http://www.libreidee.org/2011/12/napoleoni-la-farsa-e-finita-leuropa-ci-lascia-affondare/
Napoleoni: la farsa è finita, l’Europa ci lascia affondare
Scritto il 02/12/11
«La cosa migliore per l’
Italia
sarebbe un default pilotato: rinegoziare il debito e ricominciare da
zero. Ipotesi che questo governo non prenderà mai in considerazione,
perché è un governo neoliberista, di euro-burocrati, che difenderà
l’euro anche quando è indifendibile e sacrificando il futuro del paese».
Loretta Napoleoni è drastica: siamo senza soldi, non ci sono vie
d’uscita diverse e il 9 dicembre quasi certamente l’
Europa ci saluterà. «E’ ora di smascherare la propaganda:
Francia e Germania cercheranno di salvare le loro
banche, prima che l’
Italia.
Quando tutti se ne renderanno conto, cioè fra pochi giorni, ogni
scenario sarà possibile: compreso quello che sconvolse l’Argentina».
Intervistata da Nicola Sessa per “
PeaceReporter”, l’economista vede nero: a suo parere, il governo Monti è il meno adatto, in assoluto, a traghettare

l’
Italia fuori dalla
crisi. Nel suo ultimo libro, “Il contagio” (Rizzoli), la Napoleoni analizza gli effetti devastanti del connubio tra una
politica impotente e corrotta e una finanza sempre più avida che ha messo sotto scacco la
democrazia, portandoci alla rovina. L’
Italia rimane l’anello debole della catena, ricorda “
PeaceReporter”,
pur essendo allo stesso tempo un pilastro reggente dell’Unione: un
nostro possibile default avrebbe conseguenze distruttive. E adesso il
tempo stringe: il commissario europeo alle politiche monetarie Olli Rehn
ha ricordato a tutti che stiamo per affrontare i giorni cruciali per la
sopravvivenza della moneta unica: le
banche
si preparano alla scomparsa dell’euro, oppure alla nascita di un euro a
due velocità: uno forte e stabile per la Germania e gli altri paesi che
hanno rispettato le regole europee, e l’altro più debole e fluttuante,
destinato all’area mediterranea e all’Irlanda.
«Entro il 9 dicembre l’
Europa
dovrà decidere: o l’introduzione di un euro a due velocità, una per il
nord e una per il sud, o il ritorno alla moneta unica per i paesi
deficitari come l’
Italia.
Sicuramente – aggiunge Loretta Napoleoni – la Germania e i paesi più
solidi come l’Olanda e la Finlandia terranno l’attuale euro e, per le
relazioni economiche, si rivolgeranno sempre di più al mercato dell’Est,
al Baltico e alla Russia». La fine dell’euro come lo conosciamo è
praticamente scontata: in gioco sembra resti solo il “come”. «Una
rottura dell’euro non preparata e non concordata porterebbe certo ad una
grossa
crisi anche a livello di unità europea». Siamo sul filo del rasoio: anziché ammettere la gravità della situazione, l’
Italia tenta di restare agganciata al carro di Bruxelles. A quale prezzo, lo annuncerà Monti il 5

dicembre, con misure che dovranno tener conto della
crisi inaudita che incombe sull’
economia reale: la drammatica mancanza di liquidità.
La
banche
centrali di Canada, Svizzera e Giappone si sono mosse per iniettare
denaro nei mercati? Niente di decisivo, purtroppo, per il nostro
incredibile problema di liquidità: «In
Europa
si parla ormai di nuova contrazione del credito, come nel 2008», spiega
Loretta Napoleoni: «E questo, prima ancora che si sia arrivati a una
rottura dell’euro». Inoltre, aggiunge l’economista, le
banche
si devono preparare per “Basilea 3”, cioè la nuova regolamentazione che
impone loro di aumentare notevolmente il capitale di garanzia. In
parallelo, «il cuore dell’Unione Europea preme perché le
banche
si ricapitalizzino», onde evitare un nuovo disastro finanziario.
Risultato: meno investimenti alla piccola e media impresa, meno crediti,
meno denaro circolante. Non è l’ennesima bolla finanziaria, avverte la
Napoleoni, ma una
crisi
sistemica, strutturale, che richiede soluzioni politiche straordinarie:
«Bisogna riformare la struttura dell’euro, o creare un euro a due
velocità. Qualcosa va fatto, ma subito: più si aspetta, e peggio è».
Secondo indiscrezioni, il ministro per lo sviluppo economico, Corrado
Passera, ha avanzato l’ipotesi di saldare i debiti dell’amministrazione
pubblica nei confronti di piccole e medie imprese attraverso
l’emissione di titoli di Stato per 90 miliardi di euro: soldi virtuali,
anziché la vera liquidità attesa come ossigeno dalle aziende. «E’ una
proposta drastica, un’idea che mi sembra disperata», dice Loretta
Napoleoni: «Già la piccola e media impresa soffre per mancanza di
liquidità: meno credito, perché le
banche
ricapitalizzano per creare riserve. Come possono le imprese ricevere
buoni del Tesoro anziché contati? Bisogna vedere poi se le imprese
possono cedere

quei titoli alle
banche,
che potrebbero a loro volta girarli alla Bce, la quale potrebbe usarli
come garanzia per linee di credito sul mercato secondario. In quel caso,
quei buoni verrebbero scontati quando l’impresa li portasse in banca, e
quindi riceverebbe meno soldi. Non mi sembra una buona idea».
Non c’è denaro, ecco il problema: tutte le soluzioni prospettate,
risponde la Napoleoni, rientrano nella prospettiva di creazione di
moneta praticamente dal nulla, perché «non ci sono i soldi e nessuno
vuole ammetterlo: se lo si ammette, qui crolla tutto». Il Fondo di
Stabilità creato dall’Unione Europea? «Ha solo 250 miliardi», ma
pretende di triplicarli con artifici finanziari: «Vuole vendere dei
derivati e indebitarsi con questi strumenti che diventeranno come
obbligazioni. E quindi dice che, anziché 250 miliardi, ne ha 750.
Ipoteticamente parlando». Soldi virtuali, da moltiplicare virtualmente:
«In questa
economia malata, il debito continua a girare come fosse un bene, quando in realtà non lo è. E’ ora di ammetterlo».
La vigilia che viviamo è ormai quella di «uno scenario da paese in guerra», scrive Nicola Sessa: assisteremo ad assalti alle
banche? «Le
banche
i soldi non ce li hanno: dimentichiamoci che uno va in banca e si
riprende i suoi soldi», ammette Loretta Napoleoni. Assalto alle filiali?
«Tutti gli scenari sono possibili, specie in un paese che continua a
negare l’evidenza», applicando semplici «cerotti» su una piaga ormai
infetta: «E’ chiaro che, nel momento in cui queste politiche vengono
smascherate, sicuramente l’italiano medio che fino ad oggi ha negato
l’evidenza verrà preso dal

panico». Fino a dare l’assalto allo sportello bancario? «In Argentina è successo, speriamo proprio che da noi non succeda».
Difficile fare previsioni, comunque, perché «propaganda». Ma presto,
anzi prestissimo, la dura verità verrà a galla: «Ci renderemo conto che
la Germania e la
Francia salveranno le loro
banche piuttosto che l’
Italia,
ci sarà la rottura dell’euro e la nascita di un euro teutonico, e ci
sarà il nulla per i paesi deficitari». E il possibile intervento da
“ultima spiaggia” del Fondo Monetario Internazionale, con 600 miliardi
pronti per “salvare” l’
Italia?
Voci e indiscrezioni, poi rinviate: «La decisione di rimandare tutto è
un bruttissimo segno: vuol dire che aspettano la proposta di Monti. Se
non sarà soddisfacente, ci lasceranno affondare».
Non che quello del Fmi sia un aiuto desiderabile, difatti l’
Italia
non è entusiasta: il Fondo Monetario offre in genere un aiuto-capestro,
a tassi altissimi. E in questo caso, suggerito dall’estero: «C’è molta
pressione da parte di molti paesi, tra i quali l’Olanda, affinché l’
Italia si rivolga al Fmi per essere aiutata», spiega ancora Loretta Napoleoni. «E’ chiaro che nel momento in cui l’
Italia
si rivolge al Fmi per essere aiutata è in default tecnico: la stessa
cosa che è successa alla Grecia. Nel momento in cui un paese chiede
aiuto, scatta il default. Non sarebbe una bancarotta come quella
dell’Argentina, ma porterebbe i mercati a consolidare questa sfiducia
nei confronti dell’
Italia. Probabilmente succederebbe come il Grecia: il tasso di interesse col quale l’
Italia potrà indebitarsi schizzerà verso l’alto e

arriverà
anche a livelli del 35%, che è quello che è successo in Grecia. A quel
punto, sarebbe impossibile indebitarsi: è per questo che si resiste
all’aiuto del Fondo Monetario».
Del resto, lo stesso Fmi, tutti quei soldi per “aiutare” l’
Italia
non li ha: 600 miliardi è quanto il Fondo Monetario ha in cassa.
«Assurdo e inconcepibile dare tutti quei soldi a un paese solo, quando
tanti altri paesi sono in situazione altrettanto critica ma necessitano,
per salvarsi, di un aiuto molto inferiore: bisogna decidere chi salvare
e chi no, ma sicuramente 600 miliardi sono troppi». Secondo Loretta
Napoleoni, il bivio è drammatico: da una parte il tentativo di Monti di
mantenere l’
Italia agganciata a
Francia
e Germania, a qualsiasi costo sociale, e dall’altra gli euro-leader
decisi ormai a fare da soli, creando il nuovo “euro del nord”: Monti
annuncerà il suo piano il 5 dicembre, la riunione dei paesi europei sarà
il 9: «Vedremo quel che succederà: sicuramente Germania e
Francia hanno pronto il piano-B, perché ci lavorano da mesi».