddalena. “Siamo 20.000”, annunciano al microfono. Solo 5.000 per la Questura. Fatto sta che la cittadina di Susa conteneva a stento il lungo corteo – sindaci in testa – che ha rischiato più volte di sovrapporsi. Poi l’annuncio più atteso, quello di Alberto Perino, come anticipato all’assemblea di lunedì sera. “Domenica ci sarà la prima manifestazione nazionale per riconquistare La Maddalena. Venite con gli scarponi e il mangiare al sacco per una passeggiata nel bosco, magari portate anche la maschera antigas, non si sa mai. Hanno aperto il cantiere con la forza, ma ora dovranno mantenerlo e noi gli daremo fastidio. Sarà un lavoro lungo e paziente, non abbiamo fretta, ma alla fine riprenderemo quello che ci hanno tolto”.

La strategia di “logoramento” lanciata dal movimento metterà a dura prova la tenuta delle forze dell’ordine e soprattutto delle finanze pubbliche. Difficile infatti mantenere a lungo un apparato di migliaia di uomini contro un’intera valle, proprio mentre il governo si appresta a varare l’ennesima manovra di lacrime e sangue. “Ecco allora spuntare la versione ‘low cost’ del Tav – ricorda Sandro Plano, presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone – che prevede una sola canna anziché due. Una presa in giro, che smentisce tutto il lavoro fatto dall’Osservatorio”.


Intanto gli avvocati continuano a lavorare sul fronte legale, a partire dalla raccolta di documenti che testimonierebbero abusi da parte degli agenti durante lo sgombero. “Hanno tagliato le nostre tende e hanno fatto i loro bisogni all’interno, spiegano alcuni attivisti, poi hanno rubato oggetti personali”. Ma le contestazioni riguardano anche l’invasione di terreni privati violando le procedure, in primis i tempi di preavviso ai proprietari.

Sullo sfondo l’assegnazione dei lavori per il tunnel esplorativo, che, secondo Plano, presenta gravi irregolarità. I lavori infatti sono stati appaltati alla stessa azienda che vinse a Venaus nel 2005 (la Cmc di Ravenna) in quanto “opera paritetica” con qualche “variante tecnica”. Molti invece sostengono la necessità di una nuova gara (che comporterebbe il pagamento di una penale alla Cmc) anche perché il nuovo cunicolo costa a preventivo 164 milioni di euro contro gli 84 di quello di Venaus. La battaglia insomma sarà lunga e senza esclusione di colpi.

Nel frattempo in diverse parti d’Italia si preparano i pullman per la manifestazione di domenica – di cui verranno dati i dettagli nell’assemblea di stasera – dopo che nella giornata di lunedì sono spuntati presidi spontanei in 22 città.

di Roberto Cuda

fiaccolata susa 28 giugno

ecco i pericolosissimi No Tav...che i benpensanti da poltrona e i vigliacchi di regime in malafede riflettano...

avvelenati dai politici

ecco i difensori della legalità del pd, del pdl e della lega, compresa l'udc, i radicali e post fascisti, come mandano i loro funzionari dell'ordine ad avvelenare i valsusini...complimenti davvero...

Chiomonte: utilizzati lacrimogeni contenenti CS, arma chimica vietata nelle guerre internazionali.

pubblicata da Chiara Appendino il giorno martedì 28 giugno 2011 alle ore 19.55
                                                                                   

Come testimoniato dalla sottoscritta, da tutti i presenti e da diversi giornalisti, durante lo sgombero della Maddalena di Chiomonte le forze dell'ordine sono ricorse pesantemente all'utilizzo di gas lacrimogeni.
Nella foto sottostante, scattata ad una delle innumerevoli cartucce ritrovate sul posto, si legge chiaramente: “lacrimogeno al cs” (orto-clorobenziliden-malononitrile).

                                                                                     
                                                                                      

I gas CS  rientrano tra le cosiddette “armi chimiche”, infatti fanno parte di questa categoria “ tutte le sostanze gassose, liquide o solide, che, diffuse nell'area e sparse sulle acque o sul terreno, producono negli esseri viventi lesioni anatomico - funzionali di varia natura, tali da compromettere, in via definitiva o solo anche temporanea, l'integrità dell'organismo umano” (http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=g8gas).

Come tutti sappiamo, l’utilizzo delle armi chimiche è stato fortemente contrastato e condannato, tant'è che in moltissime convenzioni internazionali ne è stato proibito lo sviluppo, la produzione e l'utilizzo.
Ne è un esempio La Convenzione sulle armi chimiche del 1993 - CWC - Chemical Weapons Convention (http://www.opcw.org/chemical-weapons-convention ) ratificata in Italia nel 1995 ed entrata in vigore nel 1997 che vieta l'utilizzo del gas CS in tutte le guerre internazionali.*
( http://it.wikipedia.org/wiki/Gas_CS)
Di tale sostanza è stato fatto largo uso dagli americani in Vietnam ( per stanare i Viet cong) e da Saddam Hussein contro i Curdi.

Ritengo assolutamente inacettabile e incivile  che la stessa sostanza, il cui utilizzo è vietato contro i "nemici" durante una guerra internazionale, possa essere utilizzata dalle forze dell’ordine contro Civili, anche anziani, durante una protesta. E la questione  è ancora più grave se andiamo ad analizzare meglio chi erano i cittadini, ovvero prevalentemente persone che protestavano in modo pacifico contro un'opera ritenuta un enorme sperpero di risorse pubbliche, oltre che inutile e dannosa.
                                                                         

Se così fosse, personalmente ritengo che le istituzioni, i partiti  e i loro esponenti che hanno tanto auspicato l’intervento delle forze militari in Valsusa e che si sono congratulati con le stesse per il "successo", come il Sindaco Fassino,  abbiano il dovere di condannare l'utilizzo di armi chimiche sui propri cittadini o di assumersi, alla luce dei suddetti fatti, la responsabilità delle loro dichiarazioni antecedenti e successive all'accaduto.

Chiunque avesse ulteriori testimonianze in merito, le condivida (video, fotografie etc)!
Aggiornamento: sono state ritrovate anche cartucce prive di diciture.
Aggiornamento: aggiunta una foto che mi è stata segnalata, pubblicata sul sito di repubblica. La foto non sembrerebbe dare adito a dubbi.

SI rende sempre più necessaria una precisazione da parte delle forze dell'ordine.



 *Il CS è entrato a far parte dell'armamento standard in dotazione alle forze di pubblica sicurezza con il DPR 5 ottobre 1991, il quale all'articolo 12, comma 2, recita: "gli artifici sfollagente si distinguono in artifici per lancio a mano e artifici per lancio con idoneo dispositivo o con arma lunga. Entrambi sono costituiti da un involucro contenente una miscela di CS o agenti similari, ad effetto neutralizzante reversibile".

martedì 28 giugno 2011

Manifestazione nazionale No Tav

manifestazione nazionale No Tav domenica 3 luglio alle ore 9.00 a Chiomonte...le chiacchiere sono a zero...l'importante adesso è esserci....



documento vergogna

ecco un bel documentino che riporta le motivazioni di chi in valle di susa (e non solo qui) ha lavorato e continua a farlo per dividere il fronte degli amministratori, e gli amministratori dai cittadini...sul tema Tav
...con quel documento si chiedono apertamente le "compensazioni" del Piano Strategico della provincia e magari la regia della gestione dei soldi? (che non ci sono) che ne conseguono...svendendo il territorio, la politica con la P maiuscola, e il nostro futuro....ognuno si assuma le proprie responsabilità...e l'isolamento politico è frutto proprio di queste posizioni ambigue...

lunedì, giugno 27, 2011

Dal vostro inviato in Valsusa

L'ottimo Jacopo Suppo, insieme con Roberto Della Seta, Antonio Ferrentino, Ivano Fucile, Susanna Preacco e altri, ha sottoscritto questo documento, che mi sento di condividere (anche con voi):

Gli scontri che si stanno verificando in queste ore tra manifestanti No Tav e le forze dell’ordine, dimostrano una volta di più che sull’Alta Velocità Torino-Lione la politica ha fallito.

Crediamo che i fatti che si stanno susseguendo alla Maddalena siano il triste, ma prevedibile, epilogo di una vicenda che il Governo ha gestito con arroganza e superficialità, escludendo dal tavolo politico di maggio gli amministratori contrari all’opera, e che molti esponenti politici, anche del nostro partito, hanno contribuito a inasprire, invocavano l’uso dell’esercito per favorire l’apertura dei cantieri.

Nel ribadire tutti i nostri dubbi di merito sull’utilità dell’opera sentiamo al tempo stesso la necessità di opporre un rifiuto radicale e irrevocabile verso tutti i linguaggi e i comportamenti che in nome del no alla Tav stanno cercando di impedire una dialettica tra le diverse posizioni in campo, o peggio, come è successo pochi giorni fa, stanno scivolando in atti di violenza e intimidazione.

Da questi modi di approcciarsi al problema della Tav noi prendiamo nettamente le distanze.

Per quel che ci riguarda, vogliamo ragionare su cinque punti:

1. Una linea che non serve. Diversi studi, in primis
le risultanze dei lavori dell’Osservatorio tecnico, dimostrano che costruire una nuova linea ferroviaria non risolverebbe i problemi trasportistici del nostro paese. Senza un’adeguata politica di trasferimento del traffico merci da gomma a ferro (che oggi non c’è), la nuova linea si trasformerebbe nell’ennesimo episodio di spreco di denaro pubblico, cosa che in questo momento l’Italia non può permettersi.

2. Rilanciamo il Fare. Quello vero però, non quello strumentale che è stato proposto a fine aprile da Mario Virano.

3. Parliamo di percorso “per fasi” e non “a fasi”. Un percorso strutturale e non temporale. Si proceda alla progettazione e realizzazione del nodo di Torino, vera strozzatura dell’attuale collegamento ferroviario Torino-Lione. Questo intervento permetterà di realizzare il Servizio Ferroviario Metropolitano in grado di fornire una risposta importante per un trasporto pubblico nell’interesse di centinaia di migliaia di pendolari.

4. Nessuna compensazione. La vera “compensazione” sono gli interventi previsti dal Progetto Strategico della Provincia di Torino, provvedendo ad un miglioramento della linea storica e a un potenziamento del servizio per i passeggeri. In soldoni, metropolitana fino ad Avigliana. Tutto questo può essere fatto solo con il consenso della popolazione e delle amministrazioni locali.

5. Rispetto per gli accordi del Progetto Strategico per il territorio interessato dal collegamento ferroviario Torino-Lione è il “pacchetto” di proposte e di sviluppo che è stato predisposto con il coinvolgimento dell’intero sistema istituzionale e dalle rappresentanze sociali.

Ovviamente, per tornare a discutere nel merito dell’opera, chiediamo che cessino immediatamente gli scontri e che il Ministro dell'Interno Maroni si faccia carico della gravità della situazione.

C’è poi un’ultima questione, che riguarda la politica con la P maiuscola. Quella che amministra i territori, che affronta i problemi con serietà ma anche con fantasia e con coraggio, che migliora la vita quotidiana delle persone. Che riduce i conflitti e non gioca ad alimentarli utilizzando le forza dell’ordine per aprire i cantieri.

Ancora una volta ci sentiamo di condividere i principi che ispirarono il Fare
che, a nostro avviso, è stato caricato di una eccessiva valenza tecnica, tralasciando la sua importanza politica, perdendosi nel mare delle proposte e dei progetti che hanno accompagnato la storia ventennale della Tav. Questa è stata la più grande debolezza della politica della nostra valle. Avere una proposta concreta e credibile e non difenderla con la forza che sarebbe stata necessaria. Anche per un’eccessiva “timidezza” nei confronti delle frange più radicali del “movimento”.

Gli scontri di Chiomonte ci dicono che è giunto il momento di recuperare il tempo perso.

Dobbiamo avere l’ambizione di rilanciare una proposta in grado di cambiare la metodologia di costruzione delle grandi opere pubbliche in Italia e in Europa, coinvolgendo le amministrazioni dei territori coinvolti, tutelando l’ambiente e risparmiando denaro pubblico. Solo così riusciremo a far uscire la Valsusa dall’isolamento politico in cui è piombata e ad affrontare un problema in maniera ragionevole ed efficace.
postato da civati, 10:58 | link | commenti (132)

fiaccolata no tav

questa sera a Susa, piazzale della Stazione alle ore 20,30, fiaccolata per la città....

tav a la7

lunedì 27 giugno 2011

Lega Nostra

Il partito dei bossi, maroni, borghezio, calderoli & C. ha definitivamente gettato la maschera. Finalmente gli elettori della ex lega nord sanno che è diventata Lega Nostra.
Ora, a pieno titolo, dopo le esternazioni di esaltazione repressiva, prima del bombardamento di Chiomonte di questa mattina, e quelle di esaltazione spartitoria, delle ore successive, è ufficialmente al banchetto mafioso-politico-imprenditoriale sui 671 milioni di euro per la progettazione e la cantierizzazione del cunicolo esplorativo della Maddalena, assieme ad un bel gruppone misto.
Lega Nostra e i suoi degni compari e picciotti hanno compiuto il salto di qualità, in modo ufficiale, non ci sono più spazi ai dubbi, ma solo connivenze!
Saranno in tanti a gongolare per la spartizione del succulento banchetto, ma ho l'impressione che ne vedremo ancora delle belle a proposito di tempi e modi della ripartizione.
Intanto la democrazia si allontana ancora di più da questo nostro martoriato paese, diventato ormai vittima sacrificale di pochi manovratori e sciacalli della libertà altrui.
Un plauso quindi a Lega Nostra che ha dimostrato di aver acquisito lo stile dei suoi compari del sud italia e di essersi accaparrata la sua personale Salerno_Reggio Calabria del Nord!!!

travaglio e il tav

Travaglio e la Torino-Lione....un video per capire

http://www.ustream.tv/recorded/15656984

domenica 26 giugno 2011

chi non c'è...si vede!

in questa battaglia per la democrazia, per la giustizia, per la legalità, per la difesa dei beni chi NON C'E' SI NOTA più di chi c'è!
e noi vediamo benissimo chi manca all'appello in queste ore cruciali, soprattutto tra gli schieramenti politici...e non ce ne dimenticheremo...mai!!!   ...non basteranno tardivi mea culpa....

Tav, appello di 15 intellettuali
"Politica e istituzioni: fermatevi"
 

Ecco l'appello che invita a evitare l'intervento della polizia in val Susa. Tra i firmatari don Ciotti, padre Zanotelli, Carlo Petrini, Valentino Parlato, Maurizio Landini, Marcello Cini, Giovanni Palombarini

I referendum del 12 e 13 giugno hanno cambiato lo scenario politico ponendo al centro dell’attenzione pubblica i beni comuni e il bene comune. Di fronte a noi – ai milioni di donne e uomini che hanno contribuito al successo referendario – sta ora l’obiettivo di costruire una agenda politica in grado di mettere in campo un nuovo progetto di società, di sviluppo e di partecipazione democratica.
Di questa prospettiva c’è oggi un banco di prova non eludibile: lo scontro tra istituzioni e popolazione locale sull’inizio dei lavori di costruzione, in Val Susa, di un cunicolo esplorativo in funzione preparatoria del tunnel di 54 km per la progettata linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione. Per superare la situazione di stallo determinata da tale scontro si prospetta un intervento di polizia (o addirittura militare) che rimuova le resistenze in atto. Sarebbe una soluzione sbagliata e controproducente.
Ci possono essere opinioni diverse sulla necessità di potenziare il trasporto ferroviario nell’area e sulle relative modalità ma una cosa è certa. La costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione (e delle opere ad essa funzionali) non è una questione (solo) locale e l’opposizione delle popolazioni interessate non è un semplice problema di ordine pubblico. Si tratta, al contrario, di questioni fondamentali che riguardano il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali.
Per questo, unendoci ai diversi appelli che si moltiplicano nel Paese, chiediamo alla politica e alle istituzioni un gesto di razionalità: si sospenda l’inizio dei lavori e si apra un ampio confronto nazionale (sino ad oggi eluso) su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternative. In un momento di grave crisi economica e di rinnovata attenzione ai beni comuni riesaminare senza preconcetti decisioni assunte venti anni fa è segno non di debolezza ma di responsabilità e di intelligenza politica.

26 giugno 2011


Paolo Beni, Marcello Cini, Luigi Ciotti, Beppe Giulietti, Maurizio Landini, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Mercalli, Giovanni Palombarini, Valentino Parlato, Livio Pepino, Carlo Petrini, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Sergi, Alex Zanotelli

 

vergogna mistificatori

questo è per chi, quando parla di Tav, ma soprattutto del movimento No Tav, lo fa senza sapere di cosa sta parlando.
Sono tanti, tantissimi...molti in buona fede...altrettanti no.
Vorremmo dedicare a quest'ultima categoria, quelli in malafede, un pensiero: vergognatevi! Le vostre responsabilità sono e saranno davanti agli occhi di tutti.


dal sito on line di repubblica
http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/06/26/news/tav_al_fortino_di_chiomonte_aspettando_l_alba_di_fuoco-18234870/?ref=HREA-1

CRONACA

Tav, al "fortino" di Chiomonte
aspettando l'alba di fuoco

Vigilia piena di tensione al presidio degli oppositori della Torino-Lione. Perino: "Arriveranno in 1500 con i manganelli". Stasera fiaccolata

di FABIO TANZILLI TRANQUILLI, ma determinati. Sono le ore più lunghe, queste, per i presidianti "No Tav" della Maddalena, il Fort Apache della Valle di Susa. Quassù, sui sentieri sopra le vigne di Chiomonte, in una calda giornata di estate, da ieri si attende l'ora "X", il giorno dei giorni, previsto per l'alba di domani. I "No Tav" lo sanno, e senza sorpresa aspettano le forze dell'ordine al varco per la battaglia finale. Per essere in regola con l'occupazione dell'area, ieri mattina hanno pure pagato l'utilizzo del suolo pubblico al Comune, con una spesa di ben 821 euro. Intanto, per 2 o 3 volte passa sulle teste un elicottero dei carabinieri, che viene salutato con battute ironiche e sberleffi.

Intanto stasera alle 21 partirà una fiaccolata no tav dal centro di Chiomonte, con partenza dalla stazione ferroviaria e diretta al presidio della Maddalena, da fine maggio base operativa  degli oppositori alla Torino-lione.

"Non ci porteranno i fiorellini, ma useranno i lacrimogeni. Arriveranno 1500 agenti, suddivisi in gruppi da 500  -  tuona in assemblea Alberto Perino  -  il loro obiettivo è raggiungere la Maddalena attraverso tre strade, passando anche da Giaglione e dalla via dell'Avanà. Molto probabilmente giungeranno qui a piedi attraverso i sentieri".
Chi pensa però che al presidio No Tav siano tutti in assetto di guerra, si sbaglia di grosso: il clima è sereno, pacifico, molto simile ad un campeggio estivo. In tutta la giornata, saranno passate 7-800 persone.

All'arrivo alla Maddalena, a fare da Cicerone ci pensa Luca, programmatore informatico di Bussoleno che si occupa di "scortare" i giornalisti alla visita del presidio: "Le barricate sono un simbolo di resistenza passiva, ma è assurdo definirci eversivi. Qui ci sono famiglie e persone normali. La forza del nostro movimento è proprio questa". Ci sono ragazzi dei centri sociali e del movimento antagonista, ma la maggioranza della Maddalena è fatta di gente comune, valsusini di tutte le età: bambini che giocano a pallone, o che si rincorrono con le pistole ad acqua. C'è Bertelloni, medico a Bussoleno, che insieme ad altri 130 dottori valsusini ha lanciato l'allarme salute in caso di partenza del cantiere, "essendo queste terre piene di uranio e asbesto".

Donne e anziani che passeggiano e fanno picnic, e non solo rasta che bevono una birra di troppo. Il clima è di festa popolare, di aggregazione pacifica. Nulla fa pensare alla preparazione di uno scontro con le forze dell'ordine: appare quindi difficile definire questi presidianti come dei "para-terroristi". Tra un dibattito e un piatto di spaghetti, tra una birra un momento di musica, i manifestanti aspettano l'irruzione delle forze dell'ordine, con un filo di preoccupazione. E sanno benissimo che questa battaglia potrà anche andare "persa", con lo smantellamento del presidio: "Non sarebbe una tragedia  -  riflette Lele Rizzo - l'importante è riattivare la mobilitazione permanente della Valle di Susa, anche dopo la notte di domenica, che potrà fare la storia". Anche perché l'esperienza di Venaus insegna che dopo le botte notturne, ci fu la mobilitazione popolare dell'8 dicembre, con migliaia di valsusini che rioccuparono i terreni conquistati dalla polizia: in molti pensano già ad un bis per Chiomonte. Ci sono anche gli avvocati del movimento, a turno giorno e notte alla Maddalena: "Se la polizia occuperà i terreni privati farà una violazione" spiega Stefano Bertone. Anche perché in molti attendono già di essere picchiati e malmenati dalle forze dell'ordine, come avvenne a Venaus: "E' da 34 giorni che aspettiamo di prendercele, ce le hanno sempre date  -  aggiunge ancora Perino  -  arriveranno con i manganelli. Voi giornalisti dovete fare domande più intelligenti" aggiunge il Bovè valsusino con un filo di arroganza.

Lungo il percorso si vedono le barricate fatte di ferraglia, gommoni e legno, ma niente di più. Il più grosso timore dei manifestanti è quello che domani all'alba prevalga la frangia violenta: "Non dobbiamo mandare in malora 22 anni di lotta non- violenta, con azioni aggressive rimarremo isolati. Diciamo no alle pietre e alla violenza, non siamo in Vietnam" afferma il prof. Richetto, insegnante di Bussoleno. Della stessa idea la chiomontina Marisa Meyer, 66 anni, cuoca ufficiale del presidio: "I ragazzi che vengono dai centri sociali qui non hanno mai dato problemi. Devono rispettare la nostra ospitalità, e comportarsi bene".
Intanto, questa sera  -  con ritrovo alle ore 21 e partenza alle 22  -  si terrà una fiaccolata dal centro di Chiomonte fino al presidio, per coinvolgere maggiormente il paese e la gente, e non rimanere isolati alla Maddalena. In attesa della notte più lunga.
 
(26 giugno 2011)

allarme a Chiomonte

da http://lavallecheresiste.blogspot.com/2011/06/domenica-26-giugno-ore-21-fiaccolata.html


domenica 26 giugno 2011

DOMENICA 26 GIUGNO ORE 21 FIACCOLATA A CHIOMONTE E ALLARME GENERALE

Ripartiamo da Chiomonte con una fiaccolata per resistere al presidio della Maddalena da domenica notte in maniera continuata nei giorni successivi. L’appuntamento è nel piazzale della stazione ferroviaria di Chiomonte alle 21 per poi dirigersi al presidio della Maddalena e resistere per quelli che ormai sono i giorni decisivi. Abbiamo fondati e seri motivi per aspettare un intervento di sgombero dalle prime ore della notte tra domenica e lunedì. Prepariamoci però a rimanere al presidio per alcuni giorni. E’ l’ultimo sforzo, le volontà politiche del governo si sono espresse e non lasciano ormai spazio ai dubbi, ci siamo e ci saremo. Oggi un’assemblea popolare molto partecipata ha lanciato questo appello, resistere, con coraggio e determinazione. A seguire dopo la fiaccolata ci si preparerà per la notte. Ci sarà inoltre una veglia di preghiera al pilone votivo.

fiaccolata a Chiomonte

 da libre pubblichiamo invitando alla fiaccolata di questa sera alle ore 21 dalla stazione di Chiomonte chiunque abbia a cuore la legalità e la democrazia nel nopstro paese.....partecipare è essere!


http://www.libreidee.org/2011/06/veglia-no-tav-fiaccole-e-preghiere-aspettando-la-polizia/

Veglia No-Tav, fiaccole e preghiere aspettando la polizia


Ci sarà anche Giulietto Chiesa a popolare la “notte più lunga” di Chiomonte, dove i valsusini si apprestano a fare resistenza passiva di fronte al temuto sgombero dell’area occupata per impedire l’avvio dei cantieri della Torino-Lione. Le voci corrono: dopo l’ultimatum di Bruxelles per aprire ad ogni costo il cantiere entro il 30 giugno, il blitz degli agenti antisommossa è ormai atteso lunedì 27 giugno, alle prime luci dell’alba o addirittura prima, col buio. I valsusini si preparano: l’appello alla mobilitazione popolare è già scattato, domenica 26 gli abitanti sfileranno in una lunga fiaccolata da Chiomonte al “presidio” della Maddalena, dove poi i cattolici daranno vita a un’intera notte di veglia collettiva di preghiera, accanto a operai e sindacalisti Fiom schierati coi No-Tav.
«Tranquilli, ma determinati», scrive Fabio Tanzilli su “Repubblica”: «Sono le ore più lunghe, queste, per i presidianti No-Tav della Maddalena, il Fort manifestanti No TavApache della valle di Susa». Sui sentieri sopra le vigne di Chiomonte, dov’è stato recuperato il prezioso vitigno alpino dell’Avanà, da sabato 25 giugno si attende l’ora “X”, il giorno dei giorni, previsto per l’alba del fatale lunedì: «I No-Tav lo sanno – scrive Tanzilli – e senza sorpresa aspettano le forze dell’ordine». Per essere in regola con l’occupazione dell’area, hanno pure pagato al Comune l’utilizzo del suolo pubblico: una spesa di 821 euro. I militanti sono costantemente sorvolati da elicotteri di polizia e carabinieri: «Non ci porteranno i fiorellini, ma useranno i lacrimogeni», dice Alberto Perino dalla gremita assemblea popolare di sabato al “presidio”. «Arriveranno 1500 agenti, suddivisi in gruppi da 500: il loro obiettivo è raggiungere la Maddalena attraverso tre strade, passando anche da Giaglione e dalla via dell’Avanà. Molto probabilmente giungeranno qui a piedi attraverso i sentieri».
Chi pensa però che al “presidio” No-Tav siano tutti in assetto di guerra, scrive “Repubblica”, si sbaglia di grosso: «Il clima è sereno, pacifico, molto simile ad un campeggio estivo». In tutta la giornata di sabato, saranno passate 7-800 persone, in attesa del “pienone” di domenica pomeriggio che si protrarrà fino alla sera e poi a tutta la notte, fino all’indomani. Luca, programmatore informatico di Bussoleno, spiega che le vistose “barricate” realizzate con tubi Innocenti per sbarrare l’accesso della “libera repubblica della Maddalena” sono «un simbolo di resistenza passiva: qui ci sono famiglie e persone normali, la forza del nostro movimento è proprio questa: assurdo definirci eversivi». Ci sono ragazzi dei centri sociali e del "Barricate" No-Tav alla Maddalena di Chiomontemovimento antagonista, scrive “Repubblica”, ma «la maggioranza della Maddalena è fatta di gente comune, valsusini di tutte le età: bambini che giocano a pallone, o che si rincorrono con le pistole ad acqua».
Bertelloni, medico a Bussoleno, insieme ad altri 130 dottori valsusini ha lanciato l’allarme-salute in caso di partenza del cantiere, «essendo queste terre piene di uranio e asbesto». Donne e anziani passeggiano e fanno picnic, tra cucine da campo e bicchieri di birra. «Il clima è di festa popolare, di aggregazione pacifica», osserva Tanzilli: «Nulla fa pensare alla preparazione di uno scontro con le forze dell’ordine: appare quindi difficile definire questi presidianti come dei “para-terroristi”». Tra un dibattito, un concerto e un piatto di spaghetti, continua “Repubblica”, i manifestanti aspettano l’irruzione delle forze dell’ordine, con un filo di preoccupazione, sapendo che questa simbolica “battaglia” potrà anche andare persa, con lo smantellamento del presidio: «Non sarebbe una tragedia», riflette Lele Rizzo: «L’importante è riattivare la mobilitazione permanente della valle di Susa, anche dopo la notte di domenica, che potrà fare la storia».
Anche perché, osserva sempre “Repubblica”, l’esperienza di Venaus insegna che dopo le botte notturne ci fu la mobilitazione popolare dell’8 dicembre, con migliaia di valsusini che rioccuparono i terreni conquistati dalla polizia: in molti pensano già ad un bis per Chiomonte. E non mancano gli avvocati del movimento, a turno giorno e notte alla Maddalena: «Se la polizia occuperà i terreni privati farà una violazione», sostiene Stefano Bertone. In molti si aspettano di venir malmenati dalle forze dell’ordine, come avvenne a Venaus: «E’ da 34 giorni che aspettiamo di prendercele, ce le hanno sempre date»,  aggiunge Perino, raggiunto nei giorni scorsi da un avviso di Alberto Perino (a destra)garanzia (con perquisizione domiciliare) per aver ventilato la possibilità di una vasta reazione popolare all’eventuale occupazione militare del “presidio” da parte degli agenti.
Lungo il percorso, si vedono le barricate fatte di ferraglia, gommoni e legno, ma niente di più. Il più grosso timore dei manifestanti, spiega “Repubblica”, è quello che lunedì all’alba prevalga la frangia violenta: «Non dobbiamo mandare in malora 22 anni di lotta non-violenta: con azioni aggressive rimarremo isolati», dice lo storico Gigi Richetto, insegnante a Bussoleno. «Diciamo no alle pietre e alla violenza, non siamo in Vietnam». Della stessa idea la pensionata chiomontina Marisa Meyer,  cuoca ufficiale del presidio: «I ragazzi che vengono dai centri sociali qui non hanno mai dato problemi. Devono rispettare la nostra ospitalità e comportarsi bene». Appuntamento allora alla fiaccolata che partirà alle ore 22 dalla stazione ferroviaria di Chiomonte, in attesa della “notte più lunga” (info: La Repubblica e No-Tav).

sabato 25 giugno 2011

concorrenza sleale

quale pensate che sarà la prossima "vera" salerno reggio calabria del nord?
..bravi...indovinato il Tav Torino-Lione!!!!

L'AUTOSTRADA DELLE BEFFE

Ideata trent'anni fa, cominciata nel 2001, la A33, l'autostrada Asti-Cuneo, è percorribile per appena 39 dei suoi 90 chilometri, tanto che l'hanno ribattezzata la Salerno-Reggio del Piemonte. Ma anche quando sarà completata, un percorso cervellotico e zigzagante rischia di renderla poco appetibile
Repubblica Torino di PIER PAOLO LUCIANO, STEFANO PAROLA
 Il tracciato a zeta rovesciata che penalizza la Asti-Cuneo
Ritardi nei lavori, vicissitudini societarie, bracci di ferro tra imprese costruttrici e agricoltori, un percorso che moltiplica i chilometri e la rende poco conveniente. Siamo andati a scoprire perché perfino i pipistrelli possono dare scacco alla futura autostrada piemontese
di PIER PAOLO LUCIANO, STEFANO PAROLA
L'AMMINISTRATORE 2

Rossetto: "Disegnata così
per rispettare l'ambiente"

Giuseppe Rossetto, numero due della Provincia di Cuneo e responsabile di Lavori pubblici e viabilità, ha soltanto "ereditato" la grana della Asti-Cuneo ma con moderazione difende le scelte che furono fatte dieci anni fa. "Allora decisero di minimizzare l'impatto sul territorio... Quando l'A33 sarà completata percorrerla sarà anche conveniente"
di STEFANO PAROLA
  • IL VIAGGIO 3

    Per burla la chiamano
    "Salerno-Reggio del Nord"

     Per burla la chiamano "Salerno-Reggio del Nord" Siamo andati a vedere l'autostrada che, ironicamente, è stata ribattezzata la "Salerno-Reggio Calabria del Nord": il tracciato a forma di zeta rovesciata, il doppio attraversamento fluviale. Il risultato è che, rispetto alla strada statale, rispettando i limiti di velocità, si guadagnano cinque minuti in cambio di un pedaggio di quattro euro e dieci
    di STEFANO PAROLA
    video di ALESSANDRO CONTALDO

  • L'INTERVISTA 4

    "Oggi non è conveniente
    ma aspettate che sia finita"

     "Oggi non è conveniente ma aspettate che sia finita" "L'autostrada Asti-Cuneo è stata costruita sfruttando un segmento della Torino-Savona per non andare a impattare sul territorio". Questa scelta ha allungato il percorso e, oggi come oggi, rende l'autostrada non conveniente. "Completata l'opera, il costo risulterà adeguato al servizio". Parola di Giuseppe Rossetto, vicepresidente della Provincia di Cuneo
    di STEFANO PAROLA
    video di ALESSANDRO CONTALDO

LA FOTOGALLERIA

L'A33 deviata
dai pipistrelli

L'autostrada presenta un tracciato a forma di zeta rovesciata, che allunga molto il percorso. Ma non è l'unica stravaganza di un'arteria in perenne ritardo. Uno svincolo ha dovuto essere spostato per non 'disturbare' una colonia di pipistrelli che avevano trovato casa in alcune cave dismesse
foto di ALESSANDRO CONTALDO
LA MAPPA

L'arteria che scavalca
due volte lo stesso fiume

Nella cartina il tracciato della Asti-Cuneo. Si vede chiaramente come la nuova autostrada sfrutta un segmento di 20 chilometri della Torino-Savona. Questo fa sì che il nastro d'asfalto debba scalvacare per due volte il corso del fiume Stura

venerdì 24 giugno 2011

non basta indignarsi

  http://www.nuovasocieta.it/editoriali/27702-non-basta-indignarsi-difronte-allo-sfascio-dellitalia.html

Non basta indignarsi di fronte allo sfascio dell'Italia

di Diego Novelli
Che la situazione politica e morale dell'Italia sia giunta allo stadio della decomposizione credo che ogni cittadino, indifferentemente dalle sue idee (di destra, di centro o di sinistra)purché dotato di un tasso medio di intelligenza, ne sia più che consapevole.
Lo spettacolo che ogni giorno viene offerto dal Parlamento, dalla vita interna dei partiti, dalle cronache giornalistiche, su episodi di malcostume che vedono intrecciati interessi personali con attività di pubbliche amministrazioni (corruzione, concussione, malaffare, illecite ingerenze, etc.) non è solo deprimente, ma disgustoso.
La domanda che sorge spontanea è: «Quanto ancora può reggere un quadro così degradato?»
Alla televisione ogni giorno sentiamo i galoppini dell'attuale regime, soprattutto colleghi giornalisti di "chiara fama" (si fa per dire), che giustificano tutte le più soverchie porcherie e, quando si trovano a mal partito, si salvano in corner con la famosa aria di Mozart "Così fan tutte".
Non è vero, è falso!
La stragrande maggioranza degli italiani sono persone perbene e sono presenti in tutti gli strati sociali, anche se con opinioni politiche differenti.
L'ultimo caso del famigerato faccendiere Luigi Bisignani ha scoperchiato una vera fogna. Questo notissimo personaggio, già condannato con sentenza passata in giudicato, implicato nella maxi tangenti Enimont degli anni '90, è tornato in auge diventando il principale tessitore della nuova loggia P4. Ministri, sottosegretari, parlamentari, magistrati, alti gradi dell'esercito, dei servizi segreti, i massimi dirigenti di enti di Stato (Eni-Enel), della Rai, nonché l'eminenza grigia di Palazzo Chigi, Gianni Letta (indicato da Berlusconi come possibile futuro presidente della Repubblica), risultano clienti di questo mariuolo. Si sono serviti di lui per favori, promozioni, informazioni, anche su vicende coperte dal segreto istruttorio.
Per un ex magistrato, oggi deputato del Pdl, conosciuto come il traffichino di Montecitorio, è stata chiesta dalla Procura di Napoli l'autorizzazione all'arresto.
Naturalmente i suoi sodali la negheranno, guidati dall'impareggiabile onorevole Panis, il noto avvocato di Belluno, che ha convinto la maggioranza della Camera dei Deputati a votare un ordine del giorno con il quale è stata giustificata la famosa telefonata del Cavaliere alla Questura di Milano, affinché venisse rimessa subito in libertà una giovane fermata per furto, "onde evitare un incidente diplomatico con l'Egitto".
Abbiamo toccato il fondo?
Non possiamo dirlo con certezza, perché tutto può ancora succedere, anche di peggio.
È giunto però il momento che il Paese civile si faccia sentire. Oltre che indignarsi è ora di ribellarsi, democraticamente, a questo stato di cose, come ci indica in un bellissimo libro un'illustre figura della Resistenza: l'ex magistrato ultranovantenne Massimo Ottolenghi.
L'antifascismo, la Resistenza, la Costituzione hanno visto il concorso di uomini e donne liberi.
Si ripropone con urgenza, come allora, l'impegno diretto di tutte le forze che non solo rappresentano la memoria del passato, ma che non hanno mai "mollato": la vecchia Resistenza con le nuove generazioni dell'associazionismo, del volontariato, dei vari movimenti, devono assumere iniziative concrete per la mobilitazione delle coscienze, usando tutti gli strumenti che la Carta Costituzionale prevede, a partire dalle proposte di legge di iniziativa popolare, ai referendum, alle grandi mobilitazioni di masse.
Non si tratta di sostituirsi ai partiti dell'opposizione (o peggio ancora denigrarli), semmai serve a scuoterli dall'attuale paralizzante stato di reciproca ipnosi in cui sembrano caduti.
La Resistenza di ieri e di oggi deve direttamente mettersi in gioco, senza presunzione, con umiltà, ma con ferma e decisa volontà di non accettare passivamente il ruolo di spettatori di questa catastrofe incombente sull'Italia.

informazione e Tav

il movimento No Tav ha come sua fondamentale caratteristica quella di essere trasversale e extraterritoriale nella sua composizione sociale, politica e partecipativa, l'esatto contrario di quello che l'impero mediatico, politico, economico e imprenditoriale italiano da sempre invece tenta di affibbiargli.....un'altra vittoria del movimento è quella della controinformazione, o meglio dell'informazione reale, corretta e non pilotata, ecco il link ad un articolo di Borgia su Luna Nuova di oggi


notav.info » “INTERNET, i no tav vincono la battaglia dell’informazione” da lunanuova del 24 giugno

http://www.notav.info/wp-content/uploads/battaglia-informazione.jpg

giovedì 23 giugno 2011

Matteoli e i No tav

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/23/caro-matteoli-tutta-la-val-di-susa-e-con-i-notav/123087/
Ambiente & Veleni | di Fabio Balocco
23 giugno 2011

Caro Matteoli, tutta la Val di Susa è con i NoTav
Tutto lascia supporre che lo scontro avverrà entro la fine della settimana. Continui, cupi voli di elicotteri nel cielo della valle, la Digos sguinzagliata a fare fotografie al presidio coi teleobiettivi: sì, presto capiterà.

Vorrei solo replicare al ministro Matteoli che dice che non saranno poche centinaia di persone a fermare la Tav. Caro ministro, quella che ha detto, non so se si rende conto, è una solenne sciocchezza. Lassù, al presidio ci sono poche centinaia di persone (per il momento…), perché sono quelle che, in quanto pensionati, precari, licenziati, cassintegrati, casalinghe, possono permettersi di stare su. Ma le assicuro che, in spirito, su c’è tutta la Val di Susa. Che Le piaccia o no. E sicuramente non piace né a Lei né al signor Virano.

L’altro giorno indossavo la maglietta No Tav e sono andato a comprare del formaggio e a fare il pieno di Gpl: sia la contadina, sia il gestore mi hanno fatto gli auguri. Lassù, in spirito, c’è tutta la valle, ed è gente pacifica, e non gli anarco-insurrezionalisti che Voi vorreste ci fossero. Certo, come Lei dice, il presidio verrà preso. A nulla valgono gli uomini disarmati contro i probabili mezzi cingolati e migliaia di poliziotti.

Il presidio verrà preso, ma sarà dura per Voi operare con tutta la gente della valle che rifiuta quello che state facendo.

Quirra come Vieques?

ecco quello che è successo in Portorico, dove l'esercito americano ha usato per anni (come in Sardegna) una base militare per le esercitazioni....

ma visto quant'è magro Fassino...

...come se li mangerà i 3 stipendi che percepisce a spese nostre?
da www.lospiffero.com

Oltre lo scranno in Parlamento il nuovo inquilino di Palazzo di Città mantiene anche l'incarico di inviato per l'Unione Europea. E così oggi ha disertato l'assise degli industriali subalpini
A TEMPO PERSO Piero Fassino (foto D. Gianti)

Non è passata inosservata l’assenza del sindaco di Torino Piero Fassino all'assemblea degli imprenditori subalpini che si è svolta stamani nella sede di via Fanti. All'incontro erano presenti la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, il suo luogotenente in Piemonte Gianfranco Carbonato, il ministro Renato Brunetta, i presidenti di Regione, Roberto Cota e Provincia, Antonio Saitta. Insomma, il solito parterre de roi. Nessuno, però, ha visto svettare il Lungo: al suo posto il braccio destro Tom Dealessandri, da poco confermato nel ruolo di vice sindaco.

Dov’era Fassino? All’altro capo del mondo, in Birmania, dove si stanno svolgendo i festeggiamenti per il 65° compleanno di Aung San Suu Kyi, leader dell'opposizione interna e premio Nobel per la Pace nel 1991, da 20 anni costretta ai domiciliari dalla giunta militare che nel 1990 ha preso il potere attraverso un colpo di stato. Oltre a conservare il suo scranno in Parlamento, che per ora non pare assolutamente intenzionato a lasciare, Fassino continua a mantenere l’incarico di inviato dell’Unione Europea nel paese asiatico. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: Torino è una città cui ci si può dedicare a tempo perso?

Contagio (anti) nucleare!

"Voglio ringraziare tutti gli italiani che hanno votato per il Sì"

Carissimi amici,

oggi è una giornata memorabile: all'apertura del tg serale delle 7 del NHK - emittente statale giapponese - il pubblico ha visto le piazze italiane riempite dai manifestanti che festeggiano la vittoria dei referendum (soprattutto del nucleare).

Esclusi i terremoti a Assisi o tragedie simili, non mi ricordo che una notizia buona dall'Italia (a parte le vittorie ai mondiali) abbia aperto il telegiornale più seguito del paese.

Voglio ringraziare tutti gli italiani che hanno votato per il Sì, le persone che hanno lavorato per la campagna nonostante le mille insidie e le lobby potentissime.

Rappresentate una grande speranza per tutti coloro nel mondo che sperano di mandare presto in pensione le centrali nucleari oppure di abortirle prima che si mettano in funzione.

Il tg giapponese ha dedicato alla notizia ben più di 10 minuti dei suoi 30; su ciò che succede ultimamente in Svizzera e in Germania; sulle voci in altri paesi come Francia, Inghilterra e Cina (perfino i francesi intervistati dicevano “dovrebbero fare i referendum anche in altri paesi per dare la voce al popolo!”). Anche gli intervistati giapponesi - a Tokyo e a Fukushima - hanno espresso le ammirazioni e l'invidia per la vostra conquista.

Lo trovo eccezionale, perché di solito questi tg sono così ossessionati dalla parcondicio che danno sempre un parere “contrario” o perplesso in casi simili, senza parlare della situazione dei media giapponesi, quasi tutti controllati dalle aziende elettriche (la Tepco e i suoi simili).

Ho notato un'espressione di allegria perfino sulla faccia del conduttore.

Sono molto molto felice per voi e per me. Per me, perché negli ultimi giorni, ero molto depressa, non tanto per le pessime notizie che arrivano da Fukushima quanto per le degenerazioni politiche giapponesi: ora gli ex partiti di governo e una parte del partito al governo stanno facendo tutto per far fuori l'attuale primo ministro, reo di aver fermato alcuni reattori nucleari - considerati più pericolosi - tentando di togliere il potere alle aziende elettriche e cercando di stringere i rapporti con i sostenitori delle fonti alternative... (Stiamo scoprendo il potere dei nuclearisti molto più diabolico e subdolo).

Spero che questa bellissima notizia dall'Italia costituisca una nuova fonte di energia e di coraggio per tutti coloro che vogliono liberarsi del nucleare.

Grazie con tutto il cuore.

Yukari Saito, da Kyoto

mercoledì 22 giugno 2011

Guccini No Tav

tanto per cambiare, dal sito libreidee.org

http://www.libreidee.org/2011/06/sorpresa-guccini-coi-no-tav-bravi-valsusini-resistete/

Sorpresa, Guccini coi No-Tav: bravi valsusini, resistete

Scritto il 22/6/11

Dagli Appennini alle Alpi, un alleato No-Tav che non t’aspetti: Francesco Guccini, caposcuola bolognese dei cantautori italiani, a briglia sciolta con “Wu Ming 2” per una chiacchierata letteraria a margine del festival di Verbania, finita su “Repubblica” il 19 giugno. Argomenti in scaletta: montagna, memoria, Resistenza e, incredibile ma vero, la Torino-Lione. I valsusini? Bravi: stanno facendo quello che va fatto, gli “scudi umani”, contro la devastazione del territorio. Quelli sì che sono montanari come si deve: tenaci, ostinati, decisi a impedire alla città di fare sempre quello che vuole, e senza uno straccio di giustificazione, a spese di chi ancora tenta di abitare la montagna.
Vista da sotto, scrive “Wu Ming 2”, la montagna pare sempre un rifugio da eremiti, un nido d’aquila per misantropi e solitari, mentre nei sei romanzi che Guccini Francesco Gucciniha scritto con Loriano Macchiavelli, l’Appennino è sempre un luogo di incontri, una società complessa e nera quanto quella di pianura. «A Bologna», racconta Guccini, «quando discuto con gli amici, va sempre a finire che mi dicono “T’î pròpi un muntanèr!”, dove per montanaro si intende conservatore, testardo. Ma io ormai non mi offendo più». Trasferitosi a Pàvana sull’Appennino pistoiese a cavallo di Emilia e Toscana, da ormai una decina d’anni il “Maestrone” abita l’antico mulino di famiglia, tra libri e canzoni. Osservatorio perfetto per rileggere le memorie popolari della montagna e anche l’attualità dell’Italia di oggi, specie dove la montagna combatte contro l’assedio del cemento.
Il fatto è che l’Appennino genera meno rispetto, convengono Guccini e “Wu Ming 2”, mentre le Alpi, con le loro cime aguzze, incutono timore. Lo testimonia la differenza tra gli animali totemici delle due catene montuose: quello dell’Appennino è il cinghiale, «una specie di porco con le zanne che grufola nel fango», mentre le Alpi hanno la nobilissima aquila, il leggiadro camoscio. «Le Alpi toccano il cielo, sono iperuranie e spirituali. L’Appennino è più basso, terragno, spurio. Sarà anche per questo che sulle Alpi, in val di Susa, il treno ad alta velocità non riesce ancora a sfondare le proteste e gli scudi umani, mentre sull’Appennino Tosco-Emiliano lo scavo Francesco Guccini con Loriano Macchiavellidelle gallerie è andato avanti senza grandi opposizioni, finché non ci si è trovati di fronte a danni irreparabili», come il cataclisma idrogeologico che ha devastato il Mugello, rimasto all’asciutto per i cantieri della Bologna-Firenze.
Se la valle di Susa lotta strenuamente da vent’anni contro l’eco-mostro chiamato Torino-Lione, forse è anche perché la storia della valle è legata a doppio filo con la Resistenza, che in quei boschi trovò l’arma in più per combattere il nemico. «Del resto, solo una retorica da quattro soldi dipinge i valsusini come montanari ottusi, egoisti, che vogliono essere “padroni a casa loro”». In realtà, concordano Guccini e “Wu Ming 2”, «la forza del movimento No Tav sta nella competenza diffusa e nell’aver saputo coinvolgere anche la gente di pianura». Nulla di simile è accaduto tra Bologna e Firenze, perché le due città voltano le spalle all’Appennino. Per i No-Tav che resistono abbarbicati al “presidio” di Chiomonte minacciato di sgombero, la sortita di Guccini è un regalo inatteso: e chissà che, dopo canzoni-manifesto come “L’avvelenata” e “La locomotiva”, il “Maestrone” di Pavana non s’inventi una ballata sui montanari eretici della valle di Susa (info: francescoguccini.net).