lunedì 29 agosto 2011

Riforma fiscacle o governo a casa

Chi avrà mai detto: «Non si azzardasse il Governo a presentare una manovra senza un forte taglio della spesa inefficiente e improduttiva. Siamo a un bivio. Bisogna stringersi tutti insieme. O fa la riforma fiscale o è meglio che il Governo se ne vada». «La riforma fiscale è il vero atto di giustizia sociale in questo Paese. O questo Governo la fa e riduce le tasse su lavoro e pensioni o non c’è bisogno che sopravviva». ?
è vero che La Busiarda si chiama così per un motivo, ma mi ricordo di aver sentito in qualche filmato fatto direttamente alla manifestazione di CISL e UIL di giugno, che questi due sindacati minacciavano lo sciopero generale se non avessero fatto la riforma fiscale...evidentemente si sono già dimenticati cosa dicevano 2 mesi e mezzo fa...mentre la Camusso si faceva "prendere in braccio" firmando l'accordo per evitare la spaccatura fra i sindacati...

domenica 28 agosto 2011

E se a riscrivere la Finanziaria fosse la valle di Susa?



E se a riscrivere la Finanziaria fosse la valle di Susa?

Ho appena letto il messaggio di Claudio Giorno a proposito della battaglia che in India sta mobilitando decine di migliaia di persone contro la corruzione diffusa in tutte le pubbliche istituzioni e nei partiti politici di quel paese. Anche io tendo ad osservare attentamente gli eventi internazionali degli ultimi mesi e a considerarli come sintomi di un malcontento ormai mondiale contro questo modello economico (finanz-capitalista e ultramonopolista) globalizzato che sta distruggendo le basi stesse della convivenza civile, della democrazia e addirittura del capitalismo e che i partiti politici (tutti, per lo meno in Italia) si sono rivelati incapaci di governare e regolamentare.
Non solo le proteste dei giovani in Grecia, degli studenti in Gran Bretagna, degli indignati in Spagna, dei senza casa in Israele, ma persino i tumulti No Tav manifestantiscoppiati a Londra pochi giorni fa e che hanno visto migliaia di ragazzi, senza alcuna prospettiva e accecati dall’allettamento delle merci, saccheggiare i supermercati, non sono altro che lampanti esempi della rabbia di quanti (un tempo si sarebbe detto “dei proletari e dei sottoproletari”, oggi si preferisce dire dei poveri e di quelli che sanno benissimo che stanno per diventarlo) si vedono derubati da governi sempre più arroganti quanto inetti non solo dei propri, pochissimi quattrini ma anche dei propri diritti all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’equità fiscale.
Ebbene, la legge finanziaria, attualmente in discussione al parlamento italiano, procede speditamente nell’aggravamento dell’ingiustizia fiscale (addirittura propone un ulteriore scudo fiscale per i capitali esportati illegalmente, come se non bastasse il fallimento del precedente), nell’accanimento contro gli stipendi e i Tft dei lavoratori dipendenti e nella cancellazione del sistema dei diritti sul lavoro (possibilità di licenziare senza alcuna “giusta causa”). Tutto questo cosa c’entra con la lotta contro il dannato Tav? C’entra eccome. Infatti i cittadini che da tanta parte d’Italia sono convenuti a migliaia per partecipare alle marce, hanno speso le proprie vacanze (persino viaggi di nozze) per collaborare ai presidi e alle manifestazioni culturali sono ben consapevoli che la lotta del movimento No Tav è un baluardo di democrazia contro la strisciante dittatura del potere economico che sta fagocitando le risorse umane, ambientali, culturali ed Manifestazione contro il Tgv in val Susaeconomiche dei paesi, nel disperato tentativo di perpetuarsi (letteralmente, come Crono divorava i suoi figli).
Propongo quindi che si aderisca all’iniziativa lanciata da Giorgio Airaudo per un’occupazione permanente dell’agorà, perché la nostra battaglia deve essere combattuta su più fronti. Non basta più assediare l’area della Maddalena di Chiomonte per denunciare puntualmente gli illeciti perpetrati dalle cosiddette forze dell’ordine (alle quali peraltro le “autorità” politiche hanno di fatto delegato la gestione del cantiere).  Dobbiamo occupare le piazze d’Italia non solo per far conoscere al paese e al mondo intero la nostra lotta, per rompere il silenzio stampa e smentire la vergognosa campagna mediatica denigratoria contro questo movimento popolare ma anche per fermare leggi come questa finanziaria che colpiscono al cuore la giustizia, la democrazia, la convivenza civile.
(Ida Cappetti, “Movimento No Tav e finanziaria”, 25 agosto 2011).


http://www.libreidee.org/2011/08/e-se-a-riscrivere-la-finanziaria-fosse-la-valle-di-susa/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+libreidee%2FyDHz+%28LIBRE+-+associazione+di+idee%29&utm_content=FaceBook

dallaVALLEalVALLE "voci, giocattoli e battitura"

http://www.youtube.com/watch?v=XZakV_Cj68U&feature=channel_video_title


il video di Giulia Tropiti

Giulia Tripoti + Editori Viktor dallaVALLEalVALLE "voci, giocattoli e battitura"






da non perdere e da diffondere...........



sabato 27 agosto 2011

un terribile black bloc

la sintesi dell'intervento di Mercalli a Bussoleno del 27 agosto




ecco il link del video di Luca Mercalli al Forum Grandi Opere Inutili

giovedì 25 agosto 2011

Tav, favole e cantori

http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-favola-della-tav-e-i-suoi-cantori/?h=1

La favola della Tav e i suoi cantori

di Fabrizio Tassi
Ricordate la Tav in Val di Susa? La grande opera che doveva riportare il Piemonte in Europa e l’Italia nel mondo? Il progetto faraonico fondato su previsioni di traffico che erano già vecchie dieci anni fa? L’abbozzo di cantiere diventato un campo di battaglia, usato per ricordarci che gli estremisti ci assediano e se l’opera fallisce è solo colpa loro?
Non esiste più.
Scomparsa. Smaterializzata. Sublimata in politica del riporto (quella che prova a coprire il vuoto di idee con ponti, binari e altre imprese scenografiche, utili quando nascono con-per-dentro un territorio, demenziali se disegnate in astratto su una carta geografica, fregandosene del rapporto costi-benefici, nella speranza di drogare il Pil).
La Tav è ormai diventata un feticcio, un ectoplasma mediatico, una metafora, un archetipo del liberal-misticismo. Spariti i numeri, le obiezioni rimaste inevase, le ragioni pro e contro. Sparita anche l’opera in sé, ridotta a un cantiere-simbolo in cui si combatte la battaglia del Paese moderno, liberale, progressista contro le forze oscure della conservazione provinciale, radicale, ecologista, naif.
E come spesso accade quando il reale (ambiguo, problematico) viene soppiantato dall’ideale (qualcosa in cui credere a prescindere) le riflessioni sul tema diventano divagazioni sul contesto. Una fede non si discute, al massimo la si difende e la si diffonde. Evitata accuratamente la sostanza, data per scontata la necessità di un’opera che ha pochi uguali nella storia Italia recente quanto a inutilità riconosciuta, si citano citazioni di chi citava dati citati da non si sa più chi.
Il paradosso è che i sì-Tav, impegnati a dipingere gli oppositori come retrogradi e ideologizzati, finiscono per usare la più sciocca retorica ideologica, senza mai provare a rispondere alle obiezioni sollevate dai no-Tav.
Straordinaria e ultima, in ordine di tempo, la paginata de La Stampa (23 agosto) in cui il corrispondente da New York ci informa di un irridente articolo del Wall Street Journal sulla Tav, bloccata da «un migliaio di valligiani, avvocati e ambientalisti», o ancora meglio «da una curiosa alleanza di pacifici retrogradi religiosi e avanguardisti dell’ambientalismo violento».
Non si sa se ridere o piangere di fronte all’interpretazione grottesca della questione che, mediata da La Stampa, viene offerta dal Wall Street Journal (non per niente si affida al ministro Brunetta come battutista pro-Tav e prende per i fondelli il povero Gigi Richetto) e il silenzio sulle obiezioni tecniche ed economiche dei no-Tav (si citano come principali ragioni "contro" l’amianto, il rumore e le vibrazioni causate dai convogli… !?). Si parla di un "Paese frenato da pochi oppositori". Per lo più ignoranti e violenti. Ignoranti e violenti, forse, come quei 150 docenti universitari che hanno scritto a Napolitano, sottolineando che «è ormai nota una consistente e variegata documentazione scientifica che contraddice alcuni assunti fondamentali a supporto dell’opera e ne sconsiglia nettamente la costruzione, anche alla luce di scenari economici e ambientali futuri del tutto differenti da quelli sui quali, vent’anni fa, si è basato il progetto».
Grazie al Wall Street Journal e a La Stampa, invece, veniamo rieducati grazie alla storia simbolica del Piccolo Motore Blu "che ce la fa", trascinando un treno pesantissimo su per la collina, come vuole una favola per bambini americana (citata con un gioco di parole nel titolo «Protesters Make Italian Rail Project The Little Engine That Couldn’t») di quelle che propagandavano l’American Dream fondato sull’ottimismo, il lavoro e l’individualismo.
Ecco, appunto: favole, archetipi, ideologia, ragioni indiscutibili, come gli «8 mila posti di lavoro in gioco» citati nel pezzo, cifra già messa in discussione in più di un’occasione. La Tav vista dagli Usa è "L’Italia che non ce la fa". La Tav vista dall’Italia è sempre più la storia di un Paese in cui di solito vincono i soliti furbi, i professionisti dell’appalto e del drenaggio di fondi statali, i politici amici dei professionisti. E in cui stavolta si stanno muovendo forze, persone, associazioni, territori, movimenti, intellettuali, convinti che qui si giochi una fondamentale partita sull’Italia che sarà. Gli strumenti utilizzati per la lotta a volte sono vecchi? Non lo è lo spirito che la anima e la prospettiva a lunga scadenza di un nuovo modo di pensare il futuro del Paese, quando il "no" alla Tav potrà diventare un "sì" a nuovi metodi, progetti, modelli di sviluppo.
(25 agosto 2011)

mercoledì 24 agosto 2011

CASSINETTA E’ IN VAL DI SUSA « DOMENICO FINIGUERRA

ogni tanto vale la pena ricordarlo:
CASSINETTA E’ IN VAL DI SUSA « DOMENICO FINIGUERRA: "... fare e cercare una politica diversa. Per i beni comuni. Per la terra e per l’acqua. Una politica che sostituisca la crescita con il benessere e la competitività con la solidarietà."

'via Blog this'

martedì 23 agosto 2011

GRANDI OPERE INUTILI



Movimento NO TAV
Comunicato Stampa
dalla valle che resiste e non si arrende, 23 agosto 2011
GRANDI OPERE INUTILI
IL 26 AGOSTO IL climatologo luca MERCALLI
INAUGURA a venaus l'ATTESO FORUM INTERNAZIONALE

OpPOSIZIONI EUROPEE A CONFRONTO
PER MOBILITAZIONI COMUNI

Deciso all'indomani della Giornata Europea contro le Grandi Opere Inutili dell'11 dicembre 2010, che ha visto l'opposizione No TAV sfilare in Italia a Susa, in Francia a Bayonne, in Germania a Stoccarda, si aprirà venerdì prossimo 26 agosto a Venaus il Forum Tematico contro le Grandi Opere Inutili. Tutti i dettagli sono sul sito www.11-12-2010.eu.
Il Forum è nell'agenda 2011 del Forum Sociale Mondiale1. Il Movimento No TAV era presente con una sua iniziativa al Forum Sociale Mondiale che si è svolto a Dakar lo scorso febbraio.
L'obiettivo del Forum è mettere a confronto le varie realtà di opposizione a livello europeo e di confermare - anche con argomenti innovativi - la categoria delle Grandi Opere Inutili nelle lotte e nel dibattito politico sociale internazionale. Sono attese delegazioni di movimenti e associazioni italiane e di Paesi dell'UE (Francia, Spagna, Germania, Finlandia).
L'evento durerà fino al 30 agosto e prevede numerose attività, da quelle più stimolanti per la mente - due giorni interi di dibattiti - a quelle più impegnative per il corpo - un trekking in quota per ammirare la Val Susa. Le serate saranno animate da musiche tradizionali e contemporanee.
Dopo una polentata collettiva al Presidio No Tav di Venaus, il Forum prenderà il via alle ore 21 alla presenza delle autorità che lo hanno patrocinato e aiutato: la Comunità Montana Valli Susa e Sangone e i Comuni di Venaus e di Bussoleno. La prima relazione sarà tenuta dal climatologo Luca Mercalli che interverrà subito dopo il simbolico taglio del nastro al suono della banda di ottoni.
Gli incontri di analisi e dibattito si svolgeranno al Liceo di Bussoleno: sabato mattina si presenteranno le associazioni partecipanti, mentre nel pomeriggio e domenica mattina esperti e professori universitari offriranno sei originali contributi di stimolo alla discussione.
Gli argomenti proposti da un sindaco, quattro professori universitari e dal massimo esperto italiano in analisi dei costi delle Grandi Opere spazieranno dalla gestione del territorio all'analisi dei costi e del ciclo di vita di una infrastruttura, dall'economia alla filosofia, dalla scienza post-normale alla politica.2
I lavori si concluderanno con una sessione di dibattito assembleare che occuperà tutta la domenica pomeriggio con l’obiettivo di rafforzare i legami tra le associazioni e costruire iniziative condivise e durature a livello europeo.

2 Consumo di territorio di Domenico Finiguerra, I costi nascosti, analisi del ciclo di vita delle grandi opere  di Sergio Ulgiati, Grandi opere e capitalismo post-fordista di Ivan Cicconi, Scienza post-normale, processi di democratizzazione in una prospettiva di sostenibilità e di equità  di Elena Camino, Destino della Tecnica, Destino del Capitale di Gianni Vattimo, Forme di lotta popolare, democrazia e costituzione  di Alessandra Algostino  Qui gli abstracts degli oratori: www.11-12-2010.eu/abstracts

giovedì 18 agosto 2011

Difendersi dalla tempesta: la lezione della valle di Susa

http://www.libreidee.org/2011/08/difendersi-dalla-tempesta-la-lezione-della-valle-di-susa/?utm_source=feedburner&utm_medium=f

Difendersi dalla tempesta: la lezione della valle di Susa

Da Maurizio Tropeano della “Stampa” a Marco Imarisio del “Corriere della Sera”, sono stati molti i giornalisti italiani che, in questi mesi, hanno battuto i ripidi sentieri di Chiomonte e respirato lacrimogeni, insieme ai No-Tav, cercando di raccontare quello che vedevano – la protesta popolare, la repressione – sforzandosi di decifrare cause e ragioni, senza enfatizzare l’inevitabile contabilità dell’ordine pubblico, tra lanci di pietre e manifestanti feriti da proiettili fumogeni sparati anche ad altezza uomo. “Isolare i violenti”, è stato il mantra recitato dai politici che contano, nelle agitate settimane di luglio: come se il seme della violenza fosse un’erba cattiva che cresce spontanea. «La violenza è inevitabile, se la politica “dialoga” solo coi manganelli», risponde a distanza lo scrittore Erri De Luca.
Qualcuno ha segnalato una “ambigua tolleranza” del movimento popolare valsusino nei confronti delle evocatissime “frange violente”, mentre altri corteo No-Tavhanno osservato l’anomalia assoluta della “resistenza civile” della valle di Susa, che consiste – anche – nell’assedio simbolico a chi assedia, per davvero, il territorio alpino. E siamo nel 2011: strana epoca, in cui la protesta risale i sentieri della montagna, tra anziani che sfalciano i prati sbirciando con amarezza gli elicotteri che pattugliano il cielo. «Per quello i soldi li trovano, per il resto no», commenta una contadina della Ramats di Chiomonte, borgata montana finita anch’essa nella morsa della “militarizzazione” che costringe i viticoltori dei vigneti sottostanti a trascurare i filari, fino a temere di veder compromessa la vendemmia dei vini Valsusa Doc; un “problema” per il quale la Comunità Montana chiederà 250.000 euro di danni alla società italo-francese Lyon-Turin Ferroviaire, incaricata di realizzare la linea Tav Torino-Lione.
Nonostante un accanitissimo embargo dell’informazione nazionale, che – salvo rari casi – ha sempre evitato di spiegare perché la valle di Susa non vuole la linea ad alta velocità, lo sgombero della “Libera Repubblica della Maddalena” a fine giugno e poi la manifestazione oceanica del 3 luglio, affollata di quasi centomila partecipanti da tutta Italia, ha finito con l’imporre all’attenzione dell’opinione pubblica non solo la radicalità della rabbia, con il puntuale corollario di “scontri”, ma soprattutto le ragioni di una comunità alpina: non afflitta da banale sindrome Nimby, ma rivelatasi un vero e proprio avamposto sociale dell’opposizione popolare contro l’attacco ad alzo zero che ormai si va profilando nei confronti dell’intera comunità italiana, costretta a subire i tagli sanguinosi imposti da un’Europa Chiomonte, 3 luglio: lacrimogeni sui manifestantiquasi senza volto, diretta da burocrati non-eletti e condizionati dalla finanza speculativa internazionale.
Giusto per avere un’idea di quello che è accaduto davvero in valle di Susa – chi protesta, da dove proviene, perché ha deciso di scomodarsi – è utile dare un’occhiata al video “I peccati della Maddalena”, diretto da Manolo Luppichini e montato da Lorenzo Nacci con immagini girate da Filomena Canino, Fabio Colazzo e Jacopo Mariani. Il video – girato interamente dalla parte dei manifestanti – racconta per frammenti-chiave l’anima della protesta popolare, il territorio alpino e l’incontro con il resto d’Italia nella grande manifestazione del 3 luglio, mettendo a fuoco l’essenziale: molti italiani, quel giorno, hanno risposto all’appello della valle di Susa perché non ne possono più di una politica ridotta a brandelli, incapace di dare risposte, trincerata nell’indecenza della “casta” e totalmente sorda di fronte alla voce della popolazione.
“Isolare i violenti”, è stato il refrain del neosindaco di Torino, Piero Fassino – valsusino d’origine, figlio di un comandante partigiano – mentre il suo predecessore, Sergio Chiamparino, ha sfilato col cappello alpino al raduno nazionale delle penne nere, nella solennità dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Poco dopo, gli stessi alpini – i soldati di oggi e quelli di ieri – si sono confrontati davanti alle recinzioni di Chiomonte, con i “vèci” a sfidare i militari della Taurinense: «Lo spirito alpino è di chi difende le valli, non di chi fa la guerra alla popolazione». Alpini e agenti, ovviamente, eseguono ordini: disposizioni della politica che, sulla Torino-Lione (venti miliardi di euro, la maggiore opera pubblica nella storia italiana) continua a sembrare sordomuta, evitando di dare spiegazioni sulla reale utilità di un’avventura finanziariamente spaventosa e, prima ancora, bocciata da tutti i “trasportisti” e dai migliori tecnici dell’università italiana, giunti a firmare un appello al presidente Napolitano perché utilizzi la sua “moral suasion” e stimoli un ripensamento: quell’ecomostro, un salasso economico folle, Chiamparino e Fassinosarebbe completamente inutile, di nessun peso per l’economia del nord-ovest che non ha bisogno di far correre merci (inesistenti) verso la Francia.
Lungi dall’entrare nel merito delle contestazioni, sempre Chiamparino – accreditato come eterna risorsa strategica del Pd – è salito in cattedra per bacchettare i valsusini che, col loro ingenuo radicalismo, non accetterebbero la sfida del “riformismo”. Un lessico ottocentesco, protestano i No-Tav, scandalizzati: qualcuno spieghi all’ex alpino Chiamparino che il Muro di Berlino è crollato, che abbiamo avuto l’11 Settembre, che siamo nell’era della globalizzazione selvaggia e senza diritti, il nuovo medioevo della finanza che sta mettendo in ginocchio anche Barack Obama. Di quale “riformismo” parla l’ex sindaco di Torino? Di quello che ha accettato di svendere l’Europa cedendo quote impressionanti di sovranità nazionale, sociale e monetaria, a una élite bellicosa e senza scrupoli che oggi presenta il conto ai popoli europei, in base a non si sa quale legittimità democratica visto che la Commissione Europea, il vero governo dell’Unione, non è neppure un organismo elettivo?
E’ ora che la sinistra cominci a fare i conti con lo strapotere della finanza internazionale e scelga finalmente da che parte stare, scrive Gad Lerner sul suo blog, dal quale invoca almeno il coraggio di una patrimoniale per limitare i danni del “massacro sociale” in arrivo coi tagli indiscriminati sul welfare. Le ultime cronache raccontano che della “macelleria d’autunno” faranno le spese Province e Comuni, coi loro servizi sociali: l’accorpamento dei piccoli centri potrebbe cancellare anche diverse municipalità della valle di Susa, complicando addirittura l’iter burocratico dell’aborrita Torino-Lione. Non manca chi spera nel “ripensamento” invocato dagli accademici italiani nel loro appello a Napolitano; se non per sopraggiunto Giorgio Airaudoravvedimento, almeno per senso della realtà: in questa Italia che trema sotto i colpi dei tagli, l’eventuale apertura del maxi-cantiere della Torino-Lione suonerebbe come la più grottesca delle beffe.
Nonostante il silenzio-stampa imposto dalla “casta”, grazie anche all’effetto dirompente della catastrofe atomica di Fukushima, l’Italia ha votato contro il nucleare e per l’acqua pubblica, ridisegnando il profilo della cittadinanza europea all’alba del nuovo millennio. Giorgio Airaudo, dirigente della Fiom, era alla “Libera Repubblica della Maddalena” il 13 giugno, secondo giorno della consultazione referendaria, per portare solidarietà ai No-Tav. «Raggiungeremo certamente il quorum – disse, ad urne ancora aperte – e daremo un segnale inequivocabile: il bene comune non si tocca, ed è un bene comune anche la valle di Susa, che in questi anni ha condotto una battaglia giusta, aperta, pacifica, popolare e democratica». Mentre di ora in ora cala il sipario sulle macerie del “riformismo” degli ultimi vent’anni, sono in molti ad augurarsi che la tragedia finanziaria in arrivo finirà almeno per chiarire, una volta per tutte, anche le ragioni della valle di Susa: chi ancora non le conosce, probabilmente scoprirà che coincidono, ogni giorno di più, con quelle del resto d’Italia.

martedì 16 agosto 2011

Rapinare l'Italia

http://www.libreidee.org/2011/08/rapinare-litalia-la-truffa-del-risanamento-bce-draghi/

Rapinare l’Italia: la truffa del “risanamento” Bce-Draghi

Quando l’Italia si sbarazzò dell’Iri, che era stata la più grande azienda del mondo al di fuori degli Usa, ottenne solo una riduzione dell’8% del debito: se oggi la Bce impone la manovra “lacrime e sangue”, è perché spera di costringere l’Italia a privatizzare quel che le resta, a cominciare da Eni, Poste e Finmeccanica. Questi i veri obiettivi della drastica politica di “risanamento” imposta dalle lobby finanziarie al riparo della Commissione Europea: lo afferma Daniele Scalea, segretario scientifico dell’Isag, Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, nonché redattore della rivista “Eurasia”. Tesi: il debito è l’alibi di chi vuol mettere le mani sui beni pubblici. Le privatizzazioni? Non hanno mai risolto il problema. Al contrario, paesi come l’Argentina sono “risorti” battendo la strada opposta: rifiutando di pagare.
«Il recente attacco speculativo allo Stato ed alle banche italiane – scrive Scalea, in un intervento ripreso da “Megachip” – ha portato ad un Mario Draghicommissariamento del nostro paese da parte di potentati esteri». D’accordo con Usa, Francia e Germania, la Banca Centrale Europea ha cominciato ad acquistare titoli di debito pubblico italiano sul mercato, ma chiedendo in cambio pesanti contropartite. «La “politica di risanamento” che la Bce pretende dall’Italia nasconde dei palesi secondi fini, e non potrebbe essere altrimenti vista la regia – neppure tanto occulta – di potenze estere nella vicenda». Per Scalea, l’ormai famosa lettera di Jean-Claude Trichet e Mario Draghi a Berlusconi è rivelatrice: «Il duo rappresentante della Bce avrebbe infatti indicato come misura prioritaria la privatizzazione del patrimonio pubblico italiano».
L’analista di “Eurasia” non ha dubbi: «Non esiste un singolo esempio storico in cui le privatizzazioni abbiano portato ad una significativa riduzione del debito d’uno Stato». Il segretario dell’Isag cita il caso italiano dei primi anni ’90, quando «lo Stato procedette, tra le altre cose, alla dismissione di una mega-corporazione industriale-finanziaria, l’Iri», che era la settima maggiore società al mondo per fatturato, e a lungo era stata la più grande impresa planetaria non statunitense. «Ebbene, l’erario incassò in totale 198.000 miliardi di lire, pari ad appena l’8% del debito pubblico (2.500.000 miliardi di lire). Se sollievo vi fu, fu di breve durata, perché oggi il debito la regina Elisabetta d'Inghilterrapubblico italiano è di oltre 1.900 miliardi di euro, ossia quasi 3.700.000 miliardi di vecchie lire».
Mario Draghi dovrebbe conoscere bene questo caso, aggiunge Scalea, dal momento che all’epoca delle privatizzazioni degli anni ’90 era direttore generale del Tesoro e partecipò alla tristemente nota riunione sul panfilo “Britannia” di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra. Lo stesso Draghi «dovrebbe ricordarsi anche di come le privatizzazioni (che già erano cominciate negli anni ’80) abbiano portato, alfine, al declino industriale dell’Italia», il paese dell’Olivetti che rinunciò a sviluppare il primo computer brevettato a Ivrea «lasciandolo in mano agli anglosassoni» e della Montedison, altra azienda all’avanguardia, che per prima aveva sperimentato gli Ogm. «Queste amare considerazioni – aggiunge Scalea – potrebbero spingerci a farne d’ancora più aspre circa la scelta del governo Berlusconi di barattare con Sarkozy la Libia e la Parmalat pur d’avere il via libera francese alla nomina di Draghi a prossimo presidente della Bce: in tempi non sospetti notavamo che l’ex dirigente di Goldman Sachs appare più vicino alla finanza anglosassone che al sistema economico italiano».
Ma se le privatizzazioni sono inefficaci, perché Trichet e Draghi, insieme alle cosiddette “parti sociali” (Confindustria e sindacati), pongono l’enfasi su di esse? «Probabilmente – ne deduce l’analista di “Eurasia” – perché rimangono oggi alcuni bocconi ghiotti, aziende solide ed in attivo come Eni, Finmeccanica e Poste Italiane». Aziende tuttora strategiche per lo Stato italiano, «perché operative, rispettivamente, in settori come l’approvvigionamento energetico, la produzione d’armamenti, la banca e le comunicazioni». Pezzi pregiatissimi e decisivi, ai quali l’Italia potrebbe dover rinunciare: ma oltre alla preoccupante prospettiva di perdere il controllo delle industrie strategiche, lasciando in futuro settori vitali dell’economia e della potenza italiana in mano altrui, la “politica di Dean Bakerrisanamento” impone altri pesanti oneri e sacrifici alla società, come dimostra la finanziaria recentemente annunciata dal governo Berlusconi.
«La logica, ancora una volta, è quella di spostare la ricchezza dai produttori agli speculatori, ossia dai cittadini lavoratori ed imprenditori alle banche ed ai giocatori di borsa, dal profitto e dai salari alla rendita», accusa Daniele Scalea. «È la stessa logica insita nel “quantitative easing” perseguito negli Usa, ma risponde ad una tendenza di più lungo periodo, quella della finanziarizzazione dell’economia occidentale, in cui per l’appunto la rendita e la speculazione hanno preso il sopravvento sull’economia reale e produttiva». Il professor Steve Keen, economista australiano, ha parlato del «più grande trasferimento di ricchezza della storia». L’economista statunitense Dean Baker ha scritto di una «massiccia redistribuzione del reddito agli azionisti ed agli alti dirigenti delle banche». Gli economisti Hossein Askari e Noureddine Krichene hanno affermato che «il potere d’acquisto è sottratto a lavoratori, pensionati e correntisti e donato a debitori e speculatori».
«Non si tratta solo d’un problema di equità o iniquità, ma anche di efficienza e pragmatica», continua Scalea. «Gli stessi padri del liberismo, gli economisti politici classici dell’Inghilterra sette-ottocentesca, sottolineavano il ruolo negativo giocato dalla rendita nella crescita economica». Politiche che favoriscono la rendita sul profitto e sul salario, la speculazione sulle attività produttive, sono del resto cominciate ben prima della crisi del 2008, in parallelo con la finanziarizzazione (e deindustrializzazione) dell’economia occidentale. «Misure di “risanamento” che, per salvare speculatori e “rentier”, colpiscono i produttori e finiscono col dilapidare il capitale umano della nazione». Basti pensare ai tagli al sociale: indebolire le difese delle categorie più esposte significa Grecia protestesostanzialmente minare lo stesso sistema-paese nelle sue capacità produttive.
«Un cittadino meno istruito e meno sano apporta minore beneficio alla nazione», osserva Scalea. «Inoltre, il pericoloso sommarsi di riduzione dei servizi ed aumento della pressione fiscale genera malcontento, ed i recenti esempi dei paesi arabi, dell’Inghilterra e della Francia dovrebbero far suonare un campanello d’allarme: l’inasprirsi del conflitto sociale e l’esplodere di tumulti raramente è una buona notizia per un paese, quasi mai lo è per la sua economia». Infine, la diminuzione della spesa pubblica può incidere negativamente, oltre che sui servizi, anche sugli investimenti produttivi, come la costruzione di nuove infrastrutture. «Non si vuol qui negare l’opportunità di ridurre la spesa pubblica, ma si contesta che, lungi dal puntare agli sprechi, si opti per tagli salomonici, e che le ristrettezze di bilancio siano dettate e commisurate agl’interessi da pagare ai “rentier”».
Il rischio è che, se tra qualche decennio l’Italia avrà interamente pagato il suo debito, l’avrà però fatto a costo dell’immobilismo e della stagnazione, ritrovandosi così retrocessa nel “secondo mondo”, o addirittura più indietro, avverte Scalea. Alternative possibili? Ci sono, benché se ne parli di rado. Salvatore Cannavò è uno dei pochi giornalisti ad averne proposta una: ricorrere alla tesi del “debito illegittimo” formulata dall’economista francese François Chesnais per disconoscere o rinegoziare una parte del debito. Lo ha fatto l’Ecuador nel 2007.  Ma prima ancora, nel 2005, l’Argentina fece di più, ristrutturando per intero il proprio debito: ossia rinegoziando importi e interessi coi creditori, «di fronte all’oggettiva impossibilità di ripagarlo per intero». Per Scalea, si tratta di provvedimenti più moderati del puro e semplice “default sovrano”, ossia la bancarotta e la cancellazione tout court Néstor Kirchner, il presidente della rinascita argentinadel debito, ma non meno efficaci.
«Ristrutturare il debito – insiste il segretario dell’Isag – non ha avuto che effetti benefici sui paesi che l’hanno fatto». Lo dimostrano le cifre: l’Ecuador nel 2008 fece segnare una crescita record del Pil per il paese, pari al 6,5%. E anche dopo il duro colpo della crisi mondiale, oggi cresce d’oltre il 3% l’anno. Dal 2006 ad oggi, il Pil ecuadoregno pro capite è cresciuto di oltre il 70%, e la popolazione sotto la soglia di povertà è diminuita di quasi il 15%. Risultati altrettanto spettacolari in Argentina, dove la crescita del Pil post-ristrutturazione si è assestata attorno al 9% e, dopo il rallentamento in coincidenza con la crisi mondiale, è tornata al 7,5%. Il reddito pro capite dal 2004 ad oggi è cresciuto di quasi un quinto. Dal 2004 al 2010 la popolazione argentina sotto la soglia di povertà è passata dal 44,3% al 13,9%.
Sempre utilizzando i parametri standard dell’economia, Scalea cita, a titolo di raffronto, gli indicatori italiani: dal 2004, da noi il reddito pro capite è aumentato solo del 10%, mentre il Pil – quando è cresciuto – si è fermato poco oltre 1% all’anno. E alla nostre frontiere mediterranee, ecco il monito della Grecia, catturata dalla spirale debitoria: un quinto della popolazione vive sotto la soglia di povertà, il reddito pro capite è in calo dal 2007, mentre il prodotto interno lordo è sceso del 2% nel 2009 e del 4,5% nel 2010. «Alla luce di questi dati – conclude Scalea – non resta che da domandarsi: chi vuole imitare l’Italia? La Grecia e le sue ferali prestazioni economiche, oppure l’Argentina che, sgravatasi dal peso del debito pubblico, sta crescendo a ritmi “cinesi”?».

venerdì 12 agosto 2011

di nuovo lacrimogeni addosso alla gente

riceviamo dalla rete e pubblichiamo cosa è accaduto ieri sera, soprattutto per far sapere come stanno realmente le cose in Valsusa, visto che nessun media riporta le cose come stanno.....

di nuovo lacrimogeni addosso alla gente alla centrale

Ieri sera, dopo la conferenza sulla MILITARIZZAZIONE al presidio Gravela- Centrale a Chiomonte alcuni ragazzi sono andati al cancello a per dire alle forze del disordine cosa pensavano della militarizzazione della Valle di Susa.
Sono stati accolti con gli idranti e gli spray al peperoncino, a questo punto sono arrivate un po' di persone dal campeggio e si sono fermati all'inizio del  ponte. A questo punto i carabinieri appostati sul muraglione hanno sparato addosso ai campeggiatori un po' di lacrimogeni: uno ha sfiorato la guancia di una ragazza (pochi centimetri e nella migliore delle ipotesi l'accecava nella peggiore la faceva secca), l'altro ha ferito un ragazzo ad una caviglia.
Questo comportamento da parte delle FFOO è assolutamente inaccettabile, e serve solo per alzare i livelli dello scontro che da un bel po' si erano abbassati.
Cerchiamo, nonostante tutte le provocazioni di restare calmi.


...ed anche questo piccolo raffronto valsusa/londra...

A Londra, che conta 8 milioni di abitanti, impiegano  16.000 poliziotti, con grande stupore dei giornalisti. Il rappoto è di 2.000 poliziotti per milione di abitanti, ovvero di 1 poliziotto vs 500 uomini. Da noi alla Maddalena hanno impiegato 2.400 puffi contro 6.000 + 1500 = 7.500 persone (numeri forniti da Virano e Maroni per la manifestazione del 3 agosto), ovvero 1 puffo vs 3 uomini.
Se invece consideriamo, come ipotesi attendibile, che eravamo almeno 77.777 il rapporto è di un puffo ogni 30 persone. Ne dicendono le seguenti ipotesi:
  1. i riottosi londinesi sono delle mezze seghe,
  2. i No tav sono dotati di straordinaria forza, velocità, organizzazione e fantasia.
Scherzia a parte, voglio dire che sono due fenomeni assolutamente diversi: i No tav hanno delle motivazioni nobili, forti e radicate che vanno ben oltre alla sindrome nimby mentre agli inglesi hanno somministrato come modelli culturali le nozze e le minchiati reali e qualche star strafatta di alcool e droga.
Anche noi No tav a volte ci inchucchiamo, ma sempre con dignità e allegria.
Remo
...abbiamo riportato questi due stralci perchè non vorremmo davvero che ci fosse in atto, in questo periodo di shock-economy che attira le attenzioni di tutti, un tentativo programmato e calcolato per creare un nuovo "caso valsusa" per distrarre la gente dalle iniziative politico-finanziarie che devasterà le loro esistenze per i prossimi decenni...sino alla pensione..che non raggiungeranno più....
..sarebbe molto importante per loro avere di nuovo quei cattivoni dei No Tav che a forza di prendersi lacrimogeni in faccia, spray urticante, insulti, bugie e falsità, cadessero in provocazioni ed invece di seguire le orme di Turi, si agitassero più del dovuto.....tutte le altre porcherie potrebbero passare in secondo piano.....

e se ci fosse qualche dubbio...visionate il video che troverete a questo link.......

http://www.youtube.com/watch?v=4mg80CiSolo&feature=player_embedded




Mi chiamo Brunetta, risolvo problemi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/11/era-partita-benino-ieri-la-borsa-di-milano/151024/

di Marco Travaglio

Mi chiamo Brunetta,
risolvo problemi
 
Era partita benino, ieri, la Borsa di Milano. Niente di trascendentale, ma neanche malaccio. I mercati, un po’ per celia un po’ per non morir, si erano bevuti persino la promessa del Cainano sul “pareggio di bilancio entro il 2013”. Poi, d’improvviso, s’è sparsa la voce che aveva parlato Brunetta. E non c’è stato più nulla da fare: perdite a rotta di collo. Intendiamoci, nessuno è andato a leggere ciò che aveva effettivamente detto Brunetta, intervistato dal prestigioso Sallusti sull’autorevole Giornale.

È bastato sapere che aveva detto qualcosa. Il fatto stesso che avesse esternato ha riportato alla memoria una circostanza che i mercati, più per disperazione che per convinzione, avevano rimosso: tra i ministri che dovrebbero garantire il pareggio di bilancio, c’è anche Brunetta. Di botto Piazza Affari s’è trasformata in una selva di mani aperte che battevano sulle rispettive fronti: oddio, Brunetta! Di qui il nuovo precipizio. Se poi gli operatori avessero avuto la forza di leggersi il testo dell’intervista, sarebbe andata pure peggio.

Avrebbero appreso, infatti, che il mini-stro “ha una ricetta” e, per soprammercato, “preme sull’acceleratore” (quello manuale, si capisce). Idee nuove? Discontinuità? Macché: “Dobbiamo solo completare l’opera stando esattamente nel solco tracciato dal presidente Berlusconi”. Cioè continueranno a fare esattamente quel che han sempre fatto: debiti. Negli anni ‘80, mentre il debito pubblico schizzava dal 60 al 120% del pil, Brunetta era uno dei consiglieri più ascoltati di Craxi e De Michelis, assieme a Sacconi e Tremonti.

Intanto B., con la Fininvest, accumulava 4.500 miliardi di lire di debiti e nel ’94 dovette scegliere fra due alternative: portare i libri in tribunale o entrare in politica. Entrò in politica, così da allora i debiti glieli paghiamo noi. E ora che i nodi vengono al pettine, di chi è la colpa? Della “sinistra”, ormai da tempo estinta nel mondo reale, ma non in quello fiabesco di Renatino il Breve: il commissariamento del governo italiano è una “balla della sinistra” e “la crisi economica ha messo a nudo le ipocrisie della sinistra”. Purtroppo per lui, la terribile “sinistra” negli ultimi 10 anni ha governato meno di 2. E la destra 8. Ma lui non si lascia impressionare dall’aritmetica, lui è oltre: “Le ricette che tutti invocano per non soccombere noi le avevamo già scritte. Alcune sono solo rimaste imbrigliate nei riti della politica e nell’antiberlusconismo militante”.

E ora – annuncia il mini-stro a un Sallusti scettico persino lui – il governo farà “in tre mesi” ciò che non ha fatto in 17 anni: “Il tempo dei rinvii è finito”, dunque sotto con “riforma fiscale e assistenziale”. Costi della politica? “Fatto”: per “allineare i costi italiani a quelli europei” bastano “tre settimane, ma stando larghi”. Così “da settembre a dicembre si può incardinare quasi tutto. Nel 2012 vediamo i risultati, nel 2013 raggiungiamo il pareggio e rivinciamo le elezioni”. Ma stando larghi.

Che ci vuole? Di che si preoccupano quei cacadubbi di Trichet, Merkel e Sarkozy? C’è Brunetta, quello che sfiorò più volte il Nobel per l’Economia (l’ha detto lui), quello che negli anni ‘80 scavava il buco nel bilancio dello Stato e ora si candida a riempirlo, ovviamente a spese dei precari, pensionati, lavoratori, disoccupati. I soliti. Fortuna che il Giornale non è compreso nelle mazzette della Bce e dei governi europei.

Dunque ci sono buone speranze che nessuno si sia ancora accorto che Brunetta è ministro. Già è un casino convincerli a fidarsi di B. e Tremonti, figurarsi di lui. Ora però, prima che torni a esternare, è forse il caso di fare qualcosa. Si potrebbe avvertire Francoforte, Berlino e Parigi che si tratta di un simpatico burlone che gioca a fare il ministro. O informarli che, quando parla di “mercati”, intende quelli delle gondole a Venezia. O raccontare che è caduto dal marciapiede. O murarlo vivo in una scatola di fiammiferi. Ma stando larghi.

Il Fatto Quotidiano, 11 agosto 2011

martedì 9 agosto 2011

Londra brucia, le violenze dilagano Oltre 450 arresti, Cameron rientra- LASTAMPA.it

Londra brucia, le violenze dilagano Oltre 450 arresti, Cameron rientra- LASTAMPA.it: "Il ministro dell'Interno britannico, Theresa May, ha però escluso l'ipotesi di fare scendere in strada l'esercito per sedare la guerriglia urbana: «L'ordine pubblico si basa sul consenso»."

domenica 7 agosto 2011

Stato in default ma l'unica priorità è il Tav

http://webmailvtin.alice.it/cp/ps/Main/login/SSOLogin



Non riesci a visualizzare correttamente questa email ? Utilizza questo link
 
News N°
6
 

AMBIENTEVALSUSA 

 
7 Agosto 2011
 

STATO IN DEFAULT MA L'UNICA PRIORITA' E' IL TAV 

Lo Stato è in default, il governo è in ferie ma l’unica priorità è la Torino-Lione.
Evidentemente il governo non si comporta da buon padre di famiglia. Ma facciamoci una domanda: la Torino-Lione si farà?  O meglio, ci sono certezze che si riesca a bucare?
Avere certezze è prerogativa di pochi, ed in questo caso nessuno può rispondere alle due domande nemmeno se si cominciasse a scavare la famosa galleria geognostica di Maddalena. Qualcosa di certo però  è già scritto nei progetti. Ad esempio nelle carte progettuali si legge che questa è un’opera di enorme complessità tecnica sia nella realizzazione che nell’eventuale utilizzo. Si ammette peraltro che nelle eventuali gallerie una volta terminate, non sarebbe comunque possibile abbassare la temperatura al di sotto dei 32 - 33 gradi centigradi, in barba alle normative che ne consentono al massimo 30.
Che l’opera sia di straordinaria complessità d’altronde stava scritto già nel dossier di candidatura portato alla UE nel 2008 da Di Pietro, a quel tempo ministro delle infrastrutture.
Chiamparino, Fassino, Napoli e Maroni, destra e sinistra dicono che “quest’opera è irrinunciabile”. Sarà proprio così? La linea attuale è utilizzata al 30% della sua capacità. La galleria del Frejus è stata ribassata recentemente ad uso dei vagoni ingombranti, ma le merci non ci sono. Le gallerie tanto agognate dai si TAV vengono definite una priorità ma potrebbero (forse) essere pronte solo tra 35 anni. Tempi di realizzazione della grande opera combinati con l’utilizzo attuale ci danno di fatto una prima risposta: almeno per 30 35 la linea nuova non c’è e non serve. Sono tanti 35 anni... Sergio Chiamparino, “ultras del TAV”, se ne rende conto? Merci, non persone e le merci trasportate diminuiscono, mentre i convogli merci devono solo arrivare in tempo, non correre. Ok, si dirà negli ambienti favorevoli al TAV... noi pensiamo al futuro!  Serve a creare occupazione! Va bene, ma a quale costo per ogni occupato? E poi è lavoro sicuro? Stabile? Utile? Porterà valore aggiunto? Di sicuro non è una priorità, lo dice perfino Don Ciotti  in un video ma lo dicono anche gli industriali .


Anche qui i dirigenti dei partiti (PD in testa) quelli che qualcuno ha definito “teste cotonate” (ripensando probabilmente ai tempi del Re Sole), sembrano veramente parlare al di fuori di ogni contesto di realtà vissuta, quella realtà che si pone ogni giorno di fronte ai pendolari, agli operai,  agli impiegati, ai commercianti, agli artigiani, agli industriali seri (quelli che hanno a cuore le sorti dei loro dipendenti e delle loro famiglie). 
I politici di rango nobile vivono un mondo diverso dal nostro? Magari preferiscono sognare (facci sognare! Vi ricordate?), ma noi comuni mortali, moderni servi della gleba in questo regno dai mille sovrani continuiamo a farci una domanda: chi paga? La risposta è ormai più che chiara. Paga Pantalone, cioè i contribuenti. Infatti anche il piccolo contributo europeo alla Torino Lyon deriva dalle nostre tasse non dobbiamo dimenticarlo!
Dunque per avviare quello che Virano ha definito “il più grande cantiere europeo” si dovranno caricare più tasse sui lavoratori dipendenti, i pensionati, i commercianti onesti. Se i soldi non basteranno subiremo altri tagli alle Pubbliche Amministrazioni, alla sanità, alla scuola, ai trasporti pubblici... difficile capire cosa si potrebbe ancora tagliare, ma anche le “teste cotonate” del Re Sole applicavano lo stesso ragionamento, anche loro vivevano avulsi da ogni realtà, gabellando i sudditi per mangiare bignè e comprare la cipria.
Le malelingue, i reazionari, per dirla alla Chiamparino, affermano che l’unico buco sicuro che si riuscirebbe a fare è quello nei bilanci statali. Sarà vero? Per capirlo basta fare una semplice sottrazione: Ci sono le risorse per l’opera? NO. L’opera potrà essere ammortizzata? NO. Quando comincerebbe a funzionare se tutto andasse per il verso giusto come suppongono Chiamparino e Co? Ci vorrebbero 35 anni, durante i quali si spenderebbero miliardi senza incassare assolutamente nulla. Anzi, si fanno debiti con le banche, visto che i soldi non ci sono. Debiti che i nostri figli e nipoti saranno tenuti a rimborsare con gli interessi. Lasciamo perdere altri particolari non secondari della storia, è già abbastanza chiaro così il panorama futuro, senza fare alcuna moltiplicazione o divisione, congettura. Stiamo sui dati certi!
Chiamparino ed i si TAV questi calcoli semplicissimi non li sanno fare? Non può essere. Neppure al più rimbambito dei politici può sfuggire tutto ciò. Dunque ci deve essere dell’altro. Infatti la Torino-Lyon non serve ma la vogliono lo stesso! Dunque c’è il rischio concreto che la nuova linea sia solo uno strumento economico-politico-affaristico, che ha i trasporti come alibi ma non come scopo finale.
Ci potrebbe essere anche di peggio. Leggendo i progetti lo si intuisce e dopo la militarizzazione e la distruzione del sito archeologico di importanza nazionale aumentano i “cattivi pensieri”... Questo non può essere “solo” un fortino per il TAV (lo chiamano già “Fort Virano”), ci deve essere qualcos’atro, un qualche altro “interesse nazionale” da difendere lassù... troppa polizia, troppi carabinieri, finanzieri, forestali, mezzi militari degni dell’Iraq!    
Ma allora a cosa serve? Il vero scopo di questo fortino lo scopriremo presto, ma per adesso tutto questo serve a far girare tanti soldi. In ogni caso a far girare più soldi che treni, più appalti che merci, più affari che viaggiatori, e sopratutto più debito a carico degli italiani, debito che come sempre sarebbe nelle mani delle grandi banche (che intanto da pubbliche sono diventate private). Si potrebbe continuare con l’analisi ma ci fermiamo qui, chi ha gli elementi giusti può continuare da solo, non è un rebus difficile da risolvere.
A questo punto una piccola divagazione, che divagazione non è: Roma Tiburtina, incendio. Danni enormi per RFI e per il Paese, qualcuno ha cercato di mettere in mezzo i NO TAV anche qui. Colpevoli di tutte le disgrazie d’Italia? Tutti antagonisti, Black Block, ex terroristi, commercianti abusivi di maschere antigas? Nessuno che si sia posto la domanda: come mai ci sono sempre tanti bambini ad accompagnare i NO TAV? Ah già, per farne degli scudi umani! Fin qui arriva la fantasia allucinata dei giornalisti di regime! Oppure più semplicemente non sarà che chi è contro il TAV è un buon padre di famiglia e non vuole che il futuro dei propri figli sia rubato? Chiamparino ed i suoi amici farebbero bene a domandarselo!  Ma gli conviene? In un paese normale la risposta sarebbe si, ma questo Paese è ancora “normale”? Giudicate Voi: 29 luglio -"Credo che non ci sia nessuna ragione per contestare quest'opera. Mi auguro che la ragione prevalga"-, e' il commento del sindaco di Torino Piero Fassino a proposito delle proteste in Val di Susa. "Il corridoio 5 - ha spiegato - e' una grande vena di mobilita', di sviluppo e di investimenti e noi non possiamo perdere questa occasione".
Intanto un’occasione l’ha già persa l’ITALCOGE  che dopo essersi accaparrata quasi tutti i lavori pubblici in valle compresi i cantieri della Maddalena, è riuscita a fallire lasciando anche altri lavori importanti  per la valle incompiuti e gli operai in cassa integrazione. È questo il futuro immaginato da Chiamparino & Co per la valle di Susa? È questo il loro nuovo sogno? Noi ne abbiamo un altro e la maggioranza degli italiani anche.
Non basta controllare tutti i giornali, la gente comincia a svegliarsi.
 
La redazione: Ambiente Valsusa

Scrivi a: info@ambientevalsusa.it

Rischio Grecia: la val Susa contro i predoni del debito

http://www.libreidee.org/2011/07/rischio-grecia-la-val-susa-contro-i-predoni-del-debito/

Rischio Grecia: la val Susa contro i predoni del debito

La Grecia non insegna nulla ai fautori della Tav, i quali continuano a raccontar balle e a non rispondere alle domande di merito. L’accusa più falsa che viene veicolata dal gigantesco network in mano ai poteri forti, riguarda la “perdita” di 670 milioni di finanziamento europeo per realizzare la grande opera causata dalla cecità dei movimenti. Pochi giorni fa sul “Manifesto”, Marco Revelli ha ribadito la verità: se si accetta di prendere il modesto finanziamento si perderanno i 20 miliardi di euro necessari a costruire una gigantesca e inutile grande opera. 20 miliardi di dollari è l’ammontare del debito contratto da Atene per coronare il grande sogno di perseguire la grande opera per eccellenza: le Olimpiadi che si svolsero nel 2004.
Era il 1997 quando la capitale greca avanzò la candidatura e in breve tempo si creò il comitato d’affari necessario al raggiungimento del sogno. Grandi corteo nazionale No-Tav a Chiomonte il 3 lugliobanche pronte a finanziare il debito, grandi imprese europee pronte a accaparrarsi i ghiotti appalti finanziati a debito con i soldi pubblici. Il fallimento economico dell’evento fu devastante. Le prime stime del 1997 parlavano solo di 1, 3 miliardi di dollari. Qualche anno dopo, il costo era quadruplicato, salendo a 5 miliardi. A consuntivo sono stati spesi 20 miliardi di euro. Alcuni economisti parlano di una voragine ancora maggiore. Dietro al sogno si nascondeva un incubo.
Le città – in quel caso la meravigliosa Atene – e i territori – in questo caso la val di Susa – sono diventati feudi di proprietà di un ristretto gruppo di istituti di credito, di grandi imprese, di società di rating pronte a seminare il panico sui mercati finanziari. Finanziano la spesa pubblica, se ne impadroniscono – guadagnando fiumi di denaro – e poi chiedono il conto all’intera società. In questi giorni sono stati concessi alla Grecia dall’Unione Europea 120 miliardi di euro di prestiti (il 20% circa serve per sanare il buco olimpico, dunque), e il motivo principale del prestito è che le banche europee rischiavano altrimenti di perdere parte del credito. Con la dilazione del credito riprenderanno i loro soldi e metteranno in vendita un’intera nazione.
La val di Susa sta dimostrando con studi concreti che il fallimento economico della realizzazione della Tav è certo. Non potranno esserci ritorni in termini di passeggeri perché il bacino d’utenza è oggettivamente ristretto. Non potranno esserci ritorni per il transito merci sia perché è dubbio che venga realizzata la linea ad alta capacità, sia perché in Svizzera sono già meglio attrezzati di noi. Nel caso dunque che l’opera andasse avanti per la cecità di chi ci governa e di un opposizione parlamentare culturalmente annientata, tra poco più di un decennio l’intero paese sarà Fassino e Chiamparino, sponsor della Tavcostretto a pagare il debito che avremo contratto per finanziare le imprese e le banche che tengono in ostaggio il nostro ceto politico.
La battaglia della val di Susa assume dunque un valore straordinario. Azzerare l’opera significa risparmiare un fiume di soldi che potrà essere dislocato su altre poste di bilancio. Dal sostegno all’economie locali, ai progetti di messa in sicurezza del territorio e delle città, alla realizzazione dei servizi sociali che ancora mancano lì e in tante altre valli. Altre imprese beneficeranno dei finanziamenti oggi indirizzati solo a quelle poche che controllano il mondo dell’informazione. Un’altra agenda di lavoro, dunque: da un’unica inutile grande opera a tante piccole opere che nel loro insieme fanno un grande progetto di sviluppo. Il territorio come bene comune.
E di fronte a questa sfida, fa pena dover leggere il commento su quanto accade in val di Susa da parte del sindaco di Torino che ha affermato che essere contro la Tav è segno di “regressione culturale”. Parla per se stesso, ovviamente, e per coloro che ancora fanno finta di credere nella favola che le grandi opere portano sviluppo. Portano invece il mostruoso debito che Paolo Berdinioggi strozza la Grecia. Devono evidentemente nascondere quanto sta oggi avvenendo con spirito bipartisan.
Quando Atene vinse la “sfida” olimpica che avrebbe contribuito al collasso economico del paese ellenico aveva di fronte la candidatura della Roma guidata dal centrosinistra. Non contento dello scampato pericolo, in questi ultimi due anni il sindaco Alemanno ha nuovamente candidato la città per le Olimpiadi del 2020 e maggioranza dell’opposizione capitolina rappresentata dal Pd non ha fatto battaglia. Anche ora che le intercettazioni telefoniche a carico di Bisignani e soci svela l’intreccio vergognoso degli interessi e delle speculazioni da parte di coloro che cantavano le lodi della candidatura, prima fra tutti l’Unione degli industriali laziale. Evidentemente una parte della sinistra è ormai incapace di rompere la subalternità culturale con cui ha guardato alla globalizzazione, e il futuro sta nell’intelligenza collettiva della val di Susa.
(Paolo Berdini, “Val Susa, la Tav si accaparra solo incubi”, da “Il Manifesto” del 9 luglio 2011, ripreso da “Megachip”).

Don Ciotti...ci sono altre priorità prima del Tav

Turi dopo essere sceso dall'albero......

http://multimedia.lastampa.it/multimedia/torino/lstp/70466/


...il discorso di don Ciotti.......

http://multimedia.lastampa.it/multimedia/torino/lstp/70468/

bufala Cipe: al Tav neanche un euro!!!

https://www.facebook.com/notes/comitato-no-tav-condove/comunicato-stampa-no-tav-litalia-si-e-impantanata/10150335415147053


Comunicato Stampa dalla valle che resiste e non si arrende, 6 agosto 2011   L'italia si è impantanata iL VICE PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA SIIM kallas scrive al movimento notav RICONOSCENDOLO COME INTERLOCUTORE IL CIPE APROVA IL PROGETTO PRELIMINARE MA DIMENTICA IL FINANZIAMENTO l’italia non rispetta le regole, l'Europa fermi il Progetto Torino – Lione   Il Vice Presidente della Commissione Europea Siim Kallas ha scritto al Movimento No TAV riconoscendolo ufficialmente come interlocutore e titolare del diritto di opposizione. Questo riconoscimento è il risultato di un lungo lavoro di relazione del Movimento No TAV con le Istituzioni europee, dal Parlamento alla Commissione, che ha saputo trasmettere a Bruxelles non sono il senso di un’opposizione locale, ma anche la volontà popolare contro quest’opera diffusa a livello dell’intero Paese. Un video dossier sarà inviato nei prossimi giorni alla Commissione Europea in attesa di una visita ufficiale al “fortino militare” de La Maddalena che i media continuano a presentato come “il cantiere”. Le oggettive condizioni di grave crisi economica italiana ed europea e le regole imposte dall’Europa - che l’Italia non sarà mai in grado di rispettare - impediranno la realizzazione dell’inutile e devastante progetto della Torino - Lione. Ma pare che i media, ormai solo più portavoce dei promotori della Torino Lione, continuano a non capire la realtà e prospettano per questa Grande Opera inutile  un roseo futuro. http://www.youtube.com/watch?v​=Y0n9MlduVBA). Ecco quindi una lettura più aderente alle realtà dei fatti. Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) nella sua seduta del 3 agosto 2011 http://www.cipecomitato.it/it/​il_cipe/sedute/2011/allegati_e​sito_sedute/Seduta_0004/esito.​pdf ha approvato, nell’ambito del Programma delle infrastrutture strategiche (Legge n. 443/2001) in linea tecnica, con prescrizioni, il progetto preliminare del collegamento ferroviario internazionale Torino – Lione, sezione internazionale, tratta in territorio italiano, ma non ha tuttavia previsto alcuna risorsa finanziaria per la sua realizzazione (compito che spetta allo stesso CIPE). La precisazione “in linea tecnica con prescrizioni” significa che il CIPE, per compiacere il Governo, ha potuto inviare il 3 agosto scorso solo un ennesimo ma debolissimo segnale. Il Movimento No TAV ricorda che la Commissione Europea ha posto all’Italia significative condizioni da rispettare per  la conferma del finanziamento di € 662,6 (importo ora ridotto dai precedenti € 671,8 milioni) per studi e lavori relativi alle opere preliminari. Questo importo è da dividere in parti ineguali con la Francia, per l’Italia l’importo previsto à di circa € 417 milioni. Ricordiamo che il valore totale di queste attività di studi e lavori per la Torino Lione da svolgere in Francia ed in Italia (tra le quali vi è la galleria esplorativa e di servizio de La Maddalena di Chiomonte) è di € 2,091 miliardi. http://tentea.ec.europa.eu/en/​ten-t_projects/ten-t_projects_​by_country/multi_country/2007-​eu-06010-p.htm Il Governo Italiano deve ancora stanziare su base pluriennale l’integralità della sua quota (stimata in € 1,317 miliardi, cosi come richiesto dalla Commissione Europea per tutti i lavori della nuova linea ferroviaria Torino - Lione (the financial model for the implementation and operation of the project including the respective financial contribution). In ogni caso l’Italia potrà accedere al finanziamento per studi e lavori solo dopo averli realizzati (il rimborso di circa il 32% dei costi sarà effettuato a stato avanzamento lavori). Le condizioni per poter accedere al finanziamento sono indicate a pagina 71 del Documento “TEN-T Trans-European Transport Network Mid-Term Review of the 2007-2013 TEN-T Multi-Annual Work Programme Project Portfolio (MAP Review) October 2010” http://ec.europa.eu/transport/​wcm/infrastructure/ten-t_map_p​roject_portfolio.pdf  (cfr. Nota in basso) Questo è l’unico documento ufficiale europeo, le scadenze in esso indicate sono scadute da mesi. Tutto quello che viene veicolato dai promotori e dalla stampa sono solo chiacchiere e pura propaganda. Per quanto riguarda il finanziamento del tunnel di base (costo stimato in 10-15 e forse più miliardi di €), nessuna Decisione di finanziamento è stata ancora assunta dalla Commissione Europea a dispetto di quanto affermato con ottimismo dal TG3 Piemonte del 3 agosto su suggerimento del Commissario Mario Virano. Nelle prossime settimane il Movimento assumerà importanti decisioni relativamente ad iniziative nei confronti del Parlamento Europeo e della Commissione Europea per mettere sui giusti binari il futuro della Torino Lione.   Nota http://ec.europa.eu/transport/​wcm/infrastructure/ten-t_map_p​roject_portfolio.pdf    The Mid-Term evaluation concluded that, despite the progress achieved so far, the future implementation on of the project will be significantly delayed because of cross-border coordination and technical issues. Furthermore, the decreased costs of the works entail a reduction to the TEN-T contribution of approximately €9.2 million. The completion of the project by the end of 2015 is more realistic, provided that the following conditions are met: • the two Member States conclude, within 2010, the terms of the revised Treaty establishing the new public promoter, and the financial model for the implementation and operation of the project including the respective financial contribution, • the preliminary design study is approved by both Member States by the end of 2010 • excavation of the Maddalena Gallery starts, at the latest, by the first quarter of 2011 • the final design studies are completed by the end of 2011   La valutazione intermedia ha concluso che, nonostante i progressi compiuti finora, la futura realizzazione del progetto sarà significativamente ritardata a causa del coordinamento transfrontaliero e delle questioni tecniche. Inoltre, la diminuzione dei costi delle opere comporta una riduzione del contributo TEN-T di circa € 9,2 milioni. Il completamento del progetto entro la fine del 2015 è più realistico, a patto che siano soddisfatte le seguenti condizioni: • i due Stati membri concludano, entro il 2010, i termini del trattato rivisto che istituisce il nuovo promotore e il modello finanziario per l'attuazione e il funzionamento del progetto, compreso il rispettivo contributo finanziario, • lo studio di progettazione preliminare sia approvato da entrambi gli Stati membri entro la fine del 2010, • lo scavo della galleria Maddalena inizi, al più tardi, entro il primo trimestre del 2011 (31/3/2011), • gli studi di progettazione finali siano completati entro la fine del 2011.   “né qui né altrove”