lunedì 31 ottobre 2011

Qual è lo stato di salute dei trasporti italiani?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/qual-e-lo-stato-di-salute-dei-trasporti-italiani/167574/



Marco Ponti Marco Ponti


31 ottobre 2011

Qual è lo stato di salute
dei trasporti italiani?
Per inaugurare questo blog (mai ne ho fatti prima), vorrei anticiparne un po’ i temi, che poi spero saranno specificati e approfonditi dai lettori interessati. Tratterà principalmente di trasporti e mobilità (cose che conosco), ma non solo. Mi avventurerò, con prudenza, in altri settori dell’azione pubblica, sempre con un taglio economico, ma certo non accademico: città, agricoltura, mercato del lavoro, servizi pubblici locali in generale.

Ma veniamo ai trasporti, innanzitutto per sfatare alcuni solidi miti (o “leggende metropolitane”).

Molte cose vanno male nei trasporti italiani, ma non tutto. Per esempio, non ci sono gravi insufficienze nelle infrastrutture, se non intorno alle grandi città. La notizia è stata messa in giro con forza da ben riconoscibili interessi costituiti.
Poi, gli utenti dei trasporti pubblici hanno, è vero, servizi modesti, ma pagano molto meno degli altri viaggiatori europei, il che non è cosa da poco, soprattutto per quelli meno ricchi.
I trasporti nel complesso sono una manna per le casse dello Stato: quelli stradali, dominanti, gli rendono 50 miliardi all’anno, che sono un sacco di soldi. Per le imprese, il trasporto merci è molto meno importante di quanto vogliono far credere: l’incidenza del costo del trasporto per l’industria italiana, che produce cose di alto valore, è in media basso. Non è così ovviamente per beni “pesanti”, come grano o minerali o legname, ma noi ne produciamo pochi. Diverso è il problema della logistica, cioè dell’organizzazione complessiva della movimentazione delle merci, ma di cui il trasporto è solo una componente.

Anche il ruolo dei trasporti per l’ambiente è sopravvalutato: tutte le emissioni che fanno male alla salute sono molto migliorate (nelle grandi città rimangono un problema, anche se minore di quanto si creda). E’ invece aumentata la quantità di CO2 (che genera il riscaldamento globale) emessa dai trasporti, che però sono il settore che ne emette di meno: industria, energia, riscaldamento ecc. sono responsabili per il 75% di queste emissioni, e costa meno diminuirle in questi settori che nei trasporti.

Una persistente “leggenda metropolitana” è che si possa, e si debba spostare grandi quantità di merci e di passeggeri dalla strada alla ferrovia (o al trasporto pubblico). Certo che si può spostare una quota del traffico, ma tutte le esperienze e gli studi dimostrano che questo spostamento potenziale è molto piccolo. Poiché la strada muove circa il 90% del traffico, e la ferrovia il 10%, si potrebbe al massimo (ma è molto difficile) arrivare a un 5% di spostamento. Il che vuol dire che comunque l’85% del traffico rimarrà sulle strade, ed è su questo 85% che occorre concentrare gli sforzi per ridurne i costi sociali (es. ambiente) e privati (es. congestione).

Cosa va invece davvero male, e occorre migliorare urgentemente? Innanzitutto le politiche pubbliche: non solo si costruiscono infrastrutture di dubbia o nessuna utilità invece di quelle che servono, ma queste infrastrutture costano allo stato, o a chi le usa, molto di più di quanto dovrebbero costare. Costa troppo anche produrre i servizi di trasporto pubblico: se costasse di meno, si potrebbe fornirne di più dove servono, o diminuire le tariffe, o finanziare altri servizi più urgenti, o diminuire le tasse.

Emerge un quadro complicato, che ha poco senso guardare “dall’interno”: per capire i problemi, e discutere ragionevoli risposte con gli (eventuali) lettori (eventualmente) interessati, occorrerà tenere in evidenza il poco allegro contesto politico ed economico in cui ci troviamo.

sabato 29 ottobre 2011

un video da vedere....di corsa!!

Un modo attivo e corroborante (soprattutto la polenta) per vivere il non-cantiere di una non-grande (nel senso di utile) opera, voluto da un non-governo (di adesso ma anche di prima) e dai suoi non-politici (i veri anti-politica)....


clicca per vedere il video


venerdì 28 ottobre 2011

Ferrentino-Esposito..stessa razza stessa fazza

Che vergogna!  Senza ritegno...senza etica...senza scrupoli.....questi sarebbero i nostri rappresentanti????






http://www.youtube.com/watch?v=i9WJV211LgA&feature=player_embedded

Destra e sinistra? Scordiamoci il meno peggio: non esiste | LIBRE

Destra e sinistra? Scordiamoci il meno peggio: non esiste | LIBRE:

Il pantano maleodorante della politica italiana si va allargando ad alta velocità e, secondo ogni probabilità, noi andremo a votare anticipatamente – non si sa su che cosa, non si sa neanche per chi – ma questo è quello che si delinea. Andremo a votare con la stessa legge elettorale che abbiamo adesso, il che significa un Parlamento se possibile ancora peggiore, ancora più imbelle, più inetto, più controllato, più mafioso. In ogni caso, quelli che verranno – se verranno, dopo l’attuale disastro – saranno degli ostaggi: ostaggi consenzienti dell’attuale sistema della finanza europea e mondiale; un altro tipo di balordi, perfino più pericolosi degli attuali. ecc... ecc...
Destra e sinistra? Scordiamoci il meno peggio: non esiste | LIBRE:

giovedì 27 ottobre 2011

Corruzione ad alta velocità - Ferdinando Imposimato

dal sito di beppe grillo


Ferdinando Imposimato è un magistrato che si è sempre opposto alla gestione criminale dell'alta velocità, a iniziare dalla tratta Roma-Napoli. Per questo è stato emarginato in modo bipartisan dai partiti ed escluso dalla Commissione antimafia. Il giudice Imposimato crede che gli stessi rischi di infiltrazioni mafiose attraverso collusioni politiche si possano manifestare anche nell'opera insensata della Tav in Val di Susa. Un'opera che non serve assolutamente a nulla se non alla spartizione di 22 miliardi a carico dei cittadini. In Italia non funziona nulla, un maledetto nulla. Monterosso non esiste più a causa dell'incuria dei politici. Andremo in pensione a 67 anni e sarà possibile licenziare senza addurre motivi, il tutto per pagare il debito pubblico creato da sciacalli che non smettono, non smettono mai. Un maledetto mai!

http://www.youtube.com/watch?v=TWLpkJfJMF0



Mauro Galliano: I responsabili della tragedia delle Cinque terre siamo noi

Mauro Galliano: I responsabili della tragedia delle Cinque terre siamo noi:

Egregio signor presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
sono un amministratore comunale di un piccolo paese all'imbocco della Valle di Susa in Piemonte e le scrivo in merito alle sue dichiarazioni che ho avuto modo di leggere in merito alla disastrosa alluvione che ha colpito il levante ligure e la lunigiana.
Lei attribuisce i morti ai cambiamenti climatici. Purtroppo non sono d’accordo con Lei.
Il responsabile di quella tragedia sono io: amministratore, cittadino italiano nonché elettore.

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Revelli: non crediate di piegare il popolo della val Susa



http://www.libreidee.org/2011/10/revelli-non-crediate-di-piegare-il-popolo-della-val-susa/


Revelli: non crediate di piegare il popolo della val Susa

La gente della Val di Susa, domenica, ha fatto davvero un miracolo, nel senso etimologico del termine (dal latino mirari, come si dice di “cosa grande che meraviglia” o anche di “cosa grande e insperata”). Deludendo l’intero universo politico-mediatico che aveva spasmodicamente atteso l’incidente (e in buona misura l’aveva anche preparato) per mettere, una volta per tutte, una pietra sopra la Valle e la sua resistenza. Hanno costruito un capolavoro: un corteo di migliaia e migliaia di persone di ogni età e condizione, che si snoda per sentieri di montagna (credo che sia l’unica esperienza al mondo), tra castagneti e blocchi di polizia, aggirando barriere e tagliando reticolati in un ordine assoluto, senza un gesto o una parola fuori posto, senza l’aggressività e la volgarità che invadono il mondo politico, senza neanche un petardo acceso o una pietra lanciata.
Un’azione di disobbedienza civile in perfetto stile gandhiano, realizzata esattamente come le assemblee partecipatissime di valle avevano deciso nei Marco Revelligiorni precedenti, mentre intorno strepitavano i profeti di sventura. La ragione di questa forza è, tutto sommato, facile da spiegare, per chi abbia anche solo messo il naso in valle: perché quello della Val di Susa non è un semplice movimento, nel senso genericamente politico in cui si è soliti usare questo termine. E’ un popolo, una comunità con legami fortissimi con la propria terra e la propria storia, impegnata da almeno un paio di decenni a prendersi cura dei propri beni comuni, del proprio habitat, del proprio sistema di relazioni.
Sono persone, individui, ma anche famiglie, catene generazionali, reti sociali di vicinato, culturalmente aperte, disponibili all’accoglienza, alla condivisione e alla contaminazione con gli altri, ma consapevoli della propria identità. E’ tutto questo che non hanno capito i politici di professione e i giornalisti di passo, destinati a rompersi le corna contro questo materiale resistente, duro, coriaceo, su cui chiacchiere e manipolazioni scorrono via come acqua sulle pietre. Con realtà come questa Anche Giorgio Cremaschi della Fiom al "taglio delle reti" il 15 ottobre– irriducibile ai flussi e alle retoriche proclamate dall’alto, la politica dovrà imparare a fare i conti sempre più spesso. E’ bene che si abitui all’idea.
Meno facile da spiegare è la ragione dell’accanimento con cui si cerca, con ogni mezzo, di piegare quella resistenza. Perché tanto unanimismo tra i mezzi d’informazione mainstream, disposti anche all’abuso di potere, alla violazione di ogni etica professionale, pronti a truccare le carte (e le interviste), a mentire più o meno apertamente, a occultare, a ridicolizzare, a enfatizzare episodi minimi e a tacere fatti clamorosi, perfettamente simmetrico con l’unanimismo bipartisan della politica, in lite anche furibonda su tutto, tranne che sul Tav? Il fatto è che nella questione del Tav in val di Susa, si manifesta, in un microcosmo locale delimitato, un paradigma globale esemplare. Un meccanismo che guida i processi politici ed economici a livello generale, nell’Unione Europea, di certo, e per molti aspetti nell’intero Occidente. Gli ingredienti ci sono tutti.
In primo luogo l’affermazione, tutta ideologica, di credenze dogmatiche, semplici, banali, ma indiscutibili, tali da resistere a qualsiasi confutazione razionale, a qualsiasi dato empirico, o alla semplice osservazione dei fatti. E’ il meccanismo che fa dire, ossessivamente, che il Tav va fatto (anche se ci costerà qualcosa come 20 miliardi di Euro) perché «l’Europa ce lo chiede», o «perché è un’infrastruttura» (sic!), o perché «non possiamo restare isolati dal resto del continente». Anche se basta guardare una carta per capire che una ferrovia c’è già, che da anni è ampiamente sotto-utilizzata, mentre manifestanti No Tav nella "zona rossa" di Chiomonte basterebbe una elementare conoscenza dei fatti economici per capire che tra due economie mature come quelle francese e italiana i flussi di merci – tanto più se pesanti – sono destinati a stabilizzarsi o a decrescere, non certo a impennarsi.
E’ lo stesso meccanismo che ha condotto le istituzioni economiche europee ad ammazzare (fisicamente) la Grecia con ricette mortali. E che, indifferenti a ogni evidenza, le estendono ad altri (in primo luogo a noi), all’insegna del dogma neo-liberista che impone di tagliare reddito, posti di lavoro e diritti, quando è evidente anche a un bambino che la crisi in corso nasce proprio dall’umiliazione del mondo del lavoro, dal crollo del suo reddito e del suo potere d’acquisto sconsideratamente compensato dalla dilatazione della finanza e del denaro virtuale.
In secondo luogo l’esistenza di una cupola degli affari e del potere – di una concentrazione di interessi – assurta a principale se non unica istanza destinata a determinare monopolisticamente le scelte strategiche, a scapito di tutto il resto, orientando le tecnocrazie e gli stessi organi rappresentativi, governando i flussi di risorse finanziarie e di determinazioni politiche, con decisioni irrevocabili, sottratte al controllo dei destinatari di quelle decisioni: di coloro che ne pagheranno il prezzo e ne sosterranno i sacrifici.
Infine la formazione di un fronte politico bipartisan, assolutisticamente bipartisan, tanto bipartisan da sopravvivere agli stessi conflitti interpartitici perché cementato da una commistione e condivisione di interessi materiali, da una rete di affari trasversale e indifferente alle linee di demarcazione politica (nel caso del Tav è significativo che gli appalti abbiano interessato tanto le cooperative emiliane quanto le società di ex ministri berlusconiani). L'invasione pacifica della "zona rossa"Una rete affaristica che prevale sullo stesso rapporto di rappresentanza, travolgendolo. Rivelando la lacerazione dei rapporti tra rappresentanze istituzionali e territori, la forbice tra sordità dei governanti e solitudine dei governati.
20.000 manifestanti – ma mettiamo che fossero anche meno, 15.000… -, in una valle che conta all’incirca 40.000 abitanti (tanti sono i residenti nella media e bassa Val di Susa coinvolti nella protesta) significano metà della popolazione, almeno uno per famiglia, e anche di più. Sono un “pieno” che fa da contrappunto – e da antidoto – al vuoto delle tante bolle – mediatiche, finanziarie, politiche – che ci minacciano e ci affliggono. Nessuno può pensare di poterci passare sopra con gli scarponi chiodati. E nemmeno con i Lince dei poveri alpini reduci dall’Afghanistan. Il solo pensiero di poter militarizzare il problema della Val di Susa, concepito in modo bipartisan da alcuni parlamentari piemontesi, è sintomo di irresponsabilità. Di un inquietante deficit di razionalità, terribilmente simile a quello che ha portato i razionalissimi mercati nel caos. E che sta conducendo il mondo sull’orlo dell’abisso.
(Marco Revelli, “Il popolo della valle”, da “Il Manifesto” del 26 ottobre 2011)

mercoledì 26 ottobre 2011

Con la fattoria solare nasce l'agrovoltaico

Non so se sia la migliore delle soluzioni possibili, ma certo è molto megli degli scempi che si incontrano nelle pianure o colline italiane.....

http://www.corriere.it/ambiente/11_ottobre_19/fattorie-solari-tagliacarne_d35b2054-fa4d-11e0-81c3-3aee3ebb3883.shtml

Presentato un impianto in provincia di Mantova

Con la fattoria solare nasce l'agrovoltaico

Pannelli fotovoltaici sospesi nei campi: sotto passano i trattori e si può coltivare


I pannelli sospesi per le fattorie solari (da Rem)
I pannelli sospesi per le fattorie solari (da Rem)
MILANO - Da architetto, ad agricoltore. Per amore del fotovoltaico. In tempi di crisi economica e di crisi dell’agricoltura, capita che una vita possa cambiare perché si scommette sul futuro. Sul proprio e su quello dell’ambiente. Sara Belladelli, per l’appunto, architetto, ha deciso di diventare contadina. Di quelle votate all’ecologia e all’ecosistema. Si è innamorata di un progetto, e con un socio ingegnere, Roberto Prati, ha acquistato 15 ettari di terreno vicino a Mantova, a Cappelletta, comune di Virgilio. Il progetto che le ha cambiato la vita si chiama agrovoltaico. PANNELLI SOSPESI - Si tratta di pannelli solari sospesi nei campi. In questo modo, i terreni sottostanti vengono coltivati, e sopra i moduli producono energia garantendo un doppio reddito agli agricoltori. Interessante ed ecologico come progetto. Ma come funziona? Il segreto è nei tracker. Altrimenti detti «inseguitori solari biassiali», sostegni alti poco meno di 5 metri da terra e comunicanti tra loro attraverso una rete wireless, muovono i filari di pannelli fotovoltaici modificandone l’inclinazione, e sfruttando così ogni raggio di sole in ogni ora del giorno. Dodici metri di distanza tra un tracker e l’altro garantiscono alla terra illuminazione e spazio per il passaggio dei mezzi agricoli: i pannelli ombreggiano al 15 per cento la terra, in modo che le colture abbiano luce a sufficienza. A comando, si dispongono perpendicolarmente al terreno, per consentire la distribuzione delle piogge e della neve, o parallelamente, per agevolare la circolazione dei mezzi agricoli. «L’impianto è stato realizzato nel maggio scorso, perciò abbiamo dovuto recuperare il terreno, che era sconnesso a causa dell’installazione. Siamo riusciti a fare una falciata in luglio. Il primo raccolto è stato una coltura semplice, miglio da foraggio», racconta Barbara Belladelli. «Così abbiamo rigenerato la terra ma, dalla prossima stagione, coltiveremo biologico, in particolare insalate, frutti rossi, erbe curative e aromatiche, dalla malva alla camomilla al rosmarino».

(da Fattoriasolare.it)
(da Fattoriasolare.it)
IMPIANTI - L’impianto di Virgilio, così come altri tre simili (uno a Castelvetro Piacentino di 8,6 ettari e una potenza di 1,3 MW, uno a Monticelli d’Ongina, sempre vicino a Piacenza, 21 ettari e una potenza di 3,2 MW, e infine uno a Marcaria, in provincia di Mantova, in corso di realizzazione su un terreno 25 ettari), è stato prodotto a Coccaglio (Brescia) negli stabilimenti della Rem, che sta per Revolution Energy Maker, holding nata nel 2008 dalla fusione di sei aziende del settore energia elettrica, specializzate chi nella produzione e chi nella distribuzione. Anche l’investimento da parte delle aziende agricole è di tutto rispetto. «È stato un grosso impegno economico: ogni pannello costa 400-500 euro. E ne abbiamo installati 8 mila su 15 ettari», continua la Belladelli. «Per rientrare, l’ideale è avere almeno tre impianti simili». Ora la fattoria solare ha una potenza di 2,15 MW e una produzione di energia pari al 27% del consumo domestico della popolazione locale. E l’obiettivo – al di là delle insalate - è appunto quello di produrre una rendita grazie all’energia. AGRICOLTORI: «SÌ MA...» - Ma è davvero tutto così semplice? Il progetto Rem, secondo i dati tecnici forniti dai costruttori, è compatibile con il 100% delle colture, biologico compreso. I pannelli sono descritti come «simili al fogliame di un pergolato molto rarefatto», e pertanto mascherabili con alberi di piccola taglia. Eppure non tutti sono d’accordo. «Personalmente sotto i pannelli solari non coltiverei mai prodotti orticoli, e nemmeno altre colture commestibili. I fiori sì però: non tutte le coltivazioni si prestano per crescere sotto metri quadrati di fotovoltaico», chiarisce Daniele Toniolo, presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia), sezione Veneto. «Le verdure hanno bisogno di luce diretta, ma non i fiori. Sicuramente è una pratica interessante, ma il rischio è che si coltivi più o meno come in una serra. Inoltre il paesaggio, che è il plus del nostro territorio, viene devastato, proprio ora che sta prendendo piede il turismo rurale con l’apertura degli anelli ciclistici e il successo dell’agriturismo. Le rinnovabili vanno bene, ma non c’è solo il fotovoltaico».
CIBO-ENERGIA - Anche il presidente di Copagri, Franco Verrascina, obietta: «Gli impianti fotovoltaici vanno benissimo, ma sui tetti delle aziende agricole e sulle serre, nei campi no. Per diversificare il reddito, bisogno primario del nostro settore che è ormai in ginocchio, è meglio pensare alle biomasse. Non sono contrario per principio ai pannelli, tutt’altro, ma le nostre campagne non possono essere coperte da distese di moduli: 30 ettari a pannelli deturpano per sempre un paesaggio». «Ho visto serre solarizzate, e quelle sono funzionali al settore: vanno bene per i fiori e anche per le melanzane, ben sapendo che vengono dalla serra, ma nei campi i pannelli proprio no», è il parere del presidente di Coldiretti Milano-Lodi-Monza e Brianza, Carlo Franciosi. «Mi piacerebbe proprio vederle queste verdure solari. Noi agricoltori puntiamo al cibo, non all’energia». La richiesta di cibo aumenterà, secondo il parere delle associazioni di categoria più o meno del doppio da qui al 2040. Anche la richiesta di prodotti biologici è in aumento: tra il 12 e il 15 per cento.
CONVIVENZA - Ma possono convivere produzione di energia e agricoltura biologica? «Siamo stati tra i primi a installare i pannelli sulla nostra cascina: era il 2005. Da allora siamo completamente autonomi. Qualche anno fa si è presentato un ingegnere domandando se volevano installare i pannelli nei campi, ma ho declinato l’offerta», conclude Maurizio Gritta, della cooperativa agricola Iris, 40 ettari nel Parco naturale Oglio sud a Corteregona di Calvatone (Cremona). «Tecnologicamente tutto si può fare: in Olanda da anni coltivano i pomodori con l’acquacoltura nelle vasche da bagno. Ma a livello nutritivo come sono quei pomodori? Se coltivo il mais sotto un voltaggio ad alta tensione, la pianta lo assorbe, come le persone. Dove si produce energia si creano campi magnetici, e quelli con i prodotti biologici e con le coltivazioni in genere non vanno d’accordo: nel nostro pastificio abbiamo dislocato assorbitori di campi magnetici per non danneggiare i cereali durante il processo produttivo, perché le rilevazioni hanno dimostrato che le macchine li producevano. Abbiamo tanti tetti: perché mettere pannelli in terreni fertili? Viene quasi da pensare che lo stimolo alla diffusione del fotovoltaico derivi solo dagli incentivi».
Anna Tagliacarne
19 ottobre 2011(ultima modifica: 20 ottobre 2011 17:08)

martedì 25 ottobre 2011

..fascisti all'opera

pubblichiamo di seguito il comunicato degli Indipendenti per Amare Avigliana sui gravissimi fatti accaduti nella notte tra domenica e lunedì mattina, all'Ostello di piazza Conte Rosso, e invitiamo tutti mercoledì 26 ottobre dalle ore 18 in avanti ad un incontro pacifico davanti all'ostello con letture, caldarroste e canti antifascisti...

Avigliana, 24 ottobre 2011


Questa notte ignoti si sono introdotti nell'ostello di Piazza Conte Rosso ad Avigliana.
Hanno devastato e imbrattato i locali della reception della struttura gestita da Nicoletta Molinero.
Come gruppo degli Indipendenti per Amare Avigliana esprimiamo la nostra più totale solidarietà a Nicoletta e a Giada, che gestiscono l'ostello, e la più totale condanna per quanto accaduto.
Sono stati distrutti oggetti e documenti relativi alla lotta contro il Tav e alla lotta partigiana.
Nei mesi scorsi l'ostello è stato fatto oggetto di strumentali attacchi politici e giornalistici...questo è il risultato!
L'esempio di democrazia e di civiltà dimostrato ieri dal movimento No Tav e dai valsusini, ha scatenato questa reazione mafiosa e fascista.
Chiediamo una risposta democratica e di civiltà da parte di tutte le persone libere di questo paese.

                                                     Indipendenti per Amare Avigliana



di seguito un articolo di Giorgio Cattaneo sull'accaduto..



http://www.ilcambiamento.it/territorio/avigliana_devastato_ostello_no_tav.html


Raid notturno ad Avigliana: devastato ostello vicino al movimento No Tav

La manifestazione di domenica scorsa contro la linea ad alta velocità Torino-Lione si è svolta senza problemi di alcun genere. Lo stesso non si può dire per ciò che è accaduto durante la scorsa notte ad Avigliana dove è stato attaccato l’ostello comunale di piazza Conte Rosso che in passato aveva ospitato degli attivisti del movimento No Tav.

di Giorgio Cattaneo - 25 Ottobre 2011

avigliana
Ad Avigliana è stato attaccato l’ostello comunale di piazza Conte Rosso
Valle di Susa ancora sotto tiro, “per colpa dell’adesione di massa al movimento popolare No-Tav”. Non aveva fatto in tempo a spegnersi l’entusiasmo per la trionfale manifestazione di Giaglione, conclusasi il 23 ottobre senza i temuti incidenti col simbolico taglio delle reti della 'zona rossa' attorno al futuro cantiere della Torino-Lione, che – nella notte – ad Avigliana è stato attaccato l’ostello comunale di piazza Conte Rosso, nel cuore medievale del più importante centro della valle.
Nell’incursione sono andati distrutti documenti relativi al movimento No-Tav e testimonianze storiche della Resistenza partigiana. “Questo gesto tradisce la vera matrice ideologica dei suoi autori”, accusa Nicoletta Molinero, che gestisce la struttura ricettiva che aveva appena ospitato Giulietto Chiesa, intervenuto a sostegno dei No-Tav.
Chiesa aveva animato ad Avigliana una gremitissima conferenza il 21 ottobre sul debito pubblico, invitato dall’amministrazione comunale guidata da Carla Mattioli: “Già nei mesi scorsi – denunciano i responsabili del Comune – l’ostello era stato fatto oggetto di strumentali attacchi politici e giornalistici, e questo è il risultato”. Il piccolo centro ricettivo aveva ospitato anche manifestanti provenienti da altre regioni, saliti in valle di Susa per contestare il progetto di alta velocità ferroviaria.
“L’esempio di democrazia e di civiltà dimostrato a Giaglione dal movimento No-Tav e dai valsusini ha scatenato questa reazione mafiosa e fascista”, afferma in un comunicato la compagine ambientalista che governa la cittadina: “Chiediamo una risposta democratica e di civiltà da parte di tutte le persone libere di questo paese”.
bandiera no tav
L'ostello devastato in passato aveva ospitato attivisti del movimento No Tav
Sul raid notturno nella struttura ricettiva stanno ora indagando i carabinieri: i vandali penetrati in piena notte nell’edificio, situato proprio di fronte al municipio, si sono accaniti su libri, riviste e manifesti del movimento No-Tav, insieme a opere di documentazione sulla guerra partigiana, a disposizione all’interno della reception. I teppisti hanno rubato duecento euro, distrutto gli arredi e tagliuzzato e imbrattato il materiale informativo.
“Questi fatti però non solo non ci spaventano, ma sono degli autogol che rafforzano ancora di più i nostri propositi”, dice Nicoletta Molinero, convinta che gli incursori notturni abbiano voluto colpire il movimento valsusino: “Evidentemente la nonviolenza fa paura”. Anche per Mauro Sonzini, dell’Anpi, “è possibile che ci sia una connessione con le tante iniziative legate al movimento che si oppone all’alta velocità”.
'Rappresaglia' teppistica dopo il successo popolare di una manifestazione contro la Torino-Lione? È già successo, coi roghi degli storici 'presidi' No-Tav di Borgone e Bruzolo, dati alle fiamme a poche ore da cortei e fiaccolate. E Alberto Perino, popolare portavoce del movimento della Valle di Susa, nel marzo 2010 ha ricevuto esplicite minacce di morte: “Vi scanniamo come maiali e vi squagliamo nell’acido”, recitava una lettera anonima recapitata all’indomani dell’incendio di un 'presidio', divampato dopo manifestazioni nelle quali i No-Tav non hanno mai cessato di scandire slogan come “Via la mafia dalla val Susa”.
avigliana centro
Avigliana da vent’anni è saldamente governata da amministrazioni di impronta ambientalista
Nella primavera 2010, lo scrittore Massimo Carlotto intervenuto proprio ad Avigliana è stato esplicito: “I cantieri delle grandi opere, senza rischio d’impresa perché finanziati con denaro pubblico, rappresentano una ghiotta occasione per la nuova mafia imprenditrice, i grandi cartelli criminali ansiosi di riciclare denaro sporco”.
Non casuale, forse, l’attacco ad Avigliana, da vent’anni saldamente governata da amministrazioni di impronta ambientalista, dopo aver fatto 'piazza pulita' (così si chiamava la lista elettorale) della 'casta' di allora. L’attuale sindaco, Carla Mattioli, iscritta al Pd ma 'dissidente' in quanto No-Tav, ha qualificato Avigliana con una politica sempre più 'verde': l’adesione alle campagne M’illumino di meno, il patto europeo dei sindaci ecologisti, lo sviluppo della raccolta differenziata, le piste ciclabili per la mobilità sostenibile.
Inserita nel network dei Comuni Virtuosi, Avigliana ha fatto parlare di sé anche per l’impegno sull’energia: tetti fotovoltaici, lampadine a basso consumo, incentivi per gli edifici in 'classe A' e persino bici elettriche (a pedalata assistita) per i dipendenti comunali.
Centro di servizi con 12.000 abitanti dislocato all’imbocco della valle, a metà strada fra Susa e Torino, Avigliana ospita la maggiore area produttiva e industriale della zona.
Tra i laghi morenici della riserva naturale, patrimonio di biodiversità e polmone verde a due passi dall’area metropolitana torinese, la cittadina si conferma una piccola capitale culturale, con botteghe artigiane e artistiche e iniziative di richiamo come il festival jazz che ogni anno attira pubblico internazionale.
carla mattioli
L'attuale sindaco Carla Mattioli ha qualificato Avigliana con una politica sempre più 'verde'
Gli 'eretici' guidati da Carla Mattioli e dall’assessore all’urbanistica Rino Marceca – il primo in Piemonte a riconvertire aree edificabili in terreni agricoli – hanno frenato spettacolari operazioni di speculazione edilizia, salvando i boschi della collina dalla cementificazione. Negli ultimi vent’anni, il capoluogo della bassa valle di Susa ha guidato e anticipato molte scomode battaglie ambientaliste: quella decisiva, contro la Torino-Lione, la oppone al centrodestra ma anche al Pd torinese.
Finora, Avigliana ha rappresentato una 'diga' strategica contro la Tav e ha resistito a forti pressioni provenienti da ogni parte. A sei mesi dalle elezioni comunali (si voterà in primavera) il clima sembra ora pronto a incendiarsi anche con la benzina della violenza e dell’intimidazione. Appena un anno fa, Carla Mattioli partecipò con Gian Carlo Caselli alla maratona web Cose Nostre promossa in collaborazione coi maggiori media italiani per ricordare Angelo Vassallo, il sindaco ambientalista di Pollica assassinato dai killer della speculazione.

domenica 23 ottobre 2011

Grande Valsusa!!!!

La Valsusa e il Movimento No Tav hanno nuovamente dimostrato a tutta l'Italia, cosa significhi democrazia! Cosa significa determinazione, passione, coerenza, libertà di pensiero, di espressione, di azione. Cosa significa sconfiggere un impero mediatico, politico, affaristico e mafioso, con la sola forza delle idee , dei numeri, della partecipazione popolare, insomma con la forza della verità.
Il No Tav da oltre 20 anni sono additati come retrogradi, montanari, arretrati, bifolchi, da ogni sorta di consorteria affaristica e da oltre 20 anni ogni volta, rispondono agli attacchi e alle provocazioni di ogni grado e livello, con la calma e con la tranquillità di chi sa dimostrare al mondo di essere nel giusto.
Chissà a quanti "picchiatori" di professione: pennivendoli a comando, politucoli mai votati, imprenditori mafiosi e collusi, oggi sarà andato di traverso il boccone...per non aver potuto infarcire i propri articoli (!?), i propri blog (!?) o siti internet di ogni sorta di menzogna e bugia, sui manifestanti valsusini.
Chissà a quanti sceriffi-ministri-deputati sarà scoppiata la bile nel doversi rimangiare le loro leggi speciali repressive, unico strumento a loro rimasto, visto che il loro mestiere di politico non sono in grado di farlo.
Ancora una volta il popolo No Tav (cittadini, comitati, amministratori) hanno insegnato cosa sia la legalità, la pratica politica, il concetto di democrazia reale.
Crediamo siano in tanti a doverci delle scuse e soprattutto a dover imparare a doverci rispetto e considerazione.
Il movimento No Tav è pronto da sempre a qualunque confronto con interlocutori affidabili e lealmente disposti al dialogo, ma non sono più disposti ad avere a che fare con ciarlatani, cialtroni, mafiosi, collaborazionisti e millantatori.
Per l'ennesima volta : Grande Valsusa!!!

venerdì 21 ottobre 2011

I 5 Stelle confermano la linea: “Non staremo mai nè col Pd nè col Pdl”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/20/i-5-stelle-non-staremo-mai-ne-col-pd-ne-col-pdl-2/165153/
I 5 Stelle confermano la linea: “Non staremo mai nè col Pd nè col Pdl”
Beppe Grillo: "Il Molise non si è perso per colpa nostra, loro hanno candidato un ex Forza Italia. Questa regione mostra l'Italia futura. Berlusconi fa un passo indietro e il Pdl vince. Tutto grazie all'opposizione"

Il comico genovese Beppe Grillo
Noi non siamo il partito del meno peggio. Prima o poi dovranno farsene una ragione. Il Movimento 5 Stelle non è, né sarà mai, un cespuglio della sinistra che puntella il Pd. È un’altra cosa. Sono vent’anni che andiamo a votare tappandoci il naso, che tirano fuori la scusa del voto utile così alla fine nulla cambia. Basta”. Antonio Federico è il candidato del movimento di Beppe Grillo in Molise. L’uomo che, secondo Idv e Pd, avrebbe garantito la rielezione del discusso governatore Michele Iorio. Federico, però, rispedisce le accuse al mittente. E con lui tutte le figure chiave del 5 Stelle.

A cominciare da Beppe Grillo. “Dire che il Movimento 5 Stelle ha fatto perdere il Pdmenoelle in Molise non è corretto nei confronti della dirigenza pdmenoellina. Il pdmenoelle a perdere ci riesce benissimo da solo, non ha bisogno di appoggi esterni”, ha esordito Grillo sul suo blog. Poi una frecciata al centrosinistra che ha scelto come suo uomo in Molise Paolo Di Laura Frattura, già vicino al partito di Berlusconi: “Candidare nel centrosinistra Frattura, un ex Forza Italia, che si è presentato in due elezioni al fianco di Iorio del Pdl, non è merito nostro. È un parto tutto interno al Comitato Centrale pdmenoellino. In Molise il centrosinistra nelle regionali del 2006 aveva raccolto il 23,3% (10.9% Ds più 12,42% Margherita), ora è al 9,86%. Waterloo è stata una passeggiata in confronto”. Che cosa risponde Grillo alle accuse di Idv e Pd? “È un delirio. Prima delle elezioni per i media il 5 Stelle non esisteva, e adesso i voti sono diventati di proprietà privata del pdmenoelle, non una libera scelta dei cittadini. Donadi, esponente di punta dell’ Idv, per giustificare la sconfitta ha spiegato: “Si scrive Grillo, ma si legge Berlusconi”. Forse è meglio che si guardi in casa, infatti “Si scrive Donadi, ma si legge Scilipoti (ma anche Razzi, De Gregorio, Misiti, eccetera, eccetera)”.

GIÀ, prima c’era stato il caso Piemonte, con Mercedes Bresso sconfitta da Roberto Cota. E giù attacchi a Grillo da parte del Pd. Poi le elezioni di Milano, e di nuovo il centrosinistra aveva sparato a zero contro il 5 Stelle perché non appoggiava Giuliano Pisapia al secondo turno. Adesso è la volta del Molise, perso per 1500 voti.

Ma i grillini non ci stanno. C’è chi propone un’analisi sul voto: “Il Molise ci mostra come sarà l’Italia futura. Berlusconi fa un passo indietro, e infatti qui neanche c’era il suo nome sulla scheda, e il Pdl del fido Alfano vince. Tutto grazie al centrosinistra”. Il risultato, però, è anche l’occasione per sancire una volta per tutte che il 5 Stelle sta, e starà, per conto proprio. “Le dichiarazioni di Bersani e Dona-di? Manco le leggo”, taglia corto Davide Bono, consigliere regionale del Movimento in Pie-monte. Sì, quello che “ha fatto perdere la Bresso”, come dice il Pd. Aggiunge Bono: “Se uno schieramento come il centrosinistra non riesce a vincere nemmeno con un candidato discusso come Iorio… bè, dovrebbe fare un esame di coscienza. Basta riversare su di noi le colpe delle sconfitte per non affrontare le proprie responsabilità. E guardate anche l’Idv, nella regione di Di Pietro, il Molise, hanno preso l’8,84%”. Ma non rischiate, come sostiene qualcuno, di fare la parte di Ralph Nader che in America ha fatto vincere Bush? “Macché. Il centrosinistra è responsabile dello sfascio del Paese, non ha persone credibili da presentare. Ma, invece di prendersela con noi, dovrebbe guardare in casa sua, ai vari Penati”. Ma voi? “Noi siamo una cosa a parte, non tirateci in ballo con i due schieramenti di centrodestra e centrosinistra. Abbiamo programmi e idee precise e gli elettori ci giudicano per questo”, conclude Bono.

MATTIA CALISE, ex candidato sindaco a Milano, altra “pietra dello scandalo”, commenta : “Si chiama Partito democratico, ma poi non è tanto democratico: se perdono, se la pigliano con i loro competitor, cioè noi, perché gli rubiamo voti che, non si capisce perché, dovremmo lasciare al Pd. Per fare che cosa, visto quello che è successo a Sesto San Giovanni?”, si sfoga Calise. Roberto Fico del 5 Stelle di Napoli prima di tutto esulta: “Abbiamo sfondato anche al Sud”. Poi commenta: “Con la scusa di non far vincere Berlusconi hanno costretto milioni di persone a votare tappandosi il naso. E intanto il centrosinistra non è migliorato, non è cambiato di una virgola, è stato coinvolto negli scandali. Ma guardate dove ci ha portato questo discorso, questo ricatto. Ecco, noi non siamo il partito del meno peggio. Vogliamo provare a indicare una via diversa e, se si può, a essere migliori. Non è presunzione, ma un dovere morale per i cittadini”.

Valsusa domenica, senza Black Bloc!

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte/2011/10/valsusa-domenica-senza-black-bloc.html

Valsusa domenica, senza Black Bloc!

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chi sono i black block?
di Davide Bono
Santi numi che pazienza! Dal 15 ottobre ogni giorno mi chiamano giornalisti per sapere chi sono i Black Bloc e se ci sono i Black Bloc in Piemonte e in Valsusa. Sorrido amaro e penso a Cossiga e al suo famoso discorso ad anni di distanza da Genova, a proposito delle sollevazioni studentesche del 2008. Ve lo riporto: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interni [...] Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città...Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì".
Potete leggere l'articolo integrale qui.
Alla manifestazione del 15 ottobre il moVimento 5 stelle non ha aderito se non come singoli cittadini. C'era qualcosa nell'aria che non convinceva e avevamo già manifestato in modo ultrapacifico il 10 settembre, il Cozza Day, dove, in fila indiana abbiamo portato delle cozze sotto il Parlamento. Potete vederlo qui. Sicuramente la manifestazione del 15 ottobre è servita a qualcosa. A dare la giustificazione alla casta di reprimere qualunque movimento di dissenso. Con la scusa di un centinaio di teppisti in azione (di dubbia origine: infiltrati o pischelli come Er Pelliccia?), si è riusciti a far passare in secondo piano le motivazioni di centinaia di migliaia e forse di milioni di italiani che hanno perso o stanno perdendo il posto di lavoro, sono strozzati dalle Banche o da Equitalia, di giovani senza un futuro, di senza pensione. Motivazioni condivise a pieno dal moVimento, ma calpestate. Per la mancanza di un'organizzazione o di un servizio d'ordine (che potevano fare almeno i partiti o le sigle sindacali presenti) e per la mancanza di prevenzione e organizzazione da parte della Prefettura. Si possono lasciare 200 persone per oltre un'ora libere di mettere a ferro e fuoco Roma, senza intervenire, e agire solo quando il corteo arriva in piazza? E' ovvio che dietro a tutto ciò c'è una strategia chiara, ma è altrettanto ovvio che i movimenti sono fessi se ci cascano. Ora Maroni e Di Pietro vanno a braccetto per reintrodurre una legge Reale bis, con Napoli (PDL) che dice "l'ho detto prima io!". Tutti insieme per proteggersi ed arricchirsi. E le forze dell'ordine e i cittadini a farsi del male vicendevolmente ed indebitarsi.
Sono queste le cose che il moVimento 5 stelle e tutti quelli che vogliono cambiare lo stato delle cose non devono fare. I poliziotti, come dice Beppe Grillo, votano per noi, sanno che siamo gli unici che aumenterebbero i trasferimenti a loro e ai tribunali, e che non faremmo fare loro da scorta alle nostre escort. L'obiettivo è la casta. Che non si sconfigge con i sanpietrini, ma con le proposte politiche e la coerenza. Un sanpietrino o un estintore lanciato la rafforza perchè spaventa la stragrande maggioranza di persone giustamente moderate, ma buone proposte politiche, coerenza e l'incorruttibilità nel proprio agito li terrorizzano. Perchè non hanno armi per contrattaccare se non il silenzio mediatico, che noi aggiriamo con il web e la trasparenza. Se agiamo così, sono finiti.
In Molise il MoVimento 5 stelle ha preso il 5,60% senza nessun radicamento territoriale, senza soldi, senza faccioni. Se anche al sud superiamo il 4%, il Parlamento è alla portata, pur se il Bersani di turno prova a modificare la legge elettorale.
In ogni caso, manifestare il proprio dissenso è un diritto, non facciamocelo portare via. Domenica mattina andiamo alle ore 10.30 tutti a Giaglione, Valsusa per manifestare pacificamente contro lo spreco assurdo del TAV: il motto è "no ai tagli della finanziaria, sì ai tagli delle reti abusive", le reti abusive del non-cantiere che pd-pdl-lega vendono all'Europa per rubare un po' di soldi e vivacchiare ancora per qualche annetto. Ci saranno le televisioni e vedremo se la politica abusiva avrà ordinato alle forze dell'ordine di sparare i lacrimogeni ad altezza uomo e di aggredire i suoi datori di lavoro. Noi stiamo preparando delle gigantesche forbici di carta.
Ps. venite tranquilli che non ci saranno infiltrati vestiti di nero con il "caschetto". I Black Bloc sono altri.

giovedì 20 ottobre 2011

perché la val Susa fa così paura

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La verità, a testa alta: perché la val Susa fa così paura

«Noi siamo convinti che domenica succede qualcosa di brutto», dice il portavoce No-Tav Alberto Perino a Niccolò Zancan de “La Stampa”. «I poliziotti faranno delle azioni incredibili per non lasciarci neanche avvicinare alle reti». E voi? «Prenderemo il cantiere». Ed ecco che Perino diventa una sorta di proto-terrorista, citato addirittura dal ministro Maroni nella sua relazione: misure speciali dopo il disastro romano del 15 ottobre e “timori” per un possibile replay il 23 ottobre in valle di Susa in vista dell’ennesimo “assedio” indetto dai No-Tav. Peccato che Alberto Perino quella frase non l’abbia mai pronunciata. Non ha mai detto «prenderemo il cantiere», come ha scritto “La Stampa” il 17 ottobre, ma – al contrario – alla domanda “voi che farete?”, ha risposto, con amara ironia: «Le prenderemo, come abbiamo sempre fatto».
Immediata la richiesta di smentita da parte di Perino attraverso il suo legale, l’avvocato Stefano Bertone. Risultato: nel video sulla versione web del Alberto Perinoquotidiano torinese, l’autentica risposta di Perino è stata “ripristinata”, anche se il filmato – fra tagli grossolani e labiale fuori sincronizzazione – ricorda manipolazioni d’altri tempi. E dice, anzi grida, l’unica verità sulla bocca di tutti: la paura. Quella che l’establishment continua a mostrare nei confronti della popolazione “ribelle” della valle di Susa. La maggioranza è favorevole alla Torino-Lione, ripete il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, fingendo di non ricordare che appena tre mesi fa, il 3 luglio, erano circa centomila i partecipanti della più grande manifestazione popolare No-Tav mai organizzata contro la Torino-Lione. Analogo successo due mesi dopo nel cuore di Torino, allo sciopero generale proclamato dalla Cgil: i No-Tav hanno conquistato la piazza facendosi largo a spintoni per raggiungere il palco e parlare alle ventimila persone del pubblico, che hanno tributato loro un’ovazione così vibrante da imbarazzare gli organizzatori sindacali.
Ora ci risiamo: col pretesto degli scontri di Roma, grazie ai quali i “black bloc” hanno impedito a centinaia di migliaia di italiani di manifestare contro i tagli al welfare causati dalla politica di rigore per il debito pubblico, qualcuno ha ritenuto ovvio approfittare dell’occasione per colpire sempre loro, i No-Tav: quasi fossero fiancheggiatori del “nuovo terrorismo”, come si dedurrebbe da interviste (tutte coperte dall’anonimato) che alcuni “incappucciati” avrebbero rilasciato ai maggiori quotidiani, insinuando che in valle di Susa si sarebbero allestiti addirittura “campi di addestramento” per allenare i teppisti a sfidare la polizia antisommossa. Ormai è un coro, che inonda web e social network, gli scontri di Romatelevisioni e giornali: vedrete, il 23 ottobre sarà il giorno nel quale i No-Tav getteranno la maschera e si sveleranno finalmente per quello che sono, un branco di violenti.
Non importa se la valle di Susa contesta da vent’anni la Torino-Lione, in modo così civile e documentato da lasciare senza argomenti gli interlocutori istituzionali, ridotti ormai a sperare apertamente che le frange violente in azione a Roma il 15 ottobre riescano a rovinare anche la protesta popolare dei No-Tav, togliendo la parola a chi di fatto, da vent’anni, subisce ogni sorta di sopruso da parte di lobby che sembra si considerino al di sopra della legge: persino le recinzioni del “non-cantiere” di Chiomonte, quelle che i manifestanti vorrebbero “tagliare, a visto scoperto” il 23 ottobre, secondo i No-Tav sono totalmente illegali, erette su terreni privati di montanari, mai neppure formalmente espropriati.
Se fino a ieri la valle di Susa è stata inesorabilmente isolata e sistematicamente zittita da una disinformazione a tappeto, oggi – dopo gli scontri di Roma – l’obiettivo è lo stesso ma il metodo è un altro: il movimento No-Tav va definitamente liquidato nell’unico modo possibile, e cioè criminalizzandolo, perché è politicamente pericoloso: i valsusini sono “cattivi maestri”, osano gridare la loro verità a testa alta, sono l’esempio vivente di come una protesta popolare autogestita, dal basso, possa resistere alla pressione lobbystica dei grandi partiti fino a frenare e addirittura impedire la realizzazione di un’opera pubblica faraonica, disastrosa, finanziariamente spaventosa e, peggio ancora, totalmente corteo No Tavinutile.
Come i migliori specialisti universitari di cui l’Italia dispone hanno spiegato (invano, finora) anche al presidente Napolitano, la Torino-Lione è una grande opera priva di alcuna utilità strategica per il nostro sistema economico; rappresenta solo un cancro finanziario destinato ad aggravare la già mostruosa minaccia del debito pubblico. L’unico eventuale vantaggio (non pubblico, ma privato) della Torino-Lione sarebbe decisamente indecente: la prospettiva di quei cantieri fa gola a chi spera di realizzarvi enormi profitti, naturalmente sulla pelle degli italiani, grazie al sistema tutto nostrano delle grandi opere. Una maxi-torta da dividere a tavolino fra grandi imprese, politica e finanza, con anche il pericolo – ammesso ormai ufficialmente – di rilevanti infiltrazioni mafiose: per i cartelli criminali miliardari, proprio i grandi cantieri (privi di rischio d’impresa) sono il sistema migliore per mettere al riparo e ripulire il denaro sporco, contaminando definitivamente l’economia.
«Se la politica “dialoga” solo coi manganelli, la violenza è una risposta inevitabile», ha detto lo scrittore Erri De Luca a chi gli ricordava gli scontri del 3 luglio a Chiomonte, divampati a margine dell’oceanica manifestazione pacifica. Oggi la valle di Susa e il suo movimento popolare sanno di essere di fronte a un passaggio cruciale: si teme che la minima incertezza di fronte a provocazioni violente potrebbe costare carissima. In gioco non ci sono solo vent’anni di resistenza civile condotta tra i monti piemontesi contro un potere quasi sempre sleale, cioè inaffidabile e inattendibile, ma anche il futuro di tutti i No-Tav d’Italia, Tav: Moretti e Berlusconibrutalmente oscurati dai “black bloc” a Roma il 15 ottobre proprio mentre stavano per rialzare la testa, rivendicando i propri diritti di sovranità e cittadinanza appena richiamati e rimessi in campo, trionfalmente, con lo spettacolare plebiscito dei referendum di giugno.
Sovranità e cittadinanza: è l’elementare rispetto democratico, sancito dalla Costituzione, che da vent’anni la valle di Susa chiede per sé, anche in nome del popolo italiano. «Succederà qualcosa di brutto», profetizza Perino, immaginando che chi vuole a tutti i costi l’inutile Torino-Lione – anche oggi, con l’Italia in mutande – preferirà ancora una volta mobilitare eserciti, facendo del terrorismo psicologico, piuttosto che dare spiegazioni. Perché la Torino-Lione, protetta da grandi partiti, grandi banche e consorzi di grandi imprese trasformate in general contractor, sembra proprio destinata a restare un mistero: un tabù che si nutre di paura, che teme la ragione dei numeri e preferisce nascondersi all’infinito dietro logore parole come “Europa” e “sviluppo”, persino ora che l’Europa dei banchieri trema, fra le macerie dello “sviluppo” che fu.

mercoledì 19 ottobre 2011

comitato elettorale Amare Avigliana: il bis

Lunedì  24 OTTOBRE alle 21, nella palestra de La Fabrica di via IV novembre 19, ci sarà la riunione del comitato elettorale Amare Avigliana con questi argomenti in discussione:

- discussione e approvazione regolamento organizzativo  del Comitato

- prossimi appuntamenti

- adesione al Comitato

lunedì 17 ottobre 2011

Cercando di capire la violenza di Roma

è il titolo di un bell'articolo di Gennaro Carotenuto su quanto è successo sabato a Roma.
Per quel che conta il parere di una che alla fine a Roma non c'è andata, proprio perchè temeva che le cose sarebbero andate come sono finite, la mia impressione su quanto è accaduto sabato è che, proprio perché un corteo grande come quello di Roma non c’è stato in nessuna delle altre 900 città che hanno partecipato alla protesta, il corteo romano andava distrutto (fisicamente e mediaticamente).
Questo è il motivo per cui sono convinta che chi ha fatto gli atti di vandalismo che ci sono stati, non fossero nemmeno i poveracci (o ultras) di cui si parla nel bell’articolo di Carotenuto, ma fossero proprio dei guastatori mandati lì per fare il gioco del governo (le dichiarazioni di Alfano, che diceva che al momento del voto, la gente si ricorderà di quale parte politica sono i vandali, è stata a parer mio un’ammissione di chi li ha mandati…).
La canzone del maggio di De Andrè la conosciamo tutti, e per far sì che si voti ancora “la sicurezza e la disciplina” non si deve fare altro che far vedere che l’alternativa al potere corrotto e devastatore rappresentato dalla casta, è solo violenta e veicolatrice del caos!
Non per niente tanti pennivendoli fra ieri ed oggi si sono sprecati nel cercare collegamenti con in NoTAV, dicendo sostanzialmente che in Val di Susa c'è una specie di campo di addestramento dei black bloc simile ai campi di Al Qaeda in Iraq: al "babau", all'uomo nero, bisognerà pur dare un "indirizzo" per poterlo stanare con misure repressive, e quindi, quale miglior pretesto per chi vuole fare tabula rasa delle libertà civili in valle, se non quella di dire che il campo di addestramento è qui?

venerdì 14 ottobre 2011

Logistica = software e non hardware!

Ecco un interessantissimo articolo di Sergio Bologna su come la logistica è stata sviluppata e può fuzionare realmente se la si concepisce come un software (ossia una disciplina che utilizza le migliori competenze e tecnologie) anzichè come un hardware (ossia un "semplice" business immobiliare).

Serata con Giulietto Chiesa

Se riuscite, da diffondere e partecipare...................in basso c'è anche il volantino (che si può salvare e stampare)....




Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone - Città di Avigliana

in collaborazione con il Comitato spontaneo No Tav di Avigliana, vi invitano alla serata:

DEBITO
L'informazione negata

...ovvero come non far sapere ai cittadini quant'è buona la grande opera
finanziata con il debito pubblico...


Ci viene continuamente detto che per far fronte al debito pubblico siano necessari tagli allo stato sociale ma contemporaneamente, per far crescere il PIL, ci vogliono grandi investimenti.
Dobbiamo crederci?
Ad Avigliana approfondiamo la questione con diverse serate sul tema in cui interverranno scrittori, giornalisti, costituzionalisti, economisti e sociologi.

Cominciamo con il giornalista e scrittore

Giulietto CHIESA

e la Prof.ssa associata di Diritto costituzionale comparato - Università di Torino

Alessandra ALGOSTINO

venerdì 21 ottobre ore 21.00
al teatro "E. Fassino"
Via IV Novembre 19 - Avigliana 

 

ecco il volantino!!!

 

lunedì 10 ottobre 2011

Alcuni scioperi della fame caduti nell'indifferenza più totale

...forse perchè quello che li accomuna è il tentativo di difendere il territorio?

Il primo sciopero della fame è quello contro i neocotinoidi (riporto l'articolo del Gruppo Consiliare Regionale Movimento 5 Stelle Piemonte):
Marisa Valente e Renato Bologna sono allo stremo.
Avevano iniziato lo sciopero della fame il 4 luglio 2011, esattamente 3 mesi fa, restando con un camper sotto l'Assessorato all'Agricoltura, in Corso Stati Uniti, 21. Ieri l'altro, Renato è stato ricoverato d'urgenza in ospedale e le sue condizioni fisiche non gli permettono di andare avanti con il digiuno, se non a grave rischio per la sua sopravvivenza.
Marisa e Renato, del comitato Basta Veleni, rischiano di morire nell'indifferenza generale della politica, di una parte delle Associazioni dei coltivatori, dei consumatori, dei cittadini torinesi e piemontesi. Da anni lottano per il nostro futuro, per la salute di tutti, chiedendo la messa al bando di tutte le sostanze contenenti gli insetticidi neonicotinoidi.

L'utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti in agricoltura è un'aberrazione quando si supera il fragile equilibrio tra benefici (cioè aumento della resa agricola a cosidetta "rivoluzione verde" e difesa dall'attacco degli insetti e delle fitopatologie) e costi, (consistenti nella loro spiccata nocività e tossicità per la salute animale e umana). Oggigiorno siamo ben oltre quell'equilibrio, ne è prova la sempre maggior desertificazione planetaria di cui esempio paradigmatico è la pianura padana, e la s empre maggior resistenza dei fitopatogeni ai pesticidi, per cui si stanno studiando nuovi sementi ogm, ovviamente sotto lucroso brevetto delle multinazionali.

Nello specifico della storia che stiamo raccontando, di cui avevamo già parlato: i famigerati "neonicotinoidi", essendo sostanze sistemiche che agiscono su tutta la pianta, attaccano l'apparato neurovegetativo di tutti gli insetti con cui vengono in contatto, tra cui anche insetti utili come le api, portando alle morie di cui si sente parlare sempre più frequentemente.

Il loro utilizzo indiscriminato ha portato alla sparizione delle api in intere provincie cinesi, come nello Xi Cuan, dove la vastissima coltura delle pere viene mantenuta tramite l'impollinazione artificiale manuale da parte dei contadini, come potete vedere nel video.

Residui di sostanze neonicotinoidi, già riscontrate nei prodotti ad utilizzo farmaceutico come le larve e la pappa reale, sono state trovate anche nel miele e negli ortaggi e nella frutta trattata, il che significa che incidono sull'alimentazione e quindi sulla salute umana con effetti ancora da appurarsi. I prodotti autorizzati alla vendita contenenti neonicotinoidi sono una cinquantina, ma i più utilizzati, soprattutto nelle coltivazioni del mais e del girasole, sono quattro: clotianidina, imidaclopride, fipronil e thiametoxam. I due più utilizzati sono del colosso della Bayer, già sotto accusa in Germania.

Il Comitato "Basta Veleni" chiede che vengano messi al bando tali insetticidi non solo nella concia del mais, il cui divieto, rinnovato periodicamente, scadrà il 31 ottobre 2011, ma anche nell'utilizzo, molto diffuso in Piemonte, contro la flavescenza dorata della vite. E' possibile farne a meno senza compromettere le colture secondo il parere dei tecnici che ci hanno relazionato in Commissione congiunta Ambiente-Sanità-Agricoltura, utilizzando sostanze naturale come ad esempio il "piretro".

Per questo è di vitale importanza che non si parli solo di filiera corta (cioè pochi passaggi dal produttore al consumatore), di chilometri zero (cioè di prodotti nel raggio di qualche decina di chilometri), ma prima di tutto di coltivazioni naturali (cioè col minimo ricorso a sostanze di sintesi), non intensive, ed eventualmente con certificazione biologica, che può essere una garanzia in più anche se il modello di certificazione andrebbe forse rivisto.

Dopo il silenzio imbarazzante dell'Assessorato all'Agricoltura, la politica regionale crediamo debba prendersi carico di questa problematica da cui nessuno è immune, anche se comprendiamo che purtroppo è più "comodo" e forse "redditizio" ascoltare la campana delle multinazionali che detengono il mercato mondiale della chimica di sintesi come Bayer e Syngenta, entrambe finite sotto indagine da parte del Procuratore Guariniello, che ha contestato loro il reato di "Diffusione di malattie degli animali (o delle piante) pericolose per il patrimonio zootecnico e per l'economia nazionale", punibile con una pena da 1 a 5 anni.

Da domani per continuare la protesta nonviolenta di Marisa e Renato verrà lanciata una staffetta dello sciopero della fame giornaliero, a cui prenderanno parte anche i consiglieri regionali del moVimento 5 stelle, per provare a far interessare la giunta regionale e i media. Invitiamo tutti quelli che in tutta Italia si vorranno unire, a comunicarlo a Marisa e Renato a fattoria@atlink.it e a noi staffgruppoconsiliare@piemonte5stelle.it.

Sabato 15 invece è stata indetta la giornata internazionale della lotta ai neonicotinoidi da parte degli apicoltori francesi, per cui speriamo si organizzi, dopo il successo della manifestazione nazionale contro la caccia (in cui eravamo presenti con lo striscione "To bee or not to bee"), anche quella per la salvaguardia delle api e per un cibo sano, che si terrà a Torino.

Invitiamo sin d'ora tutte i consumatori consapevoli, gli agricoltori naturali, le persone che difendono gli animali e l'ambiente. Tramite Marisa e Renato vi terremo informati.
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Il secondo è quello di Fabrizio (che non solo non assume cibo, ma nemmeno farmaci) contro il TAV.

domenica 9 ottobre 2011

I LADRI DI MAR(r)ONI…

http://www.notav.info/news/colti-in-castagna-i-ladri-di-marroni-guarda-le-foto/


n.b. se non visualizzi le foto vai qui:

http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=2093128443596289778

Da notav.info

COLTI IN CASTAGNA I LADRI DI MAR(r)ONI… (GUARDA LE FOTO)

VERGOGNA!
Certamente questo termine viene utilizzato spesso da chi, da qualche mese a questa parte, ha deciso di frequentare la zona del rio Clarea. A volte capita di essere testimoni di piccoli aneddoti che sono in grado di rendere bene l’idea della situazione. Ieri mattina è stata una di queste occasioni. Durante il lavoro di pulizia dei sentieri, in vista della gara podistica attorno alle reti del non-cantiere  organizzata per fine mese, ci è capitato di sorprendere gli “eroi della legalità” mentre stavano RUBANDO diversi sacchetti di castagne nei boschi privati vicini al fortino della Maddalena. Mentre percorrevamo la stradina sterrata che parte dalla curva a gomito nella parte alta di via Avanà, abbiamo notato alcuni agenti delle FO intenti a “sgattare” tra il fogliame di un castagneto. Pensavamo stessero raccolgiendo lacrimogeni…macchè! Colti letteralmente in castagna hanno ammesso subito il reato. E’ cominciato così un inseguimento al grido di “vergogna!”, i ladri in questione se la sono data letteralmente a gambe, correndo a più non posso per circa 200 m nel bosco e su via Avanà, entrando in tutta fretta nel cancello principale del fortino senza mollare il bottino. La scena è stata definita “impagabile” da tutti  i presenti, uno in particolare non ricordava inseguimenti simili dal 1968.
Al controllo dei documenti che è avvenuto poco dopo è stato fatto presente l’accaduto ai dirigenti di polizia, i quali hanno avuto un atteggiamento molto remissivo per via della figuraccia storica dei loro colleghi. Nonostante fossimo in possesso di motosegne, roncole e “armi” da lavoro di vario tipo, l’operazione è stata chiusa davvero in tempi record.
Una cosa va però detta, questo fatto documentato è qualcosa di piccolo se lo si confronta con le vere schifezze che stanno accadendo alla Maddalena con questa farsa del non-cantiere, però potrà aiutare qualcuno a farsi un’idea più precisa sul tipo di forze che Maroni ha schierato. A breve anche il video dell’inseguimento…
Quindi, DIFFONDIAMO QUESTI FATTI IL PIU’ POSSIBILE!