venerdì 30 dicembre 2011

il centrodestra sono loro

della serie: come non dare ragione a chi si stupisce di vedere alcuni personaggi, tipo molti amministratori della valle, iscritti al PD
(NB: e nell'articolo non si cita il paradosso PD Vs Notav in piemonte...)

Il Pd contro Englaro e Bellocchio - micromega-online - micromega:

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Il Pd contro Englaro e Bellocchio

di Matteo Pucciarelli

Questo 2011 si chiude con l’ennesima conferma di quello che un po’ tutti pensano, magari anche di nascosto da se stessi. Il Pd è sì un grande partito, è sì moderno, ma soprattutto non è più di sinistra (sempre se mai lo fosse stato). Lasciando perdere per un attimo l’appoggio al governo di Mario Monti (che non è poco, ma è argomento ormai inflazionato), siccome sono le "piccole" cose che spiegano ben più delle grandi analisi, basta andarsi a rivedere quanto succede nel tanto decantato "Pd dei territori".

In Friuli Venezia Giulia il partito di Bersani vota con Pdl, Udc, Fli (che poi cosa c’è da stupirsi? Governano già insieme l’Italia…) e anche con la cattivissima e anti-nazionale Lega Nord un ordine del giorno presentato dai cattolici di Casini che vietano alla regione di finanziare il film di Marco Bellocchio su Eluana Englaro. Non sia mai che questo bellissimo clima di "unità e coesione nazionale" venga disturbato da quelle noiosissime discussioni su libera scelta, testamento biologico e laicità. Meglio un bel bagno di ipocrisia perbenista e ovviamente "democratica", facendo franella (in Toscana sta per "amoreggiare") con i seguaci di quell’uomo (Berlusconi, chi sennò?) che ebbe il coraggio di dire che Eluana, da 17 anni su un letto in stato vegetativo, poteva addirittura procreare. Ecco, il Pd ha il fegato di votare con chi direttamente o meno pronunciava tali bestialità, che blasfeme lo sono davvero ma nei confronti della vita stessa.

Passiamo in Emilia Romagna, patria del glorioso socialismo municipale che mezza Europa invidiava all’Italia. Ora nessuno ce lo invidia più, anche perché di socialismo non c’è più neanche la minima traccia. Tanto per dire, laggiù il Pd ha appena votato l’aumento delle tariffe dell’acqua del 6%. Questo perché l’esito del referendum di giugno che diceva "no" alla privatizzazione dei servizi idrici è stato bellamente cestinato praticamente ovunque (salvo che a Napoli). L’acqua emiliana è rimasta in mano a un’azienda privata (la Hera) a partecipazione pubblica. E pretende di guadagnarci. Chi se ne frega del voto dei cittadini di soli sei mesi fa. E chi se ne frega se lo stesso Pd, molto furbescamente, aveva messo il cappello su quella battaglia referendaria. La coerenza in politica, si sa, per D’Alema Veltroni e company è roba da mammolette. La cronaca di Italia Oggi raccontava di cittadini inferociti che dopo la riunione dei 32 sindaci e presidenti delle province locali li hanno accolti gridando "ladri, ladri, siete come Craxi" (uno giustamente si domanda: ma un cittadino, per essere rispettato nelle proprie scelte avvenute in democrazia come ad esempio un voto referendario dall’esito così chiaro e schiacciante, cosa deve fare?).

Le cose basta saperle. Nessuno si strappa le vesti se il Pd ha perso ogni legame ideale con il proprio passato. Da anni i raffinati ed arguti strateghi "riformisti" si lamentano di non avere in Italia un centrodestra moderno europeo e liberale. Non si erano accorti di avere la soluzione a portata di mano: il centrodestra sono loro.

(29 dicembre 2011)

lunedì 26 dicembre 2011

Sosteniamo il comitato per la cittadinanza ai nati in Italia

Lamanca partecipa e sostiene l'iniziativa promossa da Claudio Chiaberge....pubblichiamo di seguito la proposta e preghiamo di partecipare e diffondere....

Si è costituito un Comitato, destinato ad allargarsi, per depositare presso i comuni delle valli di Susa e Sangone le schede di raccolta firme, per ottenerne la vidimazione , l'accettazione di firme e per promuovere la raccolta di esse delle due proposte di legge in materia di immigrazione che stanno circolando con di...screzione in Italia . Di particolare interesse quella che concede la cittadinanza ai nati in Italia da genitori extracomunitari. La presente è per essere aiutato a rafforzare il Comitato e favorire iniziative di promozione. Per informazioni usare il mio indirizzo di posta elettronica claudio.chiaberge@tiscali.it

sabato 24 dicembre 2011

Spinosi auguri No Tav



ecco il video


http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte/2011/12/spinosi-auguri-no-tav.html


Spinosi auguri NO TAV

| 8 commenti
Di Davide Bono
Come gruppo Consiliare avevamo prenotato la Sala dei Presidenti del Consiglio regionale per dare spazio alla LAV e al movimento NO TAV per la presentazione di un rapporto redatto da esperti del settore riguardo gli impatti che si avrebbero sulla fauna locale se partissero i lavori alla Maddalena di Chiomonte per la realizzazione della galleria geognostica.
Essendo stati invitati, non come relatori ma come pubblico, alcuni esponenti del movimento NO TAV, tra i quali Alberto Perino, all'atto del presentarsi all'ingresso di Palazzo Lascaris, la sicurezza del Consiglio Regionale si frapponeva tra ingresso e invitati chiedendo espressamente le generalità ad Alberto. Una volta avuta conferma che fosse lui, gli hanno negato la possibilità di entrare a palazzo adducendo la scusa che non era nè un giornalista nè un relatore e a norma di regolamento non poteva entrare.

Fino a ieri mai si era visto negare l'ingresso a nessuno ad una conferenza stampa presso la sede istituzionale del Consiglio regionale; abbiamo anche provato a far entrare una persona terza, non espressamente riconducibile al movimento NO TAV e, pur non essendo nè relatrice nè giornalista, non ha subito lo stesso trattamento ed è potuta tranquillamente entrare.
Vista la situazione abbiamo deciso di tenere la conferenza in strada, in solidarietà al trattamento riservato al noto esponente NO TAV e dunque ci siamo posizionati con alcune sedie in via Alfieri di fronte a Palazzo Lascaris. A fine conferenza Alberto ha ritentato l'ingresso a palazzo per testare la possibilità di seguire il Consiglio regionale nella zona riservata al pubblico, e dopo qualche tentennamento l'ingresso gli è stato accordato.
Ora, per sua stessa ammissione, abbiamo saputo che a richiedere al Presidente un intervento mirato per bloccare l'ingresso a una persona considerata indesiderata (e che offende le Forze dell'Ordine!!) è stato il capogruppo della Lega Nord, Mario Carossa, forse in cerca di una marchetta elettorale presso gli stessi operatori (peccato che a tagliare le risorse per la Polizia mentre si inscenano le farsesche Ronde Padane, siano stati proprio beceri leghisti).
Ci sembra quantomeno risibile che in uno stato democratico si dia seguito alle richieste di personaggi che hanno fatto una bandiera della loro anti-italianità (pulendosi il c*** con la bandiera italiana e la Costituzione), lasciando loro lo spazio per ergersi a difensori delle istituzioni che dileggiano e contribuiscono a spolpare da almeno 20 anni.
Da parte nostra ci scusiamo con tutti per l'ennesimo brutto capitolo che è stato scritto, nostro malgrado, nella storia della più alta istituzione regionale; a maggior ragione, il nostro impegno sarà sempre più intenso per veder realizzati i punti delle 5 stelle, tra cui la trasparenza e uguali diritti per tutti. Ci faremo da subito garanti che la consuetudine applicata in questa occasione (consuetudine a non far assistere alle Conferenze Stampa il pubblico, come riferitoci dal Capo di Gabinetto del Consiglio, Domenico Tomatis), sia o applicata con regolarità ed imparzialità a tutte le conferenze o soppressa da apposita norma regolamentare.
Nonostante gli auguri NO TAV non siano stati apprezzati dai politici piemontesi (tra cui soprattutto la Montaruli del PDL e Gariglio e Boeti del PD, quest'ultimo ha invitato minaccioso a portargli gli auguri direttamente a casa sua a Rivoli) invitiamo gli stessi, spinosi, auguri a tutte le Pavide Forze Politiche che siedono nel Consiglio.
A sarà dura (per loro!).

Buone "piccole opere utili" a tutti

http://www.notav.info/documenti/meglio-opere-utili-che-grandi-opere-di-marco-ponti/

MEGLIO OPERE UTILI CHE GRANDI OPERE

di Marco Ponti

Submitted by on 24 dicembre 2011 – 13:07No Comment
 

Nei trasporti ci sono tante cose utili da fare. Oggi, però, le scelte in questo campo devono guardare anche ai contenuti occupazionali e al contenimento del deficit. Per le ferrovie, servirebbero piccoli interventi, rapidamente cantierabili, che mirino a risolvere i problemi locali. Invece, si continuano a preferire opere ad alta intensità di capitale, con periodi di completamento molto lunghi e incerti. E allora è urgente una spending review del settore, che segni discontinuità con il passato.
È certo presto per valutare la politica infrastrutturale del governo Monti. Dunque è presto anche per giudicare di quanto si discosta dall’approccio del governo passato, caratterizzato da elenchi di “grandi opere” mediaticamente visibili, ma in generale scarsamente meditate e soprattutto mai seriamente valutate.
NON È UNA SPESA ANTICICLICA
I primi segnali di politica infrastrutturale sembrano per ora confermare il passato, il che nel brevissimo periodo è probabilmente inevitabile. Ma in genere le “grandi opere” sono state caratterizzate da costi stratosferici per l’erario, di cui nessuno in questi anni ha dato conto, con poche scelte funzionalmente felici (la linea alta velocità Milano-Roma), altre di dubbia utilità (la linea alta velocità Roma-Napoli) e altre ancora catastrofiche (la linea Milano-Torino sopra tutte).
Ma erano comunque altri tempi. Ora, gli aspetti finanziari e quelli anticiclici incombono. E le grandi opere finanziate dall’ultimo Cipe sembrano davvero molto discutibili da entrambi questi punti di vista. Si tratta principalmente di nuove tratte ferroviarie di alta velocità (la Milano-Genova e la Napoli-Bari), molto costose e con ritorni finanziari probabilmente nulli. (1)
Anche gli aspetti anticiclici lasciano perplessi: si tratta di opere ad alta intensità di capitale, con periodi di completamento molto lunghi e incerti. Esattamente il contrario di quello che serve oggi per la crescita a breve dell’occupazione e della domanda interna.
Cosa si potrebbe fare per accentuare il carattere anticiclico della spesa? Ovviamente, opere rapidamente cantierabili, piccole e che mirano a risolvere i problemi locali. Tra l’altro, la letteratura internazionale mostra che anche dal punto di vista funzionale le manutenzioni e le piccole opere “mirate” tendono ad avere redditività economica più elevata, contenuti anticiclici a parte. (2)
GRANDI OPERE E AMBIENTE
Anche la decisione di investire in opere che gli utenti non sono disposti a pagare, come quelle ferroviarie per le relazioni di lunga distanza, dovrebbe far riflettere sulla loro priorità. Vengono spesso addotte motivazioni ambientali per giustificare tali scelte, nell’assenza di altre argomentazioni. Ma studi recenti hanno evidenziato che le emissioni di gas serra nella fase di costruzione di grandi opere ferroviarie ne vanificano gran parte dei possibili benefici ambientali netti. Diverso sarebbe il risultato spendendo le stesse risorse per il potenziamento tecnologico delle infrastrutture esistenti, stradali e ferroviarie. Rimanendo per esempio in campo ferroviario, le cose più utili (lo ha dichiarato più volte lo stesso amministratore delegato di Ferrovie) sono le opere che riguardano la capacità dei grandi nodi (Torino, Milano, Genova, Roma e Napoli), assai più critica anche per i servizi locali che non le tratte esterne, spesso sottoutilizzate. Tra l’altro, spesso si dimentica che anche l’ad ha sollevato in pubblico forti perplessità sulla logica di alcune “grandi opere” ferroviarie oggi sul tavolo.
Alla luce della nuova situazione finanziaria, appare davvero urgentissima una spending reviewche segnali una forte discontinuità con le logiche dal governo precedente.
SE MANCA LA VALUTAZIONE
Le considerazioni finali del governatore Mario Draghi a maggio 2011 e una corposa ricerca della Banca d’Italia dell’aprile 2011 hanno messo in luce come la totale assenza di una prassi di valutazione economica, trasparente, comparativa e “terza”, sia uno dei fattori della scarsa funzionalità della politica infrastrutturale dell’Italia. D’altronde, le politiche anticicliche richiedono necessariamente tempi brevi di attuazione, mentre le “grandi opere” hanno tempi molto lunghi di avvio, di realizzazione e di messa in servizio. E l’apertura immediata e “incauta” di molti cantieri per opere su cui sussistono dubbi funzionali, e anche incertezze sui fondi per portarle a termine, può dar luogo a notevoli sprechi di risorse scarse.
Il caso del tormentato (e assai dubbio) progetto della linea Torino-Lione è emblematico: in seguito a una serie di perplessità sulla sensatezza di questa spesa, espresse anche sulavoce.info, il progetto è stato trasformato radicalmente e ora si parla di una realizzazione “per fasi”, in funzione della crescita reale della domanda. Non sarebbe forse una logica da estendere a tutte le “grandi opere”? Non è una “buona pratica” da generalizzare con un approccio molto più attento agli aspetti funzionali e finanziari degli interventi, invece che a quelli mediatici?
Le cose utili da fare nei trasporti sono moltissime, ma oggi devono essere direttamente connesse anche ai contenuti occupazionali e al contenimento del deficit, altrimenti ci troveremo presto, anzi ad alta velocità, in Grecia.
(1) Diciamo costi finanziari “probabilmente” nulli perché non è dato conoscere i piani finanziari delle opere, cioè il rapporto costi-ricavi. Di analisi costi-benefici nemmeno parliamo, per carità di patria.
(2) Vedi l’inglese “Piano Addington” e gli studi della Banca Mondiale.

Dietro i licenziamenti per i treni notte la guerra dell’Alta velocità. E la malapolitica

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/ferrovie-dietro-licenziamenti-treni-notte-guerra-dellalta-velocita-solita-malapolitica/179731/

di Franz Baraggino
 23 dicembre 2011

Dietro i licenziamenti per i treni notte la guerra dell’Alta velocità. E la malapolitica

I lavoratori di Wagon Lits licenziati accusano le ferrovie: "Per mesi hanno tolto la possibilità di prenotare i posti online per le cuccette, così da poter sbandierare dati sullo scarso utilizzo del servizio". Il responsabile trasporti di Legambiente parla di "strategia che condanna a costi elevati passeggeri e contribuenti, soprattutto i pendolari". Marco Ponti: "Moretti punta a fare profitti con un servizio che rende. Mentre per tutto il resto conta sui contributi statali"
I tre lavoratori della ex Wagon Lits che da due settimane occupano una torre al binario 21 della Stazione Centrale di Milano non demordono. L’impegno di Ferrovie dello Stato al ricollocamento non li convince: “Siamo stati boicottati”. Oltre al lavoro, chiedono il ripristino delle linee notturne sulle quali operavano. Ma nei piani dell’ad di Trenitalia Mauro Moretti le priorità sono altre. L’Alta Velocità drena gran parte delle risorse e i Frecciarossa invadono ogni tratta. Una strategia che frena la concorrenza e condanna a costi elevati passeggeri e contribuenti. E tra i colpevoli, ancora una volta, c’è la politica.

“Ferrovie dello Stato assume fin d’ora l’impegno di garantire, entro i prossimi 24 mesi, la progressiva ricollocazione mediante appalto di attività”. E’ questa l’offerta di Ferrovie ai lavoratori della Servirail Italia ex Wagon Lits, che a Milano come a Roma protestano contro la dismissione del servizio notturno e il licenziamento di 800 lavoratori. Un’offerta che però non convince. “Perché non si dice nulla del ripristino dei treni notte, che il gruppo ha soppresso per intralciare Montezemolo e Della Valle sull’Alta velocità”, accusa Angelo Mazzeo, che a Milano presidia il binario 21 dove tre suoi colleghi occupano la torre faro. Secondo i licenziati della Servirail, molte delle tratte orarie cancellate vengono sostituite dai Frecciarossa, “così la Ntv di Montezemolo e soci non avrà spazi”. Trenitalia parla di razionalizzazione di un servizio dove la domanda era ormai in calo, ma al binario 21 vedono le cose diversamente. Denunciano manipolazioni nei database che gestiscono le prenotazioni, già dal 2008: “Era impossibile prenotare online, i posti risultavano tutti pieni. Ma sul treno il posto c’era eccome, e i controllori non applicavano maggiorazioni a chi voleva fare il biglietto a bordo perché sapevano bene come stavano le cose”. E c’è dell’altro: “La manutenzione era ai minimi, così da degradare la qualità del servizio e allontanare gli utenti”. Una strategia vincente? Pare di no. Gli ex dipendenti mostrano i dati di alcune linee notturne. E i numeri del 2010 sono addirittura in crescita rispetto a quelli del 2009. “Altrimenti i pullman che partono dalla Stazione Centrale per il Sud Italia non sarebbero così pieni”, fanno notare. Per le feste di Natale, infatti, i posti sono esauriti da settimane.



“Le compagnie aeree low cost hanno reso i treni Nord-Sud meno strategici. Ma toglierli tutti è assurdo.” La pensa così Dario Balotta, responsabile trasporti per Legambiente in Lombardia, che ricorda come Ferrovie dello Stato sia responsabile anche del servizio universale, per il quale lo Stato versa ogni anno miliardi di euro a sussidio delle tratte che i ricavi dei biglietti non coprono del tutto. “Moretti non può puntare tutto sull’Alta velocità”, sostiene Balotta, “che copre appena 685 chilometri su una rete nazionale che ne conta più di sedicimila”. A confermare che la direzione intrapresa dall’ad di Trenitalia è sbagliata, ci sono i dati degli ultimi dieci anni. Balotta spiega che a fronte di una crescita del servizio Alta velocità del 111%, e della flessione del 16% nel servizio tradizionale, l’exploit dell’Italia è in rosso del 5% rispetto, ad esempio, a Francia e Spagna, dove la performance è positiva (+23% e +14%). “Dovremmo interessarci alle reti regionali”, avverte Balotta, “dove gli utenti sono cresciuti del 7,8% in soli due anni, rappresentando da soli oltre la metà della domanda nazionale”. I dati sono quelli del rapporto di Legambiente sul servizio ferroviario rivolto ai pendolari, dove per garantire almeno i treni in circolazione mancano ancora 400 milioni sui bilanci regionali del 2011 e 200 milioni per l’anno prossimo.

“Questo in un Paese dove l’83% dei passeggeri compie un percorso sotto i 50 chilometri”, aggiunge Ivan Cicconi, ingegnere esperto di infrastrutture e lavori pubblici e autore de “Il libro nero dell’Alta velocità”. “Sono dieci anni che parte dei fondi destinati al servizio universale passano all’Alta velocità”, sostiene Cicconi. Il fatto è che l’Alta velocità ha costi elevati. La linea dove passano i Frecciarossa ha infatti un costo di manutenzione fino a quindici volte superiore a quello della linea storica. Eppure Trenitalia e Ntv pagano solo 11 euro per la concessione di transito, mentre in Francia il costo è addirittura doppio. “Nel frattempo”, continua Cicconi, “Moretti spende mezzo miliardo per fare il restyling delle carrozze”. L’annuncio è di due settimane fa: “A partire dalla fine dell’anno supereremo le tradizionali prima e seconda classe portando tutto a quattro livelli di servizio”, ha spiegato Moretti, “da quello per il trasporto ferroviario, senza particolari richieste, fino a un treno di lusso”. “Inoltre”, conclude Cicconi, “c’è la pubblicità, i club Frecciarossa, e le nuove stazioni fatte apposta per l’Alta velocità. Dove pensate che prenderanno i soldi?”

“Moretti agisce così perché la politica glielo permette”, attacca Marco Ponti, docente di Economia al Politecnico di Milano, già consulente della Banca Mondiale in materia di trasporti. “Moretti punta su un servizio – l’Alta velocità – che dei ricavi li concede”, premette Ponti, “per tutto il resto conta sullo Stato che spende troppo e male”. E allora? “Bisogna fare i bandi di gara”, risponde, “invece hanno appena prolungato di 12 anni la possibilità per le regioni di evitare le gare. “In Germania”, racconta Ponti, “hanno risparmiato fino al 25%”. In Italia ci sarebbe l’esempio del bando lanciato dall’ex presidente del Piemonte Mercedes Bresso. “Un buon esempio”, commenta Ponti, “peccato che il centrodestra l’abbia immediatamente cancellato, dopo che l’ex ministro Sacconi e lo stesso Moretti avevano fatto il diavolo a quattro”. Insomma, se Moretti e Trenitalia si comportano da monopolisti è grazie ai favori della politica. E i nuovi arrivati? “Il rischio è che Moretti tagli la gola alla società di Montezemolo”, dice Ponti. I licenziati della ex Wagon Lits non sono infatti gli unici a ritenere che la cancellazione di tratte a lunga percorrenza serva a liberare slot in favore dei pendolini, così da non lasciare spazi alla concorrenza di Ntv. Ma se così non fosse, “è facile che si mettano d’accordo”, conclude Ponti: “Se non altro perché Ntv deve pagare il servizio al suo concorrente”.

venerdì 23 dicembre 2011

le solite balle sul Tav

..ecco cosa riporta il sito ufficiale di LTF (non proprio parte terza) di quanto i media italiani hanno sbandierato come l'accordo del secolo sulla Torino-Lione....

Dal sito ufficiale di LTF
Accord franco-italien sur un avenant au traité Lyon-Turin



Dans le cadre de la réunion de la Commission intergouvernementale en charge du Lyon-Turin, le 20 décembre 2011 à Rome, la France et l'Italie ont défini un nouvel accord pour la réalisation et l'exploitation de la section transfrontalière de la nouvelle liaison ferroviaire. Cet accord sera formalisé par le biais d'un avenant au traité (signé entre les deux pays en 2001 sur le Lyon-Turin), avenant qui sera ensuite soumis aux parlements des deux pays pour ratification.

La France et l'Italie  confirment ainsi leurs financements pour la section transfrontalière évaluée à 8,2milliards d'euros (soit dans une 1ere phase le nouveau tunnel international de 57 km, les gares nouvelles de St Jean-de-Maurienne et de Suse et le raccordement à la ligne actuelle en Italie, à hauteur de Bussoleno).  L'Italie assumera 57, 9% du financement et la France 42,1% en complément de la contribution de l'UE qui pourrait réprésenter jusqu'à 40% de l'investissement.

Dans le cadre de l'avenant au traité, la France et l'Italie prévoient la constitution d'une société franco-italienne, le promoteur public qui , sous la responsabilité des Etats, aura la mission  de réaliser cette section transfrontalière.

Accordo italo-francese su una modifica del trattato della Lione-Torino

Nell'ambito della riunione della Commissione InterGovernativa responsabile della Torino-Lione, il 20 dicembre 2011 a Roma, Francia e Italia hanno definito un nuovo accordo per la costruzione e il funzionamento della parte internazionale della nuova linea ferroviaria. Questo accordo sarà formalizzato attraverso una modifica formale del trattato (firmato tra i due paesi nel 2001, sulla Lione-Torino), modifica formale che sarà sottoposta ai parlamenti dei due paesi per la ratifica.

Francia e Italia hanno confermato il loro finanziamento e per la parte internazionale stimato a 8,2 miliardi di euro (in una prima fase il nuovo tunnel internazionale 57 km [una sola canna   ndr], le nuove stazioni di St Jean-de-Maurienne e Susa e collegamento con la linea attuale in Italia, a monte di Bussoleno). L'Italia si assumerà 57, 9% del finanziamento e la Francia il 42,1% in aggiunta al contributo della UE, che potrebbero giungere fino al 40% dell'investimento.

Nel quadro della modifica al trattato, la Francia e l'Italia prevedono l'istituzione di una società franco-italiana, quale promotore pubblico, sotto la responsabilità degli Stati, che avrà il compito di realizzare questa tratta internazionale.

Etinomia...made in Valsusa

riceviamo e pubblichiamo volentieri il "manifesto etico" di ETINOMIA....una nuova è interessante realtà valsusina.....

(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Lo staff di
Etinomia
augura a tutti
BUONE FESTE ETICHE!


EtinoAlbero.png
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Etinomia
Imprenditori Etici per la Difesa dei Beni Comuni
Made in Valsusaetinomia@gmail.com

martedì 20 dicembre 2011

Grande Capa!

un po' di musica, ogni tanto non fa male!
ecco l'intervista e un pezzo di concerto di Caparezza

Blog pendolari Torino-Bardonecchia

credo che dovremmo mettere fra siti amici questo blog con tante esperienze di valsusini incazzati!

lunedì 19 dicembre 2011

Napolitano e la barca che fa acqua

Ha ragione (come al solito) Giulietto Chiesa, in più se si aggiunge l'attacco della Fornero e di questo governo ai diritti dei lavoratori e del lavoro, la situazione si preannuncia davvero drammatica e pericolosa.
Gli ultraliberisti che sono stati catapultati al governo da chi gongolava per i carri armati a Budapest, stanno preparando la distruzione dello Stato sociale in Italia e una guerra (senza lasciar prigionieri) al mondo del lavoro....quale sarà la reazione?
Politicamente nessuna: da chi è sostenuto questo governo? Pd, Pdl, Udc e post-fascisti
Chi è all'opposizione? Lega (che ci ha portati a questa situazione) e Idv (che pur di raccimolare 4 voti sarebbe disposta a tutto e al contrario di tutto).
E per il resto? la gente, i disoccupati, i precari, i pensionati, i lavoratori, insomma gli Italiani come reagiranno?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/napolitano-barca-acqua/178535/


di Giulietto Chiesa
19 dicembre 2011

Napolitano e la barca che fa acqua

Presidente Napolitano: paghino anche i poveri?

Non fossi già vaccinato da anni di spettacoli da circo della casta, ne sarei indignato.

Ma i poveri hanno già pagato! Sono poveri per questo, altrimenti non lo sarebbero. Non ci sarebbe scritto, nella Costituzione della nostra Repubblica, che lo Stato ha l’obbligo di “rimuovere” gli ostacoli, le ingiustizie, che si frappongono al loro riscatto.

Non ci sarebbe scritto, nella nostra Costituzione, che abbiamo diritto all’istruzione, alla salute, al lavoro, a una corretta informazione, se già li avessimo avuti in modi accettabili.

Dunque lo spirito (e anche la lettera) della nostra Costituzione, richiederebbero il riconoscimento dell’ingiustizia già patita dai più deboli, in tutti questi decenni.

E sentire un presidente della Repubblica, colui che dovrebbe essere garante dell’attuazione della Costituzione, ignorare l’offesa di una disuguaglianza plateale, non solo addolora, colpisce con la violenza di uno schiaffo.

Perché non siamo affatto tutti sulla stessa barca. Ci sono quelli (pochissimi) che stanno sopra e quelli (il 99%) che sono aggrappati agli scalmi, in procinto di essere sbalzati nell’acqua fredda.

Ci avviamo verso un disastro economico e sociale senza precedenti nella storia repubblicana. Già sappiamo tutti (impossibile che il presidente della Repubblica non lo sappia) che questa crisi si riverserà in misura abnormemente disuguale sui potenti e sui deboli, a tutto vantaggio dei primi. E il presidente della Repubblica non sa dire di meglio che invitare i più deboli a fare la loro parte di sacrifici? A quando una parola esplicita per richiamare i ladri del denaro pubblico, i maneggioni, i bugiardi, gli evasori a tirare fuori quello che hanno rubato?

Napolitano e Monti (insieme a Eugenio Scalfari) continuano a tenere, assai vicina al naso dei cittadini italiani, la carota della crescita prossima ventura. Ma l’odore della carota non si sente più da diversi mesi. Si sente odore di bruciato. E la ragione è semplice: non ci sarà crescita. C’è già la recessione. Come potranno “contribuire” ai sacrifici le decine di migliaia di nuovi disoccupati che già si programmano per i prossimi mesi?

Perché il presidente della Repubblica si presta a questo inganno?

sabato 17 dicembre 2011

Il muro di Chiomonte, il muro di Gaza

http://www.beppegrillo.it/2011/12/il_muro_di_chiomonte_il_muro_di_gaza/index.html


Il muro di Chiomonte, il muro di Gaza

muro_di_Gaza.jpg
In Val di Susa è necessario chiedere l'intervento dell'ONU per proteggere i valsusini dalle forze di occupazione italiana. La Val di Susa è diventata la Striscia di Gaza dell'Europa. I suoi abitanti sono tenuti nella stessa considerazione dei palestinesi, la loro volontà è ignorata. La Valle è militarizzata dall'Esercito e dalle Forze dell'ordine. Sui manifestanti sono stati sparati "lacrimogeni al CS” (orto-clorobenziliden-malononitrile), che rientrano tra le cosiddette armi chimiche. Il tutto per un'inutile tunnel del costo di 22 miliardi in una tratta dove il traffico sta diminuendo da 10 anni. Mancava solo un muro. Il Muro di Chiomonte. Di cemento, altezza tre metri, sormontato da filo spinato, dotato di telecamere, circonderà 2500 metri di cantiere per impedire l'ingresso al cantiere. Dal primo gennaio entrerà inoltre in vigore una legge che prevede il carcere per chi oltrepasserà l'area recintata. I valsusini sono i palestinesi d'Italia.

 Postato il 16 Dicembre 2011 alle 23:12 in

venerdì 16 dicembre 2011

troll e bimbominkia

Per chi non avesse troppa dimestichezza con il gergo dei cibernauti, grazie a questo splendido articolo tratto da giornalettismo.com, è possibile imparare il significato di "troll" e "bimbominkia".....il pezzo è di una chiarezza estrema...da ora in poi non ci sarà più alcun dubbio di interpretazione: quando si leggerà troll oppure bimbominkia si saprà immediatamente cosa pensare!!!!!

http://www.giornalettismo.com/archives/179103/quel-bulletto-del-deputato-pd/




Quel bulletto del deputato Pd

 15 dicembre 2011

Caro Costa, è chiaro che tu sei un monti boys senza se e senza ma, posizione rispettabile. assomigli a quei bambini dell’oratorio che portavano il pallone per giocare a calcio e se erano troppo scarsi per giocare e finivano fuori dagli 11, si riportavano a casa il pallone per non fare giocare gli altri. detto ciò, questo è il lavoro che stiamo facendo assieme al resto del gruppo PD e questi sono i risultati raggiunti al momento. Nella notte speriamo di fare ulteriori passi avanti! Mentre tu fai il rivoluzionario da tastiera, assieme a Boccuzzi, provo a dare una mano alle persone in carne ed ossa che tutti i giorni ci scrivono chiedendoci una mano. buona serata
Il comportamento di Esposito attira l’attenzione anche di un altro blogger, Popolino, alias Paolo Cosseddu, un esponente del Pd vicino a Prossima Fermata, Italia, la corrente di Pippo Civati. Popolino sbugiarda il deputato della sua Regione – Cosseddu risiede a Biella – mostrando come l’onorevole Esposito abbia cancellato dal suo sito due post nei quali sostanzialmente dichiarava l’esatto opposto di quanto avrebbe detto e scritto alla agenzie nei giorni successivi.

 


RABBIA SU FACEBOOK – Il post di Popolino deve essere andato di traverso ad Esposito, che, dopo il litigio sul blog di Costa, decide di inscenare una bella rissa sul wall di Facebook di un altro iscritto del Pd, Jacopo Suppo. Prima con Mauro Cattaneo, poi con lo stesso Popolino. Ecco una compilation degli interventi del deputato, all’insegna degli errori di grammatica e degli insulti.
Cattaneo il 2 temi sono come la merda e il risotto, ma tu questo non lo puoi capire neanche se te lo spiegasse dio, quindi rinuncio essendo un comune peones. Cattaneo non perdo tempo con i dissociati, si ti insulto. Cattaneo sveglia siete ridicoli trovate quello che cercate sul sito di giorgio merlo. Cosseddu ha preso una merda melle sue manine ma io non mistupisco a biella lo conoscono come un pirla quindi mi aggrgo al giudizio. Cosseddu sei un cretini senza patente hai cercato di fare il colpo è ti è andata male sei un internauta da 4 copechi, fatti una camomilla e vai a nanna per oggi le tue cazzate le hai completate. Talmente bene che ti pago se ne fai altri, non scherzo ti pago per scoprire le mie magagne, però adesso vai a nanna a recuperare le energie spese se ti pago voglio prestazioni un po più efficaci. Leggiti il bloh di claudio cerasa così impari qualcosa. Sei proprio limitato spari giudizi su gente che non conosci questo dimostra quello che pensano di te i compagni di biella, cerasa è più a sinistra di te e me ma per te conta dove scrive non quello che scrive, e non mi riferisco al post su di me, lascia perdere cosseddu dedicati al topolinia e lascia perdere il resto non è roba per te.Fai caro, cosa credi che mi preoccupi, sono anni che i no tav fanno quello che tu minacci, sei uno sfigato questa ne è la dimostrazione, quindi fai quello che ti pare ho le spalle larghe e le palle al loro posto. Sei un vero demente, vai aleggerti le ansa quelle saranno affidabili per un genio come te? forse no comunque hai cagato fuori dal vasino corri da mamma a farti cambiare. Ti è andata male hai cercato di dimostrare una cosa che no esiste il resto sono fuffa. raffaele che gestisce il sito di merlo ha perso tempo telefonandoti io non ti avrei cagato proprio. Gioberto le parole che mi attribuisci non esistono ma se mele fossi dimenticate ti prego di pubblicarle le attendo, se non le trovi chiedi a quel fenomeno del web di cosseddu magari gli dai l’opportunità di riscattarsi, lo leggo nervoso non vorrei che stanotte non dormisse per il mal di fegato.
Insulti agli iscritti, errori di battitura così numerosi che non si riesce ad elencarli, mancanza di punteggiatura da perfetto bimbominkia. Ecco come si comporta un deputato del Pd di fronte alla critiche, certo in alcuni momenti molto provocatorie, di alcuni utenti Facebook. Ma Esposito è comunque felice del suo lavoro: il prode Claudio Cerasa lo ha appena citato sul Foglio come deputato da seguire. Secondo Esposito il giornalista de Il Foglio è molto più di sinistra dei militanti del PD, così che essere citati dal giornale diretto dal più fedele consigliere di Berlusconi è un fatto che permette di insultare chi ti vota. Misteri democratici del web 2.0 e del Porcellum dei nominati.

Foto d'artista (poco per la verità)



http://espresso.repubblica.it/dettaglio/carabinieri-2012-con-fumogeni/2168684/8


Carabinieri, 2012 con fumogeni

di Mauro Munafò
Il nuovo calendario da tavolo dell'Arma apre con una foto di scontri e guerriglia. Furiosi i comitati No Tav: «E' la celebrazione ufficiale degli scontri in Val Susa». I militari si giustificano: «Solo un effetto speciale in Photoshop per eliminare un riflesso»
(15 dicembre 2011)
Ci sono i fumogeni, gli agenti in tenuta antisommossa, i manganelli e gli scudi: per inaugurare il calendario del 2012 i Carabinieri hanno scelto un'immagine che richiama la guerriglia, non troppo dissimile da quanto visto durante gli scontri in Val di Susa. E non stupisce che i comitati No Tav non abbiano affatto apprezzato l'idea.

A pochi giorni dalla fine dell'anno, è ormai tradizione che l'Arma presenti i suoi calendari per i dodici mesi successivi. Accanto al famoso "storico", protagonista di mostre e presentazioni in giro per l'Italia, c'è però anche una più piccola agenda meno conosciuta e con foto recenti al posto delle illustrazioni, «più adatta per usi pratici e per l'ufficio» spiegano dall'ufficio stampa. Le immagini che popolano questo calendario sono in genere piuttosto rassicuranti e mostrano i militari in mezzo alla gente, in scorta a processioni, mentre parlano con bambini o aiutano dei pescatori.

Curioso quindi vedere in mezzo a questi scatti anche la foto di un reparto pronto agli scontri e in tenuta antisommossa, con tanto di lacrimogeno acceso. "Dietro il calendario da tavolo non c'è un vero e proprio progetto o uno studio come per quello storico – spiegano dal Comando dei Carabinieri – è un modo con cui permettiamo ai fotografi che ci seguono nel nostro lavoro di segnalarci le loro foto. Ci preoccupiamo quindi soprattutto che abbiano un taglio artistico».

Un taglio artistico che non ha però entusiasmato i comitati No Tav della Val di Susa, che di scene simili ne hanno provate dal vivo in tempi recenti. «Dopo aver visto con i nostri occhi e quelli di tutti quanta professionalità viene impiegata dagli appartenenti all'Arma (e non solo) nello sparare lacrimogeni ad altezza uomo, ora c'è anche la celebrazione ufficiale», spiegano i comitati contro l'alta velocità in una dura nota.

Dal Comando dei Carabinieri provano a smorzare la polemica, sottolineando la buona fede dietro quello scatto e spiegandone la genesi. La foto incriminata è stata infatti scattata il 25 marzo del 2009 durante un addestramento dell'Ottavo Reggimento mobile in un centro vicino Roma e quelli che si vedono sullo sfondo non sono quindi i boschi della Val di Susa, ma quelli laziali. I fumogeni presenti nello scatto, dicono, sono stati poi aggiunti in un secondo momento, «per eliminare un riflesso presente in un angolo della foto originale e per creare così un'immagine più d'effetto».

«La valutazione delle foto è spesso soggettiva, ognuno ha un proprio sentimento in materia", spiegano dal Comando, sottolineando la mancanza di un intento violento nella scelta.

Di diverso parere è Luigi Manconi, sociologo e da sempre impegnato nei temi sociali.: «Penso che interesse primo e prevalente dell'Arma, spesso al centro di polemiche per comportamenti irregolari, quando non illegali, sia quello di dare di sé un'immagine completamente diversa da quella proposta dalla foto. Ovvero un'immagine di forza tranquilla che tutela i cittadini: non quella di chi, armato di scudi, reprime una manifestazione».

Cerca invece di gettare acqua sul fuoco Giovanni Paladini, responsabile sicurezza dell'Italia dei Valori: «Credo che questa foto si possa vedere in due maniere diverse, ma sono convinto che l'intenzione dell'Arma non fosse quella di trasmettere un'immagine di violenza. Hanno voluto mostrare che tra i compiti dei carabinieri ci sono anche funzioni di ordine pubblico e si tratta di immagini già entrate nelle case degli italiani attraverso i telegiornali».

E forse proprio la familiarità con questo genere di immagini poteva suggerire una maggiore attenzione nella scelta della foto che, complice il formato dell'agenda, risulta essere il primo scatto visibile. Non proprio il migliore augurio per un 2012 di pace.

mercoledì 14 dicembre 2011

È la fine del contratto nazionale

Credo che le riflessioni del professor Gallino, siano sempre molto interessanti...

i guardoni del web

Giunge voce che vivano in rete i "guardoni del web", piccoli personaggi che eccitati dall'anonimato e dall'agire nell'ombra, godono a spiare le attività in rete altrui per riportarle nei propri ambiti (ovviamente travisati e falsati), come i buoni segugi da riporto! ...della serie guardate come sono bravo, bello e furbo....per loro la sublimazione è così raggiunta....l'orgasmo assicurato...
questo post è dedicato a loro, con la certezza che chi si accontenta gode e l'augurio di altre splendide "guardate" con tanto di titolo reso drammatico ed esasperato, nel tentativo di raggiungere un orgasmo multiplo........

voyeur

s.m. fr. (f. voyeuse; pl.m. voyeurs, f. voyeuses); in it. s.m. e f. (pl. orig.)
  • • Chi, per una forma di perversione sessuale, ha l'abitudine di spiare le nudità e gli atti erotici altrui SIN pop. guardone
  • • a. 1946


guardone

[guar-dó-ne] s.m. (f. -na)
  • pop. Chi trae piacere morboso dallo spiare le nudità altrui, scene erotiche, amplessi ecc. SIN voyeur
  • • a. 1964


Se una figlia stuprata è meglio di una non vergine

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/quando-una-figlia-stuprata-meglio-di-una-non-vergine/177317/




Lidia Ravera


di Lidia Ravera 

14 dicembre 2011


Se una figlia stuprata è meglio di una non vergine
Dunque la fatale membrana ancora miete vittime. Ancora si investe sulla verginità delle figlie. Perché così vuole la Chiesa. Perché così vuole il futuro acquirente, il marito d’una volta, quello che ci teneva a infilarsi per primo nell’angusto orifizio femminile, a scopo di libidine o di procreazione. Un tuffo nel modernariato, di cui si potrebbe anche sorridere se non fosse diventato così frequente, fra le adolescenti, la scelta di cavarsi dai guai, accusando gli extracominutari.

Dieci anni fa a Novi Ligure la sedicenne Erika caricò su due innocenti albanesi il fardello di un duplice delitto. I due rischiarono il linciaggio. Tre giorni fa a Torino l’adolescente “Sandra”, ha caricato sui Rom la sua prima esperienza sessuale. Erika voleva evitare la galera, Sandra l’ira di una madre bacchettona, repressiva, arretrata.

Qual è l’unico modo accettabile di perdere la verginità? Dichiarare che te l’hanno rubata. E qual è il ladro più gradito? Lo zingaro. Accusa lo zingaro e i tuoi amichetti avranno un’occasione per scaricare il testosterone in eccesso. La comunità in cui sei cresciuta non ti espellerà. Tua madre potrà girare a testa alta: una figlia violata da uno zingaro, vale quanto una figlia illibata. Anzi di più. Mette d’accordo i precetti della Chiesa e quelli di Telepadania.

il Fatto Quotidiano, 14 dicembre 2011

martedì 13 dicembre 2011

Fiaccolata No Tav

questa è una manifestazione pacifica, non come quelle a cui partecipa la Bragantini!!!....

Venerdì 16 dicembre
alle ore 20.30 a Giaglione 
 
 
 
fiaccolata No Tav per le vie del paese contro la militarizzazione e i soprusi, in solidarietà e a sostegno di tutti i feriti.
 
 
 
Con preghiera di diffusione via mail, Facebook e sms
 
 
 e godetevi anche questo.....come mai non ho sentito nessun merlo e nessun esposito proferir verbo sulla scandalosa manifestazione della Continassa a Torino?  lo sanno di che partito è la Bragantini?  sanno che si trattava di una manifestazione razzista? ..che silenzio assordante!!!!!!!!!!!!!


 
 
 

sabato 10 dicembre 2011

Etinomia

ETINOMIA – COMUNICATO STAMPA – 09/12/2011

Etinomia



Apprendiamo che oggi, 9 Dicembre 2011 un lavoratore della Cooperativa Sociale Amico mentre si recava a svolgere il proprio lavoro presso la rifiuteria di San Giorio è stato fermato… dalla Polizia la quale ha trattenuto il lavoratore incensurato, senza nessun motivo palese, procedendo al sequestro ingiustificato degli attrezzi e degli indumenti da lavoro. Il gesto ha causato un danno alla cooperativa che ha dovuto trovare in emergenza un modo per poter aprire la rifiuteria ed assicurare il servizio ai cittadini. Etinomia, imprenditori etici per la difesa dei beni comuni, a nome delle centinaia di imprenditori valsusini aderenti, condanna questo gesto provocatorio e indecoroso che sottolinea come un opera dannosa, dispendiosa e inutile, promossa mediaticamente con il baluardo del lavoro, sia invece imposta con prepotenza ed arroganza creando disagio ai lavoratori che operano per il bene della comunità e del territorio, impedendo di fatto a loro di svolgere la propria attività lavorativa.


Etinomia Imprenditori Etici per la Difesa dei Beni Comuni Made in Valsusa
etinomia@gmail.com

Avigliana

Bella trasmissione sulla nostra città.....

il video di Avigliana



Avigliana (TO)   versione testuale
Borghi d’Italia in questa prima puntata della stagione 2011-12 ci porta nella Valle di Susa, in Provincia di Torino dove sorge Avigliana a 383 metri sul livello del mare che conta circa 12.800 abitanti. Il borgo antico svetta sui due laghi, il grande e il piccolo, circondati da una verde e varia vegetazione e ricchi di fauna. Avigliana fece parte del Ducato di Torino in epoca longobarda, divenendo poi dominio dei Franchi; nel 1405 passò dai Savoia, che la eressero a residenza principale sino al 1418. La chiesa di santa Maria Maggiore, dal XII secolo sottoposta alla prevostura di Oulx, sorse ai piedi del castello i cui resti dominano ancora oggi il borgo vecchio. L’altra chiesa intitolata al Patrono del paese, san Giovanni, ricca di affreschi e dipinti, venne eretta a sede parrocchiale nel 1324.
Tra gli edifici che, con la chiesa di san Giovanni, caratterizzano il borgo nuovo, sviluppatosi intorno alla piazza Conte Rosso, vi è la medievale torre dell’Orologio: su di essa, nel 1330, fu collocato uno dei primi orologi pubblici del Piemonte.
Il borgo nuovo e il borgo vecchio sono caratterizzati da maestosi palazzi in mattoncini di cotto, porte merlate e lavorati capitelli. Distaccata dai due borghi, sorge la chiesa di san Pietro, di antichissima fondazione, collegata all’abitato mediante una scalinata e circondata dall’antico cimitero. Pregiati gli affreschi che vanno dall’ XI al XVIII secolo. Il lago grande è dominato dal santuario della Madonna dei laghi.
Le altre bellezze di Avigliana scopritele su Borghi d’Italia nella replica di domenica 9 ottobre alle 13.30.
Buona visione!


venerdì 9 dicembre 2011

Shock Economy: il capitalismo del disastro

Un grande documentario sottotitolato per comprendere cosa ci sta capitando, e soprattutto che nulla capita casualmente ma che tutto ha un'origine studiata e programmata a tavolino....ricordatelo


http://www.youtube.com/watch?v=ScQO1txA57o&feature=share




Il video-documentario è basato sul libro di Naomi Klein..che tutti dovrebbero leggere...ricordare e confrontare con quanto sta succedendo proprio in questi periodi...

mercoledì 7 dicembre 2011

Italia radioattiva e Scorie nucleari “Chi sa trema, ma in silenzio”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/italia-radioattiva-scorie-nucleari-trema-silenzio/175965/


Il Fatto Quotidiano
7 dicembre 2011


Italia radioattiva e Scorie nucleari
“Chi sa trema, ma in silenzio”
Dai depositi di scorie ereditati dall'epoca dell'atomo, ai materiali di scarto medicali, fino ai rischi connessi alle trivellazioni per la costruzione del famigerato corridoio 5 della Tav. La lunga serie di rischi connessi al nucleare, raccontata in un libro da Andrea Bertaglio e Maurizio Pallante. Ne anticipiamo alcuni brani
Nonostante i referendum dello scorso giugno abbiano ribadito l’indisposizione degli italiani ad avere a che fare con l’energia nucleare, sono ancora molti i rischi e i problemi legati alla radioattività: dai rifiuti radioattivi di Saluggia, nel vercellese, alle testate atomiche nelle basi americane di Ghedi e Aviano; dagli effetti del poligono del Salto di Quirra, in Sardegna, all’uranio nelle montagne della Val di Susa. Solo alcuni sono legati alle vecchie centrali atomiche, ma la maggior parte di essi restano taciuti. Lo rivela un libro-inchiesta in uscita oggi, “Scorie radioattive. Chi sa trema, ma in silenzio” (Aliberti editore), in cui oltre alla denuncia si cerca di capire l’origine di queste problematiche. Che, secondo gli autori Andrea Bertaglio e Maurizio Pallante, è riconducibile all’ossessione per una crescita illimitata dei consumi e dell’economia.

Un’idea condivisa da uno degli esperti intervistati nel libro, l’ingegnere nucleare Massimo Zucchetti, docente di Protezione dalle radiazioni al Politecnico di Torino e Research affiliate presso il prestigioso MIT, Massachusetts Institute of Technology di Boston. Per Zucchetti, infatti, “anche Fukushima ci ha fatto capire che sarebbe meglio fare a meno di aver bisogno di tutta questa energia, rivedendo quindi il nostro modello di sviluppo”. “Ci sono molte persone che affermano che delle nuove energie sostituiranno il nucleare e ci consentiranno di farne a meno. Secondo me non è così che si dovrebbe ragionare”, afferma il professore: “Bisognerebbe ragionare su come muoversi verso un sistema in cui non abbiamo più bisogno di tutta questa energia”. Che, per essere prodotta in quantità sempre più ingenti, può portare a tragedie immani.

“Noi viviamo immersi nella radioattività naturale, e siamo geneticamente predisposti per sopportare basse dosi di radioattività”, ricorda Zucchetti: “Ma non abbiamo organi di senso che ci consentano di capire se le radiazioni ci sono o meno”. Basti pensare che “in un campo a livello di un incidente come quello di Chernobyl, in cui una persona entra nel nocciolo di un reattore scoperto, la quantità di calore su tutto il corpo è pari a 1 watt, che è un decimo di una lampadina fioca”. Le radiazioni sono quindi in grado di fare male in maniera molto silenziosa, e l’unico modo che si ha di percepirle attraverso il nostro organismo “viene dopo, quando si mostrano i loro effetti, ed è troppo tardi”.

Fra i vari problemi legati alla radioattività, c’è che “l’Italia è punteggiata di decine di siti dove sono conservati con grande fiducia materiali radioattivi di vario tipo, provenienti dalla precedente esperienza nucleare, ma anche dall’uso medicale e industriale delle radiazioni”, avverte il professore: “Luoghi in cui chiunque potrebbe fare dei blitz senza grandi problemi, spesso in zone del tutto inopportune”. E questo sempre perché in Italia “non esiste un luogo in cui tenere i materiali radioattivi in maniera controllata e conosciuta, ma è tutto lasciato così, alla speranza che non sorgano problemi”.

In effetti, molte persone sono contrarie all’atomo proprio perché ritengono il nostro Paese inaffidabile nella gestione di questioni così delicate. Timori fondati? Per Massimo Zucchetti “più che altro si tratta di dati di fatto, soprattutto se vediamo come è stata gestita la precedente esperienza nucleare”. “Alcuni colleghi nuclearisti in certe parti del mondo mi hanno confidato di essere molto contenti che il nucleare in Italia non sia stato ripreso, perché sarebbe stato un esempio pernicioso per il nucleare in tutto il resto del mondo”. Chiosa l’ingegnere: “In effetti molto probabilmente ci avremmo messo il triplo del tempo per costruire un impianto, non sarebbe stato mai finito e ne sarebbero successe di tutti i colori”.

“Ritengo però che non ci si debba arrendere a questo degrado morale e anche tecnico a cui siamo stati soggetti in questi ultimi vent’anni”, afferma lo scienziato: “Noi siamo benissimo in grado di fare delle opere complesse, purché servano. Non abbiamo bisogno né del ponte sullo Stretto, né dell’alta velocità, e neppure degli impianti nucleari, in realtà. Ma magari di altre cose altrettanto pregiate, perché no? Ribelliamoci al principio per cui dovremmo essere incapaci a priori. Qualcosa siamo più che in grado di farlo. In fondo, parlando del mio campo, Enrico Fermi era italiano e ha vinto il Nobel per la fisica”.

Massimo Zucchetti è anche consulente gratuito della comunità montana della Valle di Susa e, sempre in termini di radioattività, da anni si occupa dei rischi che corre la popolazione valsusina nel caso in cui si dovesse veramente costruire il famigerato Corridoio 5. “La Valle di Susa è costellata di piccole formazioni sia di amianto che di uranio”, fa presente Zucchetti: “Fino a che questi materiali pericolosi restano nel ventre della montagna va bene; quando si portano fuori, dovendo scavare questi tunnel, da un lato possono provocare danni alla salute dei lavoratori, che respirerebbero gas radioattivi emessi dalla roccia, dall’altro c’è il fatto che tutti questi milioni di tonnellate di polveri verrebbero all’esterno”.

I potenziali rischi per la salute, in Valle di Susa, non giungono solo dalla montagna, ma anche dai gas lacrimogeni abbondantemente utilizzati dalla polizia negli scontri di Chiomonte dello scorso 3 luglio. “Non solo il 3 luglio”, puntualizza Zucchetti: “Abbiamo calcolato che questi gas sono stati usati almeno una ventina di volte, fra manifestazioni e assedi di vario tipo”. “I lacrimogeni, oltre agli effetti fastidiosi che hanno nell’immediato, hanno tutta una serie di effetti collaterali, che possono portare a insufficienza respiratoria, reazioni cutanee o danni agli organi interni”.

Occupandosi di radiazioni e di agenti genotossici, il professor Zucchetti ha anche scoperto che “questo gas Cs ha delle potenzialità di tipo cheratogeno e mutageno, cancerogeno insomma”, anche se “non con lo stesso meccanismo delle radiazioni”. Ciò che preoccupa maggiormente, però, è che “questi gas sono stati lanciati su bambini, donne incinte, anziani, persone comunque deboli o con la possibilità di vedere il proprio futuro compromesso”. Un fatto che, “per un buco che non c’è, per un cantiere infinito, è una cosa davvero inaccettabile”.

Monti mi ha telefonato

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/manovra-sogno/175813/

di Jacopo Fo
7 dicembre 2011
 
Monti mi ha telefonato
Credevo fosse uno scherzo. E l’ho mandato al diavolo.
Invece era proprio lui.

“Buon giorno, sono Mario Monti.” Ho risposto con il classico: “E io sono Napoleone.” Poi ovviamente mi ha preso un colpo quando mi ha passato Gad Lerner che mi ha detto: “Guarda che è proprio lui…”
In due parole è successo che Monti ha capito che se non modificava la manovra scoppiava la guerra civile. Cioè, non puoi togliere la rivalutazione della pensione a uno che vive con meno di 1500 euro al mese e poi aumentargli l’Iva e la benzina… Succede che s’incazza. E anche i pensionati sono capaci di fare i black bloc se gli gira…

Così ho preso il treno a Foligno e sono andato a Roma.

C’era tutto un gruppo di tipi strani che era stato convocato per tirar fuori qualche idea che potesse salvare l’Italia dalla bancarotta (questo vuol dire “default”) senza creare masse di persone lacere e affamate.

C’erano i cattolici dei Bilanci di Giustizia veneti, con i loro parroci, una delegazione di una consociazione di onlus che in Africa hanno costruito mille pozzi autofinanziati, c’erano i volontari che vanno a fare i clown negli ospedali, Biggeri di Banca Etica, don Ciotti di Libera, Gesualdi del Manuale del Consumo Critico, Alex Zanotelli, Don Gallo, Marco Boschini dei Comuni Virtuosi, Michele Dotti dei Verdi Civici, Fabio Roggiolani specialista di efficienza energetica e imprese ecosostenibili del Sel, Cristiano Bottone delle Città in Transizione, Carlo Petrini, Marco Travaglio, Santoro, Peter Gomez, Luigi Rambelli di Lega Ambiente e la mia mamma… C’era anche Beppe Grillo. Monti ci ha brevemente spiegato che dopo aver sentito le parti sociali aveva deciso di sentire anche le parti Asociali, che eravamo noi. “Asociali un cazzo!” ha sbottato Beppe. “Gli asociali siete voi che sparate miseria sui vecchi e sui bambini.”

E tutti abbiamo fatto di sì con la testa.

Comunque poi si è passato a parlare di fatti, e nel giro di due ore gli abbiamo manifestato la possibilità di raggranellare non 30 ma 60 miliardi di euro senza colpire i più deboli.

Se si approvassero le proposte anti corruzione del Fatto Quotidiano, le proposte di legge per tagliare i costi e i tempi della giustizia di D’Ambrosio, un po’ di efficienza amministrativa ed energetica, un paio di modifiche al codice per combattere meglio la mafia, un diverso sistema di controllo sul lavoro nero, incrociare i dati finanziari per beccare gli evasori, un taglio vero ai costi militari e a quelli della Casta, e sistemi di controllo dell’efficienza dei servizi pubblici, altro che 60 miliardi di euro ti saltano fuori.

E con un po’ meno burocrazia delirante e lentezze giudiziarie lavoro nero, incidenti sul lavoro e corruzione ci sarebbe anche un bel rilancio dell’economia. E anche liberalizzare la canapa e depenalizzare il consumo delle altre droghe potrebbe essere un grande risparmio per lo Stato e rivedendo il sistema detentivo per una serie di reati minori, come l’immigrazione clandestina, si svuoterebbero pure un po’ le carceri e i centri di accoglienza…

Poi si è passati ad alcune proposte per un progetto di solidarietà nazionale.
Costituire con l’appoggio del governo una borsa delle merci offerte ai gruppi di acquisto territoriali e aziendali, un piano di sostegno all’autocostruzione cooperativa della prima casa, con possibilità di recupero di strutture industriali in disuso, un sistema di certificazione dei servizi.

E poi sistemi per tagliare strutturalmente alcuni costi. Ad esempio, una rateizzazione che permetta di comprare computer agli studenti in modo da eliminare la spesa dei libri scolastici e di dimezzare così i costi per le famiglie. E anche un’integrazione di reddito alle famiglie disagiate e ai pensionati con la minima basato sulla costruzione di impianti fotovoltaici di Stato che permettano di azzerare la bolletta elettrica.

E orti pubblici sulle terre del demanio, migliaia di poderi abbandonati di proprietà pubblica dati in comodato ai giovani nullatenenti, idem per le centinaia di strutture pubbliche inutilizzate.

Corsi tenuti dagli artigiani pensionati ai giovani disoccupati così che imparino ad aggiustare elettrodomestici e computer, mobili, vestiti, in modo da sviluppare il riuso e il riciclo.

Incoraggiare sistemi di banca del tempo, mercati dell’usato e del baratto, monete complementari, car sharing, lavanderie collettive.

E campagne di educazione alimentare e posturale per aumentare il benessere nazionale e tagliare i costi della sanità, e piedibus in tutte le scuole per contrastare l’obesità infantile.

Monti aveva la faccia strana. Poi disse che in effetti era un po’ stupito e che ci doveva pensare su.
Uscendo gli ho detto: “Presidente, e cerchi anche di ridere un po’… Non dico che debba raccontare barzellette idiote… Ma qui si tratta di uscire da una crisi morale depressiva. Un po’ di comico ci sta bene.”
Mi ha guardato perplesso: “Ma i giornali hanno scritto che sono molto spiritoso!”
Ho inclinato la testa: “Presidente quelli sono leccaculo. Lei è allegro come una rana a un funerale.”
Poi ce ne siamo andati tutti in un ristorante dello Slow Food ad abboffarci di carciofi alla romana e spaghetti alla carbonara a chilometro zero.
Poi mi sono svegliato.

lunedì 5 dicembre 2011

La politica secondo don Primo Mazzolari

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/04/mazzolari-come-pecore-mezzo-lupi/175232/

di Emanuele Salvato | 4 dicembre 2011

La politica secondo don Primo Mazzolari
“Somiglianze tra cattolici e comunisti”
A cinquantadue anni dalla morte, esce in libreria una raccolta degli scritti del prete di Bozzolo, il piccolo comune del Mantovano. Scritti che parlano, soprattutto, del suo impegno politico con messaggi rivolti a giovani e adulti. "Né a sinistra, né a desta, né al centro. Perché la buona politica è possibile ritrovarla solo oltre i partiti" scriveva il parroco. Pensieri ancora di stretta attualità
“La disgrazia della lotta politica in Italia è legata alla dimenticanza dell’uomo, per cui abbiamo cittadini che sono quel che volete, vale a dire con denominazioni politiche svariatissime, ma con nessuna sostanza umana. Prima di essere ammessi a un partito ci vorrebbe la promozione a uomo”. Inutile scervellarsi. Queste parole, di un’attualità disarmante, non appartengono a nessun pensatore dei nostri giorni – peraltro merce rara -, ma sono uscite dalla penna di don Primo Mazzolari il 25 settembre del 1945. Fanno parte dei molti scritti politici che il parroco di Bozzolo – antifascista e anticomunista, sempre e comunque dalla parte degli ultimi – ha prodotto tra il 1940 e il 1955 e che stavano rischiando di finire nel dimenticatoio.

La casa editrice Chiarelettere ha pensato di raccoglierne – grazie anche alla collaborazione e alla consulenza della Fondazione don Mazzolari di Bozzolo, che quest’anno festeggia i 30 anni della nascita – una selezione significativa nel libro da poco uscito nella collana di Instant Book con il titolo Come pecore in mezzo ai lupi (150 pagine, 7 euro). A impressionare, come si diceva, è l’attualità del pensiero di don Mazzolari, parroco “resistente” (vicino alla causa partigiana) di piccoli paesi del mantovano come Cicognara e Bozzolo con una lungimiranza e una freschezza intellettuale da subito invisa al Vaticano, che in più occasioni ne censurò pubblicazioni e scritti. Salvo riabilitarlo pochi anni prima della morte, avvenuta il 12 aprile del 1959. Fu l’allora arcivescovo di Milano, monsignor Montini (il futuro Papa Paolo VI) a tendere la mano a don Primo, rinchiuso nella sua Bozzolo come un personaggio scomodo. Era il 1957. Una volta divenuto Papa, Montini disse di don Mazzolari che “aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti”.

Profeta o non profeta, quel che è certo è che don Primo ha saputo scavare nella politica, è stato in grado di coglierne l’essenza e per questo è riuscito a smascherarne i difetti. Era convinto che la politica dovesse andare oltre i partiti e concentrarsi sugli uomini eliminando interessi e privilegi. Era certo che la politica dovesse andare a braccetto con la democrazia. Ma si rendeva conto che i due universi erano sempre più distanti, contrastanti.

Introdotto da una prefazione di un altro prete di frontiera come don Virginio Colmegna, il libro si articola in cinque parti. La prima dà spazio agli scritti più attuali, ancora oggi capaci di stupire per la violenza intellettuale con cui abbattono le barriere della “finta” politica; le altre sezioni toccano i giovani, la tolleranza, il mestiere dell’uomo, la giustizia sociale. Utile soffermarsi sull’ultima sezione del libro, quella in cui don Mazzolari fa una riflessione sul comunismo che, troppo frettolosamente, ha portato l’opinione pubblica a catalogarlo come “prete rosso”. Senza pregiudizi ideologici, il parroco di Bozzolo analizza il pensiero comunista e vede molte somiglianze con quello cristiano: “Cosa vogliono i comunisti? – scrive don Primo – La fine delle ingiustizie e la felicità di tutti gli uomini. Cosa vogliono i cristiani? La fine delle ingiustizie e la felicità di tutti gli uomini. La differenza è sui mezzi e sul modo di concepire il bene, conseguenza di una diversa visione dell’uomo e della vita”.

sabato 3 dicembre 2011

Liberisti, se 40 anni vi sembran pochi


di Salvatore Cannavò | 2 dicembre 2011


Liberisti, se 40 anni vi sembran pochi

Al di là dei dettagli e dei bilanciamenti fra le varie componenti, è chiaro che la manovra economica, con gli ulteriori tagli allo stato sociale, alle pensioni, ai servizi pubblici, ai diritti fondamentali del lavoro così come sono stati disegnati negli ultimi quarant’anni, si colloca dentro quel “pensiero unico” liberista che, nonostante il fallimento dimostrato dalla crisi, resta ancora il riferimento economico su scala internazionale. E, su scala nazionale, costituisce la cifra politica del governo Monti e dei suoi ben educati ministri.

C’è un’immagine che forse sintetizza bene la situazione: a leggere i giornali, guardare la tv, ascoltare i commenti degli esperti, in genere professori universitari o banchieri e finanzieri, il fardello dell’Italia non si chiama evasione fiscale. E nemmeno corruzione; o inettitudine delle sue classi dirigenti; redistribuzione al contrario dei redditi, sprechi e malaffare. No, il fardello, quello che rende la crisi sempre più vicina e il disastro alle porte, ha i nomi e i volti di quei lavoratori che hanno passato 40 anni, ma anche di più, a lavorare onestamente, a pagare le tasse, rispettare le regole, sperare in un futuro diverso per i figli. Nel chiacchiericcio di queste ore, sono loro a dover essere colpiti, sono loro il marcio da estirpare.

L’Inps ha ieri comunicato che nel 2010 i pensionati usciti dal lavoro con 40 anni di contributi, quindi a prescindere dall’età, sono stati 116.013 sui 174.426 pensionati per anzianità complessivi.  Bene! Abbiamo trovato i responsabili della crisi, 116 mila persone che andranno a godersi la vita alle nostre spalle, succhiando le risorse di tutti gli altri. Chi non fattura un euro, ha il Suv intestato alla società e la barca in qualche paradiso fiscale, può stare tranquillo.

Provare a smettere dopo quarant’anni di lavoro è criminogeno. Occorre impedirlo a ogni costo. E per difendere questo diritto occorre salire sulle barricate! Ecco, al di là del giudizio sulle pensioni di anzianità e sulla loro rispondenza alla fase attuale del mercato del lavoro – ma a professori e banchieri andrebbe detto “se 40 anni vi sembran pochi, provate voi a lavorare!” –  a essere inaccettabile è il ribaltamento dell’ordine del discorso. Avremmo capito se in questi giorni si fosse parlato di come recuperare almeno un decimo delle risorse evase allo Stato, colpire la corruzione, riformare la pubblica amministrazione a partire dagli sprechi. E invece, dietro i sorrisi sobri e i comportamenti “a modo”, dietro l’eleganza dei gesti, che sembrano dissolvere in un istante la sguaiatezza pedo-pornografica del berlusconismo d’accatto, dietro l’esibizione del sorriso affabile si nasconde la logica più vecchia del mondo.

Anzi, peggio. Si nasconde la politica più fallimentare del mondo. Il capitalismo mondiale si dibatte in una crisi di fondo dalla metà degli anni ’70. Dall’inizio degli anni ’80 ha applicato le ricette neoliberiste provando a uscire dalla crisi dei profitti e dell’accumulazione complessiva. Ci è riuscito per periodi brevi a spese di sanguinosi effetti sociali: i piani di aggiustamento strutturale del Fmi nel sud del mondo; l’assalto allo stato sociale in Europa; la liberalizzazione degli anni ’90 e poi la finanziarizzazione più sfrenata. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti e oggi, con assoluta noncuranza, viene proposta la stessa medicina che ha distrutto il nostro organismo. La bolla del debito sta per esplodere con effetti di centinaia e migliaia di miliardi e l’Italia pensa davvero di risolvere con qualche miliardo rosicchiato ai pensionati e ai pensionandi? Difficile credere alla durata di certi provvedimenti.

Ma il liberismo è così. Non ammette di essersi sbagliato e persevera in una direzione anche quando è chiaro che la sua rotta porterà la nave sugli scogli. Forse chi guida la nave, chi sta al timone, è sicuro che a sbattere saranno proprio quelli che hanno lavorato per 40 anni. Al momento dell’impatto saranno troppo stanchi per mettersi in salvo.

venerdì 2 dicembre 2011

Napoleoni: la farsa è finita, l’Europa ci lascia affondare

http://www.libreidee.org/2011/12/napoleoni-la-farsa-e-finita-leuropa-ci-lascia-affondare/

Napoleoni: la farsa è finita, l’Europa ci lascia affondare

«La cosa migliore per l’Italia sarebbe un default pilotato: rinegoziare il debito e ricominciare da zero. Ipotesi che questo governo non prenderà mai in considerazione, perché è un governo neoliberista, di euro-burocrati, che difenderà l’euro anche quando è indifendibile e sacrificando il futuro del paese». Loretta Napoleoni è drastica: siamo senza soldi, non ci sono vie d’uscita diverse e il 9 dicembre quasi certamente l’Europa ci saluterà. «E’ ora di smascherare la propaganda: Francia e Germania cercheranno di salvare le loro banche, prima che l’Italia. Quando tutti se ne renderanno conto, cioè fra pochi giorni, ogni scenario sarà possibile: compreso quello che sconvolse l’Argentina».
Intervistata da Nicola Sessa per “PeaceReporter”, l’economista vede nero: a suo parere, il governo Monti è il meno adatto, in assoluto, a traghettare Merkel e Sarkozyl’Italia fuori dalla crisi. Nel suo ultimo libro, “Il contagio” (Rizzoli), la Napoleoni analizza gli effetti devastanti del connubio tra una politica impotente e corrotta e una finanza sempre più avida che ha messo sotto scacco la democrazia, portandoci alla rovina. L’Italia rimane l’anello debole della catena, ricorda “PeaceReporter”, pur essendo allo stesso tempo un pilastro reggente dell’Unione: un nostro possibile default avrebbe conseguenze distruttive. E adesso il tempo stringe: il commissario europeo alle politiche monetarie Olli Rehn ha ricordato a tutti che stiamo per affrontare i giorni cruciali per la sopravvivenza della moneta unica: le banche si preparano alla scomparsa dell’euro, oppure alla nascita di un euro a due velocità: uno forte e stabile per la Germania e gli altri paesi che hanno rispettato le regole europee, e l’altro più debole e fluttuante, destinato all’area mediterranea e all’Irlanda.
«Entro il 9 dicembre l’Europa dovrà decidere: o l’introduzione di un euro a due velocità, una per il nord e una per il sud, o il ritorno alla moneta unica per i paesi deficitari come l’Italia. Sicuramente – aggiunge Loretta Napoleoni – la Germania e i paesi più solidi come l’Olanda e la Finlandia terranno l’attuale euro e, per le relazioni economiche, si rivolgeranno sempre di più al mercato dell’Est, al Baltico e alla Russia». La fine dell’euro come lo conosciamo è praticamente scontata: in gioco sembra resti solo il “come”. «Una rottura dell’euro non preparata e non concordata porterebbe certo ad una grossa crisi anche a livello di unità europea». Siamo sul filo del rasoio: anziché ammettere la gravità della situazione, l’Italia tenta di restare agganciata al carro di Bruxelles. A quale prezzo, lo annuncerà Monti il 5 Titanicdicembre, con misure che dovranno tener conto della crisi inaudita che incombe sull’economia reale: la drammatica mancanza di liquidità.
La banche centrali di Canada, Svizzera e Giappone si sono mosse per iniettare denaro nei mercati? Niente di decisivo, purtroppo, per il nostro incredibile problema di liquidità: «In Europa si parla ormai di nuova contrazione del credito, come nel 2008», spiega Loretta Napoleoni: «E questo, prima ancora che si sia arrivati a una rottura dell’euro». Inoltre, aggiunge l’economista, le banche si devono preparare per “Basilea 3”, cioè la nuova regolamentazione che impone loro di aumentare notevolmente il capitale di garanzia. In parallelo, «il cuore dell’Unione Europea preme perché le banche si ricapitalizzino», onde evitare un nuovo disastro finanziario. Risultato: meno investimenti alla piccola e media impresa, meno crediti, meno denaro circolante. Non è l’ennesima bolla finanziaria, avverte la Napoleoni, ma una crisi sistemica, strutturale, che richiede soluzioni politiche straordinarie: «Bisogna riformare la struttura dell’euro, o creare un euro a due velocità. Qualcosa va fatto, ma subito: più si aspetta, e peggio è».
Secondo indiscrezioni, il ministro per lo sviluppo economico, Corrado Passera, ha avanzato l’ipotesi di saldare i debiti dell’amministrazione pubblica nei confronti di piccole e medie imprese attraverso l’emissione di titoli di Stato per 90 miliardi di euro: soldi virtuali, anziché la vera liquidità attesa come ossigeno dalle aziende. «E’ una proposta drastica, un’idea che mi sembra disperata», dice Loretta Napoleoni: «Già la piccola e media impresa soffre per mancanza di liquidità: meno credito, perché le banche ricapitalizzano per creare riserve. Come possono le imprese ricevere buoni del Tesoro anziché contati? Bisogna vedere poi se le imprese possono cedere Corrado Passeraquei titoli alle banche, che potrebbero a loro volta girarli alla Bce, la quale potrebbe usarli come garanzia per linee di credito sul mercato secondario. In quel caso, quei buoni verrebbero scontati quando l’impresa li portasse in banca, e quindi riceverebbe meno soldi. Non mi sembra una buona idea».
Non c’è denaro, ecco il problema: tutte le soluzioni prospettate, risponde la Napoleoni, rientrano nella prospettiva di creazione di moneta praticamente dal nulla, perché «non ci sono i soldi e nessuno vuole ammetterlo: se lo si ammette, qui crolla tutto». Il Fondo di Stabilità creato dall’Unione Europea? «Ha solo 250 miliardi», ma pretende di triplicarli con artifici finanziari: «Vuole vendere dei derivati e indebitarsi con questi strumenti che diventeranno come obbligazioni. E quindi dice che, anziché 250 miliardi, ne ha 750. Ipoteticamente parlando». Soldi virtuali, da moltiplicare virtualmente: «In questa economia malata, il debito continua a girare come fosse un bene, quando in realtà non lo è. E’ ora di ammetterlo».
La vigilia che viviamo è ormai quella di «uno scenario da paese in guerra», scrive Nicola Sessa: assisteremo ad assalti alle banche? «Le banche i soldi non ce li hanno: dimentichiamoci che uno va in banca e si riprende i suoi soldi», ammette Loretta Napoleoni. Assalto alle filiali? «Tutti gli scenari sono possibili, specie in un paese che continua a negare l’evidenza», applicando semplici «cerotti» su una piaga ormai infetta: «E’ chiaro che, nel momento in cui queste politiche vengono smascherate, sicuramente l’italiano medio che fino ad oggi ha negato l’evidenza verrà preso dal Mario Montipanico». Fino a dare l’assalto allo sportello bancario? «In Argentina è successo, speriamo proprio che da noi non succeda».
Difficile fare previsioni, comunque, perché «propaganda». Ma presto, anzi prestissimo, la dura verità verrà a galla: «Ci renderemo conto che la Germania e la Francia salveranno le loro banche piuttosto che l’Italia, ci sarà la rottura dell’euro e la nascita di un euro teutonico, e ci sarà il nulla per i paesi deficitari». E il possibile intervento da “ultima spiaggia” del Fondo Monetario Internazionale, con 600 miliardi pronti per “salvare” l’Italia? Voci e indiscrezioni, poi rinviate: «La decisione di rimandare tutto è un bruttissimo segno: vuol dire che aspettano la proposta di Monti. Se non sarà soddisfacente, ci lasceranno affondare».
Non che quello del Fmi sia un aiuto desiderabile, difatti l’Italia non è entusiasta: il Fondo Monetario offre in genere un aiuto-capestro, a tassi altissimi. E in questo caso, suggerito dall’estero: «C’è molta pressione da parte di molti paesi, tra i quali l’Olanda, affinché l’Italia si rivolga al Fmi per essere aiutata», spiega ancora Loretta Napoleoni. «E’ chiaro che nel momento in cui l’Italia si rivolge al Fmi per essere aiutata è in default tecnico: la stessa cosa che è successa alla Grecia. Nel momento in cui un paese chiede aiuto, scatta il default. Non sarebbe una bancarotta come quella dell’Argentina, ma porterebbe i mercati a consolidare questa sfiducia nei confronti dell’Italia. Probabilmente succederebbe come il Grecia: il tasso di interesse col quale l’Italia potrà indebitarsi schizzerà verso l’alto e Loretta Napoleoniarriverà anche a livelli del 35%, che è quello che è successo in Grecia. A quel punto, sarebbe impossibile indebitarsi: è per questo che si resiste all’aiuto del Fondo Monetario».
Del resto, lo stesso Fmi, tutti quei soldi per “aiutare” l’Italia non li ha: 600 miliardi è quanto il Fondo Monetario ha in cassa. «Assurdo e inconcepibile dare tutti quei soldi a un paese solo, quando tanti altri paesi sono in situazione altrettanto critica ma necessitano, per salvarsi, di un aiuto molto inferiore: bisogna decidere chi salvare e chi no, ma sicuramente 600 miliardi sono troppi». Secondo Loretta Napoleoni, il bivio è drammatico: da una parte il tentativo di Monti di mantenere l’Italia agganciata a Francia e Germania, a qualsiasi costo sociale, e dall’altra gli euro-leader decisi ormai a fare da soli, creando il nuovo “euro del nord”: Monti annuncerà il suo piano il 5 dicembre, la riunione dei paesi europei sarà il 9: «Vedremo quel che succederà: sicuramente Germania e Francia hanno pronto il piano-B, perché ci lavorano da mesi».